Archivi del mese: agosto 2012

Sanità: annunciate novità dal Governo. Se son rose…

 

SANITÀ: ANNUNCIATE NOVITÀ DAL GOVERNO. SE SON ROSE…
Al fatidico primo Consiglio dei Ministri post ferie, dove ciascun Ministro ha presentato la propria agenda per questi ultimi mesi, anche il Ministro della Sanità Balduzzi ha messo in campo alcune idee per riformare il settore, una bozza in 27 articoli che dovrà essere approvata il 31 agosto, dopo una seconda consultazione con le regioni.
Leggiamo, tra l’altro, di medici di base reperibili 24 ore su 24, tessera sanitaria elettronica per tutti, nomine più trasparenti negli ospedali, riorganizzazione del sistema di attività privata dei medici intramoenia, tassa sulle bibite gassate…
La riforma vorrebbe garantire miglioramenti per i pazienti e, al tempo stesso, un contributo alla razionalizzazione delle finanze pubbliche. La salute comporta una spesa di 130 miliardi di euro/anno per le casse dello Stato (30 solo alla voce farmaci) e nella spending review si legge di risparmi per 6 miliardi di euro fino al 2015, che per fortuna non si vuole ricavare solo dai tagli, ma anche da una riorganizzazione intelligente del sistema, per usare meglio le risorse e tagliare gli sprechi.
Alcune idee vanno certamente incontro a una modernizzazione del nostro sistema sanitario, allineandolo con quello degli altri stati europei, come ad esempio per l’istituzione di nuclei di 5 o 6 medici al posto del singolo medico di base, che possano alternarsi alla guida dello studio in modo da offrire assistenza continuativa ai pazienti e garantire più specializzazioni.
Un altro tema urgente (per il quale in Regione Lombardia abbiamo fatto una proposta di legge come PD), visti i dilaganti casi di inefficienza o corruzione, riguarda le nomine dei dirigenti sanitari: si prevede una selezione più rigorosamente legata ai curriculum vitae, e i politici non più rieletti non potranno accedere a queste cariche per un anno (onde evitare “compensazioni” che poco hanno a che fare con la professionalità). Si potrebbe fare anche di più, ma sarebbe già qualcosa fare… qualcosa.
Si punta poi, sfruttando le potenzialità dell’agenda digitale, alla creazione di un vero e proprio fascicolo sanitario elettronico per i pazienti: nel chip della tessera sanitaria saranno memorizzate ecografie, diagnosi, radiografie, ricette… tutto digitalizzato e facilmente consultabile al computer da parte di medici e farmacisti. In Lombardia la tessera sanitaria elettronica è costata ad oggi centinaia di milioni di euro ai lombardi, e per ora serve a ben poco: contiamo che il Governo sia più bravo del… governatore lombardo: lo strumento della tessera è davvero strategico.
Una novità interessante, che apre a scenari nuovi nel nostro Paese, è la definizione di una tassa sulle bibite gassate e dolcificate, a carico dei produttori (anche se si stima un aumento di 3 centesimi a bibita per il consumatore), che servirà a finanziare l’adeguamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e a ripristinare il Fondo per la non autosufficienza (azzerato da Berlusconi): serviranno di sicuro altre risorse aggiuntive, ma la direzione è condivisibile. La tassa sulle bevande segue il modello francese (in realtà sono molti i Paesi europei che hanno introdotto tassazioni simili, utili anche per la lotta all’obesità) e comporterà che i produttori versino un contributo straordinario per tre anni, pari a 7,16 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato.
Siamo di fronte a provvedimenti molto diversi tra loro, che non sembrano rispondere a un vero e proprio disegno di riforma organica (nulla ancora è deciso, ad esempio, sui famosi costi standard) ed è difficile giudicarne la realtà portata sul sistema sanitario italiano, ma certo rappresentano uno sforzo positivo di ammodernamento, in attesa della reazione delle regioni, che dovranno fare la loro parte, Lombardia compresa, nel recepire le novità. Vedremo. Se son rose… fioriranno.
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Attenta Lombardia: i costi sanitari delle rette sono sempre a carico della sanità, non dell’utente.

 

ATTENTA LOMBARDIA: I COSTI SANITARI DELLE RETTE SONO SEMPRE A CARICO DELLA SANITA’, NON DELL’UTENTE.
Regione Lombardia ha più volte tentato ultimamente (e ne è dimostrazione la vicenda della L.R. 2/2012) di introdurre la compartecipazione al costo sanitario delle rette da parte degli utenti di servizi socio-sanitari quali centri diurni, residenze per disabili, residenze per anziani non autosufficienti… La retta di ricovero dell’ospite di una struttura, invece, per legge dello Stato, è a completo carico della sanità nel caso in cui oltre alle prestazioni socio-assistenziali sono erogate anche prestazioni sanitarie.
Lo ha stabilito ancora una volta nei giorni scorsi il Consiglio di Stato, disponendo la completa assunzione da parte del sistema sanitario della retta di degenza di un soggetto con disabilità grave (frenastenia di grado elevato). Secondo il Consiglio di Stato “l’intera attività (relativa alla persona disabile) va considerata come di rilievo sanitario e, pertanto, di competenza del sistema sanitario nazionale, senza che assuma rilievo, in contrario, la circostanza dell’impossibilità di guarigione o di miglioramento della malattia psichica nella specie trattata”.
Si tratta della sentenza 3997/2012 con cui il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli del Comune di Parma e dell’Istituto ospedaliero di Sospiro (Cr) e accertato l’obbligo dell’Asl di Parma (quindi del servizio sanitario nazionale) di pagare la retta di degenza per 5 mesi del 1994 di un’ospite della struttura di Sospiro. Da notare la data, 1994: la sentenza, che conferma una giurisprudenza ormai consolidata, è arrivata 18 anni dopo il fatto… Viva l’Italia!
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Isee: più equità in arrivo? Speriamo sia la volta buona…

 

IN ARRIVO PIÙ EQUITÀ? SPERIAMO SIA LA VOLTA BUONA…
Leggo dichiarazioni confortanti, dal Governo Monti, in merito alla riforma dell’Isee, l’indicatore che deve servire a parametrare con più equità possibile la partecipazione degli utenti ai costi dei servizi sociali e socio-sanitari, in tutto il Paese. Speriamo… Ecco la notizia:
<<Il governo Monti sta per presentare una riforma dell’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente che serve a misurare la condizione economica di persone e famiglie.
Lo annuncia il sottosegretario al Welfare Maria Cecilia Guerra in un’intervista sul numero di agosto della rivista Prospettive sociali e sanitarie di cui sono state diffuse anticipazioni.
La riforma, spiega Guerra, riguarderà “due profili fondamentali: la costruzione stessa dell’indicatore e le modalità di controllo”. Ha confermato invece l’impegno a “non utilizzare l’Isee per tagliare la spesa sociale e anche a non assoggettare a Isee l’indennità di accompagnamento”. In sintesi: “i campi di applicazione dell’Isee per quanto riguarda le prestazioni assistenziali nazionali con il decreto non verranno ampliate”.
Inoltre, se si arrivasse a definire i livelli essenziali delle prestazioni anche nel sociale (Liveas) “non potremmo ignorare il fatto – spiega Guerra – che il livello essenziale è tale se definisce anche il grado massimo di compartecipazione che può essere richiesto al beneficiario. Nello stesso tempo l’Isee stesso deve essere riconosciuto come Liveas per rimarcare il diritto dei cittadini che la loro condizione economica non sia valutata in termini differenti a seconda della specifica sensibilità del territorio di loro appartenenza”.>>
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Minori e disabili: la Regione cambia le regole in corsa e crea problemi ai gestori dei servizi.

 

MINORI E DISABILI: LA REGIONE CAMBIA LE REGOLE IN CORSA E CREA PROBLEMI AI GESTORI DEI SERVIZI.

Dopo le proteste nei mesi scorsi di anziani, persone con disabilità e minori con le loro associazioni, dopo i comunicati accorati dei comuni e dei sindacati e dopo i continui richiami dell’opposizione in Consiglio regionale, con l’ultimo assestamento di Bilancio di luglio, Regione Lombardia ha finalmente riportato il Fondo Sociale Regionale 2012 almeno allo stesso livello del Fondo del 2011, pari cioè a 70 milioni di euro, integrando di 30 milioni di euro il Fondo 2012 che era stato ridotto a soli 40 milioni a inizio anno.
“Ma c’è una novità dell’ultima ora che nessuno si aspettava”, dice il consigliere regionale del PD Carlo Borghetti. “Con l’ultima Giunta di luglio la Regione ha deciso, senza consultarsi con i soggetti competenti, che il budget stanziato non sarà dato ai comuni e ai gestori dei servizi per disabili e minori come sempre fatto, bensì sarà erogato direttamente agli utenti tramite voucher (assegno), con lettera d’accompagnamento firmata dal governatore. Un’iniziativa dal sapore pre-elettorale”.
La novità ha sollevato in queste ore forti perplessità e contrarietà anche tra le aziende sociali consortili che gestiscono i servizi per conto dei comuni lombardi che si sono messe di corsa a verificare i loro bilanci nonostante la pausa estiva.
“I problemi sono due – aggiunge Borghetti – innanzitutto procedere a colpi di voucher lasciando l’utente da solo, nel momento del bisogno, alla ricerca del servizio che gli serve, significa rinunciare alla logica del governo della rete dei servizi in collaborazione con il territorio, e collaborare è oggi vitale, in tempo di crisi di risorse e crisi sociale. E poi gli enti gestori, a 2012 inoltrato, si trovano le regole cambiate in corsa: contavano di ricevere l’integrazione del Fondo come più volte annunciato dalla Regione, invece così dovranno rivedere i propri servizi in relazione agli utenti che decideranno di rivolgersi a loro, senza poter quindi garantire continuità al servizio stesso”.
La protesta della rete degli enti si è infatti formalizzata con la richiesta di un incontro urgente con Formigoni e cresce la domanda affinché non si cambi il sistema in corso d’opera.
“Ho presentato ieri una interrogazione – conclude Borghetti – per chiedere alla Regione se non abbia intenzione di rivedere le modalità di erogazione dei 30 milioni stanziati, mantenendo, per lo scorcio di 2012 rimasto, le stesse regole già in vigore. Peraltro si tratta di risorse tardive e comunque insufficienti rispetto al bisogno crescente di servizi alla persona che anche in Lombardia si registra. Ricordo che solo pochi anni fa il Fondo superava i 100 milioni e, mentre lo si riporta a 70 milioni, le cronache quotidiane ci parlano di indagini per fondi ben superiori ai 60 milioni di euro che sarebbero stati ‘distratti’ dalla cura delle persone per cui erano stati destinati in alcune strutture private della sanità lombarda”.
Milano, 7 agosto 2012
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L’Italia ce la farà se…

 

L’ITALIA CE LA FARÀ SE…
“L’Italia ce la farà se ce la faranno gli italiani. Se il Paese che lavora, o che cerca un lavoro, che studia, che misura le spese, che dedica del tempo al bene comune, che osserva le regole e ha rispetto di sé, troverà un motivo di fiducia e di speranza. L’Italia perderà se abbandonerà l’Europa e si rifugerà nel suo spirito corporativo, se prevarrà l’interesse del più ricco o del più arrogante. Se speranza e riscatto non saranno il capitale di un popolo ma scialuppe solo per i furbi e i meno innocenti”.
È l’inizio della Carta d’intenti, del patto tra democratici e progressisti che ha presentato ieri il segretario del Partito Democratico, dando così avvio a un dialogo e a un confronto in vista delle elezioni.
È la piattaforma di una forza politica seria, che vuole essere l’alternativa al populismo (di destra e non), che vuole “guidare l’economia fuori dalla crisi”, ridare “autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni”, “rilanciare il gioco di squadra con altre nazioni e governi”, discutere seriamente sulle idee per un Paese che può farcela.
È il progetto di un’Italia nuova, delineato in dieci punti: Visione, Democrazia, Europa, Lavoro, Uguaglianza, Sapere, Sviluppo sostenibile, Beni comuni, Diritti, Responsabilità. Dieci punti densi di contenuti, perché non ci dicano che non abbiamo idee e che siamo tutti uguali.
Da segnalare oltre all’attenzione all’Europa, la difesa della legalità, la lotta all’evasione fiscale, il rafforzamento della normativa contro la corruzione, il conflitto di interessi, una riforma dei partiti che veda anche la riduzione del finanziamento pubblico.
Ma il cuore della Carta è l’attenzione al lavoro, che dovrà essere il  “parametro di tutte le politiche”. Alcune idee: un ridisegno del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, la lotta alla precarietà e la patrimoniale.
Ma anche lotta alla povertà, uguaglianza di genere, attenzione alla ricerca e alla formazione.
Oggi Bersani ha incontrato Vendola, che ha chiarito che non metterà  nessun veto a una possibile alleanza con l’Udc, scaricando gli atteggiamenti, spesso poco democratici, di Di Pietro.
Si inizia a parlare di un  ”Polo della speranza” (il nome è un’idea di Vendola), di un “soggetto fondante dell’alternativa che non deve aver paura di portare con sè chi intende arricchire il suo orizzonte se l’agenda ha al centro i diritti sociali e civili”.
“L’idealità ci dà concretezza”, ha detto ieri Bersani. Si parte quindi con un programma forte e con un confronto. L’Italia ce la può fare. L’Italia ce la farà.
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