SERVIZI TERRITORIALI E POLIAMBULATORI TRA DISAGI E INCERTEZZE

“La riforma regionale è stata approvata oltre due anni fa, ma il riordino dei poliambulatori e dei servizi sociosanitari territoriali nella città di Milano è tutt’altro che compiuto, ma non può più attendere, perché si tratta di servizi che toccano necessità quotidiane e fragilità diffuse dei nostri cittadini – dice il consigliere Pd Carlo Borghetti – Abbiamo sostenuto per primi, come Pd, la necessità che si tenesse conto della specificità di Milano rispetto al resto della Regione, anche tenendo conto della riorganizzazione amministrativa del Comune in Municipi, ma non abbiamo alcuna evidenza che tutto questo stia procedendo e funzionando”.

Perciò il consigliere Borghetti ha presentato stamattina un’interrrogazione all’assessore alla Salute, in Consiglio regionale, per chiedere, a seguito di molteplici segnalazioni giunte dal territorio rispetto a diverse criticità su servizi vari e poliambulatori, tempi e modalità necessari al completamento del riassetto della rete sociosanitaria della città.

“L’assessore ha risposto che il Progetto Milano funziona e sta andando a regime, ma non ci ha convinto – attacca Borghetti – Confusione, incertezza e disagio per l’utenza sono piuttosto gli elementi che abbiamo raccolto da pazienti e operatori rispetto, ad esempio, al presidio di via Ripamonti, allo spostamento di servizi di via Conca dei Navigli ad altre aree della città, al depotenziamento dei servizi per le dipendenze, alla sospensione di alcuni servizi odontoiatrici. La riforma avrebbe dovuto rilanciare i servizi territoriali, ma ci sembra che questo non stia per nulla avvenendo, e l’adesione del 35% degli ambulatori alla riforma della cronicità citata dall’assessore denota un problema”.

Milano, 19 settembre 2017

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Trasporto pazienti in dialisi: LA REGIONE ADEGUI I REQUISITI MINIMI

In Commissione Sanità sono stati auditi i rappresentanti di ANED Lombardia in merito alla situazione del servizio trasporto presso gli ospedali lombardi per i pazienti emodializzati sottoposti a frequenti trattamenti di dialisi.

Numerose le criticità portate all’attenzione dei consiglieri regionali da parte dell’associazione: dall’inadeguatezza dei vettori, alla mancanza di aria condizionata, dal cattivo stato di manutenzione degli stessi alla presenza di autisti anziani con una guida non sempre sicura. I rappresentanti dei pazienti emodializzati, in particolare, hanno portato all’attenzione della Commissione un decalogo di requisiti minimi a cui il trasporto dovrebbe, a loro avviso, conformarsi, dalle caratteristiche dei mezzi ai criteri qualitativi di erogazione del servizio.

“A seguito delle nuove gare d’appalto portate avanti al ribasso, secondo i criteri di Regione Lombardia, ci troviamo in questa situazione –dice il consigliere Pd Carlo Borghetti-. Vanno rivisti i bandi e i criteri per garantire la qualità e l’efficienza del servizio, che va considerato parte integrante del sistema sociosanitario lombardo: non è possibile che per una terapia che dura mediamente 4 ore il paziente debba restare fuori casa tutto il giorno in condizioni di fragilità, in attesa che il vettore torni disponibile. Continueremo a sollecitare la Giunta regionale affinché si arrivi al più presto ad una risposta concreta a questo problema”.

Milano, 13 settembre 2017

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Riforma sanità e cronicità, serve un tavolo di coordinamento

Durante il dibattito sull’assestamento di Bilancio 2017/2019 in Consiglio regionale, si è parlato anche del nuovo modello di presa in carico dei pazienti cronici in fase di avvio in Regione Lombardia per iniziativa dell’assessore al Welfare, Giulio Gallera, che prevede la creazione di Enti gestori della cronicità.

Secondo Carlo Borghetti, del Pd, il nuovo modello, così com’è, è destinato a non funzionare, e il primo errore è stato quello di non aver coinvolto i vari attori del sistema socio-sanitario regionale (e tanto meno la Commissione Sanità). E infatti ad oggi, a due giorni dalla scadenza (31 luglio), meno di un quarto dei medici di famiglia ha aderito.

“Rincorrere ora i medici di famiglia e gli operatori della sanità pubblica e privata a colpi di modifica delle delibere assunte in solitudine dalla Giunta, non è certo il metodo migliore per creare la necessaria alleanza tra tutti gli attori del sistema, necessaria per raggiungere una vera presa in carico dei pazienti cronici.Fermate il treno – dice Borghetti alla giunta regionale -, altrimenti il nuovo modello creerà nuovi problemi e avremo pazienti di serie A e di serie B, tra pazienti presi in carico dai nuovi Enti gestori e pazienti che resteranno in carico ai loro medici di famiglia, aggravando il problema delle lunghe liste d’attesa”.

Il consigliere ha chiesto all’assessore di creare un tavolo di coordinamentoche dia il giusto ruolo ai medici di famiglia, che “non vanno né esclusi né cooptati, ma al contrario supportati nella collaborazione con i medici specialisti”, come previsto dalla normativa nazionale, agevolando le loro aggregazioni, “come anche la Liguria, governata dallo stesso colore politico, sta facendo proprio in questi giorni” e come già fatto con successo da altre regioni da tempo.

“Bisogna inoltre ripartire da una analisi epidemiologica dei bisogni in Lombardia, analisi mai fatta neanche in occasione della riforma – aggiunge il consigliere -. Abbiamo perso due anni e ora si avvia un sistema che tiene conto solo della fotografia dei bisogni data dalle banche dati regionali che contengono tutte quelle prestazioni inappropriate che sono proprio quelle che si vorrebbe invece ridurre. Correggere il tiro, quando è necessario, non è segno di debolezza ma, al contrario, di forza”, conclude Borghetti.

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LA RIFORMA SANITARIA DI MARONI NON FUNZIONA

A che punto è la Riforma sanitaria di Maroni? A oltre tre anni dal suo annuncio (2013) e a oltre un anno e mezzo dal voto in Consiglio regionale (5 agosto 2015) è ormai tempo di bilanci. E da più parti (cittadini, operatori, associazioni, sindacati…) arriva ormai la stessa identica valutazione: la Riforma non funziona.

Le liste d’attesa sono lunghe come prima, soprattutto per chi non ha i soldi per pagarsi visite ed esami nel privato;

i Pronto Soccorso sono intasati come prima, e addirittura -secondo i dati raccolti in alcuni ospedali- sono aumentati i codici bianchi (cioè le prestazioni “leggere” che dovrebbero essere date in strutture alternative ai Pronto Soccorso, che però non sono ancora nate);

i servizi territoriali (consultori, ambulatori, punti prelievi…) sono indeboliti o addirittura chiusi in molti territori, anziché rilanciati come promesso, a dispetto dell’obiettivo della maggiore “presa in carico” declamato dalla Riforma (che a Milano città non è nemmeno ancora partita per i servizi territoriali!);

il “ticket zero” annunciato da Maroni sui manifesti che hanno tappezzato la Regione durante le campagne elettorali, è rimasto uno slogan, a dispetto dell’obiettivo della rimodulazione per fasce di reddito approvato dal Consiglio regionale;

le strutture intermedie tra l’ospedale e la famiglia, nella Riforma immaginate per la degenza leggera, la riabilitazione e la cronicità, che in Lombardia non erano mai state realizzate, non sono ancora nemmeno oggetto di una programmazione regionale (solo 4 strutture POT avviate in 19 mesi), a dispetto dell’obiettivo della “continuità assistenziale” declamato dalla Riforma;

i Comuni (che si occupano dei servizi sociali) non sono stati considerati nella programmazione dei servizi socio-sanitari, come del resto avevamo tristemente pronosticato, visto che la Riforma li aveva esclusi, e così i Piani di zona sociali dei Comuni continuano a non essere integrati con i Piani organizzativi fatti dalle nuove aziende socio-sanitarie (i POAS, tra l’altro ancora in attesa di approvazione da parte della Regione!), a dispetto dell’obiettivo della “integrazione” declamato dalla Riforma;

i medici di famiglia, che dovevano negli auspici di tutti essere coinvolti nella Riforma, non solo non sono stati coinvolti ma, per effetto di recenti atti regionali, tra qualche mese saranno di fatto clamorosamente esclusi dalla gestione dei loro pazienti cronici, sostituiti da “enti gestori” (ne parleremo prossimamente)…

Del resto di tutto ciò non c’è da stupirsi così tanto: con riferimento alle tante scadenze della Riforma non rispettate -e votate dalla maggioranza di centrodestra esattamente 19 mesi fa-, non c’è soltanto la mancata revisione del sistema informativo sanitario (fondamentale), o la mancata costituzione del gruppo GATTS (per la farmacovigilanza e tanto altro), ma addirittura c’è il mancato avvio della stesura del Piano socio-sanitario regionale, che avrebbe dovuto essere il primo atto dopo la Riforma, visto che l’ultimo Piano del 2010 è scaduto nel 2014, e si tratta per legge dello strumento di programmazione fondamentale, che la Regione deve trasferire a tutti i livelli di governo del sistema socio-sanitario per garantire la coerenza del sistema.

Con la Riforma sanitaria Maroni ha voluto una vera rivoluzione, cancellando le Asl e le aziende ospedaliere per creare le nuove ATS e ASST (con lo stesso numero di poltrone), ma degli obiettivi (condivisibili) di questa rivoluzione non si vede dunque nemmeno l’ombra dopo tutto questo tempo, e -anzi- per molti il sistema è a rischio di collasso. E non lo diciamo noi: ha usato questo stesso termine l’assessore regionale al Welfare (!) in un convegno venerdì 3 marzo a Milano, dicendo per l’ennesima volta che stanno lavorando perché i risultati arrivino prossimamente. Ma quando?!

La nostra speranza è nulla, perché nessun passo avanti si è visto in questi anni. E non si dica che c’è un problema di soldi o che il Governo romano è cattivo con la Lombardia: ci sono una infinità di buone cose che potevano essere già state fatte da tempo, a parità di costi per il sistema, e in autonomia, ma non c’è stata la capacità o la volontà politica di farlo.

Noi abbiamo fatto e depositato in Consiglio regionale le nostre proposte mille volte, sempre con spirito costruttivo. Ma ora pare proprio che la Riforma sanitaria di Maroni si avvii a diventare non “un” fallimento della sua legislatura, ma “il” fallimento, considerato che si tratta della salute dei lombardi e che la materia vale oltre 18 miliardi di euro all’anno, il 75% del bilancio regionale…
E pensare che Maroni vorrebbe gestire più risorse…

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Finalmente un nuovo Piano Sangue per la Lombardia

Il Consiglio regionale ha votato il 21 febbraio all’unanimità la mia proposta a Maroni: scaduto già da 8 anni, il nuovo Piano Sangue della Lombardia dovrà ora finalmente essere rifatto, entro 3 mesi, d’intesa con le associazioni e tutte le realtà istituzionali e scientifiche interessate. Il Piano ancora in vigore doveva coprire gli anni dal 2005 al 2009, è oramai datato e non più in sintonia con la totale trasformazione che negli anni è stata attuata in materia. Non si perda altro tempo!

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CASE DI RIPOSO: PIÙ SOSTEGNO A OSPITI E FAMIGLIE

Assistenza agli anziani in Casa di Riposo
Borghetti (PD): “Abbiamo ottenuto l’impegno della Regione a sostenere le famiglie e gli ospiti delle Case di Riposo”.

“L’ordine del giorno che ho presentato il 14 febbraio in Aula, in Consiglio regionale, relativamente all’assistenza degli anziani nelle Case di Riposo, è stato votato all’unanimità da tutti i gruppi consiliari. Per l’assistenza agli anziani lombardi, questo provvedimento è per noi più importante della legge approvata in Aula sulla videosorveglianza nelle RSA: l’ordine del giorno impegna infatti la Giunta Maroni a mettere in atto iniziative di contenimento del costo delle rette, a rivedere il sistema di contribuzione delle case di riposo tenendo conto meglio e di più del carico assistenziale sanitario, ad alleggerire la parte burocratica dell’assistenza in favore della qualità assistenziale, a rendere stabile l’iniziativa “RSA Aperte” che la Regione si riserva ogni anno di prorogare con grande incertezza per le famiglie e i gestori. Attendiamo ora che Maroni è gli assessori competenti agiscano presto e bene di conseguenza”.

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Tavolo salute mentale entro febbraio: vigileremo

Un’interrogazione a risposta immediata per chiedere l’avviamento del Tavolo per la salute mentale, la cui istituzione era prevista già da 7 mesi, in base alla legge 15 del 2016, ma è rimasta sinora sulla carta. L’ha presentata oggi il consigliere Pd Carlo Borghetti.
Il Tavolo prevede la partecipazione di soggetti istituzionali, operatori, terzo settore, società scientifiche, associazioni di pazienti e di parenti, enti di ricerca, organizzazioni sindacali.

“L’assessore alla Sanità e Welfare mi ha risposto che entro fine febbraio il Tavolo verrà convocato e inizierà i suoi lavori come previsto. Speriamo.
Ce n’è bisogno per programmare al meglio i servizi per il disagio psichico e per aiutare di più operatori e utenti che hanno un disperato bisogno di essere sostenuti –ha commentato il consigliere PD– Il Tavolo della salute mentale è stato infatti fortemente voluto sia dagli operatori che dai pazienti, attraverso le associazioni e la Campagna Salute Mentale, ed è uno strumento nel quale noi come PD abbiamo sempre creduto: il disagio psichico è in aumento e una spinta in questo campo è davvero fondamentale. Un ulteriore rallentamento non sarebbe accettabile. Inoltre va bene che il Tavolo lavori in maniera sinergica con l’istituendo Osservatorio di cui alla legge 23/2015 e venga in qualche modo lì incardinato, come ha spiegato Gallera, ma è altrettanto importante che esso mantenga la sua autonomia, come previsto dalla legge stessa”.

Milano, 7 febbraio 2017

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Alleanza contro il Bullismo

La prima legge regionale che disciplina gli interventi di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e del cyber bullismo è stata presentata ieri alla Casa Pediatrica dell’Asst Fatebenefratelli, in collaborazione con l’Associazione ‘La banda degli onesti onlus’ e la partecipazione dei consiglieri regionali del Pd Fabio Pizzul, capogruppo in VII Commissione Cultura e istruzione, e Carlo Borghetti, capogruppo della III Commissione Sanità e politiche sociali.

È stato proprio Borghetti a ricordare come è nata la collaborazione che ha portato a questo progetto di legge, all’ordine del giorno della seduta di Consiglio regionale di domani, martedì 24 gennaio 2017: “Quasi un anno fa sono stato sollecitato dall’associazione proprio sul tema della necessità di una iniziativa di contrasto al bullismo e ho fatto presente che giaceva da tempo depositata una proposta di legge a firma di Fabio Pizzul – ha raccontato Borghetti –. Da qui è partito l’iter che ha portato a una grande alleanza politica, anche con la maggioranza, che ci ha spinti a lavorare assieme fino a un voto unanime in Commissione”. Il consigliere Pd ha poi ringraziato il tavolo informale che ha costituito un ulteriore momento di collaborazione con le molteplici realtà associative e le altre istituzioni e che ha operato per contemperare tutte le esigenze, partendo dal principio della prevenzione per arrivare alle buone prassi per “permettere alle vittime del fenomeno di uscirne nel migliore dei modi”.
Borghetti ci ha tenuto anche a sottolineare l’importanza della clausola valutativa prevista dalla legge: “Significa che la Regione dovrà avere una particolare attenzione nella verifica dell’efficacia dei risultati del provvedimento”.

Pizzul è intervenuto per spiegare sinteticamente i contenuti della legge, ma prendendo spunto proprio “dall’alleanza sociale che ha dato una scossa alla politica, la quale si era effettivamente un po’ dimenticata di un tema che è invece di strettissima attualità”. E ha sottolineato che lo spirito della proposta è “di mettere in rete ciò che viene già fatto e unisce in un unico percorso tutti coloro che sul territorio lombardo si occupano di bullismo e cyber bullismo. Dopo di che, l’obiettivo è quello di emanare, di volta in volta, interventi ad hoc”.
Una legge leggera, ha detto ancora Pizzul, fatta solo di 7 articoli e che “allarga il più possibile il novero di coloro che possono chiedere di partecipare al programma”. A questo proposito, ha ricordato il consigliere Pd, “in Commissione si è discusso molto se puntualizzare sulle questioni della discriminazione sessuale, islamofobica e omofobica, ma abbiamo preferito non specificare troppo i casi che potrebbero rientrare nella norma e lasciare, appunto, uno spettro il più ampio possibile per non tagliare fuori nessuno e poter intervenire celermente su temi e situazioni che evolvono molto più velocemente di quanto una legge possa prevedere”.
La proposta del Pd arriverà, dunque, domani in Aula, ma senza la norma finanziaria, non ancora approvata dalla Commissione Bilancio, cosa che ha creato qualche malumore tra i consiglieri che non hanno gradito la forzatura del presidente del Consiglio regionale Cattaneo. Non è escluso, quindi uno slittamento di una settimana dell’approvazione della legge che nulla toglierebbe, comunque, all’importanza del provvedimento.

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Ticket, Maroni ancora fermo alle promesse

Consiglio regionale del 20 e 21 dicembre: Maroni ancora una volta resta fermo alla promessa di tagliare i ticket sanitari… A quando il vero taglio?!

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L’Agenzia Promozione SSR parte proprio male…

L’AGENZIA DI PROMOZIONE DELLA SANITÀ PARTE MALE

“L’agenzia di promozione della sanità lombarda rischia di partire molto male. Una funzione come quella ha bisogno di personale qualificato ma non strapagato, mentre il timore fondato è che la poltrona di direttore sia già riservata a qualche ex direttore generale bocciato al quizzone e in cerca di uno stipendio uguale al precedente. Invece occorrerebbero competenze in termini di promozione del nostro sistema sanitario, conoscenza delle lingue e soprattutto una retribuzione legata alle performance ottenute. Al momento non è così”.
Lo dichiara il capodelegazione del Pd in commissione sanità della Regione Lombardia Carlo Borghetti in merito alla mancata approvazione, oggi in commissione, delle linee di indirizzo sull’organizzazione e funzionamento dell’Agenzia per la promozione del sistema sociosanitario regionale.

Milano, 13 gennaio 2016

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