Archivi categoria: Economia e lavoro

PER IL DOPO EXPO GARANTIRE L’INTERESSE PUBBLICO. OSPEDALE DEL BAMBINO? PARLIAMONE

PER IL DOPO EXPO GARANTIRE L’INTERESSE PUBBLICO. OSPEDALE DEL BAMBINO? PARLIAMONE.  Approvato l’ordine del giorno Pd che invita la Giunta regionale a rendicontare lo stato di attuazione delle opere infrastrutturali alle commissioni consiliari, definire la presenza di Regione Lombardia all’interno di Expo in correlazione alle risorse in bilancio e accelerare sul dopo Expo, valutando il ruolo di Arexpo per la valorizzazione dell’area.  ”Il bando per il dopo Expo è andato deserto – ha detto il consigliere Pd Carlo Borghetti – è fondamentale ora che sia garantita una funzione di pubblica utilità per il riuso dell’area su cui si svolgerà l’Esposizione Universale. Nei mesi scorsi si era parlato di stadio del Milan: mi sembrava una soluzione al ribasso. Più interessante l’ipotesi della nuova sede RAI di Milano. Ma ora la preoccupazione sta nel fatto che non siano arrivate proposte effettive. E questo nonostante il bando contenesse dei criteri positivi, che garantiscono funzioni di pubblica utilità, oltre a una vasta area verde.  “Ora, piuttosto che abbassare il livello delle funzioni di interesse pubblico, è  necessario che sia la stessa Arexpo a garantirle, anche essendo la società stessa ad attuare l’intervento – continua Borghetti – Se l’area dovesse poi essere riutilizzata attraverso interventi plurimi fatti da soggetti diversi, è fondamentale che Arexpo si faccia comunque garante di un intervento unitario”. Conclude infine Borghetti: “L’ipotesi di costruire sulle aree Expo l’Ospedale per il Bambino, come propone l’assessore alla Sanità Mantovani, è certamente interessante: va però chiarito come si inserisce eventualmente nel resto degli interventi, perché stiamo parlando di un’area di un milione di metri quadri, e va definito il disegno complessivo”.  Milano, 25 novembre 2014

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Impariamo a votare facendo la spesa

IMPARIAMO A VOTARE FACENDO LA SPESA.
Il Wwf Italia ha presentato questa settimana a Venezia il rapporto “Andamento dell’impronta ecologica nel Mediterraneo” da cui è emerso, purtroppo, che il nostro Paese, con il 23 %, è quello, nel mare nostrum, ad aver toccato il punto maggiore di “debito ecologico”.
Per dare un’idea seguono Spagna (17%), Francia (13%), Turchia (10%) ed Egitto (9%). Gli italiani, cioè, sono quelli che usano più risorse rispetto alle capacità dell’ambiente naturale di rigenerarle.
Tra i Paesi del Mediterraneo il Portogallo è l’unico ad aver ridotto in maniera significativa il suo deficit ecologico negli ultimi anni.
Sembra un problema più grande di noi, ma in realtà l’impronta ecologica ha a che fare con il modello di sviluppo che vogliamo e con i nostri comportamenti di ogni giorno.
E su questo fronte ciascuno di noi, nel proprio piccolo, può fare la propria parte.
Padre Alex Zanotelli dice che “i consumatori esprimono un voto con ogni prodotto che scelgono, e segnalano alle imprese i comportamenti che approvano e quelli che condannano. L’acquisto può trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre”.
E’ quindi anche andando a fare la spesa che possiamo esercitare “la nostra sovranità” perché il modo in cui consumiamo riguarda l’intera umanità, perché ha conseguenze sulle risorse, sull’energia, sui rifiuti, sulle condizioni di lavoro…
È quindi sempre più importante per noi e per il futuro di chi verrà dopo di noi informarsi ed essere critici nella scelta dei prodotti, per essere protagonisti e non complici di qualcosa che non vogliamo e non condividiamo.
Perché si fa politica tutti i giorni, innanzitutto con il proprio stile di vita. Anche facendo la spesa.
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L’Europa fa la differenza: chi non ci crede gioca contro l’Italia

 

L’EUROPA FA LA DIFFERENZA: CHI NON CI CREDE GIOCA CONTRO L’ITALIA.
La notizia di politica economica più importante della settimana è il via libera al piano anti-spread di Draghi, cioè la possibilità di acquisto illimitato di titoli di stato, approvato con un solo voto contrario (ovviamente della Bundesbank, seppure mitigato da dichiarazioni positive della Merkel). Draghi ha sottolineato la necessità di difendere l’integrità della politica monetaria dell’Eurozona e l’euro stesso, considerato irreversibile.

La Bce ha deciso quindi di affrontare le “immotivate” (così sono state definite da Draghi) distorsioni sui mercati, come quelle sullo spread: ad esempio il nostro differenziale tra Btp e titoli di stato tedeschi decennali dovrebbe essere attorno ai 200 punti base, ben lontano dagli oltre 400 che si sono registrati per tutta l’estate. Anche se all’acquisto illimitato di bond si accompagneranno condizioni più forti e stringenti per gli Stati, rispetto a quelle che auspicava Monti prima dell’estate. Il giorno dopo l’intervento di Draghi le borse europee erano euforiche, e lo spread è sceso a 350 punti, segno che qualcosa si è mosso, ed è arrivato il plauso di Monti, del Fondo Monetario Internazionale e di molti altri leader, non solo europei.

Ma proprio nei giorni in cui si brinda alla Bce, Monti ha lanciato un allarme sulla pericolosità delle spinte localistiche nel momento in cui si perfeziona la costruzione Ue, forse riferendosi anche al possibile referendum anti-euro promosso dalla Lega e dal Movimento 5 stelle. Monti ha persino proposto un Consiglio UE contro il populismo montante in Europa , da tenersi a Roma, proprio dove furono firmati i Trattati fondativi nel 1957.
Sono in molti a dimenticare che l’Europa è nata dopo la seconda guerra mondiale per garantire la pace tra popoli che fino a poco prima si erano combattuti barbaramente, e che si è deciso di partire dall’economia, terreno più praticabile, per puntare a un’integrazione sempre maggiore, anche politica, meta ancora da raggiungere. E oggi, come ha ricordato Monti al forum Ambrosetti, “ormai il governo si fa in gran parte a Bruxelles, e ora con un’attiva partecipazione italiana”.

È questo che bisogna ricordare, chiunque guiderà il prossimo Governo della Repubblica: il processo europeo deve essere perseguito con forza e costanza e reso irreversibile. Pena non solo un alto costo “ideale” per la mancata realizzazione di un progetto di pace e benessere per i popoli, ma pena un alto costo in termini sociali ed economici, che l’Italia -oltretutto- non potrebbe sopportare.
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Politiche di sostegno alla famiglia? Toh, la Lombardia brilla poco poco…

Sono stati presentati settimana scorsa a Roma i risultati della ricerca sulle politiche familiari regionali realizzato dalla Cisl in collaborazione con la sua Federazione nazionale dei pensionati. La ricerca ha analizzato gli interventi normativi promossi in 8 regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Campania, Sicilia) e ha utilizzato strumento innovativo di analisi denominato IGF (indice del grado di familiarità) per “misurare” la centralità della famiglia nelle politiche e nei bilanci.
Si tratta di un meccanismo che tiene conto delle risorse impegnate, della la composizione del nucleo familiare, dei servizi offerti e dell’occupazione, attraverso il quale la ricerca è riuscita a distinguere le Regioni pro-family da quelle no-family. E si scopre così che la Lombardia viene classificata come no-family a causa della mancanza di strategie e di un approccio troppo individualista delle norme. Invece, sorpresa, la Sicilia, che impegna meno fondi della Lombardia, rientra tra le pro-family, perché «valorizza la complessità relazionale e non astrae il singolo individuo rispetto al contesto familiare in cui è inserito».
Alla presentazione dell’indagine è intervenuto il Ministro Riccardi che ha annunciato che presto verrà realizzato un piano nazionale di sostegno alle famiglie.
Il ministro ha definito la famiglia come una delle ultime riserve di “gratuità e solidarietà di cui disponiamo”.
Il ruolo svolto dalla famiglia per la coesione sociale e lo sviluppo del Paese è importantissimo, ma è messo a dura prova dalla crisi, dall’aumento dei bisogni e dalla mancanza di adeguate politiche di welfare.
Alcune anticipazioni sul piano per il sostegno alle famiglie che il Ministro sta mettendo a punto: sostegno economico ai nuovi nati, ampliamento del credito per le giovani coppie, politiche attive sugli asilo nido e i servizi alla prima infanzia, niente costi di alcuni servizi per il terzo figlio.
Se la famiglia tornerà al centro delle politiche, dopo gli ultimi anni di proclami vuoti, l’Italia potrà risalire la classifica tra i paesi europei quanto alle politiche famigliari: attualmente il nostro Paese è in coda con l’1,1 % del PIL destinato a interventi in questo campo, contro una media europea del 2,5 %.
Il Ministro Riccardi ha fatto cenno anche all’importanza di politiche per la casa, del sostegno agli anziani e disabili e alla necessità di un miglioramento delle politiche di conciliazione dei tempi per le donne che lavorano e sono madri. La discussione in corso nella Commissione Sanità di Regione Lombardia per una più equa compartecipazione delle famiglie ai costi dei servizi sociali e socio-sanitari può segnare un punto importante anche nella nostra Regione nel sostegno alle famiglie, a patto di non farne una bandiera dietro la quale nascondere scarsità di risorse e una redistribuzione dei costi che si risolve tutta sulle spalle delle famiglie stesse…

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Per un’abbondanza frugale: meno PIL, più felicità

Sugli scaffali delle librerie è apparso il nuovo libro di Serge Latouche “Per un’abbondanza frugale”. Latouche è un economista che porta avanti la teoria della decrescita felice, probabilmente solo un’utopia, ma che in questo momento di crisi forse può darci qualche spunto. 
Anche in Italia abbiamo degli esempi di economisti che abbracciano queste teorie, come Luigino Bruni e Stefano Zamagni, che sostengono l’idea di un’economia “della felicità”.
Si parte dal concetto che la felicità e il benessere di una società non possono misurarsi solo attraverso i consumi e il PIL pro capite, che stima solo la ricchezza ma non considera tantissimi altri valori qualitativi.
Latouche propone come alternativa al modello attuale di società, basata sul consumo e sulla necessità di crescere, una società “conviviale”, che recuperi lo spirito del dono (e qui le parole chiave sono dare, ricevere, ricambiare), i legami sociali basati sull’altruismo, la reciprocità, il rispetto degli altri e dell’ambiente.
Secondo Latouche la vera ricchezza è quella costituita dai beni relazionali, cioè quelli che si fondano sulla reciprocità e la non-rivalità, il sapere, l’amore, l’amicizia. Latouche sostiene che quella in cui viviamo, proprio perché è una società dei consumi, non può essere una società di abbondanza: per continuare a consumare occorre creare (e lo si fa in gran parte con la pubblicità) un’insoddisfazione permanente, creando quindi nuovi “bisogni”.
Latouche propone dei modelli diversi: la decrescita felice e l’abbondanza frugale. 
Il cambiamento di prospettiva  può essere realizzato attraverso le otto «R»: rivalutare, ridefinire, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Questi otto obiettivi interdipendenti produrrebbero un circolo virtuoso di decrescita serena, conviviale e sostenibile. 
Sono idee affascinanti, probabilmente poco realizzabili su scala globale, ma che certamente possono darci spunti di riflessione significativi sui nostri stili di vita quotidiani, e ricordarci l’importanza delle relazioni e della convivialità per una vita alla fine un po’ più felice, anche con meno PIL.

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Maltempo: serve più cura per il territorio e meno tagli alla ricerca

Lunedì 31 ottobre 2011- Un anno fa, il Veneto; settimana scorsa, Roma e Napoli. Il maltempo che ha funestato in questi giorni gli abitanti della Liguria e della Toscana è terribile, e ci lascia tutti in silenzio di fronte ai morti, ai dispersi, davanti a chi ha perso i suoi cari o la sua casa nel vortice di un’ondata di acqua e fango. Di fronte a queste tragedie il silenzio sembrerebbe doveroso, ma a parer mio è proprio in questi momenti che è più necessario parlare, rifiutarsi di tacere. Non è possibile nel 2011 essere qui a piangere nuovi morti per catastrofi naturali. A Monterosso, nelle Cinque Terre, la gente si è rimboccata le maniche fin da subito per ripristinare la normalità, e i soccorsi organizzati sono arrivati celermente da tutta Italia. Non è la solidarietà, o la voglia di lavorare, che ci manca. Ma io dico: queste tragedie non possono essere evitate? Ad Aulla (Massa Carrara) la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo anche se attualmente non ci sono indagati. Non è la prima volta che accadono queste cose in Italia: tra terremoti, eruzioni vulcaniche, esondazioni e frane conosciamo bene i punti deboli del nostro territorio, ma non riusciamo ad attuare in tempo azioni preventive e soprattutto non ci decidiamo a dare spazio (e fondi) alle Università di Geologia e di Metereologia. Oltre a ricordare con rispetto i morti, ricordiamoci anche dei tagli fatti alla ricerca quando accadono queste disgrazie.

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Nerviano Medical Sciences, un patrimonio da non disperdere

Un centro di ricerca d'eccellenza

Mercoledì, 9 febbraio 2011- Un patrimonio di conoscenza da non disperdere, quello acquisito in molti anni di lavoro dalla Nerviano Medical Sciences, ma che ora rischia di risentire fortemente della riduzione del personale dovuta al taglio dei fondi nonostante l’acquisizione da parte della Regione delle quote prima detenute dalla principale azionista di Nms, la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. “All’epoca dei fatti, cioè verso la fine di dicembre, avevo definito il provvedimento come “lungimirante” – ha affermato il consigliere regionale del Pd Carlo Borghetti – in quanto la decisione avrebbe consentito la valorizzazione di un importante polo di ricerca oncologica e, contemporaneamente, il salvataggio di ben 600 posti di lavoro. Eppure, c’è la possibilità concreta che molti giovani talenti, assunti a termine, non vedano il proprio contratto rinnovato. Non si tratta di licenziamenti, è vero, ma il mancato rinnovo di un contratto resta sempre un fallimento per una società che vuole essere flessibile ma non riesce a garantire un futuro alla ricerca e alle nuove generazioni. Per questo, chiediamo alla Regione di mantenere un alto livello di attenzione sulla questione Nerviano Medical Sciences: sarebbe anche un bel segnale di stima verso un territorio che dà molto alla Lombardia, l’Altomilanese”.

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Più contrasto all’usura e più sostegno alle vittime

Mercoledì, 26 gennaio 2011- Nella commissione regionale Affari Istituzionali ho ascoltato con molto interesse i rappresentanti delle associazioni che combattono l’usura, un fenomeno che

Lotta senza esclusione di colpi contro l'usura

ha dimensioni davvero insospettabili, e di una gravità sempre crescente, coinvolgendo un gran numero di imprese e famiglie. Cosa aggrava oggi il fenomeno? La rateizzazione dell’acquisto di beni di consumo, come quelli tecnologici, è diventata ormai una consuetudine che trascina con sè l’uso di prestiti da parte delle famiglie che non riescono a pagare tutte le rate. Prestiti a volte con tassi di interesse a livello di usura, provenienti non da banche ma da entità le più diverse. Per questo ritengo interessante la proposta fatta da queste associazioni, tra cui Adiconsum, che auspicano che la Regione possa istituire punti di ascolto dedicati a questo fenomeno, integrati magari con consultori o strutture di appoggio simili. Di fatto ad oggi in Lombardia non esistono sportelli regolati da norme regionali che accostino l’aiuto sociale alle famiglie a quello economico. I nuclei famigliari coinvolti in questo tipo di usura, infatti, quasi sempre si trovano anche in situazioni di disagio sociale ed è dunque necessario promuovere un’integrazione dei servizi d’ascolto e d’aiuto. Non posso che impegnarmi  nella ricerca di risposte di natura istituzionale a questo problema, anche attraverso proposte di legge regionale.

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Borse di plastica, finalmente il provvedimento che ci avvicina all’Europa

Mercoledì 5 gennaio 2011- Sono passati solo cinque giorni dalla data in cui è scattato l’importante decreto che blocca la produzione e la distribuzione delle borse di plastica, le “shopper” che tutti noi siamo abit

Stop ai sacchetti di plastica

uati a usare per imbustare la spesa al supermercato. Così entro qualche mese quest’usanza molto italiana di preferire ai sacchetti riutilizzabili i contenitori usa e getta dovrebbe essere messa definitivamente al bando. “In realtà – dice Carlo Borghetti, consigliere regionale del Partito Democratico Lombardia – le associazioni dei consumatori hanno rilevato alcune problematiche riguardo lo smaltimento delle buste rimaste in giacenza, e il comunicato del Ministero dell’ambiente non aiuta, parlando di smaltimento consentito fino ad esaurimento scorte purchè a titolo gratutito, senza però specificare chi effettuerà i controlli e che tipo di sanzioni applicherà. Sono contento che l’assessore al territorio Belotti abbia promesso intransigenza contro chi non rispetterà il provvedimento – continua Borghetti – ma spero che Regione Lombardia si adoperi soprattutto per aiutare i piccoli e piccolissimi negozi, che potrebbero vedersi costretti ad aumentare il prezzo della loro merce per poter offrire ai consumatori i nuovi sacchetti biodegradabili. Per il resto – conclude il consigliere – si tratta di un’ottima norma, inserita nella Finanziaria 2007 dal Governo Prodi, che accosta l’Italia al resto dell’Europa. La Lombardia non si faccia scappare l’occasione di essere una delle regioni capofila italiane per quanto riguarda l’attenzione all’ambiente”.

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