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Trasloco dei Sert in via Gola – Scelta inadeguata, Regione riveda la sua posizione in merito

«Un servizio che si occupa di dipendenze non può essere situato né fuori dal territorio di riferimento, né tanto meno in una zona purtroppo nota per episodi di illegalità e spaccio. Quella di Regione Lombardia è una scelta alquanto inadeguata». Lo dichiara il Vice Presidente del Consiglio regionale Carlo Borghetti, a seguito della conferma della notizia dello spostamento dei Sert di via Conca del Naviglio e via Albenga nell’ex sede del Dipartimento e dell’Osservatorio sulle Dipendenze di via Gola, a Milano.
«Il Sert 2 di via Conca del Naviglio – prosegue Borghetti – era stato già oggetto a maggio dello scorso anno di un’interrogazione presentata dalla consigliera PD Sara Valmaggi e da me: l’assessore Gallera si era detto disponibile ad aprire un confronto con il Comune di Milano per la sua ricollocazione a patto di un accordo non oneroso per Regione Lombardia ma, evidentemente, l’Assessore non si è mosso in tal senso».
In ogni caso «è la Regione che deve farsi carico dei costi di gestione degli interventi di propria competenza, non certamente il Comune di Milano. Il processo di riorganizzazione delle sedi delle Ats, a seguito della riforma sanitaria, non può realizzarsi con il risultato di indebolire i servizi: auspichiamo quindi che Regione Lombardia riveda la sua posizione in merito» ha concluso Borghetti.

Milano, 28 giugno 2018

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Liste d’attesa in sanità, la Regione affossa l’agenda unica. Grave dietrofront

Prenotare le visite e gli esami sanitari sia nel pubblico che nel privato con una sola telefonata? La Regione fa marcia indietro. A dire di no è stata la maggioranza di centrodestra in commissione sanità del Pirellone che, discutendo questa mattina il Piano regionale di sviluppo, ha cancellato un impegno che era scritto nero su bianco nella delibera delle “regole del sistema sanitario” approvata dalla giunta regionale a fine 2015. La cosiddetta “agenda unica”, ovvero il database unico delle disponibilità per esami e visite ambulatoriali di strutture pubbliche e private accreditate con il sistema sanitario regionale, strumento fondamentale per ridurre drasticamente i tempi di attesa e per semplificare la vita ai cittadini, è una promessa della giunta regionale disattesa da tempo. Nella delibera sopra citata si legge espressamente che l’agenda unica, quindi la messa a disposizione delle proprie disponibilità, doveva diventare dal 2017 requisito vincolante per le strutture private per mantenere il contratto con la Regione.
“Il dietrofront della giunta regionale – spiegano i consiglieri regionali del Pd Gian Antonio Girelli e Carlo Borghetti – ci è stato confermato dalla relatrice del piano regionale di sviluppo in commissione sanità Simona Tironi, secondo la quale l’agenda unica non si farà mai perché costerebbe troppo. Sono passati solo sei mesi da quando l’assessore Gallera, in piena campagna elettorale, annunciava l’introduzione di un nuovo sistema informatico che avrebbe consentito l’integrazione delle agende di ospedali pubblici e privati. Il problema delle liste d’attesa è uno dei più gravi della sanità lombarda e dei più sentiti dai cittadini. Regioni più virtuose, come l’Emilia Romagna e il Lazio, hanno risolto il problema anche attraverso l’introduzione dell’agenda unica ma dobbiamo constatare che la Lombardia è all’anno zero. Era un punto qualificante del nostro programma elettorale e continueremo a insistere perché si faccia.”

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Progetto Caritas Share the Journey – È proprio attraverso la sensibilizzazione verso l’altro che si crea una vera cultura dell’accoglienza

Due ragazzi che scendono in corda doppia per i 31 piani del Pirellone, di fronte a centinaia di occhi che, da tutta la Piazza della Stazione Centrale, guardano l’insolito spettacolo. Era proprio questo lo scopo dell’iniziativa promossa dalla Caritas Ambrosiana nell’ambito della campagna “Share the Journey”, lanciata dal Pontefice lo scorso settembre con l’obiettivo di promuovere la “cultura dell’incontro” nelle comunità da cui i migranti partono o ritornano, in quelle in cui transitano e in quelle in cui scelgono di stabilire le loro case.
“Come Ufficio di Presidenza abbiamo voluto questa iniziativa, proprio per il suo valore simbolico e la potenza del messaggio che trasmette. È proprio attraverso azioni di sensibilizzazione come questa – dichiara il Vice Presidente del Consiglio Regionale Carlo Borghetti -, che si può sperare di risvegliare, soprattutto nei nostri giovani, una sana cultura dell’accoglienza. Il concorso “Scendi dalla pianta” aiuta a prendere coscienza della vera dimensione dei fenomeni della convivenza: oltre al percepito, che spesso porta a forzare i toni, esistono esempi come questi, che inducono alla riflessione. Per migliorare la coesione sociale delle nostre città, infatti, occorre uno sforzo collettivo verso una migliore convivenza fra tutti”.

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Ex ospedale di Garbagnate – Avanti con il progetto della cittadella della fragilità, Regione sia protagonista

Ospedale_di_Garbagnate_Milanese_-_ingresso_principale_-_2013Lunedì 4 giugno si è tenuto un incontro tra il Prefetto, Luciana Lamorgese, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala e il sindaco di Garbagnate, Davide Barletta, per discutere della sicurezza e delle future destinazioni dell’ex ospedale Santa Corona di Garbagnate Milanese, oggi dismesso a seguito della realizzazione del nuovo ospedale “Salvini”. La struttura, che si trova all’interno del parco delle Groane ed è posta sotto tutela dalla Soprintendenza, è chiusa dal 2015. Al termine dell’incontro i due primi cittadini hanno espresso la volontà di coinvolgere al tavolo anche Regione Lombardia. Sull’argomento interviene anche il Vice Presidente del Consiglio Regionale, Carlo Borghetti: «È fondamentale  che Regione Lombardia si sieda al tavolo per la riqualificazione dell’area del vecchio ospedale di Garbagnate, per progettare un riuso dell’area che comprenda anche nuove funzioni di pubblica utilità di carattere socio-sanitario. Per quanto mi riguarda, infatti, il futuro di quell’area deve sfruttare l’opportunità di avere accanto il nuovo ospedale, per insediare funzioni dove integrare servizi sociali, socio-sanitari e sanitari. La mia proposta è di realizzare una Cittadella della Fragilità, che fornisca servizi di cui c’è un grande bisogno per la popolazione non solo di quel territorio ma dell’intera città metropolitana: minori, anziani e persone con disabilità potrebbero usufruire lì di servizi integrati che oggi si trovano a fatica e dispersi in luoghi diversi». Conclude poi Borghetti: «Abbiamo bisogno di pensare in grande, non possiamo limitarci a immaginare solo insediamenti abitativi o commerciali».

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Gay Pride: un errore continuare a negare la laicità dell’Istituzione

rainbow-lgbt-ribbon-prideNon è stato approvata oggi dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia la concessione del Patrocinio gratuito alla manifestazione Milano Pride 2018, in programma per il 30 giugno prossimo.
Il patrocinio è stato bocciato con tre voti contro (Forza Italia e Lega) e due a favore (Partito Democratico e M5S).
“Ho votato a favore della concessione del patrocinio – afferma il Vice Presidente Carlo Borghetti -, perché sono per sostenere la libertà di espressione e per riaffermare la laicità della istituzione Consiglio Regionale. Siamo una Regione laica in uno Stato laico”.
La manifestazione aveva già avuto il patrocinio del Consiglio nel 2014 e nel 2015 (nel 2016 non era pervenuta la richiesta) ma nel 2017 aveva visto l’Ufficio di Presidenza dividersi e non consentirne l’approvazione.
“Trovo l’esito del voto un errore della maggioranza che governa la Lombardia. Un percorso di tolleranza e apertura, in sintonia con i valori della nostra Costituzione, non dovrebbe essere impedito per motivi puramente ideologici e di parte”, conclude il Vice Presidente Borghetti.

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Riforma sanità e cronicità, serve un tavolo di coordinamento

Durante il dibattito sull’assestamento di Bilancio 2017/2019 in Consiglio regionale, si è parlato anche del nuovo modello di presa in carico dei pazienti cronici in fase di avvio in Regione Lombardia per iniziativa dell’assessore al Welfare, Giulio Gallera, che prevede la creazione di Enti gestori della cronicità.

Secondo Carlo Borghetti, del Pd, il nuovo modello, così com’è, è destinato a non funzionare, e il primo errore è stato quello di non aver coinvolto i vari attori del sistema socio-sanitario regionale (e tanto meno la Commissione Sanità). E infatti ad oggi, a due giorni dalla scadenza (31 luglio), meno di un quarto dei medici di famiglia ha aderito.

“Rincorrere ora i medici di famiglia e gli operatori della sanità pubblica e privata a colpi di modifica delle delibere assunte in solitudine dalla Giunta, non è certo il metodo migliore per creare la necessaria alleanza tra tutti gli attori del sistema, necessaria per raggiungere una vera presa in carico dei pazienti cronici.Fermate il treno – dice Borghetti alla giunta regionale -, altrimenti il nuovo modello creerà nuovi problemi e avremo pazienti di serie A e di serie B, tra pazienti presi in carico dai nuovi Enti gestori e pazienti che resteranno in carico ai loro medici di famiglia, aggravando il problema delle lunghe liste d’attesa”.

Il consigliere ha chiesto all’assessore di creare un tavolo di coordinamentoche dia il giusto ruolo ai medici di famiglia, che “non vanno né esclusi né cooptati, ma al contrario supportati nella collaborazione con i medici specialisti”, come previsto dalla normativa nazionale, agevolando le loro aggregazioni, “come anche la Liguria, governata dallo stesso colore politico, sta facendo proprio in questi giorni” e come già fatto con successo da altre regioni da tempo.

“Bisogna inoltre ripartire da una analisi epidemiologica dei bisogni in Lombardia, analisi mai fatta neanche in occasione della riforma – aggiunge il consigliere -. Abbiamo perso due anni e ora si avvia un sistema che tiene conto solo della fotografia dei bisogni data dalle banche dati regionali che contengono tutte quelle prestazioni inappropriate che sono proprio quelle che si vorrebbe invece ridurre. Correggere il tiro, quando è necessario, non è segno di debolezza ma, al contrario, di forza”, conclude Borghetti.

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Sanità: le 10 proposte Pd perché sia riforma e non un bluff padano

Il centrodestra in Regione si appresta ad approvare in Aula la modifica, molto parziale, della legge 33/2009, il testo unico sulla sanità. A partire dal 14 luglio sono previste numerose sedute. La gestazione di questo provvedimento è iniziata un anno fa: è passata attraverso un libro bianco, circa cento audizioni in Commissione (la gran parte chieste dal Pd), un rincorrersi di emendamenti, maxiemendamenti e subemendamenti. Eppure il testo, su cui dovremo discutere il 14, ci è noto nei dettagli da una sola settimana, non è stato discusso in Commissione, e -dalla maggioranza stessa- viene detto che non è ancora nella sua versione finale…
Il Pd si è avvalso della possibilità regolamentare di rimuovere i limiti di tempo alla discussione in Aula. Lo abbiamo fatto non perché vogliamo impedire la riforma ma perché vogliamo una riforma vera della sanità lombarda. Troppi sono gli scandali occorsi negli ultimi anni, troppo il potere della politica e dei potentati locali, troppo deboli i controlli, troppa l’iniquità dei ticket e troppo lunghe le liste d’attesa. Troppi, infine, i limiti di un sistema che negli anni è invecchiato e non ha saputo né correggersi né adeguarsi ai nuovi bisogni.
I lombardi meritano una sanità migliore e il progetto di legge della maggioranza non gliela può dare. Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula. Eccoli:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

Porteremo queste proposte nel dibattito in Aula: almeno lì non ci può essere impedito di discutere. Speriamo.

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Riforma della sanità: chi l’ha vista? I problemi restano tutti…

Riforma della Sanità: chi l’ha vista?

“Questa non è una riforma, è solo redistribuzione di poltrone”.
Il testo approvato oggi in commissione, ma sugli accorpamenti la maggioranza perde i pezzi.

La maggioranza ha votato da sola, con l’opposizione fuori dall’Aula della Commissione, la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma della sanità lombarda. Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, hanno marcato la loro contrarietà Forza Italia (che è il partito dell’assessore alla Sanità) e Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, e anche Ncd, che pur votando a favore ha chiarito con il coordinatore regionale Alessandro Colucci, che entro il voto in Aula andranno apportate modifiche. Alla maggioranza sono mancati anche i voti dei Pensionati e di Fuxia People, assenti. L’ultima versione degli accorpamenti è arrivata ai consiglieri in posta elettronica quattro minuti prima dell’inizio della seduta di commissione.
Molto duro il commento del Pd. “Questa non è una riforma, è solo una redistribuzione delle poltrone fatta a colpi di emendamenti “last minute”. Con l’ennesimo blitz è stato stralciato tutto ciò che non riguarda la governance: rapporto con l’università, salute mentale, prevenzione, ruolo del terzo settore, per fare solo degli esempi. Di questi temi non ci è stato possibile neppure parlare, con l’ennesimo artificio regolamentare. E la “riforma” rimane zoppa su tutto ciò che riguarda i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni. I continui appelli alla condivisione, di Maroni e degli altri, risultano sempre più ridicoli. Per noi questo testo non è accettabile: i problemi della sanità lombarda rimarranno irrisolti”.

Milano, 29 giugno 2015

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Lavoro badanti, approvata la legge: è la fine del far west

Tutti i dettagli della prima legge della Regione Lombardia sulle badanti approvata martedì 19 maggio in Consiglio regionale.

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PAT, bene la scelta di un tecnico come Commissario

Pio Albergo Trivulzio
“Bene la scelta di un tecnico come commissario”.

“La scelta di un tecnico a commissario del Pio Albergo Trivulzio, condivisa come auspicato tra Regione e Comune di Milano, è opportuna e appropriata. Il dottor Sileo ha ora il compito di gestire la struttura ponendo la massima attenzione all’assistenza degli ospiti e a ristabilire un clima di fiducia e collaborazione con tutto il personale, in attesa che il prossimo consiglio di indirizzo si occupi anche della valorizzazione del patrimonio, questione cruciale per i futuri bilanci dell’ente”. Lo dichiarano, per il Pd, Carlo Borghetti e Sara Valmaggi, rispettivamente capodelegazione in commissione sanità del Pirellone e vicepresidente del Consiglio regionale.

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