“L’ITALIA SONO ANCH’IO”: si conclude la raccolta delle firme e si apre la speranza nella buona politica.

La campagna “L’Italia sono anch’io” si avvia alla sua naturale conclusione. Si chiudono i termini per la raccolta firme (fine febbraio)e ci si avvia al deposito finale.
L’impegno tuttavia prosegue, in un’opera di sensibilizzazione costante sulle due proposte di legge di iniziativa popolare che da un lato assegnano allo ius soli, cioè al diritto di essere cittadini di questo paese partendo dal luogo nel quale si nasce e non dalla discendenza di sangue, un ruolo di primario rilievo e dall’altro puntano al riconoscimento del diritto di voto amministrativo per tutti coloro che risiedono regolarmente in Italia da almeno 5 anni.
Una campagna convintamente sostenuta dal nostro partito ( Bersani è stato tra i primi firmatari) e autorevolmente rinforzata dal nostro Presidente della Repubblica Napolitano che, in numerose dichiarazioni, ha esplicitamente sollecitato il Parlamento a un impegno serio e improrogabile per avviare l’iter legislativo al fine di riconoscere la cittadinanza ai bambini nati in Italia.
Numerose le iniziative legislative, anche bipartisan (Sarubbi-Galan), depositate su temi analoghi in Parlamento, ma la novità e il valore aggiunto di questa campagna sta nel fatto che nasce dalla base, da numerosissime associazioni con un forte coinvolgimento popolare.
Gli obiettivi del Comitato, presieduto a livello nazionale dal sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, sono efficacemente sintetizzati nelle dichiarazioni rilasciate in un’intervista da Filippo Miraglia (ARCI): “L’intenzione – dice Miraglia – è stata quella di far uscire il tema dell’immigrazione dall’angustia dell’ordine pubblico e dalla disputa ideologica, per spostare invece l’attenzione sui problemi di vita quotidiana di un numero ben maggiore di persone, è cioè dei quasi 5 milioni di immigrati che vivono e lavorano in questo Paese. La scelta dell’ARCI e delle altre 19 associazione che compongono il Comitato de L’Italia sono anch’io e stata quindi quella di rivolgersi direttamente alle persone, attraverso la mobilitazione territoriale e un forte coinvolgimento popolare, su un obiettivo di civiltà chiaro e limpido: far sì che i figli degli immigrati nati in Italia siano cittadini italiani a tutti gli effetti da subito e che gli stranieri residenti da 5 anni possano quanto meno votare alle elezioni amministrative”.
Lo sviluppo di un Paese passa attraverso quello del suo capitale umano e le cifre ci dicono, inequivocabilmente, che l’Italia di oggi è profondamente diversa.
I numeri li conosciamo tutti. Ma questi numeri ci parlano di persone in carne ed ossa, di fratelli e sorelle con desideri, aspirazioni, sogni e voglia di futuro.
Secondo i dati ISTAT le persone provenienti da altri paesi sono alla data dell’1/1/2010 (ultimo dato disponibile) 4.235.059 (circa il 7% della popolazione totale), di cui 932.670 sono minori che qui sono cresciuti, hanno frequentato e frequentano le scuole italiane, parlano italiano e, nella stragrande maggioranza, non hanno mai nemmeno visto il loro paese di origine. A questo dato si aggiunga che di questi circa 573.000 sono nati in Italia.
Nella nostra provincia i cittadini immigrati che vi risiedono regolarmente sono circa 185.000 ( il 15,41% della popolazione totale) e di questi 38.500 in città, (pari al 19,84% della popolazione cittadina).
A Brescia il 45% dei nati di ogni anno sono bambini di genitori provenienti da altri paesi. Bambini che crescono, frequentano le scuole italiane, parlano italiano e, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno mai conosciuto il paese d’origine. Bambini italiani a tutti gli effetti!
E’ pensando a loro che ci impegneremo affinché i due disegni di legge possano seguire, con esito positivo, l’iter parlamentare.
Un Sindaco, incontrato in una delle numerose iniziative, ci invitava ad una riflessione: nel suo comune, un papà e una mamma residenti da anni hanno ottenuto in questi giorni la cittadinanza italiana. Erano accompagnati, nella sede municipale, dai loro bambini ( nati in Italia) che leggevano in perfetto italiano alcuni articoli della Costituzione ai loro genitori divenuti cittadini italiani. Ebbene, per effetto delle norme attualmente in vigore questi genitori sono oggi italiani mentre i bambini continuano a restare stranieri! Una famiglia, due diverse cittadinanze!
L’altro aspetto molto importante di questa campagna, e del quale forse si è parlato meno, è la proposta di legge sul diritto di voto amministrativo.
In Italia abbiamo più di 2 milioni di “soggiornanti” di lungo periodo, persone che ormai da molti anni risiedono nel nostro Paese e lo hanno scelto con la evidente intenzione di rimanervi.
Qui vivono, fanno famiglia, lavorano, pagano le tasse.
Ma non godono di nessun diritto politico…
Sono “ italiani con permesso di soggiorno”…
Ci piace a questo proposito ricordare il modello anglosassone fondato sul principio: “No taxation without representation” (nessuna tassa senza rappresentanza).
E’ evidente che l’approvazione della legge sul diritto di voto amministrativo andrebbe, almeno in parte, a colmare un vulnus per la democrazia. Favorire la legittima aspirazione delle persone a partecipare a pieno titolo alla vita delle comunità e della città nelle quali vivono è elemento principale di una piena e responsabile cittadinanza fondata sul binomio diritti- doveri!
Vogliamo mettere in campo un’idea diversa di società e diametralmente opposta a quella voluta dal precedente governo, che ci ha consegnato solchi scavati tra i popoli, ricolmi di macerie composte dalla diffidenza, dall’odio, dalla paura, dal seme insidioso dell’insicurezza artificiosa per chi non è “uguale” a noi.
Noi vogliamo ricondurre l’argomento sui binari che la civiltà impone al suo popolo.
Noi crediamo nel riconoscimento dei diritti, come quello che riguarda la partecipazione alla vita politica e quello sulla cittadinanza, come base fondamentale per chi vuole vivere in un Paese civile e inclusivo e dove nessun è lasciato indietro.
Abbiamo percorso insieme in questi mesi questa strada (oltre 70 iniziative, tra città e provincia), condotti dalla speranza di svolgere argomenti e ragionamenti utili al desiderio di crescita e progresso sociale autenticamente democratico, necessari anche a fugare quei dubbi e quelle insicurezze che talvolta albergano anche nelle coscienze più attente e sensibili.
Una preziosa occasione per un’efficace ginnastica mentale, vera e propria ecologia del pensiero. La coscienza è un muscolo che va sempre allenato: nessuno nasce tollerante, e sarebbe sbagliato ignorare paure e preoccupazioni spesso connaturati, ancestrali, ma non dimentichiamoci che come “esseri pensanti” abbiamo strumenti di controllo dei conflitti e delle contrarietà!
Sta alla politica, alle istituzioni, a chi ci governa, dal centro alla periferia, farsene carico, con serietà e grande capacità anche “pedagogica” di governare i grandi processi di cambiamento, ma sta soprattutto a ciascuno di noi esercitare la nostra capacità di convivenza e apertura verso il nuovo, verso “l’altro”.
Ogni epoca porta con sé grandi cambiamenti e la politica ha il dovere di prevederli e governarli. Semmai, si pone la grande questione di come rendere più semplice e naturale il mutamento delle nostre popolazioni. Accettare questa realtà significa costruire i presupposti per la convivenza e la pace sociale, significa arricchire la democrazia e non trasformarla in una specie di riserva indiana!
Occorre un grande lavoro culturale, una sorta di ius culturae, un patto di “alleanza” tra vecchi e nuovi cittadini.
E’ necessario lo sforzo e l’impegno di ciascuno, perché le paure esistono, le preoccupazioni di essere sopraffatti esistono, la paura di perdere “qualcosa” esiste, e va compresa soprattutto oggi, in questo tempo di grande difficoltà per tutti.
Scrive Marco Revelli nel suo bellissimo libro “Poveri, noi”: “Tutto questo ha a che fare con la deprivazione, il senso di caduta, di perdita, di decadenza. Nelle difficoltà di risalire, di riconquistare diritti, dignità, lavoro, sicurezza, la tentazione è quella di risarcirci contro chi sta in basso. Per sentirci ancora uomini costruiamo dei non-uomini. Questa è la tentazione mortale dei nostri giorni alla quale si può rispondere solo se si riuscirà a ricostruire la rete di relazioni, il senso di appartenenza, la comunità umana” .
Realismo e opportunità: questa può essere la chiave di lettura del fenomeno migratorio. L’incontro con l’altro è una grande opportunità che va valorizzata e governata con giuste leggi, con la volontà di creare coesione sociale e non, viceversa, di innalzare barriere.
E’ un’opportunità per crescere, perché le comunità che si difendono troppo, che si isolano o che si chiudono a riccio, finiscono col morire.
I grandi fenomeni migratori col tempo si assestano e le comunità si trasformano. E’ tempo di scelte nuove e coraggiose! Le politiche di discriminazione e di esclusione hanno prodotto enormi danni che le forze democratiche e riformatrici hanno, da ora, il dovere di correggere!
Coniugare diritti e doveri nel rispetto delle leggi democratiche, generare comunità nell’incontro e nell’inclusione è il dovere primo di una democrazia matura.
Più inclusione e più giustizia vuol dire più futuro.
Viceversa, più sarà fragile la coesione, più sarà difficile il futuro per tutti!
A Brescia l’evento finale della campagna “L’Italia sono anch’io” si terrà martedì 14 febbraio 2012 alle ore 18.00 presso i Missionari Saveriani via Piamarta 9.
Esserci è l’essenza stessa di tutto quanto sin qui detto e fatto.

Giovanna Benini

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