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Moody’s e Berlusconi: ma chi ci crede ancora?!

 

MOODY’S E BERLUSCONI: MA CHI CI CREDE ANCORA?!
Nelle ultime ore due notizie hanno animato il dibattito politico:  l’ennesimo declassamento, da A3 a Baa2, dell’Italia da parte di Moody’s e il ritorno sulle scene di Berlusconi. 
La notizia dell’agenzia di rating è arrivata proprio il giorno in cui il pm di Trani nell’atto di chiusura delle indagini evidenzia che gli analisti di Moody’s Abercromby e Wassemberg “fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari informazioni tendenziose, distorte e, come tali, anche falsate in merito all’affidabilità creditizia del sistema bancario italiano, idonee a disincentivare l’acquisto di titoli bancari italiani e deprezzarne, così, il valore”… Chi ha orecchie per intendere, intenda… L’agenzia ha spiegato la sua decisione sottolineando che tra i fattori che probabilmente porteranno ad “un ulteriore netto aumento dei costi di finanziamento” dell’Italia ci sono il rischio di contagio da Grecia e Spagna e  ”l’erosione” che avanza sul fronte degli investimenti esteri nel nostro Paese.
E l’accento è posto anche sul  ”deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine”, nonostante le misure del governo Monti, e sul “clima politico che, con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera, è fonte di un aumento dei rischi”.
Sono subito arrivate critiche all’agenzia di rating, e sostegno alle riforme che il Governo sta attuando, da parte non solo delle forze politiche in Parlamento, ma anche da molti leader europei e dalla Commissione.
Gli stessi leader che non hanno potuto non manifestare preoccupazione per il ritorno di Berlusconi. Chi mai può ancora credere che quest’uomo possa agire per l’interesse del Paese?! A noi una ricandidatura di Berlusconi non fa neanche un po’ di paura, visto come l’uomo si è ormai s…creditato di fronte al mondo: non gli basterà certo perdere qualche chilo e mollare la Minetti per rifarsi immagine e verginità… Ma non vorremmo che l’ipotesi del suo ritorno desse argomenti alle agenzie di rating, per quanto s…creditate anch’esse.
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La chiesa che parla di Berlusconi

Giovedì, 6 ottobre 2011- Silvio Berlusconi ”deve dimettersi punto e basta. Sarebbe la prima volta che fa qualcosa che giova al Paese”: parola di mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, intervistato dalla versione online di Famiglia Cristiana. Per il presule con la prolusione del presidente, card. Angelo Bagnasco la Cei ”non ha titolo per chiedere a un presidente del Consiglio di fare un passo indietro. Ma i singoli vescovi come cittadini italiani lo possono fare e io sono un cittadino italiano”.
”Ho espresso – spiega – opinioni di cittadino e non amo nasconderle per convenienze ecclesiastiche, anzi mi dispiace, per essere ancora piu’ chiaro, che tanti italiani si riconoscano politicamente in Silvio Berlusconi”.
Delle inchieste, aggiunge, ”ho perso il conto, come tutti, ma cio’ che avverto e’ l’assoluta mancanza di strategia per occupazione e famiglie. Pagano sempre i poveri, mentre chi evade il fisco, chi porta capitali all’estero e’ premiato”.
Mons. Mogavero bacchetta anche il ”timore di non uscire allo scoperto” dei laici cattolici che in questa stagione ”non brillano certo per franchezza e audacia”.

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Berlusconi e l’attacco di chi sente franare la terra sotto i piedi

Giovedì, 26 maggio 2011- Cambiano i temi, ma non i toni. Dopo il sorprendente autogol di Letizia Moratti, che ha accusato Giuliano Pisapia di aver avuto a che fare con i brigatisti degli anni Settanta, adesso è la volta di Silvio Berlusconi di colpire ben sotto la cintura dell’avversario politico. Pisapia vorrebbe una Milano islamica, secondo il Premier, una “zingaropoli” dove a farla da padroni sarebbero rom, sinti e musulmani, buttati tutti insieme nel calderone del “diverso che fa paura”, soprattutto agli anziani lasciati soli davanti al televisore. A rincarare la dose ci ha pensato il leghista Borghezio, che nel perfetto aplomb che da sempre lo contraddistingue ha affermato che “Al Qaeda sarebbe felice della vittoria di Pisapia a Milano”. Non sarà facile stabilire se questi attacchi andranno a segno, minando la sicurezza delle categorie più deboli e alimentando una paura difficile da sradicare, oppure se scoppieranno come bolle di sapone. Di sicuro non è questa, non può essere questa, la buona politica di cui parlavano i nostri Vescovi e il presidente della Repubblica Napolitano.

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Il vento del Nord

Martedì, 17 maggio 2011 - I cittadini hanno dato ascolto all’appello di Berlusconi, esprimendo tramite le urne non solo un voto diretto per la corsa verso le grandi poltrone di primo cittadino ma anche un parere sul Governo. E il responso si legge a chiare lettere: no a Berlusconi. Significativamente, la svolta si è percepita soprattutto al Nord, dove la batosta più grossa al Pdl è arrivata dal capoluogo Milano. Il calo dei consensi verso Letizia Moratti, e verso il Premier che ancora una volta ha voluto metterci la faccia, indica una gran voglia di cambiamento e soprattutto una crepa che si apre nel centrodestra proprio in quella che era considerata la sua dimora intoccabile. Il Pdl tace, la Lega borbotta e il Terzo polo si fa i conti in tasca: il vento del Nord, quello vero, non quello “padano”, sta arrivando, e non sarà facile per il centrodestra tenergli testa. Attenzione, però: il vento per sua natura è mutevole. Noi tutti abbiamo ora una grande responsabilità, impegnarci affinché la richiesta di nuovo che arriva dalle schede elettorali non cada nel vuoto e nel tritacarne della solita politica.

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Processo breve, un dramma tutto italiano

Processo breve, l'opposizione

Martedì, 19 aprile 2011- C’è un’immagine che resterà scolpita a lungo nella memoria di molti fra le tante che hanno caratterizzato la discussione in aula sull’approvazione del processo breve. Non la pacca sulla spalla di Berlusconi ad Angelino Alfano a lavoro compiuto, non i cartelli e l’ostruzionismo delle minoranze. Sono i volti dei famigliari delle vittime del rogo alla Thyssen Krupp di Torino, dei truffati Parmalat a Parma, di chi conosceva i morti del Cessna mai decollato a Bologna, o del disastro ferroviario di Viareggio, gli amici degli studenti morti nella Casa dello studente all’Aquila, le persone coinvolte nei casi di malasanità e gli onesti su cui sono pesati i mille falsi invalidi coperti dai funzionari Inps a Palermo. Una tragedia nazionale che condividono tutti gli italiani, che pesa sulle spalle di tutti ma soprattutto di chi ha ormai la sola speranza che giustizia sia fatta. Il processo breve, che dovrà essere vagliato dal presidente Napolitano, non era la priorità dei cittadini: parlando con le persone, di solito, emergono ben altri problemi. L’Italia ha bisogno di lavoro, e subito, ha bisogno di stabilità, di appoggio ai giovani e alle famiglie, necessita di uscire dalla crisi e chiede ai suoi rappresentanti di fare qualcosa al più presto. I tempi della giustizia vanno snelliti, è evidente: ma allora sarebbe bastato far sì che il processo breve fosse applicato all’indomani dell’approvazione della legge e non sui procedimenti già in corso. Altrimenti, non veniteci a dire che non si tratta dell’ennesima legge ad personam. Onestamente non possiamo far altro che sentirci tutti presi in giro da una classe dirigente autoreferenziale e così lontana dai bisogni delle persone, a dispetto di quanto predica ogni giorno la Lega.

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Non di sola Ruby…

Giovedì, 14 aprile 2011- Nei giorni scorsi sono stati parecchi gli italiani che hanno atteso con curiosità l’apertura del processo al premier Silvio Berlusconi. Tra loro, una nutrita schiera di sostenitori, convinti della buona fede del presidente e certi della parzialità di giudizio della magistratura, ma anche parecchi colpevolisti, desiderosi di una condanna esemplare. Il processo, che è poi stato rinviato al 31 maggio, ha catturato l’attenzione dei media stranieri ed è facile capirne il motivo: sesso, soldi e potere sono ingredienti perfetti per un mix appetibile a qualunque tipo di pubblico. Bene, noi non dobbiamo essere quel pubblico. Che il processo si concluda con l’assoluzione del premier o con la sua condanna (e visti i capi d’accusa che includono lo sfruttamento di prostituzione minorile si tratterebbe di una condanna terribile che costringerà tutti i sostenitori di Berlusconi e del Pdl a porsi delle serie domande) la politica deve adesso concentrarsi su problemi ben diversi, a partire dalla drammatica situazione nordafricana con l’esodo di migliaia di disperati da Paesi in piena guerra civile. Sperando che il teatrino alimentato dal Premier non pregiudichi ancor di più la credibilità dell’Italia all’interno del contesto europeo, impressione vivissima. I giudizi e i dibattiti sul processo, lasciamoli alla fine del processo (sperando di arrivarci presto…).
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Non possiamo tacere

Martedì, 25 gennaio 2011- Non possiamo tacere.

 

Dopo aver sentito e letto i numerosi interventi di questi giorni sulle vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio, non sentiamo il bisogno di intervenire sul merito delle questioni che occupano da troppi giorni le prime pagine dei giornali. Come politici che tentano di offrire la loro testimonianza cristiana nel servizio alle istituzioni e a questo nostro Paese, ci sentiamo piuttosto in dovere di manifestare la nostra preoccupazione per la deriva che sta interessando in modo sempre più evidente la vita pubblica italiana.Un’intera generazione politica, e non facciamo differenze di schieramento, rischia di venire precipitata in un formalismo che accompagna alla proclamazione di valori e tradizioni che spesso vengono qualificati con l’impegnativo aggettivo di cristiani, una serie di comportamenti pratici che sconfinano nella categoria dell’amoralità e pretendono di non diventare oggetto di giudizio in nome dell’assoluta intangibilità della sfera privata e della libertà, altrettanto assoluta, di scelta dell’individuo. Per chi fa politica la dimensione pubblica non è un accidente o un qualcosa di totalmente separato dalla propria esperienza di vita (anche privata), tanto quanto per chi si definisce credente la testimonianza quotidiana non può essere separata dalle proprie abitudini di vita, anche privatissime. Non si tratta di ergersi a giudici di nessuno; per questo esiste la magistratura nella città terrena e il buon Dio in quella celeste. Il punto è un altro: il patrimonio morale e culturale di un popolo o di una nazione non sono indipendenti dal comportamento e dalle abitudini di chi in essi riveste ruoli di responsabilità, a qualsiasi livello. Il Vangelo non è tenero con chi si definisce cristiano e rischia di recare scandalo, ovvero di offrire una testimonianza dissonante e contraria rispetto a quanto proclama o afferma di credere: meglio che si leghi una macina al collo e si getti nel mare. La rilevanza penale di un comportamento è fondamentale per il giudizio terreno di chi è investito del compito di vigilare sul rispetto delle leggi, ma le conseguenze morali e culturali di ogni nostro comportamento vanno oltre il codice penale e toccano elementi più profondi e radicali quali l’ethos collettivo e la possibilità di indicare criteri per vivere una vita buona. La grave preoccupazione per l’emergenza educativa che ha spinto i vescovi italiani a dedicare un intero decennio della comunità cristiana proprio al tema della trasmissione dei valori, suona purtroppo come profetica: quali modelli offriamo ai giovani? Quali prospettive educative si aprono di fronte ai più piccoli? Che cittadini stiamo formando? Sono domande che, se guardiamo a quello che sta accadendo in questi mesi, rischiano di condurci attraverso riflessioni colme di smarrimento se non di angoscia. La politica farà le sue scelte e adotterà le sue strategie che condurranno probabilmente a un duro scontro tra chi difende le ragioni del Presidente del Consiglio e chi ritiene che i suoi comportamenti siano lesivi della dignità dell’intero Paese. Questo non toglie però nulla alla necessità di una profonda riflessione sulle conseguenze che abitudini e comportamenti che si trascinano da tempo e di cui i protagonisti si sono a più riprese vantati, rischiano di far precipitare sull’intera società italiana. Anche dalle gerarchie ecclesiastiche si sono opportunamente levate, negli ultimi giorni e non solo, voci preoccupate al proposito. Nessuno ha titolo per considerarsi paladino esclusivo del cristianesimo in politica e nessuno può arrogarsi il diritto di invocare i valori cristiani, e tanto meno il Vangelo, per difendere le proprie scelte politiche che rimangono, è bene ricordarlo, nel campo dell’opinabile e del provvisorio. Ci piace richiamare, per concludere, un passaggio della Lettera a Diogneto, uno scritto del padri apostolici: i cristiani “dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. (…) Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano” (V,9-11.13). Anche oggi c’è bisogno di cristiani così e di politici che, dicendosi cristiani, abbiano l’umiltà di servire e rifuggano l’arroganza del potere.

 

Giuseppe Adamoli, Alessandro Alfieri, Emanuela Baio, Mario Barboni, Giovanni

Bianchi, Luigi Bobba, Carlo Borghetti, Daniele Bosone, Gianluca Bracchi, Virginio

Brivio, Giovanni Burtone, Ezio Casati, Mario Cavallaro, Paolo Corsini, Silvia Costa,

Paolo Cova, Paolo Danuvola, Lino Duilio, Andrea Fanzago, Enrico Farinone, Luca

Gaffuri, Francesco Garofani, Gianantonio Girelli, Marco Granelli, Lorenzo Guerini,

Daniela Mazzuconi, Alessia Mosca, Giovanni Orsenigo, Beppe Pagani, Flavio Pertoldi,

Fabio Pizzul, Gigi Ponti, Francesco Prina, Marco Riboldi, Matteo Richetti, Ettore

Rosato, Paolo Rossi, Antonio Rusconi, Giovanni Sanga, Fabrizio Santantonio, Carlo Spreafico, Gianluca Susta, Patrizia Toia

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