Approvata alla Camera la relazione del Governo e la nota di variazione del Def

Tutti i gruppi parlamentari nelle assemblee di Camera e Senato hanno varato all’unanimità la risoluzione con cui si approva la relazione del Governo con la nota di variazione al Def, Documento di Economia e Finanza . Un passaggio importante per quanto riguarda l’aggiornamento dei conti pubblici e quindi i Def. La risoluzione impegna inoltre il Governo a varare un decreto sui pagamenti della Pubblica Amministrazione in tempi brevi mantenendo il deficit pubblico al 2,9 per cento sul pil. Via libera della Camera anche alla riduzione delle spese per il personale di segreteria dei deputati titolari di cariche e del contributo ai gruppi. Il totale dei tagli è di circa otto milioni e mezzo di euro. 

“Le modifiche, purtroppo al ribasso, delle previsioni economiche già contenute del Def che siamo stati chiamati ad approvare, sono la prova, se ancora ce ne fosse bisogno, della gravità della situazione nella quale si trova l’Italia, e dell’urgenza di dare risposte. Ma le risposte continuano a non arrivare”. Così il deputato del PD Pier Paolo Baretta che nel suo intervento alla Camera chiarisce ulteriormente come “l’economia italiana stia subendo un brusco peggioramento. Il PIL si è ridotto ulteriormente; i dati della disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile, ma anche quelli di coloro che, non più giovani, perdono il lavoro sono drammatici. Mentre aumentano le ore della cassa integrazione, stanno terminando le risorse necessarie a sostenerla, con il rischio che aumentino coloro che si troveranno senza reddito e senza pensione, mentre dobbiamo ancora risolvere il problema degli esodati. Crescono vertiginosamente il numero delle aziende che chiudono ogni giorno, spesso strozzate da una crisi di liquidità dovuta all’asfissia del credito. Siamo impressionati e coinvolti dal numero di imprenditori che si sono suicidati. È sempre più insostenibile il peso della pressione fiscale, aggravata dall’attesa della Tares e dall’imminente aumento dell’IVA. Siamo interrogati dall’aumento spaventoso della povertà. Crescono attorno a noi l’indigenza e il disagio. Ne pagano il prezzo le famiglie e le comunità, e sono soprattutto gli enti locali, a cominciare dai Comuni, ad essere in difficoltà nell’assicurare i servizi ai cittadini”.  

“Questo – continua Beretta – è un elenco ancora incompleto, ma già di per sé sconvolgente,un elenco di priorità concrete e immediate di persone e famiglie che attendono da noi risposte. Risposte che tardano ad arrivare a causa di un contesto politico straordinariamente intricato. La normale via parlamentare non dipende solo dal Governo, ma francamente non ne prescinde. La sovranità del Parlamento, che esiste e precede il Governo, si realizza compiutamente solo in relazione all’Esecutivo. E noi di fatto, discutiamo con un Governo dimissionario e, ancorché mai sfiduciato, nemmeno mai fiduciato da questo nuovo Parlamento. Questa situazione non può durare. Ci vuole un Governo, un nuovo Governo, ma non uno qualsiasi. non una maggioranza qualsiasi. Serve sì un Governo, e subito, ma che sia di cambiamento, che affronti di petto e con coraggio la situazione economica, sociale e politica  e soprattutto non si perda in estenuanti tentativi di conciliazione. Insomma un Governo che lo faccia per davvero questo cambiamento.  

Beretta indica poi le emergenze economiche e sociali da affrontare:  -  Sbloccare i pagamenti della p.a. verso le imprese. Il primo atto di una strategia compiuta. Se vogliamo infatti incidere davvero sulla ripresa, bisogna smontare al più presto l’intero Patto di stabilità a cominciare dai Comuni. Noi riconfermiamo il pieno rispetto degli impegni presi dall’Italia in materia di bilancio, ma proprio la conferma di questi vincoli, ci rende credibili nell’insistere con l’Unione europea per un cambio di assetto.  -  L’attuale politica economica dell’Unione europea non consente di uscire dalla crisi. Al necessario rigore dei conti pubblici è indispensabile affiancare le misure per lo sviluppo e la solidarietà. L’Italia deve fare la sua parte, a cominciare dall’imminente appuntamento di stesura dei due principali documenti di politica economica: il Def e il Piano nazionale delle riforme.  -   Il 25 per cento delle imprese italiane sono creditrici  della pubblica amministrazione. Delle oltre 30 che falliscono ogni giorno, più della metà lamenta, tra le cause, i ritardati pagamenti, i cui tempi sono ben oltre i due anni, il doppio della media europea. Il debito era l’anno scorso di 60-70 miliardi di euro. Quest’anno è già arrivato oltre i 90 miliardi, con il risultato, doppiamente negativo, che l’insolvenza degli enti pubblici provoca un crescente, pesante contenzioso, con l’effetto di un ulteriore aggravio dei costi. Non vi è tempo da perdere.  -  Il mantenimento dell’indebitamento netto nominale previsto dal Patto di stabilità e crescita sotto il 3% del pil. L’intervento per lo sblocco dei pagamenti alle imprese lo ha portato al 2,9 per cento. Occorre scongiurare l’eventualità di una manovra correttiva.  

Serve però agire in fretta: “se si agisce subito, – conclude il suo intervento l’esponente democratico – si può tamponare l’emorragia, si sblocca lo stallo e si avvia una inversione di tendenza salutare. È questo il presupposto decisivo per favorire la ripresa”.

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