Como: serve una svolta vera nel governo della città

Archiviato ormai da un po’ il successo elettorale, restano tutti i problemi dell’amministrazione Lucini, un rimpasto annunciato e non realizzato e un cambio di passo che, secondo molti, Pd incluso, non si vede.
Ripartiamo dal voto del 25 maggio. Di chi è il merito del 405 nazionale e 44% a Como?
A mente fredda, e a distanza di alcuni giorni, mi piace pensare che la sorpresa dei risultati delle elezioni europee abbia una duplice origine, una doppia leva che ha superato l’inerzia in cui sembrava relegata l’Italia. La prima è stato il lavoro intenso impresso dalla Segreteria nazionale (ben al di là delle “spettacolari” convocazioni alle sette del mattino) e soprattutto dal Governo Renzi, che ha trasferito al paese la convinzione di poter finalmente realizzare il cambiamento invocato da tempo e da più parti. L’altra leva, altrettanto importante, è quella fatta dalla comunità di donne e di uomini a cui appartengo e che sono l’essenza del
Pd, che hanno portato negli ultimi giorni tanti loro amici e parenti a votare, uno per uno, con convinzione. Molti di loro sono gli stessi che da anni si spendono con fatica in un territorio difficile come il nostro, i consiglieri comunali del PD di Val Rezzo o Castelnuovo
Bozzente che nei 5 anni passati hanno seminato con fatica e raccolto anche per merito
della loro presenza risultati dignitosi e inaspettati. Se qualcuno, oltre al livello nazionale del partito, può attribuirsi il merito del successo elettorale, sono quei cittadini, che fanno politica quotidianamente, nei loro territori, e non hanno paura di metterci la faccia sia nei momenti di difficoltà che in quelli di gioia, sia quando si perde che quando si vince. come
ho già detto questa è la vittoria del PD, non c’è nessuno “solo al comando”; l’immagine della foto delle europee – voluta da Renzi - ne è l’emblema, ma questo vale anche e ancora di più a livello locale, provinciale e di città.

Insomma non è merito di Lucini…
Trovo inutile se non controproducente la querelle se a Como il Pd ha vinto per merito o  nonostante Lucini. Mi fa piacere che Lucini abbia festeggiato l’affermazione del Pd, ma penso che la questione sia più profonda e sicuramente pone il problema del rapporto tra l’amministrazione e Pd e più in generale la politica.

E cosa deve cambiare?
Il consenso dato al Pd non è un regalo ma piuttosto una scommessa. Il Pd deve accrescere la propria capacità di iniziativa politica, lo deve fare per corrispondere alle aspettative dei tanti che ci votano da sempre (elettorato storico) e di quelli che ci hanno votato stavolta e che molto più facilmente dei primi possono tornare a non votarci. Aumentare la capacità del Pd di incidere sui temi del governo del nostro territorio e della nostra città non significa però dettare condizioni, porre ultimatum o reclamare “posti”, significa stimolare e concorrere alla costruzione di una visione sul futuro della città e del territorio comasco, non pensando di essere autoreferenziali ma nello stesso tempo non rinunciando al ruolo di guida di questo processo, cosa che il risultato di queste elezioni ci impone di fare.

Significa dettare in qualche modo l’agenda?
Non esiste che tutto il ragionamento sul futuro della città di Como sia relegato alla giunta o ai singoli assessori, fossero anche i massimi esperti mondiali delle materie di cui si occupano. I fatti e le difficoltà che l’amministrazione comunale di Como sono la prova che questo modello non funziona e non basta. Serve un ricambio di passo a Como, giusto che il Pd lo chieda al proprio sindaco ma ancora di più che dica come: non sui nomi – non spetta a me e credo a nessun altro singolo del Pd dire quali nomi – ma per
far che cosa sì.

Ma nel concreto cosa deve fare il Pd?
Il Pd lanci un’occasione di discussione su quelle che secondo il Pd sono le priorità da portare a supporto del rilancio dell’azione dell’amministrazione comunale sui settori che noi riteniamo strategici: sulle scelte urbanistiche, di bilancio, della cultura. Prendiamoci
le responsabilità che ci spettano, nell’interesse di tutti anche di chi oggi c’è alla guida della città.

Cosa non funziona nell’amministrazione?
Mi sento di suggerire all’amministrazione di migliorare la propria capacità di relazione con i cittadini, le organizzazioni sociali e non che fanno la ricchezza della società comasca, ma di non sottovalutare anche l’importanza di fidarsi di più di quello che la politica può dare di buono all’esperienza amministrativa. Non diffidenza
o fastidio, ma fiducia. Vuol dire per il Pd dedicare energia e tempo al rafforzamento del nostro ruolo; è una sfida per tutti, soprattutto per il gruppo dirigente del Pd comasco, che non sempre ne è stato all’altezza fin qui.

Gisella Roncoroni – La Provincia 5 giugno 2014

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Una risposta a Como: serve una svolta vera nel governo della città

  1. augusto bianchi scrive:

    Dopo anni e anni di diverso governo (sempre comunque volto a destra), finalmente con Lucini abbiamo a Como un governo che mi pare invece volto quanto meno al centro sinistra (col PD) dentro.
    E chi attacca questo governo della città di Como volto al centro sinistra ?
    Ma la sinistra, ovviamente !
    Il PD a Como raggiunge (parole scritte) il 44% ? Fatalità, grazie Renzi, grazie Roma, Lucini checcentra ?
    Bravi, bravi, vediamo di far fuori anche quest’occasione di governare.
    Ci sono cose da migliorare ? suggerimenti da dare ? Comportamenti da correggere ?
    Ma è proprio necessario farne diventare occasione di visibilità pubblica ? Ma è proprio necessario in un momento in cui la gente (errando, d’accordo) dei partiti ha un sentore negativo facendo d’ogni erba un fascio, andare come PD ad ergersi come censori, professori, pretenziosi ecc. ? Non ci sono occasioni più soft per parlare, confrontarsi, discutere ? Sui giornali dobbiamo andare ? In TV ?
    Pensiamoci ragazzi, pensiamoci; ho la netta impressione che le critiche a Lucini che fa il PD non siano esattamente quelle che fa la maggioranza di cittadini.
    Se erro, chiedo scusa, ma in quel di Cermenate, purtroppo, non ho errato.




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