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Spending review: perchè la Lombardia non dà il buon esempio?

 

Spending review, perché la Lombardia non dà il buon esempio?

Leggiamo oggi che tre volte l’anno gli impiegati di Lombardia Informatica, società interamente controllata da Regione Lombardia, vengono portati in tour nella capitali per viaggi di formazione con sessione di lavoro, per un costo pari, in media, a 29mila euro per ogni trasferta, cioé circa 90 mila euro l’anno.

Le mete fanno concorrenza a quelle delle Agenzie di viaggio: Malta, Madrid, Lisbona quest’anno, in passato Barcellona, Budapest…
Un’occasione di conoscenza, così viene definita, per 33 impiegati scelti a
rotazione, dal nuovo assunto al dirigente, più due top manager sempre
presenti, quattro giorni, da giovedì a domenica, con i primi due di riunioni e presentazioni e gli ultimi due di libertà da trascorrere come turisti.
Oggi la notizia che domina é la spendig review, con Monti che ha dichiarato che bisogna eliminare gli sprechi ma non i servizi.
Anche perché davvero non possono essere sempre gli stessi a pagare la crisi: il secondo Rapporto nazionale di Auser-Filo d’argento ci dice che il 55% degli anziani vive con meno di mille euro al mese e il 25 % di questi con meno di 500 euro.
Forse val la pena che anche in Regione Lombardia si inizi a tagliare gli
sprechi e le spese superflue, per destinare queste cifre a chi ne ha davverbisogno. O no?
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“Nomina inopportuna” e arrivano le dimissioni

Mercoledì, 2 febbraio 2011- Il Pd, dopo che il Consiglio regionale aveva respinto per un soffio la mozione che chiedeva la revoca di Pezzano a direttore generale dell’Asl Milano 1 da parte del presidente Formigoni, ha chiesto direttamente a Pezzano di fare un passo indietro, considerando l’inopportunità politica della sua nomina.

A poche settimane dal suo nuovo incarico Pietrogino Pezzano non solo non pensa alle dimissioni ma effettua un’altra nomina che ha le stesse caratteristiche di inopportunità della sua e che non sembra rispettare certamente quel principio di prudenza chiesto dall’opposizione nella scelta dei dirigenti, inserendo nella sua Asl, come direttore sanitario, Giovanni Materia, che non sembra avere quei requisiti richiesti. ”Le modalità con cui sono stati scelti i direttori generali delle Asl e Ao lombarde si ripercuotono a cascata sulle nomine conseguenti – dicono i consiglieri del Pd Sara Valmaggi e Carlo Borghetti – Aspettiamo, come da richiesta del Consiglio regionale passata attraverso un ordine del giorno bipartisan che gli Assessori vengano in Commissione a spiegare la ratio che ha guidato le ultime scelte nel mondo sanitario lombardo”.

Poche ore dopo l’invio del presente comunicato alla stampa, abbiamo appreso che il dottor Materia si è dimesso dal suo incarico: ciò non può che confermare quanto avevamo scritto. Speriamo sia solo il primo passo verso una maggiore trasparenza, relativamente alla vicenda delle nomine in sanità, fatte dal Presidente Formigoni.

Asl Milano 1

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Caso Pezzano: per l’Asl Milano 1 una nomina inopportuna

 

Regione, il Pirellone

Mercoledì 19 gennaio 2011-

Il Consiglio regionale ha respinto per un soffio la mozione che chiedeva la revoca di Pezzano a direttore generale dell’Asl Milano 1 da parte del presidente Formigoni. Con 32 no e 31 sì (2 astenuti), assenti i 3 consiglieri UdC, la mozione che non è stata approvata in Consiglio oggi chiedeva un passo indietro e una condivisione del principio di prudenza e di opportunità politica sul caso Pezzano secondo la dimensione che attiene ai compiti della politica, che non entra nel merito giudiziario. 

“Non era in discussione la colpevolezza di nessuno. Il piano della riflessione  a proposito della nomina di Pezzano deve essere esclusivamente politico ed è peraltro lo stesso piano sul quale si sono svolte le nomine: una dimensione che è stata addirittura certificata dallo stesso assessore alla Sanità al momento delle nomine – ha detto il consigliere del Pd Carlo Borghetti – . Questo Consiglio si è impegnato in maniera forte sul contrasto alla legalità, in maniera bipartisan. Lo dimostra il lavoro che si sta svolgendo in Commissione Affari istituzionali.  Basta dunque il fatto che il direttore della Asl Milano  1 sia coinvolto in indagini a rendere la sua nomina inopportuna, così come ritengono sindaci e rappresentanti istituzionali del territorio, che hanno un ruolo, peraltro anche rispetto al mondo della sanità regionale come prevedono le leggi”.

Non resta che sia lo stesso Pezzano a fare a questo punto un passo indietro. “Rimettiamo nelle sue mani l’esito di questa vicenda – ha spiegato Arianna Cavicchioli del Pd – Le sue dimissioni offerte spontaneamente non sarebbero un’ammissione di responsabilità ma offrirebero la possibilità di un lavoro più sereno a tutti”

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Nomine Sanità, no alla lottizzazione

Il sistema sanitario

Venerdì, 10 dicembre 2010

- Scelti da un comitato di saggi per uscire dalla mera lottizzazione. E’ quanto chiede il Pd lombardo in merito alle poltrone della sanità, le cui sorti saranno decise nel giro di due settimane. I 44 manager sanitari che andranno a dirigere altrettante Asl e ospedali dovranno essere dirigenti capaci, scelti attraverso un meccanismo trasparente tra gli oltre 700 candidati ritenuti idonei.

“Lo avevamo già proposto in occasione della discussione del piano socio sanitario e lo ribadiamo con forza in questi giorni convulsi di trattative e spartizioni per le nomine dei manager della sanità in Lombardia.

Vogliamo sfidare il governo della Regione in pochi giorni si possono approvare delle linee guida che improntino la scelta dei direttori generali di ASL, A.O, AREU, a criteri di trasparenza, indipendenza e valorizzazione del merito, anche allo scopo di migliorare qualitativamente e rendere maggiormente efficace il governo della rete sanitaria regionale.

Tali criteri dovranno prevedere un comitato di valutazione delle candidature composto, da valutatori esterni o terzi con competenze scientifiche e/o manageriali, rappresentanti di istituzioni come il Cergas della Bocconi, il Cerismas della Cattolica, le Scuole di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva della Statale e della Bicocca – dicono i consiglieri Sara Valmaggi e Carlo Borghetti – . Per rendere più efficace ed efficiente la gestione delle aziende pubbliche si indichi che il mandato dei direttori generali abbia la durata di cinque anni ripetibile per una sola volta, fissando inoltre il limite massimo di età a 70 anni.

Inoltre per rendere più vicina la gestione e organizzazione del sistema sanitario ai territori, così com’è auspicabile, proponiamo che le nomine siano concertate con i rappresentanti delle associazioni dei Comuni

Per quanto riguarda i criteri di valutazione dell’operato dei direttori, che pure dovranno operare in sintonia con gli obbiettivi di politica sanitaria regionale, è auspicabile che la percentuale attribuita al raggiungimento degli obiettivi legata al mandato raggiunga l’80% e lasci una minima percentuale del 20% di valutazione basata sul rapporto fiduciario che lega il dirigente all’Ente che lo ha nominato.

Si tratta di poche semplici regole scritte nero su bianco e sancite da un atto pubblico affinché si possa uscire da questo balletto poco decoroso che pare solo legato all’appartenenza politica dei diversi direttori, consegnando certezza, trasparenza e qualità al nostro sistema sanitario.

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