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Bisinella: il modello Desenzano va applicato anche a Brescia

L’aveva detto a maggio commentando l’elezione di Rosa Leso a sindaco di Desenzano. «Il Pd vince quando ha il coraggio di proporre idee in grado di aggregare e unire intorno ad un progetto condiviso e partecipato dai cittadini, che vada oltre il partito e si ponga al servizio delle comunità». Pietro Bisinella, segretario provinciale del Partito democratico, lo ripete ora guardando a palazzo Loggia.
Brescia come Desenzano?
«Il modello è quello. Sento una città scontenta che si sta allontanando dalla giunta Paroli, ma che fa fatica a individuare un successore. Tocca a noi proporre un progetto largo per cui il Pd sceglie di essere il perno di una grande alleanza alternativa alla giunta Paroli-Rolfi».
Con che alleati?
«Si riparte dal tavolo del centrosinistra, con Sel. Penso che il discorso vada allargato all’Udc, senza dubbio un ragionamento franco ci deve essere con Marco Fenaroli».
L’Idv?
«Di Pietro si è messo lui fuori dal centrosinistra. A Brescia voglio dire a Maurizio Zipponi: l’Idv ha fatto cinque uscite tutte contro il Pd, è una logica personalistica. L’Idv a Brescia esprime un segretario provinciale che stimo molto, Salvatore Palmirani. Non posso dire del parlamentare che sta a Roma e tutti i giorni spara sul Pd, non l’ho mai sentito neppure una volta per telefono».
I tempi?
«Il nodo a settembre va sciolto. È ora di mettersi al lavoro. La giunta Paroli passerà alla storia per non aver fatto nulla e se devo dirla tutta l’unico che il suo ruolo l’ha svolto è Rolfi. Dove sono i moderati, i cattolici democratici? Questa giunta fa sorridere rispetto alla storia amministrativa di Brescia. L’unico che promuove Paroli è l’onorevole Gianni Prandini, forse Continua a leggere

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Pd, dai parlamentari attacco alla Lega e «avviso» all´Idv

Sono lontane le suggestioni dell´idilliaca atmosfera di Vasto, quando l´alleanza del Partito Democratico con l´Italia dei Valori e Sinistra e Libertà pareva scontata. E le primarie del centrosinistra per la Loggia, che pure il segretario provinciale Pietro Bisinella continua a definire «fondamentali», sembrano ora meno scontate. Sull´onda di un quadro in evoluzione e in attesa delle pieghe che prenderà il dialogo con l´Udc, alleato che fa gola.
IL GOVERNO MONTI.
A fare il punto sulla situazione nazionale e bresciana sono, insieme a Bisinella, i parlamentari bresciani del Pd. Paolo Corsini, Pierangelo Ferrari e Guido Galperti rivendicano un ruolo di primo piano della forza che rappresentano nel cambiamento che ha portato alla caduta del governo Berlusconi.
Del resto, spiega l´ex sindaco Corsini, «se non ci fosse stata la scelta del Pd, perno della svolta, di accettare una maggioranza di costrizione il governo Monti non sarebbe mai nato». Maggioranza di costrizione ma democratica, aggiunge, che «nasce sulla base del ritorno alla spinta della Costituzione». Per Corsini, il governo Monti con la sua «serietà e affidabilità» rappresenta quasi una «svolta antropologica» rispetto ai tempi dei «gaglioffi, dei nani e delle ballerine». Mentre «rigore, stabilità è crescita sono le bussole» da continuare a seguire, finora il partito è stato «essenziale» nel rimodulare gli effetti della manovra (cita tra gli altri i ritocchi alle pensioni, le valutazioni in corso sul tema dei lavoratori precoci ed “esodati” per i quali «anche a Brescia ho avuto incontri con i sindacati»). Secondo Ferrari la decisione del Pd di appoggiare Monti è stato «atto dovuto all´Italia» in un momento in cui «nelle casse del Tesoro non c´erano nemmeno i soldi per pagare gli stipendi». E se la votazione della Camera che ha negato l´arresto di Cosentino «dimostra che non siamo la maggioranza» – aggiunge Galperti -; è vero però che «due partiti sono tornati a parlarsi per salvare il Paese» e «c´è un´agenda del governo che comprende abbattimento del debito, crescita e riorganizzazione dello Stato e a ci atterremo».
LEGA.
Il caso Cosentino è occasione per i parlamentari per fare il punto anche sullo stato di salute della Lega. A livello nazionale, per Corsini, il Carroccio «è il partito della Continua a leggere

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Nuovo Ulivo? A Brescia il Pd allarga i confini

Se sul piano nazionale sono ormai palesi i malumori, qui ci si limita ad esprimere qualche perplessità. Dopo l’incontro di Vasto, che pare aver dato l’imprimatur all’alleanza del segretario Pd Pier Luigi Bersani con i colleghi dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, i democratici bresciani sono netti nel chiedere che non vengano replicati vecchi e fallimentari schemi. E di non tralasciare le forze politiche che hanno offerto finora un contributo importante al lavoro dell’opposizione al governo Berlusconi.
Ha le idee molto chiare l’ex sindaco e deputato Paolo Corsini, secondo cui è necessario rifiutare la logica di un’intesa che «riproduca la logica della gioiosa macchina da guerra di Occhetto». Sostenitore di Bersani alle ultime primarie, Corsini mette comunque i puntini sulle «i» e 21_8_bso_f1_184auspica che nasca un soggetto con una proposta programmatica «aperta anche al centro, cattolico e moderato» nonché, alla luce dell’esito delle ultime elezioni, alle dimensioni civiche.
È importante insomma che il Pd sappia essere «polo di gravitazione», ma in uno schema corretto, inclusivo. Che il partito lanci una proposta aperta infatti, per l’ex sindaco, ha valore in sè, indipendentemente dal fatto che – e si riferisce all’Udc di Casini – venga o meno accettata.
Sul suo blog pure il collega alla Camera Pierangelo Ferrari detta le regole e «anche se dirlo costa acute fitte al fegato – spiega – bisogna ammettere che l’alleanza con Di Pietro e Vendola è fuori discussione. Ma c’è modo e modo. Ci sono tempi, priorità e Continua a leggere

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Primarie a tutti i livelli e più spazio ai giovani, Frati invoca la “fase due” del Pd

“Per il Pd è arrivato il momento della fase due. Anche sulla Loggia”. A due anni dall’avventura delle primarie – conclusa con un risultato elettorale lusinghiero e la successiva nomina a vicesegretario provinciale – Riccardo Frati torna a far sentire la sua voce. Rilanciando di fatto la sfida che aveva portato, insieme al presidente di Cogeme Gianluca Del Barba, alla “vecchia” classe dirigente del partito. Una “svolta”, quella invocata, che pare coinvolgere direttamente il gruppo Partire da Brescia (www.oltregibilterra.it), forte del significativo lavoro di consolidamento fatto negli ultimi mesi (oggi, tra l’altro, conta quattro coordinatori zonali e tre vice), ma sempre alla ricerca del suo spazio nei delicati equilibri del Pd.
“Una delle nostre battaglie alle Primarie”, spiega Frati, “è stata quella per un partito meno concentrato sulle questioni interne e più sui problemi concreti. I risultati, grazie anche al lavoro del segretario Pietro Bisinella, si sono visti. Ma oggi le indiscrezioni, gli scontri e le fughe in avanti di qualcuno sulla città rischiano di riportare il partito alla fase precedente, facendo venire meno quel clima di unità e serenità che siamo riusciti lentamente a costruire. In vista delle elezioni del 2013 in Loggia”, aggiunge, “è necessario tornare parlare di programmi ed alleanze – che secondo noi devono coinvolgere anche le civiche e le forze vive della società civile – e soltanto poi si può ragionare sui nomi. Oggi del candidato non ce ne frega nulla. E chi dice ‘mi candido’ dovrebbe comunque avere il buon senso di specificare che vuole correre per le Primarie“. E proprio quest’ultima è una delle parole d’ordine su cui il gruppo Frati ha intenzione di battere nei prossimi mesi. Primarie – sottolinea il Continua a leggere

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Il Pd sogna la rivincita di maggio «Dai paesi dei buoni segnali»

«Il Partito Democratico bresciano si presenta alle prossime amministrative rivitalizzato e con molte meno diaspore rispetto al passato». Parola di Pietro Bisinella, segretario provinciale del Pd, nel corso dell’incontro di ieri pomeriggio nella sede di Urago Mella. Un nuovo senso di coesione, che può rappresentare l’ago della bilancia in vista del 15 e 16 maggio, con le liste civiche sostenute dal Pd che puntano a mettere al centro dei programmi proprio i cittadini.
«Gli eletti avranno la responsabilità di rappresentare tutta la comunità, a differenza di quanto accade oggi in alcune amministrazioni locali. Siamo pronti ad una sana campagna elettorale, a patto che il 16, chiunque sia il vincitore, si finiscano di fare guerre tra schieramenti, per lavorare tutti uniti per il bene del paese», continua Bisinella. Il Pd vuole quindi caratterizzarsi come partito radicato nel territorio, approfittando anche dei contrasti che si percepiscono nei ranghi degli sfidanti.
«Stiamo verificando in questa tornata amministrativa un fenomeno interessante: in molte comunità l’alleanza tra Lega e Pdl si sta sgretolando – analizza il consigliere Pd, Fabio Ferraglio -. Spetta a noi approfittare della situazione». Se i candidati provengono direttamente dai circoli di appartenenza («è giusto dare spazio alle persone radicate nel territorio, che conoscono la situazione», spiega Bisinella), le sinergie tra partiti sono il vero valore aggiunto. È il caso di Ospitaletto, dove la lista civica «Insieme per Ospitaletto», che candida Gianbattista Sarnico, avrà anche il sostegno dell’Udc, mentre a Bagnolo Mella, la «Civica Bagnolo» capeggiata da Gianpietro Donini ha al suo interno esponenti che provengono dalla Lega Nord. «Al di là delle tessere che si hanno nel portafoglio, vogliamo un sentimento civico comune per il bene del territorio – aggiunge Bisinella -. Il nostro progetto politico prevede la costruzione di progetti ad hoc a seconda della comunità di riferimento. Servono regole precise e le istituzioni hanno il dovere di Continua a leggere

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Le orecchie d’asino del cavallo di questo ventennio

L’Esodo berlusconiano dalla prima Repubblica non ha portato alla terra promessa della rivoluzione liberale. Il latte e il miele di biblica memoria sono solo nella mente di Berlusconi e dei suoi cortigiani.
Sul terreno rimangono: un paese che da dieci anni non cresce, anzi declina (siamo al 179° posto su 180 paesi, prima di Haiti); il 47% della ricchezza posseduta dal10% della popolazione;
il 30% di disoccupazione giovanile (un’enormità); milioni di giovani condannati alla precarietà (anche a Brescia il 70% delle nuove assunzioni è a tempo determinato).
Sopra e sotto tutto questo una Nazione che si sta lentamente decomponendo e si sta staccando dai paesi più forti d’Europa.
A fare da contorno un clima da Basso Impero, ben protetto dalle guardie pretoriane della Lega.
Le radici di questo degrado stanno in un’epidemia ventennale di peste antipolitica e nel ciclo trentennale neoliberista che in Italia ha assunto la forma di un intreccio perverso di leaderismo e populismo.
Un intreccio che ha assecondato i vizi atavici del paese.
Ad una nazione con la gobba, la destra ha cucito un vestito su misura. Non ha voluto e non ha potuto fare niente per raddrizzarla perché la sua forza è nel queta non movere. Al fondo il berlusconismo è la continuazione, con altri mezzi, della fase finale della prima repubblica, uno tra i periodi peggiori della nostra storia nazionale.
Il risultato: una politica che non governa e che ha prodotto una questione sociale fuori controllo e una questione lavoro sotto ricatto.
Adesso siamo al finale di partita, nonostante i voti di fiducia a raffica dopo il 14 dicembre.
Il PD deve essere consapevole, e lo è, del crinale su cui si trova l’Italia. E Bersani e il gruppo dirigente hanno dato al PD, superando lo stallo di un partito alla ricerca della propria identità, una proposta politica convincente che ruota attorno a due cardini: Continua a leggere

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