Legge contro le dimissioni in bianco

L’Aula di Montecitorio ha approvato ieri in prima lettura alla Camera, con 300 sì, 101 no e 21 astenuti, la proposta di legge “Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie del lavoratore e del prestatore d’opera” (testo unificato di due proposte, una del gruppo SEL e una del gruppo PD). A favore del provvedimento hanno votato PD, Forza Italia, Sel, Psi, Centro Democratico, FdI e Per l’Italia. Contrari M5S, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, mentre la Lega Nord si è astenuta. Il testo, che ora passa all’esame del Senato, disciplina le modalità di sottoscrizione della lettera di dimissioni volontarie e della lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

La ratio del provvedimento è contrastare il fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco“, definizione con la quale ci si riferisce alla pratica per cui al lavoratore, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro – ovvero nel momento per lui di massima debolezza – si fa obbligo di firmare una lettera di dimissioni priva di data. Scopo della lettera è quello di avere la possibilità di “liberarsi” in qualsiasi momento, senza corrispondere alcuna indennità, della lavoratrice o del lavoratore “scomodo”. Scomodità provocata, come attesta l’esperienza, prevalentemente dalla nascita di un figlio, dalla malattia o dall’infortunio, dai rapporti con i sindacati, e comunque in tutti casi in cui il lavoratore diventa troppo costoso in termini fiscali e previdenziali.

Tale pratica ricattatoria riguarda in particolare le donne, ma non è un fenomeno di genere ed è utilizzata anche nei confronti di altre fasce di lavoratori “deboli”, immigrati e precari, i quali, pur di ottenere un posto di lavoro sono disposti a sottostare a condizioni vessatorie e illegali.Nello stesso tempo, questa pratica danneggia quei datori di il lavoro che, applicando correttamente leggi e contratti, subiscono la concorrenza (sleale) di chi abbatte i costi evadendo responsabilità sociali. Il fenomeno è diffuso soprattutto nel mondo delle piccole e medie imprese (nei cantieri come nei negozi, nei centri commerciali come nelle botteghe artigiane), dove possono concentrarsi fenomeni distorsivi del mercato del lavoro attraverso un uso spregiudicato e fuori controllo della manodopera a basso costo e dove l’azione dei sindacati è meno presente. Da una ricerca ISTAT pubblicata nel 2011 emerge inoltre che 800.000 donne nate dopo il 1973 affermano di essere state licenziate o costrette a dimettersi dopo la maternità (questo perché, dopo il compimento del primo anno di età del bambino, le donne non sono più protette dalla previsione di cui all’art. 55, comma 4 del D. Lgs. 151/20012).

Il testo approvato si pone l’obiettivo di abolire la normativa prevista dalla Fornero e di prevenire a monte l’abuso della firma in bianco, e lo fa riproponendo l’impianto della legge 188 del 2007: prevede infatti che, fermi restando i termini di preavviso di cui all’articolo 2118 del Codice civile, la lettera di dimissioni volontarie deve essere sottoscritta, a pena di nullità, dalla lavoratrice, dal lavoratore, dalla prestatrice d’opera o dal prestatore d’opera, su appositi moduli, resi disponibili gratuitamente dalle direzioni provinciali del lavoro, dagli uffici comunali, dai centri per l’impiego o sui siti internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e www.cliclavoro.gov.it (è anche possibile, attraverso apposite convenzioni gratuite, permettere l’acquisizione dei moduli tramite le organizzazioni sindacali e i patronati).

I moduli hanno validità di quindici giorni dalla data di emissione e riportano un codice alfanumerico progressivo di identificazione (in modo da impedire ogni tentativo di contraffazione). Anche per il datore di lavoro è prevista la facoltà di richiedere i medesimi moduli per porli a disposizione dei lavoratori che ne facciano richiesta (in base ad apposite convenzioni i datori di lavoro possono acquisirli gratuitamente anche tramite le rispettive organizzazioni di rappresentanza). La proposta di legge prende in considerazione anche la lettera di risoluzione consensuale. Viene anche stabilito che, fatte salve le diverse previsioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro, qualora la lavoratrice o il lavoratore si assentino dal lavoro senza fornire comunicazioni per un periodo superiore ai sette giorni, il rapporto di lavoro si intende risolto per dimissioni volontarie anche in assenza della sottoscrizione dei predetti moduli. Come per la legge 188/2007, la procedura vale per: – tutti i contratti inerenti i rapporti di lavoro subordinato;  – i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto;  – i contratti di collaborazione di natura occasionale;  – i contratti di associazione in partecipazione;  – i contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci

Si tratta dunque di un provvedimento privo di costi, che elimina la possibilità di ricatto nei confronti dei lavoratori e che aiuta le imprese “sane”. Nonostante queste caratteristiche, tuttavia, durante la fase di approvazione parlamentare del testo unificato sono emerse forti posizioni contrarie da parte di forze politiche che accusano l’impianto normativo di introdurre nuove spese e maggiore burocrazia per le imprese.

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