“Insieme per il bene dell’Europa”. Ci contiamo.

 

Leggo dall’Ansa: “Vogliamo lavorare assieme per il bene dell’Europa”. Piatto forte del faccia a faccia tra il debuttante Hollande e la Merkel era la crisi dell’Eurozona alla luce dell’impasse politica in Grecia. E al termine del bilaterale, i leader dei due Paesi “pilastri” della Ue hanno ribadito assieme che “Atene deve restare nell’area della moneta unica”. I due leader hanno anche detto che la decisione greca di “tenere nuove elezioni va rispettata”
“Conosciamo le responsabilità che sono le nostre come francesi e tedeschi e cercheremo di trovare le soluzioni ai problemi esistenti”, ha detto Angela Merkel all’inizio della conferenza stampa. “Crescita non è una parola vuota, ma il metodo migliore, e deve trasformarsi in fatti tangibili. Valuteremo tutte le misure possibili”, ha aggiunto Francois Hollande. “Compresi gli eurobond”. Per poi concludere che va rinegoziato il Patto di bilancio che è stato stabilito per integrarvi, appunto, la crescita.
Entrambi hanno sottolineato la comune volontà di collaborare per risolvere i problemi. “Non ho problemi a dire che ci sono dei punti in comune sulla crescita” ha affermato la Merkel, La leader tedesca ha sottolineato che la crescita è “un concetto generale”, che può riguardare diversi tipi di misure e che discuterà ancora con Hollande i loro diversi punti di vista.
Speriamo in bene…
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Aboliamo i ticket sanitari?

 

È in arrivo una rivoluzione in campo sanitario? Il Ministro Balduzzi ha avanzato una proposta che dovrà essere sottoposta al vaglio delle Regioni in vista del Patto della Salute, che -se sarà approvata- porterà alla eliminazione dell’attuale sistema dei ticket sanitari, introdotto con la legge Finanziaria del 1982.

Il nuovo sistema funzionerebbe con una franchigia individuale, calcolata in percentuale del reddito, fino al concorrere della quale il cittadino dovrebbe pagare interamente ogni prestazione sanitaria, farmaco, analisi o intervento chirurgico. Ad esempio, un pensionato con 10mila euro di reddito lordo, con una aliquota fissata al 3 per mille avrebbe una franchigia di 30 euro: questa cifra sarebbe il costo massimo che pagherebbe per qualsiasi prestazione sanitaria, medicinali, visite specialistiche o intervento chirurgico. Oltre questo plafond, ogni prestazione sarebbe tutta gratuita. 
Per un reddito lordo invece di 100mila euro, ad esempio, si avrebbe una franchigia, in proporzione, di 300 euro, e quindi fino al raggiungimento di questa cifra acquistando farmaci o sottoponendosi ad una visita specialistica di costo inferiore alle 300 euro l’interessato dovrebbe pagare tutto, essendo gratuite solo le prestazioni di costo superiore.
La franchigia sarebbe calcolata per l’arco degli ultimi dodici mesi, e il tutto sarebbe gestito attraverso una tessera sanitaria intelligente, dotata di chip come un bancomat e che andrebbe a sostituire, entro un anno, le attuali tessere.
Questo sistema riguarderebbe tutti, non ci sarebbero più esenzioni totali in base al reddito o all’età, o alla cronicità o all’invalidità: tutti avrebbero una franchigia in base al reddito, che in ogni caso verrebbe rideterminato attraverso un Isee calcolato secondo un quoziente famigliare che terrebbe conto adeguatamente anche della consistenza patrimoniale e del numero di figli. Che dire? In Regione Lombardia abbiamo combattuto come PD una vera battaglia contro i ticket uguali per tutti (salvo esenzioni) introdotti l’estate scorsa da Formigoni: l’idea di una compartecipazione progressiva alla spesa sanitaria, in base al reddito, è un’idea da sostenere con forza, facendo salva l’universalità dell’accesso alla cura della salute sancita dalla Costituzione per i livelli essenziali. Resta da capire come reagiranno le Regioni a una tale proposta, e resta da capire se, e come, tale nuovo sistema -a conti fatti- risulterà economicamente sostenibile per lo Stato senza tradursi in un aggravio complessivo dei costi sostenuti dai cittadini. A noi, comunque, l’idea non spiace affatto…
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Arriva il Piano nazionale sulla Famiglia. E Formigoni dov’è?

 

Il 19 aprile il ministro Riccardi ha presentato il Piano nazionale sulla Famiglia, con un relativo stanziamento di circa 81 milioni di euro.
Il Piano, che per la prima volta viene redatto in Italia, è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e, nello specifico, è così costituito: 25 milioni stanzianti con l’intesa del 2 febbraio in Conferenza Stato-Regioni, altri 45 milioni annunciati il 19 aprile, e altri 11 milioni recuperati dal ministero.
I fondi  verranno concentrati prevalentemente su due linee prioritarie: gli asili nido e gli anziani non autosufficienti, con il supporto dell’assistenza domiciliare e l’attenzione al tema dell’invecchiamento attivo.
Ad esempio sono previste azioni per il supporto alla permanenza della persona anziana nella propria casa, la partecipazione degli anziani alla società e i progetti per il superamento del divario digitale.
Il piano prevede anche interventi in tema di pari opportunità e conciliazione, il sostengo alle famiglie immigrate, i congedi parentali (con il coinvolgimento dei nonni ed estendendo l’età fino a 18 anni, importante per chi adotta), politiche abitative per la famiglia, attenzione alla disabilità, i servizi consultoriali e altro ancora.
Nel Piano è poi previsto un impegno per il Governo a concentrare l’attenzione alla famiglia nei provvedimenti in adozione in tema di fiscalità generale, tributi locali e revisione dell’Isee.
Ora l’iter prevede che il testo venga approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri e adottato con un decreto del Presidente della Repubblica. Governo Monti? Eppur si muove… E Formigoni dov’è?
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Una nuova stagione è possibile

 

In provincia di Milano su 26 Comuni al voto i Sindaci eletti al primo turno sono stati 14, tutti del centrosinistra. Nei restanti casi vanno al ballottaggio in testa tutti candidati del centrosinistra. Dunque al momento zero Sindaci della Lega, zero Sindaci del Pdl, e questo potrebbe essere addirittura il risultato finale del 21 maggio. I numeri parlano chiaro.
Ma le riflessioni da fare sono e saranno molte in questi giorni. A caldo ovviamente arriva l’entusiasmo per tutti i candidati sindaci vittoriosi e, nelle liste, per i volti nuovi, giovani, ma anche per le persone che da tempo si impegnano in politica e che hanno visto premiato il loro entusiasmo e il loro impegno per la comunità e per il bene comune (pensiamo a quanti bravi sindaci sono stati riconfermati avendo saputo dimostrare il proprio valore con il buon governo).
Guardando i numeri, invece, alcune considerazioni risultano più critiche: è cresciuto l’astensionismo, in media di 7 punti percentuali, che accompagnato a un risultato non da poco del Movimento 5 Stelle (che si attesta mediamente attorno al 10%) segnala la disaffezione diffusa verso la politica e verso i partiti tradizionali, affermando una voglia di protesta più forte della voglia di proporre e costruire.
Il PD però ha tenuto, a differenza della Lega e del PDL, grandi sconfitti di queste elezioni (la Lega non è arrivata al ballottaggio in città simbolo come Legnano e Cassano Magnago e il PDL in alcuni comuni è sceso al di sotto del 10 %), mantenendo il proprio consenso, e si conferma primo partito nazionale. Il radicamento sul territorio dei democratici è un dato sicuro, spesso ingiustamente considerato patrimonio di altri: da lì si deve ripartire. Ora avanti con i ballottaggi: la battaglia per il cambiamento è appena cominciata!
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Il cambiamento è adesso!

 

Volge al termine una giornata di fondamentale importanza per l’Europa e il futuro dei suoi cittadini: volendo guardare un po’ oltre i nostri confini nazionali (dove, per altro, quasi 10 milioni di cittadini sono chiamati ancora per qualche ora a votare alle amministrative), oggi abbiamo assistito a una svolta. E non solo per la Francia, dove con il 51,9 % dei voti Hollande è stato eletto nuovo Presidente.
Il neo-eletto nel suo discorso ha affrontato il tema dell’austerity che, ha detto, “non può più essere la sola opzione” per l’Europa. Tema sul quale si sono giocate in queste stesse ore anche le elezioni in Grecia, dove il rigore e i tagli hanno portato gli elettori esasperati a scegliere i partiti estremi o contrari all’euro: non solo una crescita dei partiti di estrema sinistra, ma anche un consistente risultato del partito neonazista che per la prima volta conquista dei seggi in Parlamento. Un risultato che preoccupa perchè non è certo che si riuscirà a formare il nuovo esecutivo. A confortarci sulla possibilità di un nuovo corso in Europa, anche nei confronti della Grecia, sono le parole di Hollande, che ha preso l’impegno ad operare per “il riorientamento dell’Europa per l’occupazione e per la crescita”. Un compito che dovrà assolvere innanzitutto d’accordo “con i partner europei”, a cominciare dalla Germania, e -siamo sicuri- con l’Italia.
In attesa dei risultati delle amministrative, speriamo davvero che questa giornata possa essere davvero l’inizio del concretizzarsi del sogno di un’Europa più giusta, più equa, più attenta alle persone piuttosto che ai numeri dei bilanci… Io voglio crederci.
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Stipendi italiani: ecco i numeri che spiegano il nostro dramma…

 

STIPENDI ITALIANI: ECCO I NUMERI CHE SPIE
Ieri l’Ocse ha diffuso il rapporto Taxing Wages 2011 e questi dati si inseriscono pienamente nel dibattito (di respiro europeo) su rigore e crescita, a cui assistiamo in questi giorni, anche a seguito della denuncia del Presidente della Corte dei Conti Giampaolino, che ha messo in guardia contro un possibile cortocircuito che rischia di vanificare gli effetti della manovra correttiva.
Il rapporto sottolinea che il fisco pesa sempre di più sugli stipendi dei lavoratori italiani, che devono peraltro fare i conti con buste paga che sono tra le più basse fra i Paesi europei e non solo. Insomma in Italia si guadagna molto meno che nel resto d’Europa e quel poco è tassato troppo, per dirla con parole semplici.
Il record del peso delle tasse sulle retribuzioni per i lavoratori senza figli si registra in Belgio (55,5% dello stipendio complessivo), seguito da Germania (49,8% – dove però gli stipendi sono più alti di quelli italiani del 31%), Ungheria e Francia (49,4%), e Italia (47,6%, dato in continuo peggioramento, con un +0,4% rispetto al 2010).
Per avere un parametro di riferimento bisogna tener conto che la media Ocse è del 35,3% e che in media, in Italia, un single senza figli ha guadagnato, nel 2011, poco più di 19 mila euro netti (1.500 euro sotto la media Ocse), 2 mila euro in meno di uno spagnolo, 3.500 euro di un francese, 5 mila di un irlandese, 6 mila di un tedesco e oltre 10 mila euro in meno di un inglese.
Per i lavoratori con due figli a carico la situazione si modifica, ma il peso fiscale resta sempre elevato in Francia (42,3%), Belgio (40,3%) e Italia (38,6%), a fronte di una media Ocse del 25,4%,.
L’Ocse individua tra le cause del peggioramento della pressione fiscale il fatto che non ci sia stato nessun incremento di detrazioni, mentre le aliquote e gli scaglioni Irpef sono rimasti immutati. Uno scenario che, purtroppo, difficilmente pare potrà modificarsi nel breve periodo: l’obiettivo del pareggio di bilancio e la mancanza di fondi lamentata dal Governo fanno intravedere poche possibilità.
Non si può però non riflettere, dopo aver ascoltato il monito di Giampaolino e tutto il dibattito sulle modifiche dell’articolo 18: se un operaio e un impiegato in Italia, in media, hanno stipendi netti pari a 1.226 e 1.620 euro, ma costano ai loro datori di lavoro, rispettivamente, 2.241 e 3.050 euro non è anche (e forse soprattutto) questo a rendere meno competitivo il mercato del lavoro italiano e ad alimentare occupazione sottopagata o con contratti precari?
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Formigoni: un’altra non risposta…

 

Arriva oggi l’ennesima non-risposta di Formigoni: la sua portavoce dichiara che nessuna delle spese di Daccò è riferibile al Presidente.  Spese che, documenti alla mano, fanno rabbrividire: una lunghissima lista di regalie (come lui probabilmente le definirebbe ): panettoni, cantucci, Champagne,… 335 mila euro che si aggiungono ai 2 milioni che Daccò ha speso per le cene e per i viaggi “di gruppo” a cui ha partecipato anche Formigoni. Come dice oggi il costituzionalista Onida, il problema non è la vita privata del Presidente e quanto questa sia conforme agli ideali di CL, a cui da sempre dichiara di aderire, ma riguarda l’etica pubblica. Siamo di fronte a flussi di finanziamenti a strutture private in campo sanitario, che nulla hanno a che vedere con un servizio sanitario regionale che possa dirsi eccellente per i cittadini. Siamo di fronte a interessi privati, gestiti da chi dovrebbe dare garanzie che sia l’interesse pubblico ad avere il primato, sempre. Il Pdl inizia a mostrare insofferenza per il caso Formigoni. Lo si è visto anche in occasione della visita a Milano di Alfano dell’altro giorno. Formigoni è a capo di una giunta compromessa e dunque lui stesso lo è. E a questo punto c’è un’unica strada da percorrere per rimettere al centro il bene dei cittadini: le dimissioni.

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5 per mille: finalmente la stabilizzazione.

 

Riporto, soddisfatto, dal settimanale Vita: “La decisione del Governo di inserire nella Delega fiscale la stabilizzazione del 5 per mille è stata accolta con grande soddisfazione dall’Intergruppo per la Sussidiarietà che l’8 marzo scorso, insieme al Comitato editoriale di Vita, aveva rilanciato con forza la proposta. «Il successo di questa misura è oggi davanti agli occhi di tutti e non possiamo che festeggiare la notizia che il governo, accogliendo le sollecitazioni dell’Intergruppo, ha finalmente deciso di stabilizzarlo», dice Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, interpellato da Vita.it.  «Sul 5 per mille il governo Monti ha raccolto finalmente un appello che da anni il mondo della sussidiarietà e l’intera società italiana rivolgeva in modo sempre più pressante», conferma Enrico Letta,  deputato e vicesegretario del Partito democratico.
Prosegue Lupi: «Per anni, come Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, abbiamo ascoltato e combattuto le obiezioni di chi cercava di spiegarci che il 5 per mille non serviva. Che i contribuenti non ne avrebbero comunque usufruito.  Nel mese di marzo, dopo l’incontro con il Comitato editoriale di Vita, abbiamo incontrato il premier Mario Monti e dobbiamo ringraziarlo per la disponibilità dimostrata. Con il 5 per mille non solo si riconosce e sostiene quel tessuto di opere che, nate dalla libera iniziativa di uomini e donne, svolgono un ruolo pubblico rispondendo quotidianamente, spesso meglio dello Stato, ai bisogni dei cittadini, ma si compie un investimento sul futuro. In un momento di crisi come quello attuale, infatti, puntare su libertà e sussidiarietà può aiutarci a imboccare la strada della crescita».
«La stabilizzazione di questa norma rappresenta infatti allo stesso tempo un riconoscimento per il presente e un investimento sul futuro»,  aggiunge Enrico  Letta, riconoscendo «i meriti del Governo», ma anche quelli «dell’Intergruppo per la sussidiarietà che di questo tema ha fatto un cavallo di battaglia ascoltando le voci della società civile organizzata». Secondo il dirigente democratico l’impegno preso da parte dell’esecutivo è «la dimostrazione della considerazione che questo governo ha per la dimensione sociale e per la crescita della società italiana».”
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“La buona salute aggiunge vita agli anni”

 

Il 7 aprile si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Salute 2012. Quest’anno il tema scelto è stato l’ “Active ageing”. Un tema che ricorre in quanto il 2012 è stato proclamato dall’UE Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni.
Lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, “Good health adds life to years”, ovvero “La buona salute aggiunge vita agli anni”, ci ricorda come le donne e gli uomini over 60 e in buona salute possano vivere vite lunghe, piene e produttive, a beneficio sia della famiglia che della comunità.
L’Italia è uno dei paesi con l’aspettativa di vita più lunga e ad oggi gli ultra 64enni sono il 20% circa della popolazione, una percentuale che aumenterà: secondo i dati Istat nel 2051 un italiano su tre avrà più di 64 anni.
La sfida dell’invecchiamento attivo cioè, come lo definisce l’OMS, “il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita delle persone anziane” è quindi ineludibile per la nostra società.
Invecchiamento attivo non significa solo essere fisicamente efficienti, ma anche continuare a partecipare alla vita economica, culturale e civile della comunità: gli ultra 60enni sono e possono essere un grande aiuto per le proprie famiglie.
Questa giornata, e ancor più l’Anno Europeo, vogliono essere un’occasione per promuovere una cultura dell’invecchiamento attivo e per favorire la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni.
L’Unione Europea ha indicato tre aree chiave di azione: la promozione di maggiore occupazione e di condizioni di lavoro più agevoli per gli ultrasessantenni, la spinta alla partecipazione alla società, la promozione di una vita indipendente e sana.
Per quanto riguarda la salute e il benessere della persona anziana vengono indicati in particolare alcuno obiettivi pratici: prevenire le cadute, promuovere l’attività fisica, promuovere l’assistenza domiciliare e i servizi di self-care, sostenere strategie di sviluppo partecipativo tra personale medico e assistenziale, inserire nei setting di assistenza programmi di vaccinazione antinfluenzale e di prevenzione.
Quest’Anno deve essere un punto di partenza per la promozione dell’invecchiamento attivo anche in Regione Lombardia, dove è stata approvata all’unanimità la mozione che ho presentato in Consiglio, perché la Regione colga le opportunità offerte dall’Anno Europeo e raccolga la sfida: c’è tanto lavoro da fare.
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Protocollo di legalità Merlino: una buona prassi da diffondere in tutta la Lombardia

E’ stato firmato nei giorni scorsi a Merlino (Lodi) un innovativo Protocollo Legalità (che ha già preso il nome di Protocollo Merlino) tra il Comune di Merlino, la Prefettura di Lodi e le parti sociali (sindacati e associazioni di categoria) avente lo scopo di combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata e le illegalità che si nascondono spesso all’interno degli appalti di lavori edili in ambito privato.
Il Comune di Merlino era rappresentato dal Sindaco Giovanni Fazzi e dai tecnici, tra cui l’Architetto Serena Righini, promotrice del protocollo. La prefettura di Lodi era rappresentata dal Prefetto Pasquale Gioffré. Il consigliere regionale del Pd Carlo Borghetti, componente dell’Osservatorio Regionale per la Legalità ha partecipato alla cerimonia della firma del Protocollo, su invito del Comune di Merlino con il quale aveva approfondito i contenuti dello stesso in riferimento alla legge regionale quadro sull’urbanistica n°12/2005. “La novità del Protocollo Merlino – dice Borghetti – sta nella applicazione al settore dell’edilizia privata di tutte le tutele e le garanzie contro le infiltrazioni mafiose che la legge già prevede nel caso di opere pubbliche. All’operatore privato viene offerta l’opportunità di un incentivo volumetrico pari all’8% della capacità fondiaria a fronte dell’impegno, di interesse pubblico, ad accettare ogni disposizione contenuta nel protocollo”.
Tra gli impegni previsti per l’operatore dell’intervento edilizio privato c’è, tra l’altro, l’attivazione di un sistema telematico d’accesso al cantiere per il controllo delle identità delle maestranze all’opera; la comunicazione all’amministrazione comunale di tutta la struttura societaria e dei casellari giudiziali di chi detiene la rappresentanza della società che effettua l’intervento edilizio; il deposito degli ultimi due bilanci annuali; la comunicazione dell’elenco delle imprese sub-appaltatrici e sub-contraenti per tutte le forniture e i servizi ; il divieto di sub-appalto del sub-appalto; la garanzia della tracciabilità di tutti i flussi finanziari.
“In un paese ideale non dovrebbe esserci bisogno di prevedere un premio per chi rispetta la legge. Ma la situazione in cui si trova l’Italia e anche la Regione Lombardia, richiede iniziative concrete in grado di porre un argine efficace all’allargamento delle zone grigie dell’illegalità . Ben venga quindi l’iniziativa del Comune di Merlino: sarà interessante ora vedere quanti comuni vorranno imitarla. Non mancheremo di segnalare il protocollo anche a Regione Lombardia come buona prassi da diffondere” conclude Borghetti.

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