Sblocco dei pagamenti, fusioni: un’agenda per i Comuni

Una affollata sala riunioni della CNA ha ospitato, venerdì 12 aprile, l’incontro  ”Sblocco dei pagamenti, fusioni: un’agenza per i Comuni” promosso dalla Federazione Provinciale con la partecipazione della Segretaria, Savina Marelli; degli Onorevoli Chiara Braga e Mauro Guerra; del consigliere regionale, Luca Gaffuri. All’ordine del giorno il Decreto per lo sblocco dei crediti a favore delle imprese da parte della Pubblica Amministrazione e le ipotesi di fusione tra i Comuni.

Il punto di partenza è stato quello di un’analisi della crisi in atto che, ovviamente, sta interessando anche gli Enti Locali: “Nell’ultima campagna elettorale abbiamo puntato l’indice sull’attivare politiche che mettessero in circolo delle risorse – ha affermato l’On. Mauro Guerra -. Il fatto che la nuova legislatura abbia come punto di avvio il Decreto per sbloccare i crediti (certi, liquidi ed esigbili basati su fatture o equivalenti richieste di pagamento al 31 dicembre 2012) a favore delle imprese, un documento da 40 miliardi di euro in due anni, può essere considerato un segno di inversione di rotta. Ora bisognerà rimettere in discussione i parametri fissati dal Governo Berlusconi nell’estate 2011 con l’Unione Europea”. Ma analizziamo il Decreto: “Quello di cui parliamo è un documento che non prende in considerazione una revisione del patto di stabilità: ha lo scopo di muovere l’economia, dare respiro e opportunità alle nostre imprese, al sistema Italia. E’ un Decreto che, però, non va incontro alle Amministrazioni Comunali più virtuose. Ad esempio i Comuni che hanno rispettato il patto di stabilità e, quindi non hanno debiti, non possono effettuare investimenti. Con ogni probabilità in fase di conversione del Decreto cercheremo di riuscire a venire incontro anche a queste Amministrazioni. Le risorse del Decreto riguardano Enti Locali, Regioni, Sanità e Stato per un totale di 40 miliardi. Banca d’Italia ha indicato le necessità pubbliche in 90 miliardi ma altre stime riportano importi ben più cospicui. La procedura di applicazione del Decreto prevede che i crediti che devono essere sbloccati dovranno essere indicati dai Comuni entro il 30 aprile mentre entro il successivo 15 maggio il Ministero dell’Economia e delle Finanze provvederà a ripartire i fondi. Entro il 30 giugno i Comuni dovranno scrivere alle imprese comunicando quando saranno effettuati i pagamenti. Tutto questo dovrebbe portare entro l’anno tutta la P.A. ad avere ricostruito lo stato dell’indebitamento pubblico complessivo in modo da capire cosa si è pagato e quando c’è ancora di scoperto, in modo da calibrare per il 2014 ulteriori interventi, e relative modalità di erogazione delle somme.Tra le altre disposizioni previste dal Decreto il fatto che anticipazioni di cassa passano da 3 ai 5/XII e la possibilità di deliberare termini e percentuali di pagamento delle rate della TARES per l’anno in corso (perché solo a dicembre gli utenti dovranno pagare la quota di pertinenza dello Stato e il conguaglio finale). Il PD ha presentato una mozione alla Camera dei Deputati per l’eliminazione dal patto di stabilità dei Comuni con meno di 5.000 abitanti ed escludere la voce investimenti per tutte le altre Amministrazioni”.

Anche l’On. Chiara Braga è intervenuta a proposito del Decreto “Sblocca crediti”: “Questo atto è il frutto del pressing sul Governo per cercare di mettere in moto pagamenti nei confronti delle imprese che sono in evidente sofferenza. L’obiettivo primario è quindi quello di dare una risposta al sistema imprese che è in grave difficoltà. Ovviamente le ricadute sugli Enti Locali sono le più diverse. Siamo consci che ci siano situazioni e problemi applicativi che debbano essere rivisti così come al suo interno non si tratta in maniera adeguata la prospettiva della revisione del patto di stabilità. Questo Decreto, infatti, è stato varato da un Governo che non ha una prospettiva di vita per incidere sui temi all’ordine del giorno del nostro Paese, ovvero per la durata ad esempio della legislatura. Il tutto quando invece ci sarebbero tutta una serie di questioni che meritano attenzione, in primis i fondi per la cassa integrazione”.

Sulla tematica delle fusioni è intervenuto in  modo particolare il consigliere regionale, Luca Gaffuri: “Di fatto le uniche fusioni tra Comuni che si sono verificate in Regione Lombardia sono state effettuate nel comasco: San Siro (2002) e Gravedona ed Uniti (2011). Oggi il dibattito è molto ampio: dieci sono i progetti di cui si parla oppure addirittura si è iniziato il cammino che porterà alla fusione. Perché si vuole le fusioni? Motivazioni che spaziano dal patto di stabilità alla difficoltà di erogare anche i servizi minimi…anche se reputo che tutto debba nascere da un progetto sul territorio e sulla sua popolazione e non sortisca esclusivamente da motivazioni finanziarie. Dopo tutto controversa risulta l’attuale disciplina dei finanziamenti statali in caso di fusione. Oggi è previsto che per i tre esercizi successivi alla fusione possano derogare dalle disposizioni del patto di stabilità, che ricevano finanziamenti da parte dello stato pari al 20% dei trasferimenti erariali del 2010 (ultimo anno in cui sono stati effettuati), ma nei limiti della disponibilità del bilancio ovvero non c’è certezza  Credo che Regione Lombardia debba dare un indirizzo preciso in materia di fusione”.

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