Referendum su immigrati e frontalieri: le reazioni

Gli On. Mauro Guerra, Chiara Braga e Savina Marelli, Segretaria Provinciale del PD di Como, intervengono sul risultato del referendum xenofobo in Svizzera. «Il risultato del referendum svizzero conferma i timori che aleggiano su tutta l’Europa principalmente dovuti alla particolare e delicata fase economica che stiamo attraversando – rileva Savina Marelli -. La crisi è sempre attuale e la Svizzera, con questo voto, dimostra di temere per la propria occupazione e per il proprio tessuto economico anche se, come confermato da esperti economici e politici nel corso di questi ultimi giorni, proprio dalla mano d’opera immigrata deve buona parte del proprio benessere. Auspico che il risultato del referendum, e soprattutto l’esito nel voto che è stato riscontrato in Canton Ticino, non alimenti una nuova campagna di insofferenza e di intolleranza verso i lavoratori italiani e frontalieri e non li penalizzi. Il frontalierato è stato, in questi ultimi anni, una valvola di sfogo positiva per le economie delle zone di confine, come la provincia di Como. Un irrigidimento su questo fronte dal lato elvetico potrebbe, infatti, avere ripercussioni al di qua ma anche al di là del confine. Infatti la tendenza ad isolarsi nei momenti di difficoltà, sul lungo periodo, non consente di risolvere i propri problemi bensì può causarne su ben più larga scala. La decisione Svizzera, infatti, potrebbe infine avere ripercussioni sull’Italia e sulle zone di confine in particolare, ma anche sull’Europa e sulla stessa Svizzera». «Il risultato del referendum anti immigrazione in Svizzera conferma ed alimenta la brutta aria che spira per l’Europa. Populismo e chiusura non scioglieranno i nodi gravissimi della crisi – sottolinea invece l’On. Mauro Guerra -. L’altra faccia della medaglia di politiche di austerità finanziaria che alimentano la crisi economica e sociale. Per la Svizzera occorre ora tutelare i nostri frontalieri e una posizione netta e dura dell’Unione Europa sull’insieme dei rapporti. Per l’Unione Europea e per l’Italia solo un radicale cambio di politiche economiche e sociali può ricucire una prospettiva democratica e di coesione». “Dalla Svizzera arriva un segnale di allarme per tutta l’Europa. Si tratta di una decisione che rispettiamo poiché riguarda gli affari interni di un Paese straniero, tuttavia non si può pensare che questa scelta non abbia conseguenze e pesanti ripercussioni, anche per i rapporti tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica. Ritengo si tratti di una scorciatoia pericolosa che dà una risposta sbagliata ad una questione reale. Serve una politica europea che consenta di tenere insieme le esigenze del mercato con quelle sociali, assicurando diritti e tutele alla libera circolazione dei cittadini. La gestione dei flussi migratori non può essere oggetto di atti unilaterali ed è evidente che le ricadute dell’esito referendario dovranno trovare una composizione ragionevole a livello istituzionale nel più ampio contesto europeo – dichiara la deputata comasca Chiara Braga, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico -  L’Italia guarda a questo segnale – continua la parlamentare – con particolare preoccupazione, vista la condizione dei quasi 60.000 lavoratori frontalieri che dalle zone di confine ogni giorno vanno in Svizzera a prestare il loro lavoro e che da tempo sono già oggetto di discriminazioni salariali e persino attacchi a sfondo xenofobo. Il nostro Paese dovrà giocare un ruolo in prima fila in UE per garantire il diritto alla  libera circolazione e per la  tutela lavoro frontaliero.  Su questo fronte l’impegno del Pd continuerà ad essere massimo”.

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