Archivi del mese: novembre 2012

Primarie: ecco chi ha vinto

PRIMARIE: ECCO CHI HA VINTO.
Ha vinto la politica, quella vera, quella che si fonda sulla partecipazione.
Hanno vinto i 148.000 milanesi, i 385.000 lombardi, gli oltre 3 milioni di italiani che hanno pazientemente fatto la fila per andare votare alle primarie del centrosinistra. Hanno vinto le migliaia di volontari che vedono nel regalare il tempo alla politica una delle forme più alte di servizio.
Hanno vinto il confronto sereno e pacato sui temi, la voglia di costruire, di cambiare, di far rinascere il nostro Paese.
Hanno perso il populismo, gli slogan alla Grillo per cui le primarie del centrosinistra sono “bromuro sociale”, il disfattismo e la disaffezione.
Perché la politica non è solo privilegi, non è vissuta a praticata solo da furbi e ladri.
La politica è anche e soprattutto democrazia e partecipazione di tanti cittadini onesti e consapevoli che vogliono cambiare il futuro del loro Paese.
E mentre assistiamo alla desolante performance del centrodestra, ai balletti sulle primarie si, primarie no, e alla presunta ridiscesa in campo di Berlusconi, non possiamo che ringraziare Pierluigi Bersani, che queste primarie le ha volute con coraggio e senza sottrarsi,  gli altri 4 concorrenti, che hanno rivitalizzato il confronto sul Paese e tutti gli italiani che hanno creduto in questo grande momento di partecipazione.
Oggi possiamo guardare con più fiducia al futuro non solo del centrosinistra, ma anche del Paese. La buona politica si può, la buona politica si deve, la buona politica c’è. Già qui, e ora.
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La prima lezione del secondo Obama

LA PRIMA LEZIONE DEL SECONDO OBAMA. Obama ha vinto e guiderà gli Stati Uniti d’America per altri 4 anni. Il discorso che nella notte ha pronunciato a Chicago per ringraziare gli elettori e i cittadini americani tutti é ricco di passaggi emozionanti e significativi. Obama ha evidenziato la sua “convinzione che mentre ognuno di noi raggiungerà i propri sogni personali, noi siamo una famiglia americana e ci risolleviamo o cadiamo insieme come una sola nazione ed un solo popolo” e che “il meglio deve ancora venire”. Il discorso di Obama ricorda a tutti noi quanto importanti possono essere i momenti elettorali, quanta differenza può fare ciascuno di noi con il proprio voto e la propria partecipazione, quanto può essere emozionante e coinvolgente far parte del cambiamento. Il Presidente ha sottolineato che anche dopo le elezioni “i cittadini devono partecipare continuamente alla vita pubblica. Dobbiamo chiederci cosa noi possiamo fare per gli altri”. Qui in Italia e in Lombardia ci aspetta un periodo denso di appuntamenti di democrazia: le primarie, le elezioni regionali, le elezioni politiche. In tanti ci siamo emozionati davanti alla tv questa notte e questa mattina vedendo le immagini di Obama e della sua vittoria, e questo testimonia che la partecipazione alla vita democratica e politica possono emozionare e produrre cambiamenti. Crediamoci, e partecipiamo anche in Lombardia e in Italia.

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Stili di vita: una questione di futuro, più che una questione etica

STILI DI VITA: BEN PIÙ CHE UNA QUESTIONE ETICA. UNA QUESTIONE DI FUTURO.
In un mio recente intervento ho scritto che quando andiamo a fare la spesa facciamo più o meno consapevolmente delle scelte che possono avere il senso e la forza di un voto alle elezioni. Vorrei ritornare sull’argomento, perchè credo che il tema degli STILI DI VITA non è più solo un tema che riguarda l’etica personale, ma riguarda la possibilità di reggere la sfida del futuro che ci attende. Per questo motivo degli stili di vita si deve occupare anche la buona politica, anche nei programmi di governo che stiamo scrivendo in questi giorni, per il Paese e per la Lombardia. Alcuni spunti: non possiamo dimenticare di vivere in un mondo dove ci sono 1 miliardo di persone che soffre la fame o la malnutrizione, a cui fanno da contraltare 1 miliardo di persone obese (e l’obesità è la seconda causa di mortalità nel mondo!). Inoltre un terzo della produzione agricola viene buttata, e il 45 % di essa viene usata (e spesso sovvenzionata dagli Stati) per produrre biocarburanti di prima generazione, che servono per una parte del miliardo di auto in circolazione sulla terra.
Anche su questo tema ciascuno di noi può essere protagonista, sempre a partire dal carrello della spesa.
Il cibo che scegliamo e quello che sprechiamo possono fare la differenza, non si tratta solo della quantità, ma di come il cibo viene prodotto: consumo di suolo, biodiversità, agricoltura intensiva o meno, infrastrutture, utilizzo di acqua, imballaggi, trasporto, produzione di emissioni inquinanti…
Il WWF in occasione della giornata dell’alimentazione, lo scorso 16 ottobre, ha lanciato l’allarme: ci stiamo avvicinando ad un punto di non ritorno per le risorse del nostro pianeta, al cosiddetto ‘tipping point’, il punto critico. Si prevede che la popolazione arriverà a 9 miliardi nel 2045 e che già nel 2025 almeno metà delle terre emerse saranno profondamente modificate, sfruttate o urbanizzate: la necessità di incremento della produzione alimentare globale arriverà fino al 70% della produzione attuale se i ritmi e la qualità dei consumi non saranno modificati.
Qual è la soluzione? Il sistema alimentare dovrebbe basarsi su forme di ecoagricoltura, cioè pratiche agricole che rispettino la biodiversità locale, i regimi idrici, la rigenerazione del suolo e gli ecosistemi.
E per quanto riguarda ciascuno di noi, sicuramente è preferibile privilegiare le produzioni biologiche, la vendita a km zero e a filiera corta che favoriscono il rapporto diretto tra agricoltore e consumatore e, soprattutto, è necessario impegnarsi a non sprecare cibo: secondo alcuni studi vale per l’alimentazione quello che vale per l’energia, e cioè oltre metà del fabbisogno futuro può essere soddisfatto dalla riduzione degli sprechi, a produzione invariata.
Essere consumatori critici, impegnarsi anche a tavola a conservare la biodiversità, ridurre gli sprechi e i rifiuti, preferire prodotti di stagione e con un minor impatto in termini di uso di risorse, dipende solo da noi. E anche da questo dipende il nostro futuro. Non sempre il compito è solo di altri.
Carlo Borghetti, 1.11.2012
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