Archivi del mese: ottobre 2012

E ora si riparte!

E ORA SI RIPARTE!
Venerdì 26 ottobre in Lombardia, con le dimissioni di 76 consiglieri regionali, me compreso, s’è chiuso finalmente un ciclo politico in rovinoso declino, ma il giorno è stato triste: un’istituzione è stata costretta a sciogliersi per fare pulizia. E pare un paradosso che il primo dei chiamati doverosamente a dimettersi (ben prima dei consiglieri d’opposizione!), il Presidente della Giunta regionale, Formigoni, sia ancora lì… ma è terminale… Aspettiamo solo la data delle nuove elezioni regionali. SI RIPARTE. Costruiamo insieme una Regione nuova! A presto!
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La “bufala” dei voti della ‘ndrangheta al PD di Rho

LA “BUFALA” DEI VOTI DELLA ‘NDRANGHETA AL PD DI RHO  In questi giorni è in atto una vera e propria “campagna di fango” nei confronti del PD di Rho. Il sospetto è quello di aver “comprato” i voti delle cosche calabresi per vincere le elezioni amministrative del 2011. Il sospetto è che Rho abbia oggi un Sindaco eletto con i voti della ‘ndrangheta. E’ davvero paradossale, doloroso e mortificante, per chi ha sempre fatto della lotta alla criminalità organizzata un proprio punto di riferimento, trovarsi in qualche modo a doversi giustificare o anche solo a dover spiegare. Ma non posso farne a meno, visto che il sospetto è stato comunque insinuato, visto che spiegare è l’unico modo per tentare di togliersi un po’ di fango.    

 

Non basta dire che se vi fosse stato qualcosa di concreto la Magistratura sarebbe già intervenuta, non basta spiegare che il PD a Rho come ovunque è sempre stato impegnato in manifestazioni ed iniziative contro tutte le Mafie, perché c’è un’intercettazione telefonica dalla quale emerge che tale Scalambra (faccendiere in contatto con ambienti malavitosi) nel tentativo di vendere i voti delle “lobby calabresi” alla lista opposta alla mia durante il ballottaggio (e da questa poi rifiutati) pronunciò le seguenti parole: “i voti dei “calabresi” li ha comprati tutti il PD… rimangono pochissimi voti che io pensavo di “comprare”…. .. è una cosa che non si può fare. però viene fatta regolarmente,  la maggior parte li ha comprati tutti il PD”

Su questa intercettazione, che “a nastro” è stata riportata dalla stampa locale e nazionale, è stato costruito un castello di menzogne e insinuazioni.

 

Potrebbe sembrare difficile trovare una spiegazione convincente a simili parole che, comunque, sono scritte nero su bianco in un’ordinanza di custodia cautelare: Per quale motivo Scalambra avrebbe mentito dicendo che “i voti delle lobby calabresi li aveva comprati tutti il PD” ? Potrebbe sembrarlo se non fosse che la spiegazione l’ha già fornita il Giudice che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare laddove ha scritto che gli interlocutori ai quali lo Scalambra si era rivolto per comprare i voti in favore della lista collegata al candidato della LEGA-NORD (che poi rifiutò l’offerta) si erano letteralmente inventati la “scusa” di aver venduto altri voti alla lista contrapposta (quindi alla mia) e ciò per giustificare il fatto che in realtà essi non erano in grado di reperire tutti i voti richiesti.    

 

In particolare si legge nell’ordinanza che le due persone alle quali Scalambra si era rivolto per acquistare voti, dopo aver esternato le difficoltà di reperire un numero elevato di voti, hanno avuto la seguente conversazione: “ma lo sai cosa mi è venuto in mente di dire a ”Marco”(SCALAMBRA)..  cosa gli dico … questo lo possiamo dire, tanto non possono mai verificare… gli dico, ascoltami, dico, certi voti sono già impegnati, però, l’unica cosa, 4- 500 voti possiamo darveli, tanto sono più gestibili da poter controllare.. ed infatti quello adesso è un ballottaggio, sono solo due persone se tu gli dici che i voti sono impegnati, vuol dire che sono andati dall’altra parte”

 

Ed infatti il giorno successivo i due si risentono prima di chiamare Scalambra al quale riferire“quel discorso che abbiamo fatto ieri” vale a dire(e sono parole del Giudice): “ciò che i due interlocutori avevano stabilito in data di ieri, e cioè che avrebbero potuto mettere a disposizione un numero limitato di votiadducendo la scusa che i voti delle cosche calabresi erano ormai impegnati con la lista contrapposta”.

 

Così avvenne in quanto, poco dopo, veniva contattato Scalambra, al quale uno dei due soggetti riferiva (sempre parole del Giudice) “quanto aveva concordato”. L’intercettazione è la seguente: “per quel nostro discorso … allora …diciamo che il discorso grosso non si può fare perchè sono già impegnati però…. qualcosina se tu …pensi che sono tuoi amici gli possiamo dare una mano … quello che tu mi hai chiesto non perchè sono già impegnati … con degli altripraticamente”.

 

Conseguentemente Scalambra, al quale era stato appunto riferito che i voti erano impegnati “con degli altri”e che sapeva che, trattandosi di ballottaggio gli altri non potevano che essere quelli della lista di centro-sinistra, telefonava alla candidata nella lista che sosteneva la Lega-Nord, riferendo il contenuto della “scusa” inventata dai suoi interlocutori ovvero che “i voti dei “calabresi” li ha comprati tutti il PD”.

 

Ecco perché l’accusa al PD di Rho di aver comprato voti della ‘ndrangheta è una bufala, perché è una “balla” rifilata dagli stessi ‘ndranghetisti allo Scalambra per giustificare i pochi voti a loro disposizione e forse per incentivarne l’acquisto.

 

Certamente di questa vicenda rimane la forte preoccupazione per l’avvenuto tentativo di inquinamento della competizione elettorale, ma penso e spero che non rimanga in nessuno nemmeno il dubbio che il PD di Rho abbia comprato i voti della ‘ndrangheta.

 

Infine non può non far riflettere il fatto che la stampa ha volutamente riportato solo l’ultima intercettazione telefonica nel tentativo di infangare il PD e di riflesso il Sindaco di Rho senza dar conto, come era loro dovere deontologico prima ancora che giuridico, né dell’esistenza delle precedenti intercettazioni che all’ultima davano un senso, né delle chiare parole del Giudice. Questo è francamente inammissibile, ma questa è la stampa con la quale abbiamo a che fare.    

 

Da parte mia continuerò a svolgere l’incarico che mi è stato affidato con la correttezza di sempre.

 

Pietro Romano – Sindaco di Rho

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Impariamo a votare facendo la spesa

IMPARIAMO A VOTARE FACENDO LA SPESA.
Il Wwf Italia ha presentato questa settimana a Venezia il rapporto “Andamento dell’impronta ecologica nel Mediterraneo” da cui è emerso, purtroppo, che il nostro Paese, con il 23 %, è quello, nel mare nostrum, ad aver toccato il punto maggiore di “debito ecologico”.
Per dare un’idea seguono Spagna (17%), Francia (13%), Turchia (10%) ed Egitto (9%). Gli italiani, cioè, sono quelli che usano più risorse rispetto alle capacità dell’ambiente naturale di rigenerarle.
Tra i Paesi del Mediterraneo il Portogallo è l’unico ad aver ridotto in maniera significativa il suo deficit ecologico negli ultimi anni.
Sembra un problema più grande di noi, ma in realtà l’impronta ecologica ha a che fare con il modello di sviluppo che vogliamo e con i nostri comportamenti di ogni giorno.
E su questo fronte ciascuno di noi, nel proprio piccolo, può fare la propria parte.
Padre Alex Zanotelli dice che “i consumatori esprimono un voto con ogni prodotto che scelgono, e segnalano alle imprese i comportamenti che approvano e quelli che condannano. L’acquisto può trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre”.
E’ quindi anche andando a fare la spesa che possiamo esercitare “la nostra sovranità” perché il modo in cui consumiamo riguarda l’intera umanità, perché ha conseguenze sulle risorse, sull’energia, sui rifiuti, sulle condizioni di lavoro…
È quindi sempre più importante per noi e per il futuro di chi verrà dopo di noi informarsi ed essere critici nella scelta dei prodotti, per essere protagonisti e non complici di qualcosa che non vogliamo e non condividiamo.
Perché si fa politica tutti i giorni, innanzitutto con il proprio stile di vita. Anche facendo la spesa.
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2013: la Sanità che (forse) verrà

2013: LA SANITÀ CHE (FORSE) VERRÀ
Credo che mentre si parla di laziopoli e di sanitopoli lombarda, la politica (quella buona) ha il dovere di dire come vuole cambiare -da subito- la Sanità in questo Paese. A questo proposito il ministro Balduzzi ha presentato gli Atti di indirizzo per l’individuazione delle priorità politiche in Sanità per l’anno 2013, sottolineando che il documento tiene conto della difficile situazione della finanza pubblica e impone la rigorosa necessità di ottimizzare la spesa, affermando su tutto il territorio nazionale i principi di efficienza, appropriatezza, semplificazione e trasparenza.
Queste le aree di azione previste dal documento: prevenzione e comunicazione, rilancio della ricerca sanitaria, politiche sanitarie internazionali, promozione della qualità dell’assistenza sanitaria, dispositivi medici, promozione della salute pubblica veterinaria e della sicurezza degli alimenti, politiche per l’efficienza gestionale.
Per quanto riguarda la prevenzione e la comunicazione particolare attenzione è riservata alla prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili favorendo l’adozione di stili di vita attivi e responsabili, che vanno a sommarsi agli interventi di prevenzione lungo tutto l’arco della vita.
Si vuole poi rilanciare la ricerca che diventerà elemento di sviluppo, snellendo le procedure burocratiche, coordinando gli interventi e concentrando gli investimenti.
Nel 2013 si dovrà inoltre recepire la Direttiva 24/2011/UE (Applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera) e dare esecuzione, in collaborazione con l’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS, allo sviluppo del Progetto “Public Health Aspects of Migration in Europe”, per la tutela della salute delle popolazioni migranti.
Le azioni da implementare nel 2013 serviranno poi per attuare il Patto per la salute, attualmente all’esame della conferenza Stato-Regioni, e riguarderanno la definizione di nuovi indicatori e di strumenti innovativi per l’ottimizzazione in termini di costo/beneficio delle prestazioni sanitarie (determinazione del fabbisogno regionale standard, individuazione di indicatori di “outcome”, individuazione di un ulteriore macro-livello di assistenza nella ripartizione del fabbisogno sanitario che sia strettamente legato all’emergenza-urgenza, da inserire tra le offerte di assistenza distrettuale e di assistenza ospedaliera, elaborazione di strumenti utili a consentire un miglioramento da parte delle regioni del riparto delle disponibilità finanziarie del Servizio Sanitario Regionale tra le varie aziende sanitarie regionali).
C’è poi il capitolo della riorganizzazione dell’assistenza primaria e ospedaliera per realizzare la continuità delle cure e l’integrazione tra i servizi ed i professionisti e quello dell’ efficienza, appropriatezza e qualità degli interventi sanitari, tra le cui misure troviamo la diffusione della prescrizione elettronica, il potenziamento di sistemi informativi per la riduzione delle liste di attesa, anche attraverso centri unici di prenotazione on-line per l’accesso al Servizio sanitario nazionale.
Gli ospedali dovranno operare in grandi reti, avvalendosi di tecnologie e professionalità sempre più elevate e impiegando metodiche di “dematerializzazione” nella trasmissione e archiviazione delle informazioni, con capacità di risposta alla pluralità di richieste del paziente.
Infine si vuole provvedere a una nuova organizzazione del Ministero e realizzare iniziative di formazione informazione tese allo sviluppo delle conoscenze per la semplificazione delle procedure e per la diffusione della cultura del risparmio, per trasformare la situazione di crisi economica in un’opportunità di crescita professionale ed organizzativa.
L’agenda è molto fitta e il 2013 sarà anno di elezioni. Vedremo quello che Balduzzi riuscirà a fare e quali saranno le proposte in campo per il nuovo Governo del Paese.
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Bocciata la delibera lombarda sull’esibizione dei costi ai pazienti dimessi

Bocciata la delibera lombarda sull’esibizione dei costi ai pazienti dimessi.
Non è «eticamente giustificato» comunicare al paziente il costo sostenuto dal Ssn per le prestazioni che ha ricevuto. L’indicazione arriva dal Comitato nazionale di bioetica (Cnb) e il caso preso in esame è quello della Lombardia, dove gli assistiti sono informati della spesa per le cure ricevute (tramite referto o lettera di dimissione) in virtù di una delibera regionale di qualche mese fa. Sul provvedimento il ministro della Salute, Renato Balduzzi, aveva rivolto al Comitato un quesito etico, al quale oggi gli esperti rispondono con una decisione presa a maggioranza: la comunicazione è legittima soltanto se il paziente la autorizza al momento delle dimissioni o a prestazione ricevuta, altrimenti è ingiustificata. Per il Comitato, infatti, vanno evitate «forme di colpevolizzazione e discriminazioni dei malati» e va rispettata «la riservatezza dei dati personali sullo stato di salute». Se l’obiettivo del legislatore è quello di incrementare «la presa di coscienza da parte del cittadino della spesa sanitaria» prosegue «la comunicazione dei costi deve essere inserita nel contesto di una educazione complessiva della società a percepire lo stretto legame tra la salute individuale e la salute sociale, stimolando la presa di coscienza/conoscenza e responsabilizzazione del cittadino rispetto alla prevenzione delle patologie e dei comportamenti a rischio e il contenimento e la proporzionalità delle richieste al sistema sanitario».
Soddisfazione per il pronunciamento del Comitato nazionale di bioetica dall’Ordine dei medici di Milano, tra i primi a criticare la delibera regionale. «Voglio acquisire il parere per studiarlo» spiega il presidente dell’Omceo, Roberto Carlo Rossi «poi scriveremo in Regione per chiedere che la delibera venga rimossa velocemente. La linea del Comitato è la nostra: un conto è tenere sotto osservazione i costi della Sanità nel suo insieme, un conto puntare il dito sul peso economico della singola prestazione: così si rischia di colpevolizzare e si lede la libertà di scelta del medico». Piena concordanza anche sui richiami del comitato al tema dell’educazione sanitaria: «Da tempo sosteniamo che per favorire stili di vita corretti e responsabilizzare a un uso oculato delle risorse sanitarie si dovrebbe fare educazione nelle scuole, con corsi affidati ai medici di famiglia e programmi di prevenzione gestiti dai medici scolastici. Ma qui in Lombardia i medici scolastici li hanno aboliti».
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