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Corso di formazione storico-politica rivolto ai ” nuovi cittadini…e non solo”

Il Forum Immigrazione provinciale del PD, grazie alle numerose iniziative svolte sia in città che in provincia, ha costruito una rete di rapporti e relazioni significative con associazioni e diverse comunità di immigrati. Nell’ambito dei vari incontri, raccogliendo i bisogni e le istanze emerse, è maturata l’idea di organizzare un corso di formazione storico-politica rivolto ai ” nuovi cittadini…e non solo” che si svolgerà presso la sede del PD Provinciale, Via Risorgimento – Brescia a partire da sabato 27 ottobre dalle ore 15 alle ore 17.
La formazione, le occasioni di crescita culturale, la conoscenza del paese in cui si vive e il confronto di esperienze diverse sono ingredienti fondamentali per costruire comunità coese in società sempre più plurali e per favorire una piena e consapevole partecipazione alla vita politica e sociale.
Essendo una prima esperienza, si è deciso di iniziare con un gruppo formato da 25, max 30 iscritti, motivati alla partecipazione alla vita Continua a leggere

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Pd: «Vero responsabile è il sindaco Paroli»

Emilio Del Bono

«Un caso di cattiva gestione di soldi pubblici non può finire senza una presa di responsabilità politica da parte dell´Amministrazione»
Il Pd non si accontenta di chiedere le dimissioni di Andrea Arcai. Per Del Bono la responsabilità di quanto accaduto con Artematica è soprattutto del sindaco. Di più: «Di tutta la filiera amministrativa». Della Giunta, direte voi. Non solo di quella; parlando di filiera i democratici intendono anche Brescia Musei e la segreteria del comune nella persona di Danilo Maiocchi, il predecessore di Alessandro Triboldi.
E questa fliera è responsabile non di un pasticcio che avrebbe la Loggia come vittima, ma di un caso di cattivo uso del denaro pubblico. Quindi di qualcosa di più grave. «Magari Matisse finisse con il problema del numero di visitatori, che visti i numeri effettivi, non quelli ufficiali di Brunello, è comunque un fallimento. Ma è che si sono sperperati 550mila euro dei cittadini». Per ora 550 – avverte il capogruppo – perchè potrebbe saltar fuori del marcio anche dalla mostra degli Inca, per la quale il comune ha chiesto l´accesso agli atti. Del Bono sorride: «Sì, l´ha chiesto ieri l´altro, ma è arrivato buon
ultimo. Il Pd l´aveva chiesto alcuni giorni fa, sicchè Paroli è stato praticamente costretto». Sta di fatto che «grazie al Pd è stato scoperchiato un vaso dal contenuto maleodorante. Che dimostra che il Pd è l´unica sentinella del buon governo».
Secondo Del Bono al sindaco non si addice il ruolo della vittima. La Continua a leggere

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“Spending rewiev” ed università

Il Senato ha approvato l’ormai “famosa” spending rewiev. All’interno di questo provvedimento vorrei soffermarmi in particolare sul passaggio riguardante l’Università: aumenteranno le tasse per gli studenti fuoricorso, ma non solo. Il provvedimento approvato prevede tre scaglioni di aumento: del 25% per i fuoricorso con reddito familiare sotto i 90.000 euro lordi, del 50% con reddito tra 90.000 e 150.000 euro lordi e sino al 100% per redditi superiori al 150.000 euro lordi. Per i corsisti gli aumenti scatteranno solo per chi ha un reddito familiare oltre i 40.000 euro lordi annui, grazie al PD che è riuscito a tutelare i redditi più bassi.
E’ interessante però porre l’accento su quell’aggettivo che segue le cifre indicate dal Governo: “lordi”. Questo aggettivo che sembra essere passato sotto tono è invece molto importante perché mette nero su bianco che quasi tutti gli studenti saranno interessati dagli aumenti. Si è detto che il provvedimento ha come scopo quello di incentivare il termine degli studi, ma il vero scopo ultimo è un altro: battere cassa. Secondo i dati di Almalaurea, il ritardo negli studi si produce quasi tutto nel primo anno, a causa di ben note carenze nell’orientamento degli studi. Mentre i ragazzi che rimangono maggiormente fuoricorso sono proprio coloro che lavorano. E come trascurare che i laureati ad oggi sono oltre il 50% laureati come fuoricorso. Le risorse necessarie si potevano trovare alzando l’asticella per i professori iscritti agli albi professionali che oggi sono impiegati a tempo parziale nell’università pur essendo pagati con lo stipendio intero.
Secondo i dati del Sole-24-Ore si risparmierebbero 400 milioni di euro. Al contrario, ad oggi, gli atenei fuorilegge che chiedono una tassazione eccessiva agli studenti sono 35 (più della metà). Anche l’ateneo bresciano è tra questi e la tassa massima di uno studente dell’Università degli Studi di Brescia (sopra i 45.000 Iseeu) può raggiungere i 2.500€ annui. Inoltre dei circa 15.000 studenti bresciani che quest’anno sono iscritti, oltre 4.000 risultano fuoricorso (1 ogni 3 circa). Nei giorni scorsi il Ministro Profumo ha dichiarato che i Continua a leggere

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Pensare la città

Alle origini della civiltà occidentale un mito presiede all’idea di città, della polis, dunque della politica che, a sua volta, rimanda a polemos, la guerra. Una polarità, quella polis-polemos, da non perdere di vista, al fine di sottrarre polis ad una lettura irenica, edulcorata, sottratta a tensioni, a contrasti, sino al conflitto. Già Giovan Battista Vico, in modo forse eterodosso, coglieva questa ambiguità, la fatica per il governo equo della città e la “guerra” per il potere di governo della polis. Ma torniamo pure a città-polis. Qui vale la narrazione di Platone nel Protagora.
I Titani Epimeteo (“colui che vede dopo”) e Prometeo (“colui che vede prima”) sono incaricati di distribuire a ciascuna stirpe mortale le “facoltà naturali” che consentono la sopravvivenza associata. Il primo, con una inversione di ruolo rispetto al proprio etimo, provvede alla distribuzione, il secondo ne controllerà il risultato. Purtroppo Epimeteo esaurisce la riserva dei doni disponibili, elargendoli agli “esseri privi di ragione”, lasciando così l’uomo “nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi”. Per rimediare a Prometeo non resta che un gesto sacrilego: il furto ad Efesto ed Atena del fuoco e del sapere tecnico da portare agli uomini. Essi, però, pur venuti in possesso della perizia tecnica, restano sprovvisti dell’ “arte politica” senza la quale vivono dispersi, “alla mercè delle fiere”. È necessario, dunque, l’intervento di Zeus, che, timoroso per la loro sopravvivenza, invia Ermes con due doni divini: il rispetto dell’altro (aidos) e il senso della giustizia (diche). I vincoli di legamento e di obbligazione insiti nei doni di Zeus consentiranno, dunque, di instaurare quell’ordine (kosmos) che è a fondamento della città . La costituzione della polis, peraltro, rappresenta la premessa per lo sviluppo dell’arte politica, quella disciplina, fatta di sapere e di pratica, superiore alla tecnica per il tramite della quale l’uomo “inventò [sì] abitazioni, vesti, calzari, letti e trasse gli alimenti dalla terra”, ma non fu in grado di assicurare la convivenza associata della polis che qui assurge pertanto a cominciamento, principio di civilizzazione. La città, suggerisce Platone, necessita pertanto di una virtù: il pudore, vale a dire il rispetto dell’altro, il sentimento della prossimità, nonché il senso della Continua a leggere

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Alfredo Bazoli: Perchè tre incontri sulla “giustizia” a Brescia

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Si fa presto a dire cattolici

Riccardo FratiNelle ultime settimane si sono susseguite a livello nazionale e locale convegni e riunioni con al centro la questione sempre dibattuta e mai risolta del ruolo dei cattolici in politica.
In particolare ci si è tornati ad interrogare sui compiti e sulle prospettive dei cattolici all’interno del Partito Democratico.
E’ un tema che ciclicamente torna di attualità ma che si è da ultimo caratterizzato per la forte inquietudine ed il disagio che, sottotraccia o esplicitamente, è stato da più voci manifestato.
Prima di entrare nel merito della questione, mi paiono necessarie alcune fondamentali premesse che dovrebbero costituire patrimonio comune dei cattolici impegnati in politica, ma che, al contrario, sembrano spesso dimenticate.
Il cattolicesimo non può essere considerato alla stregua di una ideologia politica. Guai se si immaginasse una sovrapposizione tra le categorie della politica e della religione.
La religione è intrisa di universalità (cattolico deriva dal greco katholikòs che significa universale) la politica è, per definizione, parziale.
Ne consegue che la militanza di tutti i cattolici in un solo partito non è e non può essere una aspirazione in virtù della quale nascondere le differenze, talvolta fortissime, che sussistono tra le posizioni politiche dei singoli cattolici.
L’unico “contenitore” in cui deve necessariamente realizzarsi l’unità dei cattolici è la Chiesa, tutto il resto è frutto di libere convinzioni ed opzioni, che devono certo misurarsi con il metro della coerenza ai valori professati, ma che non possono essere rinchiuse nel recinto di unanimità forzose.
L’essere cattolici non garantisce in ambito politico alcuna primazia o superiorità, semmai impone un più di inquietudine derivante dalla coscienza del divario, spesso enorme, che separa le realizzazioni umane dal modello di perfezione (santità) a cui il cattolico dovrebbe sentirsi chiamato.
Ne consegue, tra l’altro, che l’identità cattolica non deve mai essere utilizzata in politica per marcare il campo, per sottrarsi al dialogo con chi cattolico non è.
Il cattolico che assurga ad incarichi politici deve essere conscio, da un lato, di non potere arrogarsi il diritto di rappresentare tutte le variegate sensibilità del così detto “mondo cattolico” e tanto meno la Chiesa, dall’altro deve laicamente tendere al bene comune dei Continua a leggere

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«La cultura fu ferita», il Pd prova a curarla

«La cultura fu ferita»: è il titolo provocatorio scelto dal Circolo del Partito Democratico di Brescia Ovest per promuovere quattro incontri dedicati all’arte musicale, pittorica e teatrale di giovani artisti bresciani che per emergere hanno dovuto lasciare la loro città natia e cercare riconoscimento e fortuna altrove. Organizzata da uno dei contrabbassisti bresciani dell’orchestra del Teatro La Scala di Milano, Michele Maulucci, la rassegna sarà accompagnata da una mostra itinerante al «Rosso di Trebbia», che sarà inaugurata questa sera, alle 20.30, con il concerto del Garibaldi Quartet: alcuni musicisti bresciani dell’Orchestra della Scala suoneranno musiche di Mozart e Piazzolla.
Alla serata parteciperà anche il deputato Emilia De Biasi che si soffermerà «sulla necessità di continuare ad investire perchè l’arte, specie quella prodotta da giovani talenti, non sia costretta in budget insufficienti a promuoverla», spiega Tommaso Gaglia, segretario del circolo.
Dalla musica classica e dal tango argentino, sabato 26, alle 18.30, si passerà alla «morbidezza» di un happy hour in cui arte e musica si fonderanno tra note rossiniane e quadri di giovani artisti bresciani.
ANCORA ESTRO E divertimento per la serata di sabato 5 marzo, che vedrà salire sul palco del Circolo Arci di via Risorgimento il celebre mattatore bresciano Isaia Mori.
Accompagnato dall’orchestra di Radio Clochard, Mori proverà a «brescianizzare» la musica afro-giamaicana, imitato da altre band in arrivo dalla provincia.
Ultimo dei quattro incontri in programma, quello con il «teatro nuovo» di Beppe Ghidini, che sabato 12 marzo, alle 20.30, dirigerà gli allievi della Link Academy di Roma in uno spettacolo teatrale dal titolo «Abbracci gratis». «La cultura e l’arte sono patrimoni da preservare. Brescia spesso celebra artisti provenienti da fuori senza rendersi conto che esistono talenti nostrani di gran rilievo – commenta Maulucci -. I musicisti bresciani che suonano per il Teatro Alla Scala ne sono un esempio lampante, così come i trenta autori delle tele in mostra». Le serate saranno a ingresso libero.

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La potenza della fantasia contro l’orrore di Auschwitz

«I bambini sono come la creta: duttili, capaci di assumere forme diverse, di adeguarsi a ogni circostanza. Ho letto alcune testimonianze incredibili. Pare che riuscissero a ridere anche nei treni che li portavano ad Auschwitz, “forse ci portano al mare” pensavano». Uno di questi bambini, una mattina d’autunno del 1943 (era il 16 ottobre) fu costretto da alcuni uomini con una strana divisa a uscire di casa e scendere in strada. Quegli strani personaggi urlavano tutti. Lo fecero salire su dei grandi camion militari. Con lui, oltre al padre e alle sorelle più grandi, altri 200 bambini: in totale furono 1022 gli ebrei deportati dal ghetto di Roma quella mattina di 67 anni fa. Di tutti loro, giunti ad Auschwitz il 22 ottobre, ne sarebbero tornati anni dopo a Roma soltanto 17: tra questi una donna e nessun bambino.
Marco nella fretta riuscì a portare con sé una sola cosa dalla sua casa: un piccolo panetto di creta raccolto in classe il giorno prima. Quel pezzettino di terra morbida da lavorare con le mani sarebbe diventato il suo miglior amico dentro la fabbrica nera dell’omino dalla divisa unta. Sarebbe diventato Jacob, il bambino di creta. E’ questo il titolo del nuovo libro di Andrea Salvatici, scrittore-poeta-educatore nonché l’ autore scelto da Einaudi per Continua a leggere

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Corsini annuncia «Torno in campo per questa città»

Scrivere un libro, in tempi di «cultura del fare», può suscitare sospetto, o peggio se a cimentarsi nell’opera è un politico. Paolo Corsini, sindaco della città per quasi un decennio e ora deputato del Partito Democratico, non se ne è preoccupato: il libro l’ha scritto («Esercizi di lettura», Grafo), ha raccolto saggi e pensieri usciti negli anni su riviste e quotidiani locali, e ieri sera l’ha presentato davanti a più di duecento persone in una delle sale convegni dell’hotel Vittoria. Tra i 200 anche suo padre di 92 anni: «Forse la prima volta che partecipa a un mio incontro», ha detto l’ex sindaco un po’ emozionato.
Corsini ha però anche soprattutto annunciato una sua nuova discesa in campo e così, dopo due anni e mezzo durante i quali ha solo «saltuariamente criticato la giunta del disfare», ha ora intenzione di spendersi per far tornare il centrosinistra al governo della città. Non solo: si è riferito al piano nazionale ma vale anche su quello locale, Corsini ha anche sottolineato la necessità di «un nuovo compromesso storico» per far uscire l’Italia dall’autunno berlusconiano.
Sono queste, in qualche modo, le conclusioni logiche che stanno sottotraccia nel libro, le cui ragioni di fondo che hanno portato a scriverlo, come spiegato dallo stesso Corsini, sono due: fare i conti con la storia e le tradizioni politiche che hanno segnato le vicende di questo Paese e che hanno dato vita al partito democratico; darsi una qualche ragione della crisi che il Paese sta attraversando. A riguardo Corsini un’idea ce l’ha: «È soprattutto la dirompente alterazione della regola democratica a costituire il fulcro della questione italiana, oramai largamente berlusconizzata e leghizzata». In questo senso la sconfitta, prima ancora che politica, è stata culturale e riguarda la mutazione dei costumi e dei comportamenti degli italiani. Questi  Continua a leggere

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