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Brescia, Campus Universitario

Sono ormai diversi anni che l’attuale giunta comunale ci vanno ripetendo – e contestualmente elogiando – del progetto di Campus Universitario che dovrebbe sorgere negli spazi della ex Caserma Randaccio sita nella zona del Carmine. Nonostante questo, che questo progetto ormai sia fallito per mancanza di fondi ministeriali. L’ennesimo per questa amministrazione.
Con questa lettera non ci preme tanto criticare l’opera di questa giunta inconcludente, quanto condividere con la cittadinanza una riflessione sul ruolo fondamentale che un progetto come il Campus Universitario avrebbe per il rilancio, anche economico e non solo culturale, della nostra città.
L’attuale crisi economica ha messo e continua a mettere in discussione il modello economico sul quale si è fondato, almeno negli ultimi due secoli, lo sviluppo della nostra città. Ci siamo dunque riscoperti deboli all’atto della depressione del modello industriale. Ci si pone dunque innanzi la necessità di rilanciare un altro paradigma di economia, non sostitutiva ma complementare e permeabile al primo, che ci consenta di riaffermare Brescia come importante realtà nel panorama economico e sociale italiano.
Abbiamo dunque bisogno di ripartire dalla cultura e dall’Università.
Un’università deve necessariamente essere valutata sia sotto l’aspetto dell’offerta didattica sia sotto l’aspetto dei servizi che offre. Accanto alle strutture già esistenti – il campus presente in via Valotti – e a quelli di prossima realizzazione – pensiamo al progetto Cattolica –, il Campus nell’ex caserma Randaccio, visto come nodo principale di una rete di servizi e location che si dovranno sviluppare nel tessuto del quartiere, permetterebbe un salto di qualità sotto questo secondo aspetto per l’intera comunità Continua a leggere

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“Spending rewiev” ed università

Il Senato ha approvato l’ormai “famosa” spending rewiev. All’interno di questo provvedimento vorrei soffermarmi in particolare sul passaggio riguardante l’Università: aumenteranno le tasse per gli studenti fuoricorso, ma non solo. Il provvedimento approvato prevede tre scaglioni di aumento: del 25% per i fuoricorso con reddito familiare sotto i 90.000 euro lordi, del 50% con reddito tra 90.000 e 150.000 euro lordi e sino al 100% per redditi superiori al 150.000 euro lordi. Per i corsisti gli aumenti scatteranno solo per chi ha un reddito familiare oltre i 40.000 euro lordi annui, grazie al PD che è riuscito a tutelare i redditi più bassi.
E’ interessante però porre l’accento su quell’aggettivo che segue le cifre indicate dal Governo: “lordi”. Questo aggettivo che sembra essere passato sotto tono è invece molto importante perché mette nero su bianco che quasi tutti gli studenti saranno interessati dagli aumenti. Si è detto che il provvedimento ha come scopo quello di incentivare il termine degli studi, ma il vero scopo ultimo è un altro: battere cassa. Secondo i dati di Almalaurea, il ritardo negli studi si produce quasi tutto nel primo anno, a causa di ben note carenze nell’orientamento degli studi. Mentre i ragazzi che rimangono maggiormente fuoricorso sono proprio coloro che lavorano. E come trascurare che i laureati ad oggi sono oltre il 50% laureati come fuoricorso. Le risorse necessarie si potevano trovare alzando l’asticella per i professori iscritti agli albi professionali che oggi sono impiegati a tempo parziale nell’università pur essendo pagati con lo stipendio intero.
Secondo i dati del Sole-24-Ore si risparmierebbero 400 milioni di euro. Al contrario, ad oggi, gli atenei fuorilegge che chiedono una tassazione eccessiva agli studenti sono 35 (più della metà). Anche l’ateneo bresciano è tra questi e la tassa massima di uno studente dell’Università degli Studi di Brescia (sopra i 45.000 Iseeu) può raggiungere i 2.500€ annui. Inoltre dei circa 15.000 studenti bresciani che quest’anno sono iscritti, oltre 4.000 risultano fuoricorso (1 ogni 3 circa). Nei giorni scorsi il Ministro Profumo ha dichiarato che i Continua a leggere

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Campus, i giovani democratici: “Università poco coinvolta.Preoccupano i costi di gestione

Comunicato dei Giovani Democratici di Brescia:

E’ di appena pochi giorni fa la delibera del Consiglio Comunale di Brescia che dà il via al cambio di destinazione d’uso dell’area della Caserma Randaccio per poter procedere con il progetto del Campus Universitario e partecipare cosi al bando del MIUR, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per la costruzione di residenze studentesche.
Per chi era in Consiglio Comunale è sembrato per poco tempo di trovarsi su un altro pianeta, per un attimo maggioranza e opposizione, pur con alcune critiche, hanno votato compatti a favore del cambio di destinazione, con la sola eccezione dei consiglieri Bragaglio (PD), Albini(SeL) e Cosentini (IdV) che hanno deciso per l’astensione a causa di alcuni problemi sul metodo usato.
Ma come Giovani Democratici prendiamo atto che l’amministrazione comunale non si è domandata seriamente cosa ne pensasse l’istituzione universitaria che dovrà in seguito gestire e supportare i costi di tale struttura. Se da parte degli studenti c’è grande fibrillazione ed entusiasmo, anche se con forti dubbi sulla concretezza dell’opera e sulle modalità con cui è stato portato avanti, alcune parti del mondo universitario sono fortemente scettiche, sia nelle modalità che nel contenuto, su questa nuova struttura.
Attualmente l’Ateneo cittadino ha a propria disposizione 400 posti letto comprensivi dei nuovi posti all’interno della struttura appena completata presso il Campus di via Valotti.
Con l’avvio del nuovo campus presso la caserma Randaccio, si avrebbero a disposizione altri 196 posti letto – meno una ventina destinati all’housing sociale imposto dalla regione – ma al contempo verrà meno il rapporto tra la Statale e il Franciscanum con una diminuzione, rispetto all’attuale cifra, di 80 posti letto dislocati nel centro storico. A regime avremo quindi un aumento di circa un centinaio di posti rispetto a quelli attualmente disponibili.
La realizzazione del Campus, per un valore complessivo di 25 milioni di euro, di cui 6,25 di valore dell’immobile, non saranno a carico dell’Ateneo cittadino, ma della nuova Fondazione Eulo, nella quale non è presente la Statale bresciana, che coprirà i costi di realizzazione attraverso la partecipazione ad un bando del MIUR e ad un bando regionale – che obbliga la destinazione del 10% dei posti letto all’housing sociale. In parole povere, Continua a leggere

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Soppressione scuolabus: ora in campo Franchi Carducci, Virgilio

Non sono solo i genitori della media «Bettinzoli» a protestare per la «soppressione» degli scuolabus. Il gruppo consiliare Pd registra le proteste anche di famiglie della Virgilio, Carducci e Franchi, in pratica di tutte le scuole cittadine in cui il servizio è attivo. E annuncia un’interrogazione che sarà esaminata nel Consiglio comunale di lunedì, illustrata ieri da Alberto Martinuz e Giuseppe Ungari.
I consiglieri del Partito Democratico vogliono capire quali siano gli istituti interessati dal taglio e quanti gli alunni coinvolti, a quanto ammonti il costo del «prezioso» servizio sospeso, quali soluzioni alternative il Comune intenda mettere in campo per rendere agevole e sicuro il percorso casa-scuola e perchè anche a posti vuoti sugli scuolabus non vengano ammessi nuovi studenti che lo richiedano.
SU TUTTO, IL PD punta l’indice contro le promesse non mantenute. «In sede di approvazione del Bilancio in Consiglio comunale l’assessore Fausto Di Mezza aveva detto che non ci sarebbe stati tagli ai servizi – sottolinea Martinuz -. Dopo 45 giorni veniamo a sapere della soppressione degli scuolabus per gli studenti delle classi prime, ma quello non è un sussidio, bensì un servizio per portare i ragazzi a scuola in sicurezza e consentire spazi di autonomia a chi sceglie scuole di un bacino diverso da quello di appartenenza».
È il caso – cita Ungari – di una decina di alunni di via Crocifissa di Rosa che intendono frequentare la Virgilio di via Nikolajewka perchè ha una sezione musicale. «Se le famiglie hanno diritto di scegliere la scuola in base al Piano dell’offerta formativa – dice -, questo Continua a leggere

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Anche Brescia in piazza per la Costituzione

«Dopo il 13 febbraio nuovamente piazza Rovetta piena di gente» osserva soddisfatto dal palco Damiano Galletti, segretario della Camera del Lavoro di Brescia che ha promosso il presidio di ieri pomeriggio in difesa della Costituzione e della scuola pubblica assieme a Libertà e Giustizia, Anpi, Arci, Unione degli studenti, e al quale hanno aderito PD, Pdci, Prc, Sel, giovani Idv, Auser, Popolo Viola, Movimento 5 stelle, Meetup Beppe Grillo, Agende Rosse, Se non ora quando. Esponenti di partiti e associazioni in piazza senza bandiere specifiche ma solo con il Tricolore, accompagnati da centinaia di cittadini di ogni età.
LA TRASVERSALITÀ generazionale è quello che più colpisce di questa iniziativa, che a livello nazionale vedeva molti partiti – in diverse piazze italiane tra gli organizzatori c’erano anche realtà di centrodestra – ma che a Brescia era caratterizzata dall’assenza della destra. Nonni e nipoti, genitori e figli, professori e alunni, con bandiere italiane e cartelli che spaziavano dal più scontato «Berlusconi dimettiti», al più originale «Discorso di Pericle agli ateniesi», retto da Edoardo, 13 anni, studente della media «Lana», in piazza con la madre «soprattutto in difesa dell’articolo 9 della Costituzione, quello sulla scuola pubblica – spiega con competenza – che oggi mi sembra più scadente rispetto al passato: non facciamo più gite e i professori devono fare supplenze gratuitamente». Quando gli chiediamo che cosa significa per lui il Tricolore la sua sicurezza vacilla leggermente: «È il simbolo dell’Italia unita – risponde – ed essere uniti è importante per farcela tutti assieme». Più drastica Elisa, di terza superiore al Gambara: «Per me il Tricolore non significa nulla, non credo nella patria e di questi tempi non vedo la presenza di valori, anche se ce n’è un gran bisogno».
Con stupore misto ad amarezza la sua professoressa di filosofia, Silvana Gitto, ascolta e ribatte: «La scuola sta insegnando cose sbagliate, non insiste sui valori importanti: nelle Continua a leggere

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La qualità della scuola pubblica e di quella privata

Il grafico qui sotto mostra i punteggi di scuole pubbliche private nei test Pisa condotti nel 2006, Programma per la valutazione internazionale dell’allievo (Pisa, Programme for international student assessment), una indagine internazionale promossa dall’Ocse nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di competenze dei quindicenni dei principali paesi industrializzati. Come si vede chiaramente, gli studenti delle scuole private hanno un livello di competenze acquisite nettamente inferiore a quello degli studenti delle scuole pubbliche sia nelle conoscenze matematiche, sia nella comprensione del testo, sia nelle competenze scientifiche. Si noti che queste statistiche non tengono conto del livello di istruzione e di reddito dei genitori (più alto nella scuola privata) che mediamente porta a risultati migliori dei figli. Qualora si controllasse per questi fattori il divario sarebbe ancora più accentuato.
Valore mediano misurato sugli studenti 15enni che frequentano il secondo anno degli istituti classificati sulla base dell’assetto istituzionale.
Fonte: LaVoce.info
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Inventeranno gli «Stalker della Libertà»

Non è stato sufficiente ricordare agli elettori di essere sceso in politica per difendere il paese dalla minaccia dei Comunisti, dei Lanzichenecchi, della Peste e dei Megalosauri Carnivori che hanno governato il paese negli ultimi 50 anni. Per recuperare consensi, Berlusconi ha quindi convocato Michela Vittoria Brambilla, definendola per l’occasione «Un cagnolino che ti si attacca con i denti al polpaccio e non ti molla più» (lei lo chiama affettuosamente «polpaccio flaccido»). Insieme, hanno annunciato alla stampa la nascita dei «Punti Pdl» o «Della Libertà», sportelli di consulenza aperti al pubblico per favorire il contatto del cittadino con la Pubblica Amministrazione. Al giornalista che ha fatto notare che esistono già gli uffici della Pubblica Amministrazione, Berlusconi ha spiegato che gli uffici pubblici vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori. Se i Punti Pdl dovessero rivelarsi insufficenti, la Brambilla pensa a misure più pervasive, come le «Colonnine d’emergenza Della Libertà», situate ad ogni incrocio. Il progetto si è arenato per problemi logistici: l’appalto per la costruzione delle colonnine è stato assegnato a Bertolaso che lo ha assegnato a suo cognato che lo ha assegnato a un prestanome che lo ha assegnato a Verdini che lo ha assegnato al suo ginocchio sinistro che lo ha assegnato a un cane che morse il gatto che si mangiò il topo (tessere P2 numero 1656, 1657 e 1658) che lo ha assegnato a Bertolaso: un giro speculativo al termine del quale le colonnine erano diventate delle colonne tardo-doriche in cristallo di Boemia del costo di tre accordi Italia-Libia. La Brambilla ha quindi ripiegato sugli «Stalker Della Libertà», dei tizi addestrati da Capezzone che ti seguono lungo il tragitto da casa all’ufficio per enunciarti i vantaggi della scuola privata, dove lo studente può invocare il legittimo impedimento per non essere interrogato, ricusare i professori e, male che va, essere dichiarato impreparato in contumacia.

Fonte: Francesca Fornario – L’Unità

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La scuola pubblica non è in vendita.

Berlusconi, con le sue parole offensive nei confronti degli insegnanti della scuola statale ha mostrato ancora una volta di non essere degno del ruolo che ricopre.
Disconoscere e prendere le distanze dalla  scuola statale accusando gli insegnanti di inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori, è grave e intollerabile soprattutto se proviene da chi rappresenta lo Stato e le istituzioni.
Quanto affermato dal Premier dimostra una sua distorta concezione dell’insegnamento che non è indottrinamento , ma sviluppo di competenze e promozione di pensiero critico.
Con le sue affermazioni Berlusconi offende i lavoratori della scuola statale che quotidianamente , in situazioni sempre più difficili grazie ai tagli operati da questo Governo e sottopagati, si impegnano per l’educazione e l’istruzione delle giovani generazioni e offende tutte le famiglie ( il 93%) che alla scuola statale affidano i loro figli.
Il disegno della destra , per altro chiaro fin dall’inizio, è venuto allo scoperto : tagli al sistema statale che viene messo in ginocchio e fondi e plausi alle scuole private!
Distruzione della scuola statale dove l’apprendimento è garantito a tutti , a favore di una scuola privata per diffondere un pensiero unico e omologato.
Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere , diceva Pietro Calamandrei, forse è proprio questo miracolo che si vuole evitare!

Rosa Leso, responsabile scuola Partito Democratico bresciano

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L’università della Gelmini Solo per docenti ricchi – di Pietro Greco su l’Unità

Lo diciamo da tempo. Quella che da mesi stanno immaginando e costruendo Giulio Tremonti, Mariastella Gelmini e l’intero governo Berlusconi è “un’università per ricchi”. Ma abbiamo sempre pensato che quel “per ricchi” stesse per studenti dotati di papà e/o mamme dal portafoglio gonfio. Non avremmo mai immaginato che la costruzione di “un’università per ricchi” riguardasse anche il corpo docente. E che Giulio Tremonti, Mariastella Gelmini e il governo Berlusconi stessero costruendo anche un’università “per docenti ricchi”.  Poi abbiamo letto l’articolo 23 della legge 240/2010 di riforma dell’università approvata dal Parlamento lo scorso mese di dicembre – la cosiddetta “legge Gelmini” – promulgata il 30 dicembre ed entrata in vigore il 29 gennaio 2011 e abbiamo capito di avere un’immaginazione piuttosto limitata. Perché il governo e, poi, la maggioranza parlamentare hanno in mente e stanno realizzando un’”università per studenti e docenti ricchi”. Senza persone che magari hanno un grasso curriculum scientifico e didattico, ma un magro conto in banca.
L’articolo 23, infatti, recita: «Le università (…) possono stipulare contratti della durata di un anno accademico e rinnovabili annualmente per un periodo massimo di cinque anni, a titolo gratuito o oneroso, per attività di insegnamento al fine di avvalersi della collaborazione di esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale, che siano dipendenti da altre amministrazioni, enti o imprese, ovvero titolari di pensione, ovvero lavoratori autonomi in possesso di un reddito annuo non inferiore a 40.000 euro lordi».
Docenti a contratto, dunque, possono essere solo dipendenti pubblici (ma di altra amministrazione), pensionati e lavoratori autonomi ricchi. Sono dunque esclusi i lavoratori con contratti a termine Continua a leggere
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