Como, Orsenigo: “Il Partito non è stato unito e la cosa mi addolora”

Foto Angelo Orsenigo 2Dopo le ultime vicende per l’Amministrazione Comunale di Como così si esprime il segretario provinciale del PD, Angelo Orsenigo: «Il partito - dice – ora ha aperto una fase di ragionamento, la situazione è complessa. Non è solo un problema, ma un insieme di insuccessi che richiedono una riflessione molto attenta sul ruolo del Pd all’interno dell’amministrazione comunale». Questo, sgombra subito il campo, non significa l’intenzione del partito di maggioranza della coalizione che ha sostenuto Lucini alle elezioni del 2012 di  staccare la spina all’attuale amministrazione: «Lo abbiamo sostenuto e lo sosterremo fino alla fine del mandato» dice chiarendo che non si può però prescindere da un accordo su alcuni punti chiari, concordati con la coalizione, che consentano di arrivare al 2017. «Dobbiamo prendere questo periodo che ci separa dall’approvazione del bilancio – spiega – per compattare la maggioranza che si deve prendere la responsabilità di governare la città perché i cittadini ci hanno chiesto di farlo per cinque anni e non per quattro. Per questo è necessario stabilire gli obiettivi fondamentali da portare avanti in quest’ultimo anno». Su un Lucini bis però frena. Chiede innanzitutto al sindaco di «indicare prima possibile se è disponibile per il secondo mandato» e si aspetta che lo faccia «nelle prossime settimane perché dovremo avere il tempo di individuare il candidato sindaco se non dovesse essere lui».  E anche il sì a un secondo mandato Lucini non è incondizionato. «È un sì ragionato» chiarisce Orsenigo aggiungendo: «Da segretario provinciale il partito chiede un confronto onesto. Non vuol dire escludere Lucini che abbiamo sostenuto finora e sosterremo fino a fine mandato, ma è necessario un confronto sereno sugli obiettivi per trovare la sintesi. Dico quindi Lucini sì, ma con un confronto. Credo sia giusto che il partito ragioni». Ma Orsenigo prima di guardare al futuro, deve guardare al presente e allo stato di profonda crisi in cui si trova il suo partito messo in evidenza dalla sconfitta su Acsm-Agam, ipotesi che lui stesso alla vigilia del voto in aula aveva dichiarato di non voler prendere «nemmeno in considerazione». Oggi è costretto ad ammettere che «l’appello all’unità del Pd non ha funzionato, due iscritti hanno votato contro, il partito non è stato unito e la cosa mi addolora». Striglia i consiglieri che si sono opposti dicendo che «bisogna superare i punti di vista personali a favore di un punto di vista unitario, che è nell’interesse della città di Como». Sul fronte giunta difende l’assessore alle Partecipate Marelli dicendo che «la vendita di Acsm-Agam è un’operazione che il Pd riconosce come valida, sono due consiglieri nostri e altri a non aver capito la portata per il futuro, come si è visto anche in Borsa». Ma chiede, anche se non in modo esplicito, la sostituzione dell’assessore alla Cultura Luigi Cavadini: «È un grande dispiacere che Como non abbia più la mostra dopo essersi proposta come capitale della cultura. È un fatto grave e mi sembra che il segretario cittadino abbia parlato chiaro a riguardo». 

Dall’articolo di Gisella Roncoroni pubblicato sul quotidiano La Provincia in data 25 Aprile 2016.

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