Archivi del mese: settembre 2013

Ecco il Reddito di Cittadinanza: la proposta del Governo è niente male…

ECCO IL REDDITO DI CITTADINANZA: LA PROPOSTA DEL GOVERNO È NIENTE MALE…

Ieri sono stati presentati i risultati del lavoro della commissione di esperti e accademici presieduta dal vice ministro Guerra, costituita a inizio estate, per presentare una proposta, attesa e sostenuta da tanti, sul cosiddetto reddito minimo garantito, o reddito di cittadinanza. Il documento contiene una proposta di “sostegno per l’inclusione attiva” (SIA) con queste caratteristiche:

-nazionale: risponderà al principio che il sostegno al reddito di chi si trova in condizioni di povertà deve essere garantito a tutti e con le stesse modalità, indipendentemente da dove si risiede;

-universale: l’intervento non dipenderà da nessuna caratteristica individuale o famigliare diversa dall’insufficienza delle risorse economiche;

-di contrasto della povertà: questo sarà il suo obiettivo principale, e per questo vi potranno accedere i singoli o i nuclei famigliari la cui condizione dovrà essere “provata”, sulla base di criteri stabiliti a livello nazionale, con soglie patrimoniali che fanno riferimento alla disciplina della componente dell’Isee;

-di inclusione e di attivazione: non deve essere considerato un sussidio economico, ma un programma di inserimento sociale e lavorativo in cui l’erogazione sarà accompagnata da un patto di inserimento che i beneficiari stipuleranno con i servizi sociali locali. Il patto sarà differenziato a seconda dei bisogni e la sua realizzazione dovrà essere controllata  e verificata da enti del territorio;

-a base famigliare: prende come riferimento il nucleo famigliare, anche se si propone di non trascurare la dimensione individuale

-per coloro che risiedono legalmente in Italia: è indirizzato a chi risiede legalmente in Italia, immigrati inclusi, da almenodue anni.   Per quanto riguarda gli aspetti economici la proposta prevede che per la fase inziale, in via transitoria, l’impegno finanziario minimo si aggiri attorno a 1,5 miliardi, che servirebbe a pcoprire il gap tra reddito familiare e il 50% della soglia di povertà assoluta. Il SIA potrà essere finanziato (2-3 miliardi) con una riforma delle attuali forme di contrasto della povertà (assegni sociali e pensioni integrate al minimo) e dall’area della protezione sociale: riordino pensioni di guerra indirette, contributo di solidarietà da parte di chi percepisce pensioni elevate, riordino delle agevolazioni fiscali, inasprimento dell’imposizione fiscale sui concorsi a premio, lotto, lotterie che hanno una potenzialità di finanziamento di almeno 4 miliardi (che non si decida di tornare indietro sul condono alle slot?! Si deve farlo!).  Durante la presentazione della proposta il Viceministro Guerra ha sottolineato che l’Italia spende per la lotta alla povertà in modo poco efficace e soprattutto in misura di gran lunga inferiore alla media dei Paesi europei.

Il governo ha mantenuto la promessa di presentare una proposta, ora resta però lo spauracchio dell’incombente discussione sulla legge di stabilità, sulla disponibilità economica per far partire il progetto che si somma alle prime critiche arrivate dagli esponenti del Pdl. Riusciremo a dar luce a uno strumento presente in tutti gli stati europei ad esclusione di Italia, Grecia e Ungheria?!

 

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Le badanti ci fanno risparmiare 45 mld all’anno (si fa presto a parlar male della immigrazione)

LE BADANTI CI FANNO RISPARMIARE 45 MLD ALL’ANNO
(SI FA PRESTO A PARLAR MALE DELL’IMMIGRAZIONE…)
Qualche giorno fa, a seguito dell’audizione di Caritas Ambrosiana, dell’Osservatorio Regionale sull’Immigrazione (ORIM) e dell’Assessore all’Integrazione Simona Bordonali presso la Commissione Sanità del Consiglio Regionale lombardo, dicevo che i dati “smontano” tanti falsi miti negativi sull’immigrazione.
E proprio in questi giorni grazie alla ”Indagine sull’assistenza familiare in Italia” realizzata dall’Agenzia Tu (la rete di filiali UniCredit dedicata ai cittadini stranieri residenti in Italia e ai lavoratori atipici), e da Unicredit Foundation, emergono chiari non solo i numeri, ma anche le funzioni che rendono persino preziosa l’immigrazione, in molti casi, soprattutto per un ambito quale l’assistenza familiare.
Sono 750mila gli immigrati coinvolti in mansioni di assistenza in Italia, con una spesa di 9 miliardi da parte delle famiglie. Una stima attendibile ha ipotizzato che, se non ci fossero le badanti, lo Stato dovrebbe investire 45 miliardi per assicurare un servizio analogo (Romina Spina, “Le immigrate invisibili che tengono insieme l’Italia”). Badanti, colf e baby sitter, principalmente donne, sono oggi la categoria più numerosa tra i lavoratori immigrati nel nostro Paese (oltre 81mila nella sola provincia di Milano) e sono diventate un pilastro fondamentale in diversi ambiti del welfare familiare (nel 53% dei casi assistono anziani, nel 36,5% famiglie con figli), ma anche del welfare pubblico.
Vengono prevalentemente da Romania, Ucraina, Moldavia, cui seguono Filippine, Perù e Sri Lanka, hanno un livello di istruzione elevato (il 26,7% ha conseguito il diploma e il 18% ha frequentato l’università) e una grande capacità di risparmio (mettono da parte in media, al mese, 250 euro, parte dei quali vengono spediti ai familiari nei Paesi d’origine).
Il 47,2% è sposato, il 10,9% vedovo, il 17,7% separato e divorziato, quasi tre quarti hanno figli, ma solo un terzo ha intenzione di procedere con il ricongiungimento, mentre il 48,3% non vuole percorrere questa strada, a evidenziare il fatto che vivono l’immigrazione come una situazione per loro temporanea.
In linea con la mia proposta di legge regionale sulle cosiddette badanti, questi saranno i punti di partenza di un convegno per promuovere la formazione tra le assistenti familiari immigrate e la conoscenza dei propri diritti. Tra l’altro è emerso che il 56% non presenta la dichiarazione dei redditi, anche se obbligatoria, e oltre il 33% non fruisce pienamente dei giorni di riposo settimanali previsti dal contratto collettivo nazionale…
Quindi spesso non sono loro a “sfruttare” la situazione… giusto per sfatare un altro dei falsi miti negativi sull’immigrazione!
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Approvata la mozione per riconoscere la professionalità degli assistenti odontoiatrici

Approvata la mozione per riconoscere la professionalità degli assistenti odontoiatrici.
E’ stata approvata all’unanimità nel Consiglio Regionale del 10 settembre, da tutte le forze politiche, la mozione presentata dal consigliere Carlo Borghetti, del PD, che invita la Giunta Regionale a farsi parte attiva presso la Conferenza Stato-Regioni per il riconoscimento giuridico della figura professionale dell’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO). Ad oggi infatti questo tipo di operatore, ausiliario al lavoro del dentista, non ha nessuna effettiva codifica a livello nazionale nonostante lo svolgimento di delicate attività, che vanno dall’accoglienza e dimissione dei pazienti, alla preparazione delle aree dedicate agli interventi clinici, all’assistenza durante l’esecuzione delle prestazioni, sino alla sterilizzazione degli strumenti e degli ambienti di lavoro dove si svolgono gli interventi.
“Siamo soddisfatti di aver portato all’attenzione della Regione una questione che merita di essere trattata in nome della funzione non banale svolta da questa professione, che necessita di competenza e di un bagaglio di abilità che devono essere certificate e garantite anche da percorsi formativi riconosciuti su tutto il territorio nazionale, oltre che dall’esperienza, in nome di una sempre maggiore sicurezza dei pazienti: il profilo professionale ASO deve essere definito al più presto a livello nazionale -afferma Borghetti- e Regione Lombardia deve ottenere che la Conferenza Stato-Regioni completi in fretta l’iter istitutivo di questa figura, iter già avviato ma rimasto interrotto da troppo tempo”.
“Tutto questo ce lo chiedono organizzazioni sindacali come SIASO, impegnata con determinazione da tempo in questa battaglia, ma ce lo chiedono anche i pazienti che ricevono cure odontoiatriche”, aggiunge Borghetti.
“Auspico che anche tutte le organizzazioni dei dentisti si uniscano a questa richiesta, nella consapevolezza che stiamo parlando della sicurezza e della professionalità delle prestazioni che vengono quotidianamente erogate negli studi odontoiatrici”, conclude Borghetti.
Milano, 10 settembre 2013
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Guerra: mai più complici…

GUERRA: MAI PIÙ COMPLICI…
“Mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato”. E’ con queste parole che domenica scorsa, all’Angelus, il Papa ha invitato tutti, cristiani e non solo, a osservare, il 7 settembre, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria e nel mondo.
Un appello che sta registrando moltissime adesioni, da parte non solo della comunità cristiana, ma anche della società civile, associazioni e sindacati, del mondo politico (tra cui il ministro degli esteri Bonino) e di personalità come il Gran muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell’islam sunnita in Siria e Gregorio III Laham, patriarca grecocattolico di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti.
Ferma è stata la condanna del Papa all’uso delle armi chimiche, ma con forza ha anche ribadito che “Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!”.
“Con tutta la mia forza chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi ma di guardare all’altro come ad un fratello e di intraprendere con coraggio e decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione»: questo l’appello lanciato alla comunità internazionale perché compia ogni sforzo per scongiurare l’escalation del conflitto siriano, per ricercare una soluzione diplomatica.
Era di pochi giorni fa anche la lettera appello di 250 organizzazioni della società civile araba a Putin e Obama, dove si chiedeva con urgenza alla comunità internazionale di mettere da parte le differenze e dare inizio a un processo negoziale credibile e inclusivo.
Secondo le organizzazioni, la crisi siriana rischia di destabilizzare l’intera regione mediorientale e se il conflitto proseguirà, «entro la fine dell’anno saranno 13 o 14 i milioni di persone colpite», di cui un quarto in Libano, Giordania e in altri paesi, la cui pace è minacciata dalla crisi in Siria.
Nella lettera si legge che il negoziato dovrebbe avere al centro un immediato cessate il fuoco in tutta la Siria, da parte di Governo e opposizione, con l’ obiettivo di prevenire ogni forma di violenza sui civili e  sugli operatori umanitari, consentire ai civili di ricevere la necessaria assistenza umanitaria e abolire ogni divieto di spostamento di uomini e merci.
Il principale obiettivo deve essere un piano per il futuro della Siria, da adottare come road map, un processo di pace che sia trasparente e inclusivo, che garantisca l’adeguata rappresentanza di uomini e donne di tutte le diverse comunità della Siria, delle voci della società civile.
L’opzione militare in Siria sarebbe infatti destabilizzante per l’intera area, anche se l’obiettivo dichiarato è di un intervento limitato e mirato.
Quella del 7 settembre sarà una giornata importante, sarà la prima vera grande manifestazione di pace contro la guerra in Siria a cui, chiunque creda nella pace, non può tirarsi indietro, ciascuno col suo sentire e col proprio contributo.
La strada della pace è lunga, si pensi solo al fatto che che un anno fa, il 31 agosto 2012, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dichiarava che la spesa militare globale annua, mai così alta nella storia dell’umanità, è “di 4,6 miliardi di dollari al giorno, somma che, da sola, è quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Unite per un anno intero”.
Questo ci ricorda che l’impegno per il disarmo e la riduzione delle spese militari globali e nazionali è quanto mai attuale e non rinviabile.
Per altro in un’inchiesta pubblicata in questi giorni da Wired Italia si legge che dal 2001 il regime di Assad ha acquistato dall’Italia quasi 17 milioni di euro di armamenti, tra cui i visori per i carri armati.
Secondo i documenti ufficiali dell’Unione Europea e i dati resi disponibili dal Campaign Againts Arm Trae (Caat), l’ Italia è il primo partner europeo per le spese militari del regime di Assad, cui seguono il Regno Unito, Austria, Francia, Germania e Repubblica Ceca.
Non si può più essere complici, ciascuno faccia la sua parte, perché la pace non sia solo una parola vuota.
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