Nuovo Ulivo? A Brescia il Pd allarga i confini

Se sul piano nazionale sono ormai palesi i malumori, qui ci si limita ad esprimere qualche perplessità. Dopo l’incontro di Vasto, che pare aver dato l’imprimatur all’alleanza del segretario Pd Pier Luigi Bersani con i colleghi dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, i democratici bresciani sono netti nel chiedere che non vengano replicati vecchi e fallimentari schemi. E di non tralasciare le forze politiche che hanno offerto finora un contributo importante al lavoro dell’opposizione al governo Berlusconi.
Ha le idee molto chiare l’ex sindaco e deputato Paolo Corsini, secondo cui è necessario rifiutare la logica di un’intesa che «riproduca la logica della gioiosa macchina da guerra di Occhetto». Sostenitore di Bersani alle ultime primarie, Corsini mette comunque i puntini sulle «i» e 21_8_bso_f1_184auspica che nasca un soggetto con una proposta programmatica «aperta anche al centro, cattolico e moderato» nonché, alla luce dell’esito delle ultime elezioni, alle dimensioni civiche.
È importante insomma che il Pd sappia essere «polo di gravitazione», ma in uno schema corretto, inclusivo. Che il partito lanci una proposta aperta infatti, per l’ex sindaco, ha valore in sè, indipendentemente dal fatto che – e si riferisce all’Udc di Casini – venga o meno accettata.
Sul suo blog pure il collega alla Camera Pierangelo Ferrari detta le regole e «anche se dirlo costa acute fitte al fegato – spiega – bisogna ammettere che l’alleanza con Di Pietro e Vendola è fuori discussione. Ma c’è modo e modo. Ci sono tempi, priorità e opportunità». Ferrari teme che questo passaggio sancisca la «rassegnata accettazione di ciò che passa il convento». In realtà la linea di demarcazione è altrove. Sta innanzitutto, si legge, nello spirito con cui il partito affronta la crisi, «con Bersani a chiedere di nuovo, dal palco famigerato, le elezioni anticipate, mentre Veltroni e Franceschini, avevano appena sostenuto alla Camera la necessità di un governo a larga base parlamentare per reggere l’urto dello tsunami in corso». Lui, Ferrari, pensa che «Berlusconi vada messo fuori gioco» per restituire credibilità all’Italia. «Allora – chiude – solo allora, sarà il tempo delle alleanze elettorali. Ora serve coraggio e determinazione per imboccare strade inedite e per assumerci responsabilità onerose. Con o senza Vendola e Di Pietro».
Come larga parte dei colleghi lettiani, che sullo scenario nazionale non nascondono le perplessità, anche il consigliere regionale Gianni Girelli ritiene che «se si vuole costruire una vera alternativa questo non è un recinto politico sufficiente, è necessario cercare punti di convergenza con altre forze». Stesso schema va applicato anche a livello locale, con la consapevolezza che senza prendere almeno in considerazione «il mondo del civismo» difficilmente il Pd può diventare una vera alternativa.
A BRESCIA ad ogni modo non è un’utopia, larga parte del partito è (o sembra) ormai davvero su una linea comune, anche sulle prospettive del Nuovo Ulivo. Così il segretario cittadino Giorgio De Martin promette: «Per la corsa alle comunali dovremo guardare ad un’alleanza programmatica più ampia possibile». Al di là dunque delle logiche nazionali – assicura – «non intendiamo trascurare il civismo».
E il provinciale Piero Bisinella: «Da tempo lavoriamo già ad un tavolo del centrosinistra bresciano – spiega -. Qui gli steccati ideologici sono ormai stati superati». L’obiettivo resta quello di «costruire una proposta calata sulla realtà, con progetti affidabili». E con «aperture auspicabili». Resta da capire se al momento giusto i buoni propositi si concretizzeranno.

Fonte NA.DA. Bresciaoggi

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