Como, Savina Marelli: “Cediamo le quote per valorizzare e consolidare ACSM”

savina-marelliCedere il controllo dell’Acsm ad A2A: una scelta sofferta e delicata per il Comune di Como. Ne parla l’assessore alle società partecipate, Savina Marelli, che in questa intervista risponde alle domande, con dubbi e critiche, sull’operazione.

Perché volete cedere il controllo di Acsm, che rappresenta un bene dei comaschi?
Perché ci siamo posti la domanda di quale possa essere il futuro di questa società che opera in settori che stanno vivendo un profondo cambiamento. Sono la distribuzione del gas e la vendita di energia. Acsm-Agam deve continuare ad esistere e quindi fornire servizi alla collettività e al mercato, nel rispetto della sostenibilità ambientale e con prezzi contenuti. Il contesto in cui opera Acsm è sempre più competitivo con le gare non per Comune ma per ambiti territoriali (in Provincia di Como con quasi 600mila abitanti abbiamo solo tre “ambiti”) e per partecipare alle gare occorre una notevole disponibilità finanziaria. Acsm ha una dimensione piccola rispetto ai principali attori del settore.

Ma perché regalare il controllo di Acsm ad A2A facendovi pagare solo l’8% del pacchetto azionario?
Se intendiamo come controllo quello del Comune di Como questo non c’è già più perché abbiamo solo il 24,8% della società. Se lo intendiamo come controllo pubblico, assieme a Monza, allora c’è e ci garantisce fino a che durano i patti parasociali che scadono nel 2017. I patti prevedono che i tre azionisti principali (Como, Monza, A2A) non possono prevalere come quote uno sull’altro.

È vero che il Comune di Como non controlla da solo la società, ma ha la maggioranza con il socio Comune di Monza. Perché volete privarvi di questo diritto a favore di A2A?Perché i patti parasociali che legano i soci principali di Acsm-Agam scadono l’anno prossimo e A2A, partner industriale di Acsm da molto tempo, offre garanzie di solidità e sviluppo. E il Comune di Como non può imporre nulla con il 24,8% né ora, né in futuro. Consideriamo che Acsm non è più quella che qualcuno pensa. Già nel 1999 si decise di andare in Borsa collocando il 49,40% delle azioni. Poi nel 2006 l’aumento di capitale sociale riservato all’ex Aem (poi divenuta A2A) e a quel punto il Comune scese al 40,5%. Nel 2008/2009 fu decisa la fusione con Agam di Monza e il Comune di Como scese al 24,8%. Queste decisioni furono tutte prese dalle precedenti amministrazioni. Giustamente e coerentemente con il disegno di rafforzare la società. In tutte queste evoluzioni Acsm ha continuato a operare mantenendo i livelli occupazionali. Ora si apre un’altra stagione. Con rischi e opportunità.

Ma Como potrebbe chiedere a Monza il rinnovo del patto alle stesse condizioni…
Sì, può chiederlo, ma non imporlo. Se gli altri due soci – Monza e A2A – non sono d’accordo non si fa.

 La cessione delle quote è proposta dalla vostra amministrazione o arriva da una richiesta di A2A?
A2A ha sempre detto di essere interessata a realizzare il progetto della multi utility dei territori e in questo disegno di acquisire la maggioranza e il controllo di Acsm-Agam. L’operazione comunque esprime una volontà comune fra i tre soci di Acsm. La decisione di cedere le quote è nostra, di Como, ma è finalizzata a rafforzare la partnership con il nostro socio industriale. Alla fine riduciamo la nostra quota ma lo facciamo confidando che creiamo valore e rafforziamo la società Acsm. 

Non cedete solo una quota, ma con quella consentite ad A2A di diventare padrone di Acsm: è come vendere tutta la società. I valori, anche economici, di quel pacchetto di
azioni sono ben diversi. O no?  
Il Comune di Como già ora non ha il controllo della società. Per cui non può cedere qualcosa che non ha. I dettagli dell’operazione saranno spiegati nei giorni prossimi perché trattandosi di società quotate c’è riservatezza. Ricordo che una volta scaduti i patti parasociali ogni socio potrà fare quello che vuole. Oggi noi vogliamo rafforzare la partnership fra i tre soci, prima ancora che scadano i patti parasociali, e quindi negoziare nuovi patti. Tutto passa da questa operazione.

Ma finora non avete valutato e concordato con Monza una strategia successiva al 2017 quando scadono i patti?
No. Entrambi i Comuni vanno al voto e non sappiamo chi ci sarà. Ma soprattutto il momento per prendere le decisioni è adesso e attraverso l’operazione proposta si potrebbero allungare i patti ben oltre il 2017 e quindi mantenere ancora l’influenza del Comune di Como su Acsm.

Perché non pensate di stringere ora, visto che avete l’interesse comune, un’alleanza con Monza per mantenere insieme il controllo della società anche in futuro?
Perché il Comune di Como ha l’obiettivo di rafforzare la società non di controllarla per
forza assieme a Monza. Che senso ha fissarsi di voler controllare una società che rischia
di diventare sempre più debole? Poi A2A è controllata dai Comuni di Milano e di Brescia quindi ha una governance pubblica e dentro, con quote minime, ci sono Varese e Bergamo. Per noi l’obiettivo fondamentale è la valorizzazione di Acsm. Aggiungo che Monza ha già deliberato la volonta di cedere fino a “1/3 della sua quota”. Chi garantisce Como che una volta acquisito il controllo della società A2A non proceda ad aumenti di  capitale o addirittura a una incorporazione per fusione, facendo così sparire Acsm? Ricordiamo ancora cosa è successo al Banco Lariano… L’obiettivo è di far esistere e rafforzare Acsm, non di farla sparire. Aspem, che è la società di Varese, dal 2009 è controllata da A2A, eppure continua a operare come Aspem e nella testa dei varesini è sempre la stessa società di prima. Il progetto della multi utility di A2A non prevede la cancellazione delle società dei territori. Acsm e Enerxenia sono dei brand a cui sarebbe stupido rinunciare. Ci sarà comunque una negoziazione e Como si potrà cautelare nel breve e medio periodo da questo rischio. Ma con onestà voglio precisare che nel futuro questo rischio non è evitabile né rimanendo fermi ora, né facendo questa operazione. Perché con il 24,8% noi non possiamo imporre nulla agli altri soci.

Perché allora non si decide di cedere tutta la quota di Acsm entrando in cambio nel capitale di A2A facendo un accordo con il Comune di Milano e Brescia per entrare nella
governance?
Perché l’obiettivo nostro non è quello di acquisire partecipazioni in altre società ma di rafforzare Acsm e di garantirle un futuro attraverso il progetto della multiutility dei territori che delega alle società locali lo sviluppo nelle aree di riferimento e quindi garantisce la salvaguardia di Acsm e l’indotto locale.

Perché tutta questa fretta di vendere e non aspettare il 2017 e la rinegoziazione dei patti?
Perché ora è il momento di rafforzare la società in vista anche delle gare che si concentreranno nel prossimo anno e dei rischi del settore. Inoltre è ora che abbiamo il potere negoziale e non alla scadenza dei patti.

Non è che volete vendere prima delle elezioni del 2017 perché non sapete come andranno?
Ma va. Lo facciamo per senso di responsabilità e per questo non giriamo la testa dall’altra parte. Riteniamo che sia un’operazione strategica, tempestiva e in grado di creare valore.

Cosa farete dell’incasso?
Lo decideremo e comunque sarà nell’interesse della città e dei cittadini.

Intervista di Bruno Profazio pubblicata su La Provincia di Como, venerdì 15 aprile 2016

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