IL blocco dei ristorni: un grave errore.

La campagna xenofoba che soffia ormai da troppo tempo si è concretizzata in un atto grave e con conseguenze imprevedibili: il blocco temporaneo del ristorno del 50% delle trattenute fiscali operato sui salari dei frontalieri che viene retrocesso ai Comuni delle fascia di confine italiana entro i 20 km.

Infatti se si doveva rivedere la politica del Ministro Tremonti, come ha chiesto l’odg recentemente adottato dal Parlamento italiano, con questa azione ora le si dà ragione e la si valorizza, perché…

I frontalieri italiani rappresentano una ricchezza per il PIL ticinese e non possono essere considerati, grazie a questa decisione offensiva, dei sottrattori di reddito.

Ci si domanda come valuterebbe la situazione, a parti invertite, la classe dirigente ticinese, che consideriamo ben capace di amministrare Comuni e Cantone.
Infatti i Comuni italiani coinvolti devono sostenere gli oneri infrastrutturali e sociali della popolazione indotta dal frontalierato con un ristorno di circa frs 1000 annui per lavoratore, che vengono pure congelati al 50%.
Si ricava tale cifra dividendo i 50 milioni erogati per i circa 50.000 frontalieri che giornalmente varcano la frontiera per lavoro.

Il PD ritiene che sul piano politico questo atto sia un autogol che rischia di fare degenerare la situazione provocando un clima di ritorsioni che danneggerebbero entrambe le parti, con pesanti ricadute sui lavoratori.

Il PD, memore dei buoni rapporti storicamente consolidati tra Italia e Svizzera, chiede di procedere ad un ripensamento sulla misura presa, con l’apertura di un tavolo negoziale e con l’istituzione di una commissione paritetica che riveda gli accordi italo-svizzeri ormai considerati in parte datati

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