Archivi del mese: giugno 2012

Quelle truffe ancora più odiose delle altre…

 

QUELLE TRUFFE ANCORA PIÙ ODIOSE DELLE ALTRE…
Siamo in un periodo di profonda crisi, se non addirittura di recessione.
Ed è proprio in questi momenti di crisi che le persone più deboli, quelle che percepiscono meno di 1000 euro al mese, si trovano spesso a dover chiedere finanziamenti per poter andare avanti. E molte di queste persone sono anziani, non solo poveri, facilmente raggirabili.
La presentazione dell’indagine “Anziani e povertà” ha chiuso l’iniziativa “Linea Terza Età – Insieme contro la Povertà” promossa da Movimento Difesa del Cittadino e Adiconsum, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ha cercato di accendere una prima luce di attenzione sul fenomeno delle truffe agli anziani, che abbiamo voluto inserire anche in una legge regionale bipartisan che ho promosso anch’io lo scorso anno.
A riprova di quanto ormai è sotto gli occhi di tutti, l’indagine ha evidenziato che tra gli anziani è diffusa una situazione di incertezza economica e che molti vivono in condizioni di marginalità e di disagio.
Infatti, più della metà degli intervistati denuncia di non avere risorse sufficienti a far fronte a tutte le proprie necessità (mentre per il 19,4% le risorse sono addirittura insufficienti al sostentamento), uno su tre dichiara di aver dovuto attingere ai propri risparmi, uno su dieci ha dovuto chiedere un prestito…
E purtroppo quest’ultima categoria è spesso a rischio truffe o raggiri, anche perchè solo il 57,3% di chi, tra gli anziani, accede a un prestito, legge  il materiale informativo e le clausole prima di sottoscriverlo.
Il dato allarmante è che quasi un intervistato su tre ritiene di essere stato vittima di raggiri da parte di mediatori finanziari. Alla domanda diretta se sia mai successo di ricevere informazioni o consigli fuorvianti da parte di un agente o di un mediatore finanziario allo scopo di essere indotti a firmare un contratto, risponde “sì” il 31,4% degli intervistati.
In questo periodo in cui le banche stanno ricevendo una “paccata di miliardi” (per usare un termine caro al nostro ministro al Welfare…), varrebbe forse la pena che ci fossero controlli e regole più severe per garantire un po’ più di attenzione a chi questa crisi la sta subendo senza averla minimamente causata.
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Fattore Famiglia? Per ora è solo un esperimento…

 

Durerà un anno la sperimentazione del Fattore Famiglia, il dispositivo a cui ha dato il via la Giunta regionale con la legge approvata nel febbraio scorso e che l’assessore Boscagli ha presentato in commissione Sanità questa settimana, e sarà applicato in 15 comuni della Lombardia a partire dal primo luglio. “Quella legge introduce, per noi, un principio anticostituzionale quale la previsione della partecipazione ai costi sanitari per i cittadini che accedono ai servizi sociosanitari quali le residenze sanitarie per anziani, i centri diurni e le residenze sanitarie per disabili per citarne solo alcuni” ha commentato Carlo Borghetti. Il Fattore famiglia sarebbe pensato per differenziare la compartecipazione al costo dei servizi da parte degli utenti in base alle diverse situazioni famigliari e manderebbe in pensione l’Isee nelle intenzioni della Regione. “Siamo favorevoli al fatto che si tenga conto di fattori come il numero dei figli, il reddito e patrimonio famigliare, la presenza di anziani e disabili. Abbiamo anzi chiesto e ottenuto che si tenga conto anche delle situazioni temporanee di disoccupazione o di difficoltà lavorative – aggiunge Borghetti – . Il problema è però che eventuali sconti sui costi dei servizi che si determinano alle famiglie con difficoltà non possono essere fatti pagare al resto delle famiglie lombarde: quello che è dunque un vantaggio per alcune famiglie si può tradurre in un aggravio per tutte le altre”. La sperimentazione parte con una dote di 1,5 milioni di euro che la Regione una tantum mette da disposizione dei 15 comuni che hanno aderito alla sperimentazione ma la legge non prevede altri stanziamenti. “Auspichiamo comunque che la sperimentazione sia fatta nel migliore dei modi per testare l’efficacia reale dei criteri adottati coinvolgendo tutte le unità di offerta dei servizi, sapremo solo tra un anno se e come ci sarà un Fattore famiglia lombardo . Da parte nostra insisteremo perché la Regione preveda un aiuto economico ai comuni che erogano i servizi alle famiglie se il sistema andrà a regime” conclude Borghetti.

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I tagli non sono tutti uguali, e alcuni fanno più male…

 

 I TAGLI NON SONO TUTTI UGUALI, E ALCUNI FANNO PIU’ MALE.

“Una politica di tagli che ancora considera il welfare un fattore di costo, e non un investimento necessario per il rispetto dei diritti fondamentali della persone, e per avere una prospettiva di crescita e sviluppo sociale ed economico nel nostro Paese”. E’ quanto dicono per denunciare la politica dei tagli che ha colpito, a partire dal governo Berlusconi, le persone con disabilità, e le loro famiglie, Ledha/Fish Lombardia e Fand, organizzatori della manifestazione indetta per mercoledì 13 giugno, a partire dalle ore 11.00, a Milano, sotto il Pirellone.Non tutti i tagli sono uguali: il sistema Tremonti dei tagli lineari, cioè uguali per tutti per tutti i servizi pubblici, è profondamente ingiusto e amaro, perchè colpisce ovviamente in modo più duro chi fa più fatica, che invece, soprattutto in un momento di crisi, deve essere aiutato di più, e non “tagliato” come gli altri

Ho aderito alla manifestazione e vi parteciperò, perchè condivido le richieste di Ledha e Fand, e in alcuni casi ho presentato a Regione Lombadia (senza esito) proposte specifiche concrete in linea con queste richieste. Eccole:
-Al Governo, di ripristinare i fondi sociali, a partire da quello per la non autosufficienza perché non si tratta di costi ma di investimenti nel futuro e nella crescita della società italiana.
-Al Governo, nei suoi progetti di riforma sulla partecipazione alla spesa dei servizi (Isee) di non aumentare le richieste nei confronti delle persone con disabilità.
-Al Governo di definire, finalmente, i Livelli essenziali assistenziali (Lea) e quelli per l’assistenza sociale (Liveas).
-Alla Regione Lombardia, di compensare con proprie risorse i tagli ai fondi sociali e permettere ai Comuni di svolgere le proprie funzioni, ed evitare ripercussioni sul sistema dei servizi alla persona, già esposti a crescenti difficoltà.
-Alla Regione Lombardia, di vincolare questa aggiunta di risorse per finanziare i progetti di vita indipendente e per attivare la presa in carico unitaria per i cittadini che afferiscono ai servizi socio assistenziali e socio sanitari.
-Alla Regione Lombardia, di incrementare il finanziamento dei servizi sociosanitari sgravando di queste spese i Comuni e le famiglie, superando la non più sostenibile divisione tra i servizi socio sanitari e quelli socio assistenziali.
-Ai Comuni, di garantire i servizi e le prestazioni essenziali per la vita delle persone con disabilità e di non derogare alla propria responsabilità di coordinatori delle politiche sociali nei confronti dei propri concittadini.
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Da Milano, dal Papa una road map per le famiglie e per le politiche famigliari.

DAL PAPA UNA ROAD MAP PER LE FAMIGLIE.

 

Si è chiuso oggi, con la messa solenne celebrata da papa Benedetto XVI al Parco di Bresso, fuori Milano, davanti a un milione di pellegrini secondo le stime, il VII Incontro mondiale delle famiglie organizzato dalla Chiesa cattolica. Il Pontefice ha sottolineato che “non è la logica unilaterale del mercato e del massimo profitto quella che può concorrere a uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e a creare una società più giusta, perché quella logica porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell’ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie”. Il Papa ha ribadito l’importanza della “domenica quale momento di convivialità, condivisione, incontro, amicizia, solidarietà, cultura, contatto con la natura, gioco, sport. Armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano”. Oggi la spianata davanti all’altare dove il Papa ha celebrato la messa era gremita non solo di pellegrini, ma anche di autorità, quelle stesse autorità che sono chiamate a rendere concrete le politiche per la famiglia. Purtroppo in Italia e in Regione Lombardia le politiche per la famiglia sono caratterizzate da risorse inadeguate e obiettivi solo enunciati. Un dato su tutti lo dimostra: le giovani italiane fra i 25 e i 39 anni sono oggi quelle che fanno meno figli in Europa e quelle per cui la differenza fra i figli che si hanno effettivamente e quelli che si vorrebbero (per la maggioranza: almeno due) è più elevata. Il numero di servizi pubblici (in particolare di nidi) è sotto soglia rispetto agli standard Ue: solo l’11% dei bambini fino ai tre anni trova posto in asili pubblici, meno del 4% al Sud. E per quanto riguarda i congedi parentali e le prestazioni familiari non siamo messi meglio: dopo il periodo di astensione obbligatoria, da noi il rapporto fra indennità e stipendio è molto basso: (il 30% a fronte del 67% in Germania e l’80% in Scandinavia). E allora dopo questo importante momento, è importante che seguano i fatti e che si mettano da parte le polemiche sulle definizioni di famiglia e si inizi ad occuparsene con concretezza: c’è tanto di già condiviso da fare subito, le polemiche (specie se fatte per dividere) non interessano alle famiglie, di qualunque tipo esse siano. Mi piace · · Condividi · 6 ore fa tramite cellulare ·

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