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Ripartire dai territori

“Il titolo scelto per questa festa provinciale – spiega Pietro Bisinella, segretario provinciale PD – non è casuale, ma assume quest’anno una valenza a dir poco speciale. Innanzitutto per il panorama politico regionale e nazionale: il PD e l’intera coalizione di centro-sinistra hanno visto nel recente passato elettorale alternarsi grandi vittorie ad altrettanto grandi delusioni. Dove siamo riusciti ad essere più convincenti e meglio compresi dall’elettorato? A livello territoriale, dove siamo tutti più conosciuti a livello personale e collettivo, dove la nostra serietà e capacità professionale è riuscita in questi ultimi anni a fare la differenza su un dato politico che apparentemente poteva sembrare a noi favorevole, ma che in realtà ci vede ancora, soprattutto in Provincia di Brescia in una dimensione di svantaggio. Per questo oggi abbiamo tutti il dovere di rendere ancora più evidente questa grande parte di idee, progetti e persone che partono da Brescia, per offrire ancora più forza a progetti di governo alternativi a quelli della Regione Lombardia a guida leghista e riuscire a conquistare in forma piena il governo del paese”.
Inoltre, continua Bisinella “Il nostro partito presto, vivrà una nuova stagione congressuale, e a mio avviso dobbiamo tutti fare uno sforzo perché prevalga in tutti il senso del partito, la consapevolezza di essere tutti parte di un grande progetto che va ben oltre le nostre legittime aspirazioni personali. A livello bresciano abbiamo costruito molto, la festa in questo senso ci permetterà di conoscere e valorizzare tante piccole o grandi esperienze territoriali, per dimostrare una volta di più che se siamo in grado di fare squadra non Continua a leggere

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“La politica, che non se n’era accorta, andava combattendo ed era morta”

paolo_corsini_1Cesare Damiano ci ha offerto un regesto prezioso delle politiche sulle quali dobbiamo cimentarci, ma credo sia opportuno tematizzare anche la questione della politica, al di là dell’elenco delle politiche. Quanto a questo profilo confesso che sono molto pessimista. Potrei condensare il mio pensiero parafrasando due righe dell’Orlando Innamorato, due versi che risalgono a 563 anni fà: “la politica, che non se n’era accorta, andava combattendo ed era morta”. A prescindere dalla provocazione, certamente paradossale, il quadro con il quale dobbiamo misurarci resta senza dubbio deprimente.
In effetti l’antipolitica, il populismo regressivo da un lato e l’ apolitica dall’altro – l’assenza di politica che abbiamo constatato anche alle ultime consultazioni amministrative, emblematico il caso di Viareggio dove noi vinciamo con il 78% e vota a malapena un terzo dei cittadini – ci dicono che lo spazio della politica è sempre più contestato, negletto, persino rimosso nel tempo di un linguaggio defraudato ed inespressivo. Twitter in sostanza dice di un cinguettio querulo e svagato, Facebook di un’estetizzazione permanente che si traduce nel “mi piace”; svanisce l’impegno di un discorso pubblico retto sull’argomentazione politica capace di suffragare disegni e progetti. Per questa ragione credo dunque che il tema del partito sia centrale. Per quanto mi riguarda rifuggo da una politica che è sempre più rappresentazione e sempre meno rappresentanza, quella politica contemporanea che si riassume nella democrazia del pubblico, per cui i leaders politici sono gli attori che recitano sulla scena di un teatro di cui i cittadini sono gli spettatori. E così pure ritengo che si debba mantenere alta la soglia di difesa nei confronti di quella democrazia istantanea, senza Continua a leggere

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Lettera del PD di Ome a Bersani

Caro Segretario
siamo un Circolo di un piccolo paese nella Provincia di Brescia;
siamo pensionati e lavoratori che credono nel valore della Politica come “servizio” e tutti i giovedì sera, dopo una giornata di lavoro, lasciamo la famiglia per incontrarci, discutere, elaborare documenti da pubblicare, promuovere iniziative ;
siamo persone iscritte al PD e simpatizzanti che vogliono vedere negli ideali e nel programma del Partito il riferimento in cui riconoscerci; anche noi, come la maggior parte dei cittadini Italiani, siamo stanchi di vedere i nostri politici in quei salotti televisivi , dove se la raccontano e se la cantano, senza che nulla venga mai fatto per cambiare.
Perché non riusciamo come Partito, che ha fatto del percorso democratico il fondamento della sua esistenza, a dire con parole chiare e semplici le nostre priorità e i nostri progetti su un futuro che dia più dignità e più giustizia a questo Paese?
Perché non riusciamo a capire che è buona cosa che le voci siano Continua a leggere

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IL FUTURO DI UN PAESE CHE NON HA UN PRESENTE

L’intervento che vorrei fare è quello che parla di una popolazione giovanile che oggi è di circa 1,2 miliardi, il più grande gruppo di giovani che il mondo abbia mai visto.
Vorrei dire che, dopo essere stati in prima linea nel cambiamento politico e sociale, dalle strade del mondo arabo all’occupazione di Wall Street, ora siamo dei protagonisti: nel mondo del lavoro come quello della politica, vorrei dire che siamo protagonisti nel nostro paese e PER il nostro paese.
Mi ritrovo a dover ripetere quello che tutti già sapete,che i giovani oggi hanno, rispetto al passato, quasi tre volte più probabilità di essere disoccupati da adulti e purtroppo non solo questo.
In Italia la famosa Legge 30 del 2003 doveva nelle intenzioni “realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani”.
I risultati della legge sono stati ben altri: mai come in questi anni si è
acuito il numero di lavoratori precari, legati alle aziende da svariate e fantasiose tipologie contrattuali. Quelle che sulla carta si presentano come semplici “collaborazioni”, in realtà celano veri e propri lavori sottopagati e subordinati (cioè con orari, postazioni, e il monitoraggio continuo dei superiori).
Per porre rimedio il Governo italiano ha sinora previsto:
- taglio dei contributi del 30% per chi assume apprendisti, possibilità di sotto-inquadramento, e vantaggi normativi;
- sgravi fiscali dell’Irap per le imprese che assumono giovani sotto i 35 anni a tempo indeterminato;
- imposta sostitutiva sui redditi e sulle addizionali regionali e comunali Irpef pari al 5% nell’anno di costituzione e nei quattro seguenti per le persone fisiche che stanno per avviare un’impresa oppure che hanno avviato un’attività successivamente al 31 dicembre 2007;
- incentivi per la costituzione di Srl, i cui titolari non hanno più di 35 anni; il capitale sociale è fissato a un euro, ed è prevista l’esenzione da diritti di bollo e segreteria, assistenza notarile gratuita. Continua a leggere

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Si fa presto a dire cattolici

Riccardo FratiNelle ultime settimane si sono susseguite a livello nazionale e locale convegni e riunioni con al centro la questione sempre dibattuta e mai risolta del ruolo dei cattolici in politica.
In particolare ci si è tornati ad interrogare sui compiti e sulle prospettive dei cattolici all’interno del Partito Democratico.
E’ un tema che ciclicamente torna di attualità ma che si è da ultimo caratterizzato per la forte inquietudine ed il disagio che, sottotraccia o esplicitamente, è stato da più voci manifestato.
Prima di entrare nel merito della questione, mi paiono necessarie alcune fondamentali premesse che dovrebbero costituire patrimonio comune dei cattolici impegnati in politica, ma che, al contrario, sembrano spesso dimenticate.
Il cattolicesimo non può essere considerato alla stregua di una ideologia politica. Guai se si immaginasse una sovrapposizione tra le categorie della politica e della religione.
La religione è intrisa di universalità (cattolico deriva dal greco katholikòs che significa universale) la politica è, per definizione, parziale.
Ne consegue che la militanza di tutti i cattolici in un solo partito non è e non può essere una aspirazione in virtù della quale nascondere le differenze, talvolta fortissime, che sussistono tra le posizioni politiche dei singoli cattolici.
L’unico “contenitore” in cui deve necessariamente realizzarsi l’unità dei cattolici è la Chiesa, tutto il resto è frutto di libere convinzioni ed opzioni, che devono certo misurarsi con il metro della coerenza ai valori professati, ma che non possono essere rinchiuse nel recinto di unanimità forzose.
L’essere cattolici non garantisce in ambito politico alcuna primazia o superiorità, semmai impone un più di inquietudine derivante dalla coscienza del divario, spesso enorme, che separa le realizzazioni umane dal modello di perfezione (santità) a cui il cattolico dovrebbe sentirsi chiamato.
Ne consegue, tra l’altro, che l’identità cattolica non deve mai essere utilizzata in politica per marcare il campo, per sottrarsi al dialogo con chi cattolico non è.
Il cattolico che assurga ad incarichi politici deve essere conscio, da un lato, di non potere arrogarsi il diritto di rappresentare tutte le variegate sensibilità del così detto “mondo cattolico” e tanto meno la Chiesa, dall’altro deve laicamente tendere al bene comune dei Continua a leggere

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Corsini: «Ecco l’agenda per un Pd vincente»

Il paradosso: «Berlusconi declina ma gli elettori non percepiscono un’alternativa possibile. Ripartire da legalità, diritti, lavori, laicità».
Si chiama Cipec (Centro di iniziativa politica e culturale) l’ultimo circolo nato nella galassia del Pd bresciano. L’ha fondato un gruppo composto da una quarantina di bersaniani «doc»: sindaci, rappresentanti di associazioni e sindacati, giovani, quasi tutti con un passato nei Ds. L’ha tenuto a battesimo Paolo Corsini, deputato ed ex sindaco, con una sorta di «lectio magistralis» sullo stato della politica nazionale.
L’accoglienza da parte del segretario cittadino De Martin è stata netta: «È nata una nuova corrente». Tesi che i diretti interessati respingono, senza però stracciarsi le vesti. Il fatto è che nel Pd bresciano di componenti organizzate in circoli culturali ce ne sono già diverse: l’area lettiana con «Identità e partecipazione», la componente di Bragaglio e Pagani con «A sinistra», l’area di Frati con «Oltre Gibilterra». Nel correntone bersaniano il «Cipec» è la prima presenza strutturata. Ma c’è da scommettere che nel magma di composizioni e scomposizioni in atto altre nascite siano in arrivo.
CORSINI, sul punto, è diretto: «Nel Pd – spiega – c’è una pluralità di culture politiche. Basta guardare all’articolo 1 dello Statuto, che riconosce questo pluralismo come essenziale, e all’articolo 30 che riconosce centri che contribuiscano all’elaborazione politico-culturale». Insomma: alla vita e alla natura del Pd « sono necessari più spazi culturali e più voci. Il problema sarebbe se gli spazi culturali si chiudessero». E se a livello nazionale alla maggioranza Bersani-Letta-Bindi fanno corona le componenti di Fassino, Franceschini, Veltroni, Fioroni, Marino, «a Brescia – dice Corsini – la maggioranza è rappresentativa di aree politico-culturali diverse. È evidente che il segretario in ragione della sua funzione deve svolgere un ruolo di sintesi, ma essa è possibile se c’è interazione, dialogo fra presenze diverse. L’importante è muoversi con spirito di servizio verso tutto il partito come ha fatto Veltroni col Lingotto Due, dove ha lanciato proposte sicuramente interessanti». Il Cipec, dunque, «dà voce a una componente dichiaratamente bersaniana che vuole dar vita a Continua a leggere

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Corsini: «Ecco il Pd per il futuro». Ma il partito bresciano si spacca

Paolo Corsini agita le acque nel Pd bresciano fino a farle tracimare dall’invaso. La sua proposta di creare un’associazione politica e culturale viene letta da alcuni dentro il partito come il tentativo di creare una corrente. In particolare, Giorgio De Martin, segretario cittadino del Pd, attacca l’iniziativa: «Non si tratta di un’associazione, ma di una corrente di cui non c’è bisogno». L’incontro «La cultura politica del Pd alla prova del futuro» nella sala convegni di via Risorgimento diventa così occasione di nuove frizioni interne, tanto più problematiche in vista dell’assemblea programmatica del 16 aprile.
Eppure. Paolo Corsini, seduto sul palco vicino a Carlo Panzera, della direzione provinciale, utilizza tutta la sua capacità affabulatoria e di argomentazione per spiegare come mai proprio ora al Partito Democratico serve un nuovo organismo che porti il dibattito su livelli alti. Abbozza anche un’ipotesi di scaletta per i prossimi incontri. Questione morale, legalità, laicità della politica, lavoro, diritti: sono gli argomenti che il «Cipec», così Corsini sigla l’associazione, dovrebbe affrontare in incontri «che si dovrebbero tenere fuori dalla sede del partito, per aprire il dialogo anche a chi non ne fa parte». Il suo intervento è irruento, mette sul tavolo le difficoltà del Pd, i punti cardinali che deve seguire, non risparmiando una durissima disamina del berlusconismo.
Corsini è un fiume in piena mentre indossa le vesti del professore e analista politico, oltre che del parlamentare. Alcuni nel partito vedono in lui però anche l’ex sindaco pronto a ritornare Continua a leggere

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