Piccoli Comuni: ANCI incontra il Governo

“Abbiamo suggellatooggi un impegno di collaborazione per la costruzione di riforme strutturali e per il cambiamento del sistema di rapporti tra Stato ed enti locali, senza dimenticare l’esigenza condivisa di una riforma complessiva della pubblica amministrazione”. Lo afferma il coordinatore ANCI dei piccoli Comuni e parlamentare, Mauro Guerra, al termine dell’incontro di questa mattina a Roma tra i sindaci dell’ANCI e il premier Matteo Renzi.
“Riguardo i piccoli Comuni – sottolinea – abbiamo ribadito la necessità di superare definitivamente il Patto di stabilità già dal 2014, in quanto i Comuni tra i mille e i cinque mila abitanti hanno già spazi finanziari superiori a quelli che sono gli obiettivi di Patto per il comparto”.

“Inoltre – continua il coordinatoreAnci piccoli Comuni – abbiamo richiesto chiarezza e certezza riguardo le risorse in entrata per i Comuni attraverso l’attuazione di una politica di finanza locale più ordinata, evitando di mettere in condizioni di seria difficoltà gli enti locali soprattutto in sede di chiusura dei bilanci e di programmazione dell’attività amministrativa”.

“Da ultimo – conclude Guerra –abbiamo nuovamente rappresentato al premier l’assoluta necessità di approvare il Ddl Delrio in tempo utile per la prossima tornata di elezioniamministrative, in quanto quella legge contiene una serie di misure che semplificano e rendono programmabile e democraticamente rappresentativa l’attività dei Consigli e delle Giunte dei piccoli Comuni”.

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Una risposta a Piccoli Comuni: ANCI incontra il Governo

  1. Alfonso Salemi scrive:

    Per ridurre i costi e la confusione nella gestione del territorio, dopo l’abolizione delle province, la cosa più semplice ed efficace sembra quella di accorpare al copoluogo di provincia tutti i comuni che vi fanno parte.
    In questo modo il capoluogo diverrebbe il vero Comune della regione ed i singoli comuni piccoli e grandi diverrebbero delle “frazioni” di questa nuova realtà.
    Le singole “frazioni” dovrebbero eleggere i loro rappresentanti in seno al nuovo grande Consiglio comunale e sarebbero gli interlocutori delle singole comunità al fine di evitare la perdita di identità, ma con prerogative diverse da quelle dei “vecchi” sindaci.
    Non è, infatti, proponibile che sindaci di comuni piccoli o piccolissimi abbiano le stesse prerogative di quelli molto più grandi con la possibilità di interferire sulle grandi decisioni (es. costruzione di strade, …..).
    In poche righe non è possibile definire con precisione il progetto, ma non vi è alcun dubbio che questa sia la strada da percorrere.
    L’accorpamento dei comuni con popolazione inferiore a 15000 abitanti è troppo limitante e non eviterebbe l’accumulo di incompetenze che è sotto gli occhi di tutti.
    L’abolizione delle Province senza intervenire su un sostanziale accorpamento dei Comuni determinerebbe inevitabilmente una grande confusione e un contenzioso interminabile.
    La soluzione proposta, invece, sarebbe più semplice e necessiterebbe di una normativa più razionale e di facile comprensione.
    Cordiali saluti
    Alfonso Salemi




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