Archivi del mese: aprile 2012

Stipendi italiani: ecco i numeri che spiegano il nostro dramma…

 

STIPENDI ITALIANI: ECCO I NUMERI CHE SPIE
Ieri l’Ocse ha diffuso il rapporto Taxing Wages 2011 e questi dati si inseriscono pienamente nel dibattito (di respiro europeo) su rigore e crescita, a cui assistiamo in questi giorni, anche a seguito della denuncia del Presidente della Corte dei Conti Giampaolino, che ha messo in guardia contro un possibile cortocircuito che rischia di vanificare gli effetti della manovra correttiva.
Il rapporto sottolinea che il fisco pesa sempre di più sugli stipendi dei lavoratori italiani, che devono peraltro fare i conti con buste paga che sono tra le più basse fra i Paesi europei e non solo. Insomma in Italia si guadagna molto meno che nel resto d’Europa e quel poco è tassato troppo, per dirla con parole semplici.
Il record del peso delle tasse sulle retribuzioni per i lavoratori senza figli si registra in Belgio (55,5% dello stipendio complessivo), seguito da Germania (49,8% – dove però gli stipendi sono più alti di quelli italiani del 31%), Ungheria e Francia (49,4%), e Italia (47,6%, dato in continuo peggioramento, con un +0,4% rispetto al 2010).
Per avere un parametro di riferimento bisogna tener conto che la media Ocse è del 35,3% e che in media, in Italia, un single senza figli ha guadagnato, nel 2011, poco più di 19 mila euro netti (1.500 euro sotto la media Ocse), 2 mila euro in meno di uno spagnolo, 3.500 euro di un francese, 5 mila di un irlandese, 6 mila di un tedesco e oltre 10 mila euro in meno di un inglese.
Per i lavoratori con due figli a carico la situazione si modifica, ma il peso fiscale resta sempre elevato in Francia (42,3%), Belgio (40,3%) e Italia (38,6%), a fronte di una media Ocse del 25,4%,.
L’Ocse individua tra le cause del peggioramento della pressione fiscale il fatto che non ci sia stato nessun incremento di detrazioni, mentre le aliquote e gli scaglioni Irpef sono rimasti immutati. Uno scenario che, purtroppo, difficilmente pare potrà modificarsi nel breve periodo: l’obiettivo del pareggio di bilancio e la mancanza di fondi lamentata dal Governo fanno intravedere poche possibilità.
Non si può però non riflettere, dopo aver ascoltato il monito di Giampaolino e tutto il dibattito sulle modifiche dell’articolo 18: se un operaio e un impiegato in Italia, in media, hanno stipendi netti pari a 1.226 e 1.620 euro, ma costano ai loro datori di lavoro, rispettivamente, 2.241 e 3.050 euro non è anche (e forse soprattutto) questo a rendere meno competitivo il mercato del lavoro italiano e ad alimentare occupazione sottopagata o con contratti precari?
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Formigoni: un’altra non risposta…

 

Arriva oggi l’ennesima non-risposta di Formigoni: la sua portavoce dichiara che nessuna delle spese di Daccò è riferibile al Presidente.  Spese che, documenti alla mano, fanno rabbrividire: una lunghissima lista di regalie (come lui probabilmente le definirebbe ): panettoni, cantucci, Champagne,… 335 mila euro che si aggiungono ai 2 milioni che Daccò ha speso per le cene e per i viaggi “di gruppo” a cui ha partecipato anche Formigoni. Come dice oggi il costituzionalista Onida, il problema non è la vita privata del Presidente e quanto questa sia conforme agli ideali di CL, a cui da sempre dichiara di aderire, ma riguarda l’etica pubblica. Siamo di fronte a flussi di finanziamenti a strutture private in campo sanitario, che nulla hanno a che vedere con un servizio sanitario regionale che possa dirsi eccellente per i cittadini. Siamo di fronte a interessi privati, gestiti da chi dovrebbe dare garanzie che sia l’interesse pubblico ad avere il primato, sempre. Il Pdl inizia a mostrare insofferenza per il caso Formigoni. Lo si è visto anche in occasione della visita a Milano di Alfano dell’altro giorno. Formigoni è a capo di una giunta compromessa e dunque lui stesso lo è. E a questo punto c’è un’unica strada da percorrere per rimettere al centro il bene dei cittadini: le dimissioni.

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5 per mille: finalmente la stabilizzazione.

 

Riporto, soddisfatto, dal settimanale Vita: “La decisione del Governo di inserire nella Delega fiscale la stabilizzazione del 5 per mille è stata accolta con grande soddisfazione dall’Intergruppo per la Sussidiarietà che l’8 marzo scorso, insieme al Comitato editoriale di Vita, aveva rilanciato con forza la proposta. «Il successo di questa misura è oggi davanti agli occhi di tutti e non possiamo che festeggiare la notizia che il governo, accogliendo le sollecitazioni dell’Intergruppo, ha finalmente deciso di stabilizzarlo», dice Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, interpellato da Vita.it.  «Sul 5 per mille il governo Monti ha raccolto finalmente un appello che da anni il mondo della sussidiarietà e l’intera società italiana rivolgeva in modo sempre più pressante», conferma Enrico Letta,  deputato e vicesegretario del Partito democratico.
Prosegue Lupi: «Per anni, come Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, abbiamo ascoltato e combattuto le obiezioni di chi cercava di spiegarci che il 5 per mille non serviva. Che i contribuenti non ne avrebbero comunque usufruito.  Nel mese di marzo, dopo l’incontro con il Comitato editoriale di Vita, abbiamo incontrato il premier Mario Monti e dobbiamo ringraziarlo per la disponibilità dimostrata. Con il 5 per mille non solo si riconosce e sostiene quel tessuto di opere che, nate dalla libera iniziativa di uomini e donne, svolgono un ruolo pubblico rispondendo quotidianamente, spesso meglio dello Stato, ai bisogni dei cittadini, ma si compie un investimento sul futuro. In un momento di crisi come quello attuale, infatti, puntare su libertà e sussidiarietà può aiutarci a imboccare la strada della crescita».
«La stabilizzazione di questa norma rappresenta infatti allo stesso tempo un riconoscimento per il presente e un investimento sul futuro»,  aggiunge Enrico  Letta, riconoscendo «i meriti del Governo», ma anche quelli «dell’Intergruppo per la sussidiarietà che di questo tema ha fatto un cavallo di battaglia ascoltando le voci della società civile organizzata». Secondo il dirigente democratico l’impegno preso da parte dell’esecutivo è «la dimostrazione della considerazione che questo governo ha per la dimensione sociale e per la crescita della società italiana».”
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“La buona salute aggiunge vita agli anni”

 

Il 7 aprile si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Salute 2012. Quest’anno il tema scelto è stato l’ “Active ageing”. Un tema che ricorre in quanto il 2012 è stato proclamato dall’UE Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni.
Lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, “Good health adds life to years”, ovvero “La buona salute aggiunge vita agli anni”, ci ricorda come le donne e gli uomini over 60 e in buona salute possano vivere vite lunghe, piene e produttive, a beneficio sia della famiglia che della comunità.
L’Italia è uno dei paesi con l’aspettativa di vita più lunga e ad oggi gli ultra 64enni sono il 20% circa della popolazione, una percentuale che aumenterà: secondo i dati Istat nel 2051 un italiano su tre avrà più di 64 anni.
La sfida dell’invecchiamento attivo cioè, come lo definisce l’OMS, “il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita delle persone anziane” è quindi ineludibile per la nostra società.
Invecchiamento attivo non significa solo essere fisicamente efficienti, ma anche continuare a partecipare alla vita economica, culturale e civile della comunità: gli ultra 60enni sono e possono essere un grande aiuto per le proprie famiglie.
Questa giornata, e ancor più l’Anno Europeo, vogliono essere un’occasione per promuovere una cultura dell’invecchiamento attivo e per favorire la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni.
L’Unione Europea ha indicato tre aree chiave di azione: la promozione di maggiore occupazione e di condizioni di lavoro più agevoli per gli ultrasessantenni, la spinta alla partecipazione alla società, la promozione di una vita indipendente e sana.
Per quanto riguarda la salute e il benessere della persona anziana vengono indicati in particolare alcuno obiettivi pratici: prevenire le cadute, promuovere l’attività fisica, promuovere l’assistenza domiciliare e i servizi di self-care, sostenere strategie di sviluppo partecipativo tra personale medico e assistenziale, inserire nei setting di assistenza programmi di vaccinazione antinfluenzale e di prevenzione.
Quest’Anno deve essere un punto di partenza per la promozione dell’invecchiamento attivo anche in Regione Lombardia, dove è stata approvata all’unanimità la mozione che ho presentato in Consiglio, perché la Regione colga le opportunità offerte dall’Anno Europeo e raccolga la sfida: c’è tanto lavoro da fare.
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Protocollo di legalità Merlino: una buona prassi da diffondere in tutta la Lombardia

E’ stato firmato nei giorni scorsi a Merlino (Lodi) un innovativo Protocollo Legalità (che ha già preso il nome di Protocollo Merlino) tra il Comune di Merlino, la Prefettura di Lodi e le parti sociali (sindacati e associazioni di categoria) avente lo scopo di combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata e le illegalità che si nascondono spesso all’interno degli appalti di lavori edili in ambito privato.
Il Comune di Merlino era rappresentato dal Sindaco Giovanni Fazzi e dai tecnici, tra cui l’Architetto Serena Righini, promotrice del protocollo. La prefettura di Lodi era rappresentata dal Prefetto Pasquale Gioffré. Il consigliere regionale del Pd Carlo Borghetti, componente dell’Osservatorio Regionale per la Legalità ha partecipato alla cerimonia della firma del Protocollo, su invito del Comune di Merlino con il quale aveva approfondito i contenuti dello stesso in riferimento alla legge regionale quadro sull’urbanistica n°12/2005. “La novità del Protocollo Merlino – dice Borghetti – sta nella applicazione al settore dell’edilizia privata di tutte le tutele e le garanzie contro le infiltrazioni mafiose che la legge già prevede nel caso di opere pubbliche. All’operatore privato viene offerta l’opportunità di un incentivo volumetrico pari all’8% della capacità fondiaria a fronte dell’impegno, di interesse pubblico, ad accettare ogni disposizione contenuta nel protocollo”.
Tra gli impegni previsti per l’operatore dell’intervento edilizio privato c’è, tra l’altro, l’attivazione di un sistema telematico d’accesso al cantiere per il controllo delle identità delle maestranze all’opera; la comunicazione all’amministrazione comunale di tutta la struttura societaria e dei casellari giudiziali di chi detiene la rappresentanza della società che effettua l’intervento edilizio; il deposito degli ultimi due bilanci annuali; la comunicazione dell’elenco delle imprese sub-appaltatrici e sub-contraenti per tutte le forniture e i servizi ; il divieto di sub-appalto del sub-appalto; la garanzia della tracciabilità di tutti i flussi finanziari.
“In un paese ideale non dovrebbe esserci bisogno di prevedere un premio per chi rispetta la legge. Ma la situazione in cui si trova l’Italia e anche la Regione Lombardia, richiede iniziative concrete in grado di porre un argine efficace all’allargamento delle zone grigie dell’illegalità . Ben venga quindi l’iniziativa del Comune di Merlino: sarà interessante ora vedere quanti comuni vorranno imitarla. Non mancheremo di segnalare il protocollo anche a Regione Lombardia come buona prassi da diffondere” conclude Borghetti.

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