Archivi del mese: ottobre 2011

Maltempo: serve più cura per il territorio e meno tagli alla ricerca

Lunedì 31 ottobre 2011- Un anno fa, il Veneto; settimana scorsa, Roma e Napoli. Il maltempo che ha funestato in questi giorni gli abitanti della Liguria e della Toscana è terribile, e ci lascia tutti in silenzio di fronte ai morti, ai dispersi, davanti a chi ha perso i suoi cari o la sua casa nel vortice di un’ondata di acqua e fango. Di fronte a queste tragedie il silenzio sembrerebbe doveroso, ma a parer mio è proprio in questi momenti che è più necessario parlare, rifiutarsi di tacere. Non è possibile nel 2011 essere qui a piangere nuovi morti per catastrofi naturali. A Monterosso, nelle Cinque Terre, la gente si è rimboccata le maniche fin da subito per ripristinare la normalità, e i soccorsi organizzati sono arrivati celermente da tutta Italia. Non è la solidarietà, o la voglia di lavorare, che ci manca. Ma io dico: queste tragedie non possono essere evitate? Ad Aulla (Massa Carrara) la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo anche se attualmente non ci sono indagati. Non è la prima volta che accadono queste cose in Italia: tra terremoti, eruzioni vulcaniche, esondazioni e frane conosciamo bene i punti deboli del nostro territorio, ma non riusciamo ad attuare in tempo azioni preventive e soprattutto non ci decidiamo a dare spazio (e fondi) alle Università di Geologia e di Metereologia. Oltre a ricordare con rispetto i morti, ricordiamoci anche dei tagli fatti alla ricerca quando accadono queste disgrazie.

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Pirati, Indignati e PD: si può fare?

Domenica, 30 ottobre 2011- Qualche giorno fa sono comparsi a Milano i manifesti del Partito Pirata italiano: simbolo dei pirati su fondo nero o rosso (colori scelti probabilmente non a caso). Wikipedia definisce la pirateria come “l’attività illegale di quei marinai -denominati pirati- che, abbandonando per scelta o per costrizione la precedente vita sui mercantili, abbordano, depredano… o affondano le altre navi in alto mare, nei porti, sui fiumi e nelle insenature”. Vero è anche che non mancano film, libri e cartoni animati che ci hanno fatto simpatizzare per i pirati (vi ricordate Capitan Harlock?). Ma da dove viene questo nuovo partito che ha dichiarato di volersi presentare alle prossime elezioni Politiche? Il Partito Pirata ha esordito nel 2009 in Svezia, con le elezioni Europee, facendo eleggere due eurodeputati. Lo scorso settembre si è presentato alle elezioni della Città-Stato di Berlino, dove ha raccolto il 9% dei voti, portando in Parlamento 15 deputati, ed è attualmente in 61 paesi. Non scherza… da una prima lettura del programma, vi sono anche proposte e principi buoni (alcuni sostenuti anche dal PD), insieme, ahinoi, a molta antipolitica: nel video di presentazione ricorrono frasi come “La colpa di questa crisi è la politica”, frasi che fanno di tutti gli attuali politici degli incapaci che ci hanno portato sull’orlo del baratro, indistintamente incapaci di proposte e di cura per il Paese. Forse dobbiamo considerare questo partito un’altra espressione di voglia di dire la propria chiedendo un cambio di passo, più equità, meno privilegi, come succede nel moltiplicarsi delle manifestazioni, dagli indignati ai sindacati, ai disoccupati che si sentono senza speranze…. Nemmeno un mese fa il Presidente Napolitano ricordava che “la politica siamo tutti noi”: bene, ai pirati, agli indignati, a chi vuole cambiare il mondo e cerca partecipazione, vogliamo dire che la politica, quella buona, quella vera, fatta di tanti militanti, li aspetta, anche nel PD, senza retorica un partito fatto di tanti che non si sono mai tirati indietro, che si trovano nelle piazze, ai gazebo, ai volantinaggi, tanti che ogni giorno gratuitamente danno il loro tempo per sensibilizzare i concittadini a portare avanti battaglie per un Paese migliore. Il Partito Democratico, vivaddio, è un partito aperto, pur con tutti i suoi difetti, come dimostrano le mille e mille belle realtà territoriali, un partito con idee e proposte, che aspetta chiunque voglia portare il proprio contributo nel rispetto degli altri. Al PD, ovviamente, raccogliere adeguatamente la sfida dell’accoglienza e dell’ascolto. Ben oltre le schermaglie tra Renzi e Bersani.
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La Fondazione regionale biomedica collabori ora davvero con gli Irccs

Mercoledì, 26 ottobre 2011- Apprezziamo la volontà di coinvolgere nel comitato scientifico i rappresentanti degli Irccs regionali: ora la Giunta  rispetti le scelte della Commissione Sanità in merito alla nascita della Fondazione regionale per la Ricerca biomedica di Nerviano, già deliberata dalla Giunta il 14 settembre scorso. Finalmente, dopo numerosi rinvii  oggi, proprio  all’ultimo minuto, è stato portato all’attenzione della Commissione  il provvedimento relativo alla Fondazione regionale per la Ricerca biomedica di Nerviano, un’operazione che  restituisce un futuro a operatori e ricercatori del centro  e che salvaguarda un patrimonio di risorse professionali e strutturali prezioso. Io e Sara Valmaggi apprezziamo  che la Commissione abbia accolto la nostra proposta di risoluzione che prevede il coinvolgimento almeno nel comitato scientifico dei rappresentanti degli Irccs che partecipano alla rete oncologica regionale. Valutiamo positivamente che sia stato posto l’accento sulla necessità che le risorse che vi saranno destinate non debbano andare a discapito della  complessa rete regionale, anche se restiamo convinti che  questo è un punto sul quale non si potrà, neppure in futuro, abbassare la soglia dell’attenzione. Auspichiamo che la Giunta agisca in modo conseguente a quanto deciso dalla Commissione e ci impegniamo a monitorare i passaggi successivi a quello di oggi a tutela di Nerviano, degli Irccs e dell’intera rete oncologica regionale.

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La nuova Libia non nasca da gesti di violenza, o non sarà primavera

Lunedì, 23 ottobre 2011- Giovedì scorso, con la morte di Muammar Gheddafi a Sirte, città  costruita dal raìs per celebrare la sua grandezza, si è chiuso il doloroso capitolo di 42 anni di dittatura in Libia.
Dapprima il premier ad interim, Jibril, aveva liquidato le polemiche sulla fine del dittatore dichiarando che era stato colpito alla testa da una pallottola vagante, ma poi questa ricostruzione è stata smentita dall’autopsia e da immagini di violenza registrate coi telefonini…
Non si può dimenticare che Gheddafi era un criminale, che ha fatto torturare e sparire migliaia di libici, che ha finanziato il terrorismo… ma la violenza con cui ci si è accaniti sul suo corpo non può essere giustificata. Nel superare la dittatura, per la ricostruzione di un nuova Libia, sarebbe stato giusto consegnare Gheddafi alla Corte di Giustizia internazionale affinché venisse regolarmente processato.
Certo è facile dirlo per chi, come noi, non ha avuto famigliari scomparsi, morti, torturati durante il regime libico, ma nel momento della loro fine anche i tiranni tornano a essere soltanto uomini. Vengono alla mente le parole di Sandro Pertini che, di fronte al cadavere di Mussolini a Piazzale Loreto, dice che il nemico si combatte quando è vivo, non quando è morto. E vengono in mente anche le parole di un pacifista che abbiamo pianto lo scorso aprile, Vittorio Arrigoni, che incitava a “restare umani”.
La morte del raìs porta con sé anche numerosi segreti, legati al suo immenso patrimonio, calcolato in duecento miliardi di dollari (trentamila dollari a testa per ogni cittadino libico!), secondo le valutazioni apparse sul Los Angeles Times.
Ora però bisogna guardare al futuro: la democrazia in Libia è ancora tutta da farsi: presto Jalil, il presidente del Consiglio  Nazionale Transitorio annuncerà la liberazione del Paese, mentre Jibril ha già annunciato che di qui a otto mesi ci saranno libere elezioni di un’assemblea costituente che dovrà formare un nuovo Governo.
Speriamo davvero in una vera primavera democratica per questo popolo, che ha bisogno, dopo tutta questa sofferenza, di democrazia, di pace e di stabilità, per sè, per il Mediterraneo e per il mondo intero.

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Le donne fanno crescere il Pil

Giovedì, 20 ottobre 2011- Al convegno «Crescita economica, equità, uguaglianza: il ruolo delle donne», organizzato il 18 ottobre dalla Banca d’Italia per discutere del Rapporto 2012 sull’uguaglianza di genere e lo sviluppo, redatto dalla Banca Mondiale, e per discutere di studi predisposti da economisti della Banca stessa, è emerso che l’Italia, nelle classifiche mondiali, è al 74° posto su 134  nel divario di genere. I dati ci informano che nel 2010 era occupato il 46,1% delle donne tra 15 e 64 anni, contro il 67,7% degli uomini, con un divario più netto nel sud del nostro Paese.  La Banca d’Italia ha calcolato che se il Paese riuscisse a raggiungere l’obiettivo di Lisbona dell’occupazione femminile al 60%, il PIL crescerebbe del 7%. Ci sono barriere e discriminazioni più o meno visibili che fanno sì che in Italia la quota di donne che lavorano è molto più bassa che in altri Paesi europei. Va anche segnalato che nei Paesi in cui ci sono tassi di occupazione femminile più elevati sono ripresi anche i tassi di natalità: bisogna mettere le donne nella condizione di non dover scegliere tra il ruolo di madre e quello di lavoratrici. Non c’è una soluzione unica a questo problema, certo è che la politica, che proprio in questi giorni è chiamata, a livello nazionale e non solo, a rispondere alla crisi e a pensare misure per la crescita e lo sviluppo, deve occuparsene. Nel ventaglio delle proposte possibili i primi temi da affrontare riguardano i servizi sociali, i servizi a supporto delle donne, prima ancora dei meccanismi incentivanti alle imprese e di misure di conciliazione più flessibili, pure importanti, come i crediti d’imposta che premiano le madri che lavorano nel sistema inglese, ad esempio. Insomma, le proposte non mancherebbero… certo è che in questo Paese avremmo bisogno di una politica che si occupasse dalle donne in modo diverso da come purtroppo leggiamo tutti i giorni sui giornali.

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Chi sono i veri indignati

Domenica, 16 ottobre 2011- Rabbia, sconcerto, tristezza, sono queste le prime emozioni che investono tutti noi alla notizia dei terribili fatti di violenza avvenuti a Roma, dove alcune centinaia di violenti Black bloc, nella giornata degli “indignati”, hanno tenuto in ostaggio il centro della città, con un bilancio di oltre 100 feriti e danni stimati in circa un milione di euro.Cinquecento ragazzi che occupano i titoli di testa dei giornali e dei telegiornali mettendo in secondo piano gli oltre duecentomila che hanno marciato pacificamente a Roma, in una manifestazione che si è svolta in contemporanea con altre 950 città di oltre 80 Paesi.Credo che oggi più che mai, oltre alla ferma condanna senza se e senza ma delle violenze, sia giusto riportare le ragioni di chi ha deciso invece di manifestare pacificamente, tentando anche di fermare e consegnare alle forze dell’ordine gli incappucciati.Gli indignati che ieri in tutto il mondo sono scesi in piazza sono giovani (e meno giovani) privi di prospettive e di occupazione, persone da cui però dipende una parte del futuro dell’economia mondiale, e che oggi si trovano a dover pagare le conseguenze di questa crisi più di tutti. Persone che manifestano una “frustrazione generale sui mali del nostro capitalismo finanziario”, come ha detto Obama, un movimento trasversale che chiede che i danni della crisi, del deficit e del debito non ricadano su chi questa crisi non l’ha causata: giovani precari, lavoratori che pagano le tasse e i mutui, pensionati…Un popolo che si indigna di fronte al fatto che il PIL del mondo è pari a 75.000 miliardi di dollari, mentre le obbligazioni mondiali valgono 95.000 miliardi e i derivati 466.000 miliardi di dollari!Un movimento che, al di là del giudizio si voglia dare sulle modalità che usa, denuncia indubbie responsabilità dei centri di potere politico e finanziario nell’attuale crisi economica internazionale, il precariato dilagante, i privilegi delle Banche, che chiede di non essere vittima di un’economia irreale creata dalla finanza speculativa, che propone soluzioni come il reddito di cittadinanza, e che ricorda che i beni pubblici devono essere di tutti e rimanere proprietà di tutti.Anche chi di noi ieri non è sceso in piazza e può non condividere tutte le proposte del movimento, non può certo rimanere indifferente di fronte alle richieste dei giovani e dei cittadini che chiedono più giustizia e speranza per il loro futuro, una richiesta che non possiamo permettere che venga oscurata dalla violenza di una minoranza organizzata (che deve essere punita). Oggi gli indignati siamo anche noi.

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Ticket, aumentano i costi e i disagi

Sabato, 15 ottobre 2011- Il Gruppo consiliare del Pd regionale con la vicepresidente Sara Valmaggi e i consiglieri regionali Carlo Borghetti e Franco Mirabelli ha organizzato un presidio e volantinaggio davanti alla Sede centrale dell’Asl di Milano, in corso Italia per venerdì 14 ottobre. I consiglieri, con questa iniziativa, hanno voluto dire “stop” alla burocrazia inutile per l’attestazione cartacea di tutte le esenzioni e per il pagamento del ticket sanitario, che dal 15 settembre ha provocato code e disagi davanti alle Asl regionali, e “sì” al pieno utilizzo della tessera sanitaria regionale, che è già in mano a tutti i cittadini lombardi, e costa duecento milioni di euro all’anno. “Inoltre queste prime settimane di applicazione del nuovo ticket sanitario per esami e visite deciso dal Governo, rimodulato dalla Regione Lombardia, si sta dimostrando iniquo e inadeguato come avevamo denunciato sin da quest’estate -dice il consigliere Carlo Borghetti- , perché ad essere maggiormente in difficoltà sono proprio quelle fasce di cittadini in grave disagio economico, a prescindere dal tipo di prestazione richiesta, che si ritrovano a pagare ticket aumentati sino al 45%”.

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San Raffaele, doveroso salvare professionalità ma va fatta chiarezza

Martedì, 11 ottobre 2011- Insieme ai consiglieri dell’opposizione della Commissione Sanità del Consiglio regionale ho chiesto un’audizione immediata ai membri del nuovo Consiglio di Amministrazione del San Raffaele che hanno assunto a luglio l’onere dell’intera operazione, e alle parti sociali che devono tutelare il futuro dei 4000 dipendenti tra medici, ricercatori, operatori sanitari, infermieri e personale amministrativo.
Il 12 ottobre ci sarà infatti la pronuncia definitiva del Tribunale sull’ipotesi del fallimento, salvo possibili proroghe richieste dal board che guida la struttura. 
Come Pd, Sel e Udc chiediamo a questo punto chiarezza e trasparenza sull’impiego delle risorse e un percorso di amministrazione guidata che sia in grado, tra l’altro, di preservare le attività core, di tutelare la filiera universitaria e dismettere le altre attività. Salvaguardare il futuro dei tanti dipendenti che a vario titolo operano all’interno di una struttura ospedaliera che da 40 anni rappresenta un punto di riferimento importante per i pazienti, non solo lombardi, è doveroso. Il finanziamento regionale nei confronti di questo IRCCS è notevole:  solo nel 2010, ammonta a 400 milioni di euro per garantire le prestazioni accredite, che sono fuori discussione, ma il San Raffaele ha ricevuto anche 300 milioni di euro in tre anni per altri filoni di attività extra accreditamento.
L’appropriatezza dei finanziamenti, secondo i consiglieri di Pd, Sel e Udc, può essere meglio assicurata anche attraverso regole più stringenti nell’assegnazione delle risorse che passano attraverso specifici bandi. Soprattutto a fronte della drastica contrazione dei fondi pubblici: si può dunque richiedere che ad ogni assegnazione sia garantita al meglio la tracciabilità della corretta destinazione del finanziamento in atto.

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La chiesa che parla di Berlusconi

Giovedì, 6 ottobre 2011- Silvio Berlusconi ”deve dimettersi punto e basta. Sarebbe la prima volta che fa qualcosa che giova al Paese”: parola di mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, intervistato dalla versione online di Famiglia Cristiana. Per il presule con la prolusione del presidente, card. Angelo Bagnasco la Cei ”non ha titolo per chiedere a un presidente del Consiglio di fare un passo indietro. Ma i singoli vescovi come cittadini italiani lo possono fare e io sono un cittadino italiano”.
”Ho espresso – spiega – opinioni di cittadino e non amo nasconderle per convenienze ecclesiastiche, anzi mi dispiace, per essere ancora piu’ chiaro, che tanti italiani si riconoscano politicamente in Silvio Berlusconi”.
Delle inchieste, aggiunge, ”ho perso il conto, come tutti, ma cio’ che avverto e’ l’assoluta mancanza di strategia per occupazione e famiglie. Pagano sempre i poveri, mentre chi evade il fisco, chi porta capitali all’estero e’ premiato”.
Mons. Mogavero bacchetta anche il ”timore di non uscire allo scoperto” dei laici cattolici che in questa stagione ”non brillano certo per franchezza e audacia”.

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Disabilità: due enti litigano, e a pagare sono sempre i soliti

Martedì, 4 ottobre 2011- Due enti che si rimbalzano a vicenda la responsabilità, e a pagare sono sempre i più deboli. Non stupisce ma lascia comunque l’amaro in bocca la vicenda che ha visti coinvolti i Comuni rappresentati da Anci Lombardia e le Province riunite nella Upl sulla questione del finanziamento del servizio di assistenza educativa nelle scuole superiori. Ciascuno dei due enti sostiene che la competenza appartenga all’altro, col risultato che Anci ha invitato i Comuni lombardi a non fornire più il servizio, come già successo negli anni passati, in attesa che le province si organizzino. Così, i ragazzi con disabilità faranno sempre più fatica a frequentare le scuole superiori perché privi anche del più elementare appoggio a meno che ad intervenire non siano sempre le solite famiglie, che dovranno mettere le mani in tasca e pagare.  Molto attenta alla questione, insieme ad altre associazioni di categoria, è stata la Ledha (lega per i diritti delle persone con disabilità) che ha denunciato la mancanza di sensibilità di quegli enti che per primi dovrebbero farsi promotori della massima attenzione nei confronti dei cittadini più bisognosi. Dal canto nostro – e mio – come Pd Lombardia non resteremo certo a guardare

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