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Letta: Pd pronto a guidare il Paese

Tra Manovra e prossime sfide del Partito democratico. Il vicesegretario Enrico Letta è intervenuto ieri sera alla festa provinciale dei democratici a Desenzano affrontando i temi di maggiore attualità della politica nazionale. A partire dall’ultima Manovra fino alle riforme passando attraverso il fronte interno di discussione che ha animato il Pd nelle ultime settimane, in primis la nuova legge elettorale che ha visto lo scontro tra la segreteria di Bersani e l’ala veltroniana.
Un intervento, quello di Letta, che non affronta solo la contingenza, ma che è rivolto al futuro nella convinzione che il Pd sarà presto forza di Governo come attore principale di un’alleanza ampia e in cui «il candidato premier sarà Pier Luigi Bersani, al di là di tutte le speculazioni e di tutte le voci che si sono levate negli ultimi mesi».
«Il senso di responsabilità invocato dal Presidente della Repubblica». È questo il punto di partenza di Letta per affrontare il tema della Finanziaria e delle tensioni che attraversano la maggioranza, a cui si somma la delicata situazione economica italiana nell’intero contesto di Eurolandia. «Serve un atto di responsabilità per salvare l’Italia all’interno dell’Europa e del sistema dell’euro. Questo perché se cede il nostro Paese, allora è destinato a fallire l’intero sistema monetario europeo». Il vicesegretario del Pd individua l’etica della responsabilità nell’azione delle opposizioni parlamentari che insieme hanno prodotto un pacchetto di 25 emendamenti da proporre in aula. «Pd, Idv e Udc – ha detto Letta – hanno accolto l’appello di Napolitano, ma hanno anche predisposto un pacchetto di proposte che sono l’architrave del nostro futuro programma economico». Un programma che Letta conta di proporre presto al Paese «perché a mio parere si andrà al voto a ottobre o al più tardi ad aprile e noi del Pd dobbiamo aver ben chiare quali sono le priorità del Paese, in modo che Continua a leggere

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Pd, parlare al Nord oltre Berlusconi

Il Pd prova ad affrontare, ancora una volta, le questioni – perché sono più d’una – che hanno portato il Nord a privilegiare altri sbocchi elettorali. Il Pd, perché è vero che a muovere le fila è l’Associazione Trecentosessanta, ma Enrico Letta è il vicesegretario nazionale del partito e il segretario Pier Luigi Bersani, oggi o domani, sarà presente e prenderà la parola.
Lo fa affrontando – ad Iseo, nel segno del «Nord Camp 2011: The Switch off. L’Italia, dopo», il programma è ripreso a parte – alcune tematiche calde: lo snodo informativo-televisivo tanto più decisivo quanto più mancano luoghi frequentati di aggregazione sociale e politica; le modalità di intendere, attuare e praticare il federalismo; la ferita sanguinante del rapporto tra l’autonomia della politica e l’indipendenza della magistratura; il peso dell’agricoltura e dell’ambiente nelle dinamiche economiche. Il tutto nella chiave di mettere mano al dopo Berlusconi, questione alla quale saranno dedicate la relazione politologica di Marc Lazar e quella statistico-sondaggistica di Nando Pagnoncelli. Oltre, ovviamente, agli interventi di Enrico Letta e Pier Luigi Bersani.
Si parla di dopo Berlusconi, immagino, per dire di un lavoro che deve partire subito per avere quantomeno un medio respiro. Operazione complessa, perché mescolata all’attualità delle sfide quotidiane. Nel senso che ormai in pochi pensano ad un voto ravvicinato che veda operare un Berlusconi in palese difficoltà di tenuta dell’arcipelago che si è assemblato sotto il suo ombrello vincente e, per conseguenza, di sfarinamento dei consensi elettorali. Anzi, si ipotizza che Berlusconi possa, quando si arriverà al voto politico, mollare parecchia zavorra, rinnovare i quadri, vincere le elezioni magari proponendo un suo innovativo presidente Continua a leggere

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L’Italia, Berlusconi, la caduta del muro

Enrico Letta viene a Brescia per presentare la tre giorni – dal 24 al 26 marzo, il programma è ripreso a fianco – che la sua Associazione «Trecentosessanta» promuove nell’ambito di «Nord Camp 2011».
A Iseo, pur con l’avvio a Monza, spiega, perché è qui che fu elaborato l’unico progetto di centrosinistra che è riuscito a battere elettoralmente Berlusconi. Lo scorso anno Nord Camp si svolse in Veneto, quest’anno è alla Lombardia che si chiede di contribuire a costruire un progetto che recuperi la difficoltà a dialogare con il Nord del Paese mentre le differenze con il Sud – in estate, a Bari, si terrà Sud Camp – crescono.
Enrico Letta – affiancato dal sen. Guido Galperti e dal consigliere regionale Gian Antonio Girelli, presenti l’on. Pierangelo Ferrari, il capogruppo in Broletto Diego Peli, il segretario cittadino del Pd Giorgio De Martin, l’iseano Fabio Volpi – prova a spiegare perché accosta il dopo Berlusconi alla caduta del muro di Berlino: «Allora la Dc di Forlani pensò che bastasse restare ferma ed aspettare l’inevitabile, positivo riscontro elettorale di un Pci spazzato via dalla storia. Invece – annota il vice di Bersani – non crollò solo quel pilastro, ma saltò l’intero sistema politico».
Aggiunge: «Ora autorevoli esponenti del Pdl teorizzano che non esiste una successione a Berlusconi: la sua fine postula la fine di quel partito. Anche perché Berlusconi si preoccupa del Pdl solo in funzione di suo sostegno personale e non intende strutturalo come partito in sé».
Riassume Letta: «Attenzione a non fare lo stesso errore di Forlani e pensare che noi, stando fermi, erediteremo la guida del Paese. Per concludere: «Un centrosinistra di governo non può fermarsi a fare l’anti Berlusconi e ad essere spazzato via con lui. Quella sarà la fine di Di Pietro. Non può essere la conclusione della Continua a leggere

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