Intervento Dl Casa “Misure urgenti emergenza abitativa”

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, recante misure urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015 (A.C. 2373)

(Venerdì 16 maggio 2014) – Chiara Braga - Signor Presidente, per la prima volta dopo quasi 15 anni discutiamo di casa in quest’Aula, con un provvedimento organico, fortemente voluto dal Governo Renzi, che si prefigge lo scopo di affrontare un’emergenza abitativa che è cresciuta enormemente negli anni di questa lunga crisi e che ha coinvolto fasce sempre più ampie di popolazione, comprese quelle che fino a qualche tempo fa pensavano di poter trovare soluzioni sul libero mercato al proprio fabbisogno abitativo e che ora, invece, sono progressivamente scivolati verso una cosiddetta zona grigia che va ad allargare la platea di soggetti che sempre più chiedono una risposta urgente e puntuale.

Per la prima volta, dopo molti anni, rimettiamo al centro del nostro ragionamento, con questo decreto, e con le risposte contenute in questo provvedimento il bisogno dell’abitare e non, come invece è avvenuto con le vicende assai poco fortunate dei piani casa del Governo Lega – PDL, quelle spesso di una crescita incontrollata dell’edificazione e della produzione immobiliare che oggi lascia traccia su un territorio spesso compromesso nei suoi valori ambientali. In questo senso il pacchetto di misure contenute nel decreto-legge ed ulteriormente migliorate nel corso della discussione al Senato merita di essere valorizzato, superando la polemica che caratterizza questa fase aspra della campagna elettorale.

Il decreto-legge mette a disposizione risorse economiche pubbliche importanti, come non si vedevano da tempo, su vari fronti: quello dell’edilizia residenziale pubblica – quella di proprietà delle vecchie IACP ma anche degli enti locali – stanziando 500 milioni di euro già nel 2014, provenienti da finanziamenti revocati, che prima erano destinati alle infrastrutture strategiche e sbloccando quasi altri 70 milioni da anni inutilizzati, destinati all’ampliamento dell’offerta di edilizia residenziale pubblica, in particolare attraverso Pag. 78la riqualificazione e la messa a disposizione di alloggi inutilizzati perché bisognosi di interventi di adeguamento. Non a caso l’articolo 4 parla di programma di recupero e valorizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Si prevede, poi, il rilancio di un piano di alienazione degli alloggi di ERP e di proprietà dei comuni e di altri enti pubblici territoriali, al servizio esclusivo degli inquilini aventi titolo, prevedendo una finalizzazione precisa ed esclusiva delle risorse generate da questa misura e destinandole, cioè, alla realizzazione di interventi puntuali di manutenzione e di riqualificazione statica-energitica dell’edilizia sociale e all’acquisto di nuovi alloggi. Tutte queste misure puntano ad una razionalizzazione del patrimonio di edilizia sociale, con criteri specifici che non prevedano consumo di nuovo suolo inedificato e che, al contrario, puntino al miglioramento delle prestazioni tecniche ed energetiche degli alloggi. Lo sottolineo a beneficio dei quanti tenteranno di far passare questa operazione positiva – così come quella prevista all’articolo 10 che prevede l’aumento di alloggi sociali in locazione attraverso politiche urbane dei comuni volte appunto a processi di riqualificazione urbana – come invece una operazione di bassa speculazione immobiliare. Non è così e chi agita questi argomenti evidentemente lo fa solo per mancanza di altri argomenti nel criticare un provvedimento importante e atteso per migliaia di famiglie e di cittadini oggi in difficoltà.

Queste misure rispondono, insomma, all’esigenza di ampliare la disponibilità di alloggi sociali da destinare alle oltre 600 mila famiglie in lista di attesa, che hanno i requisiti per l’accesso ad alloggi di ERP e che oggi si vedono impedite dall’esercitare questo diritto dal fatto che molti alloggi sono inagibili, perché costruiti in epoche passate e sono inadeguati dal punto di vista delle dotazioni strutturali, igienico-sanitarie o anche perché indebitamente occupate da soggetti che non ne hanno titolo. Su questo punto voglio toccare un articolo del decreto-legge, l’articolo 5, che interviene con una serie di misure severe, ad esempio, che prevedono l’esclusione per 5 anni – peraltro nella formulazione di un emendamento proposto al Senato dai colleghi del 5 Stelle – per l’inclusione nella graduatoria per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. L’articolo 5 prevede anche altre misure di contrasto all’occupazione abusiva degli alloggi impedendo la richiesta di allacciamento e il rilascio della residenza. Io voglio spendere una parola su questo punto sul quale, peraltro, sono state sollevate alcune perplessità anche dallo stesso dossier redatto dagli uffici della Camera. La risposta di rispetto di regole, di legalità previste nel decreto-legge non può essere messa in discussione, ma perché si traduca in azioni positive è necessario applicarla nel pieno rispetto del riconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini e, quindi, coordinarla con la normativa vigente – ad esempio, in materia anagrafica – e dando corso proprio a quelle misure che consentano, attraverso un ampliamento della platea di alloggi di edilizia sociale, di far fronte ad un fabbisogno abitativo sempre più esteso.

Articolo scritto in Idee e politica e con i tag .



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>