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Moody’s e Berlusconi: ma chi ci crede ancora?!

 

MOODY’S E BERLUSCONI: MA CHI CI CREDE ANCORA?!
Nelle ultime ore due notizie hanno animato il dibattito politico:  l’ennesimo declassamento, da A3 a Baa2, dell’Italia da parte di Moody’s e il ritorno sulle scene di Berlusconi. 
La notizia dell’agenzia di rating è arrivata proprio il giorno in cui il pm di Trani nell’atto di chiusura delle indagini evidenzia che gli analisti di Moody’s Abercromby e Wassemberg “fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari informazioni tendenziose, distorte e, come tali, anche falsate in merito all’affidabilità creditizia del sistema bancario italiano, idonee a disincentivare l’acquisto di titoli bancari italiani e deprezzarne, così, il valore”… Chi ha orecchie per intendere, intenda… L’agenzia ha spiegato la sua decisione sottolineando che tra i fattori che probabilmente porteranno ad “un ulteriore netto aumento dei costi di finanziamento” dell’Italia ci sono il rischio di contagio da Grecia e Spagna e  ”l’erosione” che avanza sul fronte degli investimenti esteri nel nostro Paese.
E l’accento è posto anche sul  ”deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine”, nonostante le misure del governo Monti, e sul “clima politico che, con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera, è fonte di un aumento dei rischi”.
Sono subito arrivate critiche all’agenzia di rating, e sostegno alle riforme che il Governo sta attuando, da parte non solo delle forze politiche in Parlamento, ma anche da molti leader europei e dalla Commissione.
Gli stessi leader che non hanno potuto non manifestare preoccupazione per il ritorno di Berlusconi. Chi mai può ancora credere che quest’uomo possa agire per l’interesse del Paese?! A noi una ricandidatura di Berlusconi non fa neanche un po’ di paura, visto come l’uomo si è ormai s…creditato di fronte al mondo: non gli basterà certo perdere qualche chilo e mollare la Minetti per rifarsi immagine e verginità… Ma non vorremmo che l’ipotesi del suo ritorno desse argomenti alle agenzie di rating, per quanto s…creditate anch’esse.
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Le buone prassi anticipano l’area metropolitana

 

IL FUTURO DELLE AREE METROPOLITANE

Borghetti: “No ad una politica di tagli. Sì ad un gestione coordinata del territorio”

Le numerose buone pratiche di gestione coordinata del territorio diventino una prassi a livello regionale. Questa è la richiesta fatta da Legautonomie e Anci Lombardia auditi giovedì mattina in commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, seduta dedicata al tema della città metropolitana di Milano. Diversi i casi presentati ai commissari, ad esempio la gestione coordinata per la tutela ambientale messa a punto dai comuni del basso Olona e quelli del sud ovest Milano.
Carlo Borghetti, capogruppo della commissione Affari istituzionali, fa suo l’appello fatto da Legautonomie e Anci ritenendo che “questo tipo di approccio coordinato di gestione del territorio risulta vincente in tempi di crisi economica in cui le risorse sono sempre più esigue e rappresenta il punto di partenza per la definizione delle competenze delle aree metropolitane. Chiediamo alla Regione Lombardia di farsi promotrice di una iniziativa che metta a sistema le buone prassi amministrative di cui sono un esempio positivo diversi comuni lombardi. E’ un’ottima alternativa alle politiche di tagli messe in atto da tempo in Lombardia come se fossero una scelta obbligata, nonostante vi siano soluzioni decisamente meno drastiche a portata di mano”.

 

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Nuovo Maestro, nuova orchestra, nuova musica

Lunedì, 21 novembre 2011-  Il neo Ministro Riccardi avrebbe detto che “siamo passati dal Carnevale alla Quaresima”. La metafora non lascia presagire tempi facili, ma il mutamento di persone e di clima sì: abbandonate le barzellette del Cavaliere e un modo di fare che aveva ridotto le istituzioni a luoghi di scarsa serietà, guidate da persone spesso e volentieri poco competenti (…per non dire di peggio), si respira ora aria nuova. Nei suoi discorsi d’insediamento il nuovo Presidente del Consiglio ha sottolineato la centralità del Parlamento, così spesso messo all’angolo dal Governo Berlusconi, che ne scavalcava il ruolo a colpi di fiducia. Monti ha rimarcato che al Parlamento va ridata credibilità, dignità e autorevolezza, da guadagnarsi attraverso l’azione di chi vi siede.
L’Europa, figlia di una storia e di un progetto di uomini lungimiranti, è stata rimessa al centro, dopo esser stata molte volte usata dal Governo precedente come scusa e capro espiatorio per incapacità manifeste.
Tre le parole chiave del discorso del neopremier: rigore di bilancio, crescita ed equità.
Quest’ultima è per noi molto importante, decisiva per ricreare nel Paese fiducia verso le Istituzioni. Monti ha sottolineato che, di fronte ai sacrifici che dovranno essere chiesti agli Italiani, è necessario, per coerenza, ridurre i costi della politica, ed è necessario riformare il sistema pensionistico, eliminando però i privilegi e le disparità esistenti tra giovani e meno giovani e tra le diverse categorie di lavoratori.
E l’attenzione ai giovani e alla riforma degli ammortizzatori sociali entra finalmente tra le priorità del Governo.
Con le leggi ad personam di Berlusconi e i numerosi personaggi in odore di mafia che gravitavano attorno al suo Esecutivo, ora sentir parlare di rispetto delle regole e delle Istituzioni e di lotta all’illegalità e all’evasione fiscale nel nostro Parlamento è sicuramente una boccata d’ossigeno, alla quale -ovviamente- devono seguire presto fatti concreti.
Certo non ci aspetta un periodo indolore, e potremo ritrovarci a criticare alcune scelte del nuovo Governo, ma intanto non possiamo dire che la musica non sia finalmente cambiata in meglio. È il tempo della speranza.

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Crisi, Governo e dito medio

Martedì, 15 novembre 2011- I rettori Ornaghi e Tabellini, Amato, Dini. E’ iniziata la girandola dei nomi di coloro che, in sostituzione ai Ministri uscenti, costituiranno il nuovo Governo tecnico sotto le insegne di Mario Monti. Monti sì, Monti no: l’Italia dei Valori, dopo un no iniziale, ha accolto l’appello del segretario Bersani e ha deciso di appoggiare il nuovo Governo, così come Pd e Pdl, quest’ultimo non senza qualche riserva su nomi e programma. Non così la Lega Nord, che ha deciso di togliersi di dosso i duplici panni di comoda maggioranza a Roma e minoranza lamentosa al Nord. In attesa delle nuove consultazioni, noi tutti possiamo solo augurarci che chiunque vada al Governo sia dotato di grande lungimiranza e si rimbocchi senza indugi le maniche per tirare fuori dalla crisi nera il nostro Paese, senza star qui a discutere su quanto durerà questa parentesi prima che venga ridata la parola ai cittadini. Quel che è certo, è che l’Italia sta attraversando un periodo di instabilità e confusione, sensazioni a cui hanno dato voce i contestatori fuori da Palazzo Grazioli. Le loro grida, i loro slogan non saranno stati il massimo dell’eleganza, è vero (anche perché Berlusconi non è stato sfiduciato, e non sappiamo quanto ancora la sua figura influenzerà il futuro) però siamo tutti esausti, svuotati da un ventennio dove la politica, invece che ripulirsi dalle macchie di tangentopoli, si è sporcata ancora di corruzione e interessi. Proprio l’altroieri, a Roma, la contestazione ha colpito anche il presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, che ai cori ha pensato bene di rispondere con un eloquente paio di corna seguite da un dito medio alzato verso la folla. E’ dunque questo il rinnovato “stile Pdl”? E’ questa la risposta di un Governatore regionale di fronte agli elettori stufi della vecchia politica? Forse che Formigoni ha deciso di dimostrare che l’alleanza con la Lega in Lombardia continuerà, copiando i gesti e i modi scomposti dei vari Calderoli, Bossi e Borghezio? Sarà. A me Formigoni in questo momento sembra solo un gran maleducato, ben lontano dall’essere all’altezza di governare una Regione come la Lombardia.

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Facciamo presto

Giovedì, 10 novembre 2011- Un governo di tecnocrati “guidato da un’autorevole personalità esterna” farebbe “rapidamente” scendere a 350 punti lo spread tra Btp decennali e bund. E’ quanto stima la Goldman Sachs in un rapporto dedicato all’Italia, dove vengono previste le ripercussioni sul mercato dei titoli di stato dei diversi possibili scenari successivi alle dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Così si legge in un’Agenzia stampa di questa mattina. Monti ha quindi la “benedizione” dei mercati, oltre che quella del Presidente Napolitano, che ieri ha giocato le sue carte, dimostrando ancora una volta la sua capacità di supplire alla mancanza di guida di questo Paese, nominando l’ex commissario europeo senatore a vita. Lega e IDV si sono già smarcati, dichiarando apertamente di voler fare opposizione e di preferire le elezioni. Sono ore cruciali per il nostro Paese, che davvero sta rischiando molto, i numeri di ieri, di spread e Piazza Affari, non potevano non farci pensare di essere su una strada negativa verso il default. FATE PRESTO, titolava oggi, quasi a mezza pagina il Sole 24 Ore: non c’è più tempo. E non si tratta di compiacere i poteri forti, sia ben chiaro (con Berlusconi non era forse comunque così?!)… Il Pd in questo momento sta dimostrando la sua compattezza e la responsabilità che sente verso il nostro Paese, che necessita di una guida seria e autorevole e di riforme subito. Riforme che sappiano farci riallineare alle richieste europee, che diano credibilità alla nostra economia e ci facciano tornare a crescere. Non sarà facile, ma è il momento, per chi crede nella forza di questo Paese, di dimostrarlo: gli italiani non possono aspettare. Facciamo presto.

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