Ci siamo quasi. Tra qualche giorno molti lavoratori celebreranno la loro ricorrenza, anche se molti avranno ben poco da festeggiare! Il mercato del lavoro è diventato ormai un vero e proprio campo di battaglia, dove gli avversari si sfidano senza esclusione di colpi. È una guerra tra poveri, alla quale la politica locale se va bene fa da spettatore, altrimenti profonde i propri sforzi per esacerbare ancor di più lo scontro. Un giorno si, e l’altro pure, l’opinione pubblica viene aizzata nei confronti di quelle persone che hanno una grave colpa: “rubano” il lavoro ai ticinesi!
Al di là del colore politico, e delle diverse soluzioni che quindi vengono proposte, appare evidente un triste distacco dalla realtà. Tutti parlano di numeri come se questi non corrispondessero a persone reali, fatte di carne, ossa e perfino sentimenti.
Ma se di numeri si vuol parlare, allora è necessario considerare tutte le variabili che nel corso degli anni sono intervenute, portando i lavoratori frontalieri a superare la soglia dei cinquantamila.
In passato, alcune aziende con produzioni a basso valore aggiunto sono state attratte in Ticino da una fiscalità più favorevole e semplificata. Conveniva a tutti: gli imprenditori avevano meno imposizioni fiscali e il cantone ci guadagnava con le tasse. Oggi ci accorgiamo che queste aziende assumono solo frontalieri e le vorremmo cancellare con un colpo di spugna. Beh, scusate la presunzione, ma la cosa sembra alquanto stupida: se dovessero chiudere queste aziende il numero dei lavoratori frontalieri certamente diminuirebbe, ma con altrettanta certezza non aumenterebbe il numero degli occupati ticinesi! Anzi sicuramente ci sarebbe un incremento della disoccupazione locale, poiché nell’indotto ci sono comunque tanti lavoratori ticinesi che beneficiano dell’operato di queste aziende.
Altra cosa, invece, sono gli imprenditori “furbetti” che puntano ad elevare i propri margini di guadagno facendo pressione sui salari dei lavoratori. Questi sono i veri nemici da combattere! Questi sono coloro che usano i frontalieri come scudo per continuare a fare i propri interessi. Questi sono coloro che godono dello scontro, perché vendono ora la spada ora le bende.
Se da un lato l’idea del salario minimo potrebbe sembrare la giusta ricetta, dall’altro avrebbe come nefasta conseguenza quella di far chiudere diverse aziende. Soprattutto – ma non solo – quelle attività a basso valore aggiunto appena citate. Allora perché non aiutiamo tutte quelle aziende che non ce la farebbero a sostenere un salario minimo? Ad esempio si potrebbe istituire un ente che promuova attivamente queste aziende all’estero.
Ma per arrivare ad una soluzione simile è necessario smorzare i toni, condividere le idee e non essere prevenuti nei confronti degli altri. Bisogna prediligere l’incontro e non lo scontro!
Soprattutto, cari lavoratori e cari politici, è necessario capire chi è veramente il nemico.
Auguri a tutti i lavoratori e a tutti quelli che vorrebbero esserlo!










