“Spending rewiev” ed università

Il Senato ha approvato l’ormai “famosa” spending rewiev. All’interno di questo provvedimento vorrei soffermarmi in particolare sul passaggio riguardante l’Università: aumenteranno le tasse per gli studenti fuoricorso, ma non solo. Il provvedimento approvato prevede tre scaglioni di aumento: del 25% per i fuoricorso con reddito familiare sotto i 90.000 euro lordi, del 50% con reddito tra 90.000 e 150.000 euro lordi e sino al 100% per redditi superiori al 150.000 euro lordi. Per i corsisti gli aumenti scatteranno solo per chi ha un reddito familiare oltre i 40.000 euro lordi annui, grazie al PD che è riuscito a tutelare i redditi più bassi.
E’ interessante però porre l’accento su quell’aggettivo che segue le cifre indicate dal Governo: “lordi”. Questo aggettivo che sembra essere passato sotto tono è invece molto importante perché mette nero su bianco che quasi tutti gli studenti saranno interessati dagli aumenti. Si è detto che il provvedimento ha come scopo quello di incentivare il termine degli studi, ma il vero scopo ultimo è un altro: battere cassa. Secondo i dati di Almalaurea, il ritardo negli studi si produce quasi tutto nel primo anno, a causa di ben note carenze nell’orientamento degli studi. Mentre i ragazzi che rimangono maggiormente fuoricorso sono proprio coloro che lavorano. E come trascurare che i laureati ad oggi sono oltre il 50% laureati come fuoricorso. Le risorse necessarie si potevano trovare alzando l’asticella per i professori iscritti agli albi professionali che oggi sono impiegati a tempo parziale nell’università pur essendo pagati con lo stipendio intero.
Secondo i dati del Sole-24-Ore si risparmierebbero 400 milioni di euro. Al contrario, ad oggi, gli atenei fuorilegge che chiedono una tassazione eccessiva agli studenti sono 35 (più della metà). Anche l’ateneo bresciano è tra questi e la tassa massima di uno studente dell’Università degli Studi di Brescia (sopra i 45.000 Iseeu) può raggiungere i 2.500€ annui. Inoltre dei circa 15.000 studenti bresciani che quest’anno sono iscritti, oltre 4.000 risultano fuoricorso (1 ogni 3 circa). Nei giorni scorsi il Ministro Profumo ha dichiarato che i fuori corso in Italia sono un problema. Dal governo dei tecnici non bastano le etichette ma servono risposte ai problemi, così come si stanno cercando di portare avanti in altri settori.
Perché non si prova a capire il motivo dei fuoricorso? Perché non dire la verità: quasi 50% degli studenti italiani lavora per mantenersi gli studi, in quanto l’Italia e’ l’ultimo Paese europeo per investimenti in diritto allo studio. Quello e’ il vero problema, non e’ assolutamente un fenomeno culturale. Invece si fa finta di non vedere il problema.
Se aggiungiamo il taglio agli enti di ricerca per il 2013 con lo smantellamento dell’Istituto di ricerca sull’alimentazione, proprio quando il Paese si candida alla leadership su Nutrire il Pianeta con l’Expo 2015, la situazione diventa ancora più difficile. L’appello è che si faccia un’analisi seria in cui gli studenti (ed in particolare i fuoricorso) si prendano le proprie responsabilità.
Ma non da soli. Se servono provvedimenti urgenti, ben vengano. Ma tuteliamo l’Università e la ricerca. Diamo un segnale rivolto al futuro ed ai giovani. Toccherà poi al governo di centrosinistra ripartire da una grande politica per il sapere dei giovani e riuscire “a riveder le stelle” (Dante, ultimo verso dell’Inferno).

Francesco Esposto
Resp. provinciale PD Università

Articolo scritto in Cultura e sport, Scuola e con i tag , , , , , .



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>