Finalmente un nuovo Piano Sangue per la Lombardia

Il Consiglio regionale ha votato il 21 febbraio all’unanimità la mia proposta a Maroni: scaduto già da 8 anni, il nuovo Piano Sangue della Lombardia dovrà ora finalmente essere rifatto, entro 3 mesi, d’intesa con le associazioni e tutte le realtà istituzionali e scientifiche interessate. Il Piano ancora in vigore doveva coprire gli anni dal 2005 al 2009, è oramai datato e non più in sintonia con la totale trasformazione che negli anni è stata attuata in materia. Non si perda altro tempo!

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CASE DI RIPOSO: PIÙ SOSTEGNO A OSPITI E FAMIGLIE

Assistenza agli anziani in Casa di Riposo
Borghetti (PD): “Abbiamo ottenuto l’impegno della Regione a sostenere le famiglie e gli ospiti delle Case di Riposo”.

“L’ordine del giorno che ho presentato il 14 febbraio in Aula, in Consiglio regionale, relativamente all’assistenza degli anziani nelle Case di Riposo, è stato votato all’unanimità da tutti i gruppi consiliari. Per l’assistenza agli anziani lombardi, questo provvedimento è per noi più importante della legge approvata in Aula sulla videosorveglianza nelle RSA: l’ordine del giorno impegna infatti la Giunta Maroni a mettere in atto iniziative di contenimento del costo delle rette, a rivedere il sistema di contribuzione delle case di riposo tenendo conto meglio e di più del carico assistenziale sanitario, ad alleggerire la parte burocratica dell’assistenza in favore della qualità assistenziale, a rendere stabile l’iniziativa “RSA Aperte” che la Regione si riserva ogni anno di prorogare con grande incertezza per le famiglie e i gestori. Attendiamo ora che Maroni è gli assessori competenti agiscano presto e bene di conseguenza”.

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Tavolo salute mentale entro febbraio: vigileremo

Un’interrogazione a risposta immediata per chiedere l’avviamento del Tavolo per la salute mentale, la cui istituzione era prevista già da 7 mesi, in base alla legge 15 del 2016, ma è rimasta sinora sulla carta. L’ha presentata oggi il consigliere Pd Carlo Borghetti.
Il Tavolo prevede la partecipazione di soggetti istituzionali, operatori, terzo settore, società scientifiche, associazioni di pazienti e di parenti, enti di ricerca, organizzazioni sindacali.

“L’assessore alla Sanità e Welfare mi ha risposto che entro fine febbraio il Tavolo verrà convocato e inizierà i suoi lavori come previsto. Speriamo.
Ce n’è bisogno per programmare al meglio i servizi per il disagio psichico e per aiutare di più operatori e utenti che hanno un disperato bisogno di essere sostenuti –ha commentato il consigliere PD– Il Tavolo della salute mentale è stato infatti fortemente voluto sia dagli operatori che dai pazienti, attraverso le associazioni e la Campagna Salute Mentale, ed è uno strumento nel quale noi come PD abbiamo sempre creduto: il disagio psichico è in aumento e una spinta in questo campo è davvero fondamentale. Un ulteriore rallentamento non sarebbe accettabile. Inoltre va bene che il Tavolo lavori in maniera sinergica con l’istituendo Osservatorio di cui alla legge 23/2015 e venga in qualche modo lì incardinato, come ha spiegato Gallera, ma è altrettanto importante che esso mantenga la sua autonomia, come previsto dalla legge stessa”.

Milano, 7 febbraio 2017

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Alleanza contro il Bullismo

La prima legge regionale che disciplina gli interventi di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e del cyber bullismo è stata presentata ieri alla Casa Pediatrica dell’Asst Fatebenefratelli, in collaborazione con l’Associazione ‘La banda degli onesti onlus’ e la partecipazione dei consiglieri regionali del Pd Fabio Pizzul, capogruppo in VII Commissione Cultura e istruzione, e Carlo Borghetti, capogruppo della III Commissione Sanità e politiche sociali.

È stato proprio Borghetti a ricordare come è nata la collaborazione che ha portato a questo progetto di legge, all’ordine del giorno della seduta di Consiglio regionale di domani, martedì 24 gennaio 2017: “Quasi un anno fa sono stato sollecitato dall’associazione proprio sul tema della necessità di una iniziativa di contrasto al bullismo e ho fatto presente che giaceva da tempo depositata una proposta di legge a firma di Fabio Pizzul – ha raccontato Borghetti –. Da qui è partito l’iter che ha portato a una grande alleanza politica, anche con la maggioranza, che ci ha spinti a lavorare assieme fino a un voto unanime in Commissione”. Il consigliere Pd ha poi ringraziato il tavolo informale che ha costituito un ulteriore momento di collaborazione con le molteplici realtà associative e le altre istituzioni e che ha operato per contemperare tutte le esigenze, partendo dal principio della prevenzione per arrivare alle buone prassi per “permettere alle vittime del fenomeno di uscirne nel migliore dei modi”.
Borghetti ci ha tenuto anche a sottolineare l’importanza della clausola valutativa prevista dalla legge: “Significa che la Regione dovrà avere una particolare attenzione nella verifica dell’efficacia dei risultati del provvedimento”.

Pizzul è intervenuto per spiegare sinteticamente i contenuti della legge, ma prendendo spunto proprio “dall’alleanza sociale che ha dato una scossa alla politica, la quale si era effettivamente un po’ dimenticata di un tema che è invece di strettissima attualità”. E ha sottolineato che lo spirito della proposta è “di mettere in rete ciò che viene già fatto e unisce in un unico percorso tutti coloro che sul territorio lombardo si occupano di bullismo e cyber bullismo. Dopo di che, l’obiettivo è quello di emanare, di volta in volta, interventi ad hoc”.
Una legge leggera, ha detto ancora Pizzul, fatta solo di 7 articoli e che “allarga il più possibile il novero di coloro che possono chiedere di partecipare al programma”. A questo proposito, ha ricordato il consigliere Pd, “in Commissione si è discusso molto se puntualizzare sulle questioni della discriminazione sessuale, islamofobica e omofobica, ma abbiamo preferito non specificare troppo i casi che potrebbero rientrare nella norma e lasciare, appunto, uno spettro il più ampio possibile per non tagliare fuori nessuno e poter intervenire celermente su temi e situazioni che evolvono molto più velocemente di quanto una legge possa prevedere”.
La proposta del Pd arriverà, dunque, domani in Aula, ma senza la norma finanziaria, non ancora approvata dalla Commissione Bilancio, cosa che ha creato qualche malumore tra i consiglieri che non hanno gradito la forzatura del presidente del Consiglio regionale Cattaneo. Non è escluso, quindi uno slittamento di una settimana dell’approvazione della legge che nulla toglierebbe, comunque, all’importanza del provvedimento.

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Ticket, Maroni ancora fermo alle promesse

Consiglio regionale del 20 e 21 dicembre: Maroni ancora una volta resta fermo alla promessa di tagliare i ticket sanitari… A quando il vero taglio?!

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L’Agenzia Promozione SSR parte proprio male…

L’AGENZIA DI PROMOZIONE DELLA SANITÀ PARTE MALE

“L’agenzia di promozione della sanità lombarda rischia di partire molto male. Una funzione come quella ha bisogno di personale qualificato ma non strapagato, mentre il timore fondato è che la poltrona di direttore sia già riservata a qualche ex direttore generale bocciato al quizzone e in cerca di uno stipendio uguale al precedente. Invece occorrerebbero competenze in termini di promozione del nostro sistema sanitario, conoscenza delle lingue e soprattutto una retribuzione legata alle performance ottenute. Al momento non è così”.
Lo dichiara il capodelegazione del Pd in commissione sanità della Regione Lombardia Carlo Borghetti in merito alla mancata approvazione, oggi in commissione, delle linee di indirizzo sull’organizzazione e funzionamento dell’Agenzia per la promozione del sistema sociosanitario regionale.

Milano, 13 gennaio 2016

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Abbiamo ottenuto barriere al malaffare e incentivi alla qualità delle cure

“Abbiamo ottenuto barriere al malaffare e incentivi alla qualità delle cure”.

Meno ticket, più controlli, manager non più politicizzati, ruolo dei comuni nella programmazione dei servizi. Sono tra i risultati che le opposizioni hanno ottenuto sul tavolo della trattativa aperta con Maroni e la sua maggioranza dopo aver intrapreso insieme la linea dura sulla riforma della governance della sanità, con oltre 24mila ordini del giorno e quasi tremila emendamenti.
Rimane però la contrarietà sull’impianto generale della legge e sulla modalità con cui è stato condotto il dibattito fino ai lavori d’Aula, e permane quindi il giudizio finale negativo, ma quanto ottenuto è indubbiamente un successo di Pd, M5S e Patto Civico nell’interesse dei cittadini. Da qui la decisione di cessare l’ostruzionismo e di mantenere gli emendamenti e gli ordini del giorno di merito, che caratterizzano la visione dei tre gruppi rispetto alla riforma voluta da Maroni.

Per Umberto Ambrosoli “è stato fatto tutto il possibile per cercare di migliorare il testo della riforma, ma non è bastato l’ostruzionismo di questi giorni e la compattezza della opposizione per riuscirci. È un vero peccato che 17 miliardi di spesa, tanti sono gli impegni finanziari mobilitati da Legge, siano spesi senza una programmazione dettagliata e una visione d’insieme. Prova ne sia la confusione che ancora permane sulla costituzione di un Polo pediatrico specialistico, in cui si affastellano proposte, e si lasciano fuori eccellenze come il Policlinico. La fretta è sempre cattiva consigliera. E purtroppo lo è stata anche per questa impuntatura a voler per forza chiudere una riforma così importante in questi giorni di prevacanza. Lo sanno anche quelli della maggioranza a tal punto che nessuno ha più il coraggio di chiamare questa legge una riforma, dicono che è una evoluzione. Ma così rischia di essere una involuzione. Per questo il Patto Civico voterà contro”.

“Essere riusciti a rendere più equi i ticket su visite ed esami è per noi un grande successo. Siamo anche riusciti a mettere delle barriere al malaffare in sanità e garanzie importanti per la qualità del servizio, oltre ad aver rafforzato la prevenzione e introdotto premialità per chi effettua le cure nel modo migliore. Rimane però una legge a metà, che manca di pezzi importanti a partire da una vera visione sulla rete ospedaliera. E sulle aggregazioni hanno prevalso le logiche spartitorie dei potentati locali, piuttosto che criteri di merito nell’interesse dei cittadini”, dichiarano Carlo Borghetti e Sara Valmaggi, del Pd.

Milano, 4 agosto 2015

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“LEGA E FORZA ITALIA, GIÙ LE MANI DAGLI OSPEDALI DI MILANO!”

“LEGA E FORZA ITALIA, GIÙ LE MANI DAGLI OSPEDALI DI MILANO!”

Martedì 14 si avvia nell’Aula del Consiglio regionale la discussione di quella che il centrodestra al Pirellone ha voluto chiamare “Evoluzione del sistema socio-sanitario lombardo”. Per noi del Pd la montagna ha partorito il topolino: un anno di discussione, grandi aspettative lanciate a luglio 2014 da Maroni con il suo Libro Bianco, e una proposta finale che parla praticamente solo di accorpamenti di aziende e poco più. Per i lombardi nulla cambierà sulle lunghissime liste d’attesa, nulla sui ticket più cari d’Italia, nulla sui controlli che son mancati negli anni passati (e si è visto con quali conseguenze), nulla su nomine di manager che rispondano a criteri di esperienza e qualità delle persone….

Non solo: da quando la Maggioranza ha licenziato il testo in Commissione sanità più passano i giorni più aumenta lo scontento anche dai vari mondi che girano intorno alla sanità, e più il centrodestra appare diviso e in contraddizione.

L’ultima è di oggi: l’attacco di Salvini in persona a Forza Italia, circa le ipotesi che prevedono l’accorpamento di alcuni ospedali di Milano tra loro, sul quale il leader leghista la pensa diversamente dagli azzurri meneghini.

Ma la politica non doveva fare un passo indietro dalla sanità? Perché si vuole buttare in pasto ai partiti di Maggioranza decisioni che dovrebbero discendere da ragionamenti scientifici? Forse dietro queste prese di posizioni si celano interessi che vanno oltre la salute dei cittadini?

Che tristezza! E Maroni la chiama “evoluzione” del sistema? Di quale sistema?
Di tutte le ipotesi di accorpamenti di ospedali e territori che circolano, non esiste UNA che sia UNA spiegazione dei CRITERI che dovrebbero essere alla base di qualunque ipotesi. Noi in Aula chiederemo che prima si discutano le FINALITÀ che si vogliono conseguire con gli accorpamenti, poi si decidano i CRITERI, e INFINE si ipotizzino gli accorpamenti. Tutto ciò che è deciso al di fuori di questo metodo evidentemente risponde ad altre logiche, estranee alla ricerca del bene comune.

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Sanità: le 10 proposte Pd perché sia riforma e non un bluff padano

Il centrodestra in Regione si appresta ad approvare in Aula la modifica, molto parziale, della legge 33/2009, il testo unico sulla sanità. A partire dal 14 luglio sono previste numerose sedute. La gestazione di questo provvedimento è iniziata un anno fa: è passata attraverso un libro bianco, circa cento audizioni in Commissione (la gran parte chieste dal Pd), un rincorrersi di emendamenti, maxiemendamenti e subemendamenti. Eppure il testo, su cui dovremo discutere il 14, ci è noto nei dettagli da una sola settimana, non è stato discusso in Commissione, e -dalla maggioranza stessa- viene detto che non è ancora nella sua versione finale…
Il Pd si è avvalso della possibilità regolamentare di rimuovere i limiti di tempo alla discussione in Aula. Lo abbiamo fatto non perché vogliamo impedire la riforma ma perché vogliamo una riforma vera della sanità lombarda. Troppi sono gli scandali occorsi negli ultimi anni, troppo il potere della politica e dei potentati locali, troppo deboli i controlli, troppa l’iniquità dei ticket e troppo lunghe le liste d’attesa. Troppi, infine, i limiti di un sistema che negli anni è invecchiato e non ha saputo né correggersi né adeguarsi ai nuovi bisogni.
I lombardi meritano una sanità migliore e il progetto di legge della maggioranza non gliela può dare. Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula. Eccoli:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

Porteremo queste proposte nel dibattito in Aula: almeno lì non ci può essere impedito di discutere. Speriamo.

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Riforma della sanità: chi l’ha vista? I problemi restano tutti…

Riforma della Sanità: chi l’ha vista?

“Questa non è una riforma, è solo redistribuzione di poltrone”.
Il testo approvato oggi in commissione, ma sugli accorpamenti la maggioranza perde i pezzi.

La maggioranza ha votato da sola, con l’opposizione fuori dall’Aula della Commissione, la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma della sanità lombarda. Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, hanno marcato la loro contrarietà Forza Italia (che è il partito dell’assessore alla Sanità) e Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, e anche Ncd, che pur votando a favore ha chiarito con il coordinatore regionale Alessandro Colucci, che entro il voto in Aula andranno apportate modifiche. Alla maggioranza sono mancati anche i voti dei Pensionati e di Fuxia People, assenti. L’ultima versione degli accorpamenti è arrivata ai consiglieri in posta elettronica quattro minuti prima dell’inizio della seduta di commissione.
Molto duro il commento del Pd. “Questa non è una riforma, è solo una redistribuzione delle poltrone fatta a colpi di emendamenti “last minute”. Con l’ennesimo blitz è stato stralciato tutto ciò che non riguarda la governance: rapporto con l’università, salute mentale, prevenzione, ruolo del terzo settore, per fare solo degli esempi. Di questi temi non ci è stato possibile neppure parlare, con l’ennesimo artificio regolamentare. E la “riforma” rimane zoppa su tutto ciò che riguarda i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni. I continui appelli alla condivisione, di Maroni e degli altri, risultano sempre più ridicoli. Per noi questo testo non è accettabile: i problemi della sanità lombarda rimarranno irrisolti”.

Milano, 29 giugno 2015

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