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Quel presepe andava fatto, ma non sia una foglia di fico

QUEL PRESEPE ANDAVA FATTO, MA NON SIA UNA FOGLIA DI FICO. Amo il presepe. E non riesco a immaginarmi un Natale senza il presepe. Lo faccio ogni anno a casa. Ma l’uso del presepe per sostenere le proprie teorie sull’identità o sui valori cristiani, qualunque teorie siano, lo considero un uso inopportuno o -peggio ancora- strumentale. È quello che ho sostenuto oggi nel mio intervento in Aula consiliare in Regione per spiegare perché non avremmo partecipato al voto di una mozione della Lista Maroni che chiedeva di indagare perché in una scuola bergamasca non fosse stata consentita l’installazione di un presepe in classe: il fatto su cui tanto can-can ha fatto Salvini. Ma era in discussione la difesa della identità nostrana o dei valori cristiani? No. In Consiglio ho chiesto: è più cristiano appendere crocifissi nelle aule del Pirellone e delle scuole o fare politiche di contrasto alla povertà, o politiche di sostegno a chi fa più fatica, o politiche di accoglienza? Gesù era a suo modo un profugo. Molti canti natalizi che risuoneranno nelle nostre chiese nelle prossime settimane parlano di persone, luoghi, usi e costumi che non sono certo quelli della nostra tradizione, ma di tradizioni lontane, nel tempo e nella geografia. Quel presepe andava fatto in quella scuola. Ma non facciamone la foglia di fico che nasconde le tante contraddizioni di chi lo difende solo per mettersi una medaglietta al petto.

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Missione nei campi profughi Saharawi

Da domani, 3 febbraio, a mercoledì 8 prossimo sarò in missione, insieme ad una delegazione guidata da Sara Valmaggi, nei campi profughi Saharawi nel sud dell’Algeria, al confine con il Marocco.
Il popolo Saharawi vive in esilio, nel deserto algerino dell’Hammada di Tindouf, dal 1975, da quando il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola nella quale il popolo viveva, è stato occupato dal Marocco e, in minima parte, dalla Mauritania.
Da quel momento è stato un susseguirsi di lotte per la liberazione, tregue, incontri di pace e ancora lotte.
Nel 1991, grazie all’intervento dell’ONU, il governo marocchino e i rappresentanti del popolo Saharawi hanno firmato un trattato per arrivare alla realizzazione di un referendum per l’autodeterminazione del popolo Saharawi, per il quale era stata anche messa in atto una missione di caschi blu, la “Minurso”. Ma il referendum non è mai stato fatto: infinite trattative, durate dal 1991 al 2000,  hanno portato a un incontro nel 2000 a Berlino, dove il governo marocchino ha proposto al Fronte Polisario (l’organo di rappresentanza del popolo Saharawi) una soluzione di autonomia per il Sahara Occidentale, ma sotto la sovranità marocchina, per salvaguardare l’integrità territoriale del Marocco.
Il Sahara Occidentale è un territorio molto ricco di fosfati e l’affaccio sull’Oceano Atlantico ha consentito in questi anni al Marocco di incamerare grossi profitti derivati dalla pesca e dagli accordi con le compagnie petrolifere.
I Saharawi, invece, privati del loro territorio, hanno realizzato in questi anni uno “Stato in esilio”, la RASD (Repubblica Democratica Araba Sahrawi), nei campi profughi del deserto algerino, dove 200.000 persone vivono in quattro grandi tendopoli (wilaya), divisi in province amministrative (daira).
Anche noi alloggeremo in una tendopoli, nella Wilaya di Smara, e saremo ospitati da una famiglia.
Visiteremo scuole, ospedali, un centro per disabili e avremo incontri con i rappresentanti del governo ai vari livelli.
Il popolo Saharawi, sorprendentemente, ha realizzato, all’interno dei campi, una società dove è alta la condivisione delle responsabilità, dove le donne hanno un ruolo attivo e sono garantite l’istruzione (la scolarizzazione a livello elementare è praticamente del 100%) e le cure sanitarie.
Questo a dispetto dell’inospitalità del deserto, dove la temperatura in luglio e agosto può superare i 55 gradi e l’acqua scarseggia. 
Negli ultimi mesi è cresciuta la violenza nei confronti della popolazione Saharawi, e la loro causa è ben lungi dall’essere risolta e ascoltata.
Forse il primo passo è tenere alta l’attenzione e raccontare quello che accade, non lasciarli soli, per far sì che la comunità internazionale si senta in dovere di intervenire di nuovo.

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Anziani giovani: una risorsa in tutti i sensi.

Mercoledì 18 gennaio a Copenhagen prende ufficialmente il via l’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.
Il Sole 24 Ore ha pubblicato alcuni dati, provenienti dall’Università Bicocca di Milano, che possono essere utili per capire l’importanza del tema.
Gli ultra 65enni in Italia sono 12 milioni e 554mila unità (dato di inizio 2012) e alla fine dell’anno ne conteremo 250 mila in più. L’invecchiamento della popolazione in Italia, e in tutto il mondo occidentale, è ormai un fenomeno assodato. Quello che occorre è che la politica si ponga l’obiettivo di gestire il fenomeno, tutelando la qualità della vita delle persone e delle famiglie coinvolte, soprattutto quando all’invecchiamento si accompagna la malattia. 
Una delle strade è quella di promuovere l’invecchiamento attivo: in Italia metà degli attuali 12 milioni di ultra65enni sono classificati come “anziani giovani” (hanno cioè tra i 65 e i 74 anni).
Questa folta fascia della popolazione italiana può essere fondamentale per l’apporto potenziale nell’aiuto all’interno della famiglia (con i bambini, altri anziani del nucleo famigliare, i giovani a cui trasmettere conoscenze) e nel volontariato.
Gli anziani sono dunque un patrimonio sempre più importante per la nostra società attuale, non solo da non escludere, ma anzi da valorizzare.
L’articolo del Sole 24 Ore arriva addirittura ad ipotizzare di ricavare dalla ri-vitalizzazione di questa fascia della popolazione (con un contributo medio annuo al Pil nell’ordine di 5mila euro pro-capite), circa 33 miliardi di euro…
Motivo in più, se necssario, perchè anche Regione Lombardia colga le potenzialità dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo, così come suggerito dalla mozione che ho presentato e che è stata approvata all’unanimità in Consiglio Regionale alla ripresa dei lavori in gennaio.

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Non si è mai abbastanza maturi!

Mercoledì, 22 giugno 2011- Da Andy Warhol ad Enrico Fermi, da Ungaretti agli anni Settanta: che bello leggere le tracce dei temi di Maturità e tornare con la memoria al passato, al nostro esame più cruciale. Tutti noi abbiamo infatti ricordi molto vividi delle giornate di studio immerse nel contesto socio culturale del tempo. Io ho terminato il liceo nel 1987: era l’anno delle dimissioni di Craxi, dell’alluvione in Valtellina, ma soprattutto del referendum sul nucleare. Un curioso parallelo, che mi rende facile rivivere insieme ai diciottenni e diciannovenni di oggi l’emozione di potersi esprimere tramite il tema sugli argomenti più attuali. Una riflessione merita anche il tema di argomento politico: “Destra e sinistra non sono parole morte e fa piacere vederle in un tema d’esame – ha detto il giornalista Michele Serra, entusiasta del fatto che c’è un rinnovato interesse per la politica – . C’è da chiedersi se sarebbe andata così se non ci fossero stati di recente il referendum e le elezioni amministrative”.

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Nuova musica nella città di Stradivari

Giovedì 5 maggio 2011- Un paesaggio da favola a due passi dalla riva del Po: lo scorso week-end Cremona ha fatto davvero di tutto per incantare noi consiglieri del Partito Democratico, giunti da ogni angolo della Regione nell’ambito del tour di ascolto delle Province. Un tour che non vuole essere vuota propaganda, perché senza ascolto a nulla servono i programmi, i progetti o altre azioni apparentemente più concrete ma lontane dai bisogni reali di chi quei luoghi li vive quotidianamente. Ecco allora una proposta con cui abbiamo lasciato, a malincuore, le belle strade cremonesi: portare in provincia di Cremona il call center della Sanità lombarda che nel 2004 è finito a Paternò, in Sicilia. Una contraddizione bella e buona, derivata da chissà quali assurdi giri politici, che vedeva decentrare in modo pazzesco un servizio utilissimo se operato nel territorio da chi la Lombardia la conosce bene. Durante la giornata il Pd regionale si è anche impegnato a sostenere la candidatura di “Cremona città del violino, città della musica” come patrimonio immateriale dell’Unesco e a continuare con forza a sostenere le ragioni del potenziamento del sistema idroviario e della sua integrazione con ferro e gomma nell’ottica della intermodalità.

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Viva l’Italia!

 

Sventolano le bandiere: è festa!

Un po' di sano orgoglio tutto italiano

Giovedì, 17 marzo 2011- Via le polemiche, via le provocazioni di pochi, via la retorica, via tutto. Lasciamo sullo sfondo solo il tricolore, semplice e pulito. Perché non bisogna giustificarsi di fronte ad un giorno di festa, di non lavoro. Chi dice che oggi “si doveva lavorare” (e tutti sappiamo chi è a dirlo) cade nell’equivoco: “Lavoro” non è e non deve essere il contrario di “Festa”. La festa non è contro il lavoro, e allora godiamoci queste ore libere, ascoltiamo l’inno con la mano sul cuore, riflettendo per quali valori oggi si stia a casa, ricordando che il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele II ha assunto il titolo di Re d’Italia: è importante, non un dettaglio, perché sapere da dove veniamo ci dà una mano a tenere la giusta rotta per il nostro percorso futuro. Un opinionista poche settimane fa ha giustamente detto: “D’ora in poi scriverò il termine “Padania” solo fra virgolette, perché non esiste, non è reale”. L’Italia, invece, lo è. Allora festeggiamo perché non esiste niente di più naturale, per noi, di sentirci italiani.

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Non di sola Lega

Il popolo leghista

Giovedì, 3 marzo 2011- Uno stanziamento di 1,3 milioni di euro a favore delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico lombardo. Un comitato per le celebrazioni della ricorrenza, con il compito di ideare e coordinare il programma delle iniziative, proporre attività scientifiche, didattiche e divulgative, raccogliere fondi e sponsorizzazioni. L’inno nazionale italiano ad apertura delle sedute consiliari del 2011. Sono alcune delle previsioni del progetto di legge regionale, approvato in Consiglio Regionale martedì 1 marzo, con 51 voti favorevoli (Pdl, Pd, IDV, SEL, Pensionati, UDC). Contrario il gruppo della Lega Nord, protagonista di un odioso ostruzionismo in aula che forse nemmeno il popolo leghista può apprezzare, e che ha portato al via libera di un ordine del giorno che prevede la costituzione di un Comitato tecnico-scientifico incaricato di definire entro tre mesi la bandiera e la festa della Regione: un cedimento alle pressioni della Lega, che però si richiama a un dettato dello Statuto regionale approvato in modo bipartisan nella scorsa legislatura. Approvati anche alcuni ordini del giorno che impegnano la Giunta a predisporre l’invio di tricolori alle sedi territoriali della Regione; redigere una legge che tenga viva la memoria della Shoah; inviare una copia della Costituzione ai cittadini lombardi al compimento dei 18 anni; tenere chiusi gli uffici della Giunta e del Consiglio nella giornata del 17 marzo, dichiarata Festa nazionale con decreto legge. Tutto sommato una buona prova del Consiglio regionale: non di sola Lega vive la Lombardia. Per fortuna.

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Dov’era la Giunta regionale?

Unità d'Italia

Venerdì, 25 febbraio 2011- A vedere l’assenteismo e la scarsa partecipazione dei consiglieri e degli assessori in aula durante le discussioni sul centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, verrebbe da chiedersi se il Pdl è a conoscenza del fatto che sul suo simbolo, tra l’azzurro, il richiamo al popolo e il nome del Presidente del Consiglio svetti una bandiera tricolore. Ad un certo punto in aula non era presente né il Presidente nè alcun assessore della Giunta Formigoni. Ogni partito, si sa, combatte le proprie battaglie e cerca di tirare l’acqua al proprio mulino, perciò l’ostruzionismo leghista non sorprende più di tanto così come non sorprendono gli strali del ministro Roberto Calderoli (ministro, ricordiamo, proficuamente pagato non solo dal popolo del sole delle alpi ma da tutti gli italiani che pagano le tasse). Spiace però osservare un così marcato disinteresse nei confronti di un argomento che, invece che scatenare polemiche, in una democrazia sana al massimo farebbe al massimo scaturire un sano confronto non offensivo. Se ne parla, se ne discute, ma con dei banchi vuoti è difficile anche con tutta la buona volontà.

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Borse di plastica, finalmente il provvedimento che ci avvicina all’Europa

Mercoledì 5 gennaio 2011- Sono passati solo cinque giorni dalla data in cui è scattato l’importante decreto che blocca la produzione e la distribuzione delle borse di plastica, le “shopper” che tutti noi siamo abit

Stop ai sacchetti di plastica

uati a usare per imbustare la spesa al supermercato. Così entro qualche mese quest’usanza molto italiana di preferire ai sacchetti riutilizzabili i contenitori usa e getta dovrebbe essere messa definitivamente al bando. “In realtà – dice Carlo Borghetti, consigliere regionale del Partito Democratico Lombardia – le associazioni dei consumatori hanno rilevato alcune problematiche riguardo lo smaltimento delle buste rimaste in giacenza, e il comunicato del Ministero dell’ambiente non aiuta, parlando di smaltimento consentito fino ad esaurimento scorte purchè a titolo gratutito, senza però specificare chi effettuerà i controlli e che tipo di sanzioni applicherà. Sono contento che l’assessore al territorio Belotti abbia promesso intransigenza contro chi non rispetterà il provvedimento – continua Borghetti – ma spero che Regione Lombardia si adoperi soprattutto per aiutare i piccoli e piccolissimi negozi, che potrebbero vedersi costretti ad aumentare il prezzo della loro merce per poter offrire ai consumatori i nuovi sacchetti biodegradabili. Per il resto – conclude il consigliere – si tratta di un’ottima norma, inserita nella Finanziaria 2007 dal Governo Prodi, che accosta l’Italia al resto dell’Europa. La Lombardia non si faccia scappare l’occasione di essere una delle regioni capofila italiane per quanto riguarda l’attenzione all’ambiente”.

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