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Lettera aperta del segretario provinciale Pietro Bisinella sulle primarie del PD

Devo confessare che ho vissuto con una certa apprensione la vigilia dell’assemblea nazionale del PD di sabato scorso. Apprensione data da alcuni precedenti episodi di incomprensione e scontro tra le diverse anime del partito e dai toni accesi che le varie tifoserie avevano messo in campo nelle precedenti settimane.
Ho invece con grande gioia ritrovato tutte le motivazioni che mi hanno da sempre spinto a credere in questo nostro grande progetto politico. Un partito di uomini e donne coraggiosi e ricchi di idee, che scelgono, votano e decidono di confrontarsi per crescere.
Scelgono di navigare in mare aperto per capire con il contributo di tutti quale sia la rotta migliore da intraprendere, invece di rinchiudersi in facili riserve identitarie che pur rappresentando gloriosi passati non aiutano e non rendono onore allo sforzo collettivo che stiamo compiendo per costruire un partito nuovo.
Un partito che sappia interpretare il mondo nuovo che abbiamo davanti, un partito che sappia ridare speranza e vigore all’Italia, con un occhio di particolare attenzione per i giovani, per i più deboli senza dimenticare chi fa impresa e rischia di suo e chi il lavoro non ce l’ha.
Sono ormai quasi tre anni che ho l’onore e l’onere di dirigere il Partito Continua a leggere

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Finalmente una Direzione Nazionale dove c’è stato un confronto vero di posizioni.

Finalmente. Una Direzione Nazionale (quella del 3 ottobre u.s.) dove c’è stato un confronto vero di posizioni. Un solo rammarico. In alcuni interventi ho notato, ma forse mi sbaglio, una dose di strumentalità nel voler rimarcare una divisione anche laddove non c’è (mi riferisco al tema delle elezioni anticipate – governo di transizione) e altrettanta strumentalità nel voler presentare le proprie posizioni come la quintessenza dell’innovazione e quelle degli altri come l’incarnazione della conservazione, delle vecchie ricette novecentesche.

Evidentemente si pensa che affibbiare l’etichetta di conservatore consenta un vantaggio competitivo interno. Il rischio è quello di confezionare una caricatura delle analisi altrui.
Leggere per credere Paolo Gentiloni su Europa del 12/10/2011 che scrive: “Noi continuiamo a oscillare tra chi fa proprio questo punto di vista (il suo) e le sbandate tipiche di chi ha gli occhi puntati sullo specchietto retrovisore. Per chi guarda all’indietro, la crisi non è il frutto di una gigantesca scossa d’assestamento della globalizzazione, all’origine c’è più semplicemente un disegno consapevole del capitale”.
In poche righe Gentiloni cancella e non fa i conti con gli ultimi 30 anni di storia mondiale.
In realtà quelli che avrebbero le spalle al futuro la pensano grosso modo così. Continua a leggere

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