MAFIE – Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali

«Al nord la mafia si concentra nei piccoli comuni. La colonizzazione del Nord della ‘ndrangheta non sceglie per prima Milano, come piazza finanziaria per eccellenza di maggiorepossibilità di riciclaggio di capitali illeciti, ma il reticolo dei comuni di dimensioni minori».  E’ questo l’aspetto allarmante emerso dalla presentazione, qualche giorno fa a Torino, del Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali elaborato, su incarico della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali guidata da Rosy Bindi, dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli studi di Milano, istituito nel 2013, composto da un gruppo di ricercatori coordinato dal professor Nando Dalla Chiesa.

Il rapporto ha una natura introduttiva alla conoscenza e alla comprensione delle attuali dimensioni e manifestazioni del fenomeno mafioso nelle regioni settentrionali. Si prefigge cioè di ricostruire la presenza del fenomeno sulla base delle dinamiche registrate negli ultimi cinque anni (2009-primo trimestre del 2014), e di connetterle con i dati storici precedenti. Costituisce in tal senso una prima esplorazione delle caratteristiche e delle tendenze attuali della presenza mafiosa nell’Italia del nord.

Qui sotto una breve sintesi del documento con particolare riguardo all’analisi della specificità del fenomeno delle mafie e delle associazioni criminali al Nord e, in particolare, nelle realtà territoriali della Lombardia e della provincia di Como.

IL RUOLO DEI PICCOLI COMUNI - Il gruppo di ricerca ha inteso valorizzare nel rapporto il ruolo cruciale giocato dai piccoli comuni nella espansione e nel radicamento delle organizzazioni mafiose nelle regioni settentrionali. Occorre sottolineare infatti che mentre gran parte dell’opinione pubblica è incline a pensare che il trasferimento dei clan al nord sia guidato dalle opportunità di impiego dei capitali di provenienza illecita nella Borsa e nella finanza, da cui un primato di Milano come piazza finanziaria per eccellenza, in realtà la diffusione del fenomeno mafioso avviene soprattutto attraverso il fittissimo reticolo dei comuni di dimensioni minori, che vanno considerati nel loro insieme come il vero patrimonio attuale dei gruppi e degli interessi mafiosi. E’ soprattutto nei piccoli comuni che si costruisce una capacità di controllo del territorio, di condizionamento delle pubbliche amministrazioni locali, di conseguimento di posizioni di monopolio nei settori basilari dell’economia mafiosa, a partire dal movimento terra. E’ nei piccoli comuni che è possibile costruire, grazie ai movimenti migratori, estese e solide reti di lealtà fondate sul vincolo di corregionalità, o meglio di compaesanità, specie se rafforzato da vincoli di parentela di vario grado e natura.

Le ragioni per cui si è sviluppato un forte orientamento a privilegiare i comuni minori sono riferite in particolare all’inesistenza o la debole presenza di presidi delle forze dell’ordine, la quale già di per sé garantisce a gruppi armati una facilità di esercizio de facto di una giurisdizione parallela. Né può essere sottovalutato il cono d’ombra protettivo steso sulle azioni dei clan dall’interesse oggettivamente ridotto assegnato alle vicende dei comuni minori dalla grande stampa e dalle stesse istituzioni politiche nazionali. Come non si può sottovalutare, nei centri minori, la facilità di accesso alle amministrazioni locali grazie alla disponibilità di un piccolo numero di preferenze, specie in contesti in cui il ricorso alla preferenza sia poco diffuso tra gli elettori

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