Discussa alla Camera mozione in materia dismissione patrimonio immobiliare enti previdenziali

Parlamento_070928_aAlla Camera si è discussa la mozione a prima firma Morassut e sottoscritta anche dalla deputata comasca Chiara Braga, in materia di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. “Parliamo quindi di casa, – ha ribadito la parlamentare Comasca nel suo intervento in Aula – un bene di primaria importanza per i cittadini, che oggi non è un eccesso definire una vera e propria emergenza abitativa nel nostro Paese.

“Gli effetti della crisi economica – prosegue la Braga – ci restituiscono un quadro preoccupante. Cresce il numero di famiglie che vede a rischio la propria casa o che non riescono più a sostenere il costo di un affitto. Il livello degli sfratti per morosità, in questi anni, ha raggiunto la quota preoccupante delle 150 mila unità e si prevede che, in assenza di misure serie di sostegno, raggiungerà i 500 mila provvedimenti esecutivi nei prossimi anni. Il numero di mutui per l’acquisto della casa è crollato, nell’arco degli anni dal 2007 al 2012, di oltre il 60 per cento. Sono 650 mila le domande di una casa di edilizia economica e popolare che attendono risposta, a fronte di una progressiva riduzione di offerta pubblica. In Italia la disponibilità di abitazioni sociali si attesta al 4 per cento, molto al di sotto delle percentuali di altri Paesi europei: il 32 per cento dell’Olanda, il 23 per cento dell’Austria, il 17 per cento della Francia”.

“Quella che è mancata per troppi anni è stata una politica organica per la casa, capace di dare risposte ad un bisogno abitativo espressione di una società sempre più mobile e flessibile, meno case in proprietà e più affitti sostenibili, e insieme di costruire una politica di rigenerazione delle città e del patrimonio edilizio esistente, ponendo freno al consumo di nuovo suolo agricolo”.

“In un quadro così complesso affrontiamo oggi, con questa mozione, un aspetto particolare legato alla dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziali pubblici e privatizzati. Si tratta di un processo che, ancora oggi, dopo le alienazioni che si sono concluse negli anni precedenti, riguarda circa 100 mila famiglie nel nostro Paese, in gran parte concentrate nella città di Roma, proprio per la natura del patrimonio edilizio di cui parliamo. In questi anni, gli inquilini degli immobili degli enti previdenziali privatizzati si trovano ad affrontare una condizione di disagio a causa dell’aumento consistente dei canoni di affitto per il rinnovo dei contratti di locazione e di proposte per l’acquisto dell’alloggio da parte degli enti con valori a prezzi praticamente di mercato, difficilmente sostenibili. In particolare, si rileva una situazione di eterogeneità tra ente ed ente, che segna un primo elemento di criticità, in quanto, in forza di questa disposizione, diversi enti ex pubblici, ora privatizzati, hanno ritenuto di procedere ad operazioni di dismissione del proprio patrimonio immobiliare a prezzo di mercato con valori correnti e a rinnovi dei contratti di locazione con aumenti sostanziali dei canoni che raggiungono eccessi e punte anche del 300 per cento, quindi con conseguenze di insostenibilità e di rischio di sfratto per molti inquilini impossibilitati o non disposti ad accettare le nuove condizioni”.

“Cosa chiediamo, quindi, al Governo con questa mozione? Innanzitutto di assumere iniziative tempestive per chiarire finalmente il quadro normativo che regola il processo di alienazione del patrimonio immobiliare dei vari enti previdenziali privatizzati, risolvendo una situazione di sovrapposizione di norme, che ha concorso a generare un quadro contraddittorio e talvolta lacunoso nel quale operare. Chiediamo al Governo di farsi promotore per la costituzione di un tavolo tecnico di confronto, che coinvolga le organizzazioni sindacali dell’inquilinato e gli enti locali interessati, riguardante sia il patrimonio degli enti previdenziali pubblichi che quello degli enti previdenziali privatizzati, affinché si individuino le soluzioni più opportune e socialmente più efficaci a riguardo. Crediamo che il Governo e il Ministero debba impartire delle disposizioni affinché nelle more dei provvedimenti da assumere venga in qualche modo differita l’esecuzione degli sfratti o degli sgomberi pendenti e la sospensione delle aste riguardanti le unità immobiliari ad uso residenziale che non risultano libere, tenuto conto naturalmente delle reali situazioni di difficoltà dei nuclei familiari coinvolti. Infine, chiediamo di prevedere che le procedure di alienazione in fase di attuazione, anche a causa della particolare congiuntura economica e delle difficoltà di accesso al credito, possano essere attuate consentendo a chi non è in grado di procedere all’acquisto di poterlo fare alle medesime condizioni per i successivi cinque anni”.

 “Queste sono proposte, a nostro avviso, – conclude l’esponente democratica – ragionevoli, non in contrasto con il quadro normativo vigente, e per questo chiediamo al Governo di farsene carico affinché si possa affrontare un aspetto specifico del disagio abitativo e concorrere in questo modo alla costruzione di una politica organica della casa affinché anche nel nostro Paese si possa arrivare a un pieno esercizio del diritto a una abitazione dignitosa”.

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