L’Agenzia Promozione SSR parte proprio male…

L’AGENZIA DI PROMOZIONE DELLA SANITÀ PARTE MALE

“L’agenzia di promozione della sanità lombarda rischia di partire molto male. Una funzione come quella ha bisogno di personale qualificato ma non strapagato, mentre il timore fondato è che la poltrona di direttore sia già riservata a qualche ex direttore generale bocciato al quizzone e in cerca di uno stipendio uguale al precedente. Invece occorrerebbero competenze in termini di promozione del nostro sistema sanitario, conoscenza delle lingue e soprattutto una retribuzione legata alle performance ottenute. Al momento non è così”.
Lo dichiara il capodelegazione del Pd in commissione sanità della Regione Lombardia Carlo Borghetti in merito alla mancata approvazione, oggi in commissione, delle linee di indirizzo sull’organizzazione e funzionamento dell’Agenzia per la promozione del sistema sociosanitario regionale.

Milano, 13 gennaio 2016

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Abbiamo ottenuto barriere al malaffare e incentivi alla qualità delle cure

“Abbiamo ottenuto barriere al malaffare e incentivi alla qualità delle cure”.

Meno ticket, più controlli, manager non più politicizzati, ruolo dei comuni nella programmazione dei servizi. Sono tra i risultati che le opposizioni hanno ottenuto sul tavolo della trattativa aperta con Maroni e la sua maggioranza dopo aver intrapreso insieme la linea dura sulla riforma della governance della sanità, con oltre 24mila ordini del giorno e quasi tremila emendamenti.
Rimane però la contrarietà sull’impianto generale della legge e sulla modalità con cui è stato condotto il dibattito fino ai lavori d’Aula, e permane quindi il giudizio finale negativo, ma quanto ottenuto è indubbiamente un successo di Pd, M5S e Patto Civico nell’interesse dei cittadini. Da qui la decisione di cessare l’ostruzionismo e di mantenere gli emendamenti e gli ordini del giorno di merito, che caratterizzano la visione dei tre gruppi rispetto alla riforma voluta da Maroni.

Per Umberto Ambrosoli “è stato fatto tutto il possibile per cercare di migliorare il testo della riforma, ma non è bastato l’ostruzionismo di questi giorni e la compattezza della opposizione per riuscirci. È un vero peccato che 17 miliardi di spesa, tanti sono gli impegni finanziari mobilitati da Legge, siano spesi senza una programmazione dettagliata e una visione d’insieme. Prova ne sia la confusione che ancora permane sulla costituzione di un Polo pediatrico specialistico, in cui si affastellano proposte, e si lasciano fuori eccellenze come il Policlinico. La fretta è sempre cattiva consigliera. E purtroppo lo è stata anche per questa impuntatura a voler per forza chiudere una riforma così importante in questi giorni di prevacanza. Lo sanno anche quelli della maggioranza a tal punto che nessuno ha più il coraggio di chiamare questa legge una riforma, dicono che è una evoluzione. Ma così rischia di essere una involuzione. Per questo il Patto Civico voterà contro”.

“Essere riusciti a rendere più equi i ticket su visite ed esami è per noi un grande successo. Siamo anche riusciti a mettere delle barriere al malaffare in sanità e garanzie importanti per la qualità del servizio, oltre ad aver rafforzato la prevenzione e introdotto premialità per chi effettua le cure nel modo migliore. Rimane però una legge a metà, che manca di pezzi importanti a partire da una vera visione sulla rete ospedaliera. E sulle aggregazioni hanno prevalso le logiche spartitorie dei potentati locali, piuttosto che criteri di merito nell’interesse dei cittadini”, dichiarano Carlo Borghetti e Sara Valmaggi, del Pd.

Milano, 4 agosto 2015

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“LEGA E FORZA ITALIA, GIÙ LE MANI DAGLI OSPEDALI DI MILANO!”

“LEGA E FORZA ITALIA, GIÙ LE MANI DAGLI OSPEDALI DI MILANO!”

Martedì 14 si avvia nell’Aula del Consiglio regionale la discussione di quella che il centrodestra al Pirellone ha voluto chiamare “Evoluzione del sistema socio-sanitario lombardo”. Per noi del Pd la montagna ha partorito il topolino: un anno di discussione, grandi aspettative lanciate a luglio 2014 da Maroni con il suo Libro Bianco, e una proposta finale che parla praticamente solo di accorpamenti di aziende e poco più. Per i lombardi nulla cambierà sulle lunghissime liste d’attesa, nulla sui ticket più cari d’Italia, nulla sui controlli che son mancati negli anni passati (e si è visto con quali conseguenze), nulla su nomine di manager che rispondano a criteri di esperienza e qualità delle persone….

Non solo: da quando la Maggioranza ha licenziato il testo in Commissione sanità più passano i giorni più aumenta lo scontento anche dai vari mondi che girano intorno alla sanità, e più il centrodestra appare diviso e in contraddizione.

L’ultima è di oggi: l’attacco di Salvini in persona a Forza Italia, circa le ipotesi che prevedono l’accorpamento di alcuni ospedali di Milano tra loro, sul quale il leader leghista la pensa diversamente dagli azzurri meneghini.

Ma la politica non doveva fare un passo indietro dalla sanità? Perché si vuole buttare in pasto ai partiti di Maggioranza decisioni che dovrebbero discendere da ragionamenti scientifici? Forse dietro queste prese di posizioni si celano interessi che vanno oltre la salute dei cittadini?

Che tristezza! E Maroni la chiama “evoluzione” del sistema? Di quale sistema?
Di tutte le ipotesi di accorpamenti di ospedali e territori che circolano, non esiste UNA che sia UNA spiegazione dei CRITERI che dovrebbero essere alla base di qualunque ipotesi. Noi in Aula chiederemo che prima si discutano le FINALITÀ che si vogliono conseguire con gli accorpamenti, poi si decidano i CRITERI, e INFINE si ipotizzino gli accorpamenti. Tutto ciò che è deciso al di fuori di questo metodo evidentemente risponde ad altre logiche, estranee alla ricerca del bene comune.

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Sanità: le 10 proposte Pd perché sia riforma e non un bluff padano

Il centrodestra in Regione si appresta ad approvare in Aula la modifica, molto parziale, della legge 33/2009, il testo unico sulla sanità. A partire dal 14 luglio sono previste numerose sedute. La gestazione di questo provvedimento è iniziata un anno fa: è passata attraverso un libro bianco, circa cento audizioni in Commissione (la gran parte chieste dal Pd), un rincorrersi di emendamenti, maxiemendamenti e subemendamenti. Eppure il testo, su cui dovremo discutere il 14, ci è noto nei dettagli da una sola settimana, non è stato discusso in Commissione, e -dalla maggioranza stessa- viene detto che non è ancora nella sua versione finale…
Il Pd si è avvalso della possibilità regolamentare di rimuovere i limiti di tempo alla discussione in Aula. Lo abbiamo fatto non perché vogliamo impedire la riforma ma perché vogliamo una riforma vera della sanità lombarda. Troppi sono gli scandali occorsi negli ultimi anni, troppo il potere della politica e dei potentati locali, troppo deboli i controlli, troppa l’iniquità dei ticket e troppo lunghe le liste d’attesa. Troppi, infine, i limiti di un sistema che negli anni è invecchiato e non ha saputo né correggersi né adeguarsi ai nuovi bisogni.
I lombardi meritano una sanità migliore e il progetto di legge della maggioranza non gliela può dare. Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula. Eccoli:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

Porteremo queste proposte nel dibattito in Aula: almeno lì non ci può essere impedito di discutere. Speriamo.

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Riforma della sanità: chi l’ha vista? I problemi restano tutti…

Riforma della Sanità: chi l’ha vista?

“Questa non è una riforma, è solo redistribuzione di poltrone”.
Il testo approvato oggi in commissione, ma sugli accorpamenti la maggioranza perde i pezzi.

La maggioranza ha votato da sola, con l’opposizione fuori dall’Aula della Commissione, la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma della sanità lombarda. Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, hanno marcato la loro contrarietà Forza Italia (che è il partito dell’assessore alla Sanità) e Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, e anche Ncd, che pur votando a favore ha chiarito con il coordinatore regionale Alessandro Colucci, che entro il voto in Aula andranno apportate modifiche. Alla maggioranza sono mancati anche i voti dei Pensionati e di Fuxia People, assenti. L’ultima versione degli accorpamenti è arrivata ai consiglieri in posta elettronica quattro minuti prima dell’inizio della seduta di commissione.
Molto duro il commento del Pd. “Questa non è una riforma, è solo una redistribuzione delle poltrone fatta a colpi di emendamenti “last minute”. Con l’ennesimo blitz è stato stralciato tutto ciò che non riguarda la governance: rapporto con l’università, salute mentale, prevenzione, ruolo del terzo settore, per fare solo degli esempi. Di questi temi non ci è stato possibile neppure parlare, con l’ennesimo artificio regolamentare. E la “riforma” rimane zoppa su tutto ciò che riguarda i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni. I continui appelli alla condivisione, di Maroni e degli altri, risultano sempre più ridicoli. Per noi questo testo non è accettabile: i problemi della sanità lombarda rimarranno irrisolti”.

Milano, 29 giugno 2015

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Ticket: finalmente si esentano i redditi bassi, ma senza progressività non i aiutano le famiglie

TICKET: FINALMENTE SI ESENTANO I REDDITI BASSI, MA SENZA PROGRESSIVITÀ NON SI AIUTANO LE FAMIGLIE.

“Finalmente la giunta Maroni accoglie il principio dell’esenzione per i cittadini meno abbienti dal superticket, che noi sosteniamo da anni. Attenzione, però: la soglia di diciottomila euro è troppo bassa e soprattutto il reddito deve essere calcolato tenendo conto della situazione familiare. Il ticket, inoltre, deve essere applicato progressivamente per reddito, altrimenti il ceto medio, impoverito dalla crisi, non avrà alcun beneficio da questa manovra. Dopo il flop dell’operazione ticket zero, comunque, occorre mettere ancora una volta in guardia i lombardi: vedremo come applicheranno il taglio, che comunque non sarà mai per 1,5 milioni di cittadini, figuriamoci per 2,5 milioni. Lo diciamo a futura memoria”.
Così il Pd commenta l’annuncio da parte dell’assessore Garavaglia dell’approvazione dell’assestamento di bilancio regionale e, in esso, della manovra di esenzione dei superticket su visite ed esami per i cittadini con redditi inferiori a 18mila euro.

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Riforma sanitaria: centrodestra diviso e proposta monca

“Maggioranza divisa più che mai e la riforma è comunque monca”.

Forza Italia presenta da sola 103 emendamenti al testo condiviso dalla maggioranza.

“La maggioranza di Maroni è divisa più che mai. Manca un mese alla data della prevista approvazione in Aula e siamo tornati a emendamenti contrapposti che delineano due visioni diverse. Da una parte la strana coppia Lega-Ncd, cioè chi voleva cambiare tutto e chi vuole difendere l’impostazione formigoniana, dall’altra Forza Italia e l’assessorato alla sanità”. Lo dichiarano Carlo Borghetti e Sara Valmaggi, del Pd, nel giorno dell’ufficializzazione degli emendamenti alla riforma sanitaria. Si tratta in realtà di subemendamenti al maxiemendamento sostitutivo della riforma sanitaria, firmato il 30 aprile scorso dai capigruppo di maggioranza: Lega e Ncd insieme ne hanno presentati 35, Forza Italia, da sola, 103. Tra questi ultimi anche la cancellazione dell’assessorato unico, su cui pure la maggioranza aveva trovato l’accordo all’interno del maxiemendamento.
“Si tratta di una riforma monca – continuano gli esponenti del Pd – che a dispetto del libro bianco di Maroni, presentato ormai un anno fa, interviene solo sull’architettura del sistema sanitario regionale, ovvero sui primi 24 articoli di 134 del testo unico in vigore. C’è grande attenzione alla redistribuzione delle poltrone, nulla però cambia nel sistema di nomina dei direttori generali che rimane totalmente in mano alla politica. Non si parla affatto di moltissime questioni: ad esempio dei rapporti tra ospedali e università, del ruolo del terzo settore, della salute mentale, delle dipendenze, delle malattie rare. Non c’è alcuna innovazione, come poteva essere l’introduzione della prenotazione di visite ed esami nelle farmacie o la possibilità di pagare il ticket online. Se riforma sarà, sarà indubbiamente monca”.
“Continuiamo a chiedere di poter entrare nel merito delle questioni, ma con una situazione così contorta e contraddittoria ci risulta molto difficile poterlo fare”, concludono Borghetti e Valmaggi.
Gli emendamenti presentati sono più di 400. Pd e Patto Civico ne hanno depositati in tutto 70, il Movimento 5 stelle 194, Forza Italia 103, Lega-NCD 35.

Milano, 15 giugno 2015

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Lavoro badanti, approvata la legge: è la fine del far west

Tutti i dettagli della prima legge della Regione Lombardia sulle badanti approvata martedì 19 maggio in Consiglio regionale.

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Ridicolo contestare le regole perché la sanità lombarda perde posizioni

Ridicolo contestare le regole perché la sanità lombarda perde posizioni.

“La difesa d’ufficio dell’assessore Mantovani rispetto allo scivolone della Lombardia nella classifica dei Livelli Essenziali di Assistenza in sanità suona ridicola: mentre la sanità lombarda sta perdendo la partita, la Giunta contesta le regole del gioco, ma queste regole le andavano bene quando la Lombardia era in seconda posizione in Italia (ora è al sesto). Al posto di Maroni e Mantovani avrei spiegato come recuperare le posizioni perse correggendo l’attuale sistema attraverso la riforma”, ha detto il consigliere Pd Carlo Borghetti.

Milano, 5 marzo 2015

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Sulla sanità Forza Italia e NCD vogliono logorare Maroni. Ormai è una Babele

Sulla sanità Forza Italia e NCD vogliono logorare Maroni. Ormai è una Babele

“Dove vogliono andare? Sulla riforma più importante della legislatura Forza Italia e NCD stanno conducendo una guerra di logoramento allo stesso Maroni. La proposta di legge di Mantovani e colleghi è in contrasto con quella approvata dalla Giunta su punti qualificanti, a partire dal rapporto tra pubblico e privato, dall’invadenza della politica nelle nomine in sanità e dal silenzio sull’assessorato unico del welfare. Sono passi indietro significativi su cui Maroni dovrebbe dire come la pensa. Al momento è una vera Babele.”
Lo dichiarano Carlo Borghetti e Sara Valmaggi (PD) a commento della presentazione da parte degli assessori e dei consiglieri regionali di Forza Italia di un progetto di legge di riforma della sanità che si aggiunge e, nei fatti, si contrappone a quello approvato (senza il voto di NCD) dalla giunta regionale il 16 gennaio.

Milano, 2 febbraio 2015

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