Corsini: «Il più grande, insieme a Giuseppe Zanardelli»

A caldo, Paolo Corsini sente una fitta al cuore, il dolore del distacco. Per quanto la malattia di Mino Martinazzoli fosse nota da tempo, l’ex sindaco definisce «molto dolorosa» la scomparsa del suo predecessore ed erede a Palazzo Loggia.
«Con Mino ho avuto una frequentazione intensa, praticamente quotidiana, soprattutto negli anni in cui fui il suo vice, fra il novembre del 1994 e l’aprile del 1996 – ricorda commosso Corsini -. Mi tornano alla mente i nostri incontri e le nostre conversazioni, per me uno stimolo straordinario perchè Mino Martinazzoli sapeva pensare la politica come nessun altro, forse, in Italia».
IL DEPUTATO PD definisce l’ex ministro «una personalità di grandissima statura intellettuale, morale e politica». Ma non manca di sottolinearne il «notevole spessore umano, aldilà della timidezza che lo caratterizzava e che, a volte, rendeva difficile il rapporto con lui. Timidezza, sì – precisa – anche se qualcuno la scambiava per un atteggiamento scostante». Invece, «Mino era un uomo capace di profondi sentimenti e di slanci generosi – assicura Corsini -. Forse poteva dare l’impressione di essere distaccato, per quel suo carattere ombroso e chiuso, in realtà sapeva vivere le gioia della vita: su tutte, la buona tavola e la compagnia degli amici». Per questo, per Corsini, «va un po’ rimossa l’immagine del personaggio appartato e solitario» e «chi lo soprannominò “cipresso” non rispettò la verità della sua persona».
Fra i tanti ricordi che «si affastellano nella memoria», Corsini sceglie il colloquio nel corso del quale, alla fine del primo mandato, lui e Pierangelo Ferrari andarono a chiedere a Martinazzoli di candidarsi a sindaco. Strappargli il sì non fu facile. «Ma poi facemmo una grande campagna elettorale, fianco a fianco, io da capolista del Pds, lui da candidato», ricorda Corsini. E insieme vinsero le elezioni, al ballottaggio, contro Vito Gnutti.
CORSINI RICORDA «le discussioni su Prg e Palagiustizia», ma esclude di aver mai avuto contrasti con Martinazzoli: «Tutte le scelte fondamentali furono condivise – assicura -. Non a caso, quando fui rieletto sindaco cercai di portare a compimento tutti i progetti di Martinazzoli». Ai suoi occhi, del resto, l’ex ministro è sempre apparso un gigante. E, in prospettiva, «la sua figura testimonia una distanza stellare dalla deriva e dal degrado della politica contemporanea».
«Mino Martinazzoli ha avuto ruoli di straordinario rilievo – ricorda Corsini -: è stato l’ultimo segretario nazionale della Dc e il primo segretario del Partito Popolare, sindaco di Brescia e presidente della Provincia, ministro e senatore, sempre nel solco del cattolicesimo liberale, con un altissimo senso delle istituzioni e dello Stato e con la vocazione popolare di impronta sturziana alla quale era stato educato dalla predicazione di don Primo Mazzolari, come si evince dalle memorie contenute nel libro di Annachiara Valle “Uno strano democristiano”».
Per Corsini «Martinazzoli come nessun altro dopo Aldo Moro aveva saputo chiarire e pensare il limite della politica, una politica alla quale aveva tentato di assegnare la virtù della mitezza e il paragone della verità. Una lezione straordinaria, soprattutto se si pensa che in genere la politica è aspirazione al potere. Per lui, invece, era uno strumento di crescita civile e progresso umano». Per questo, Corsini lo ricorderà come «l’esponente politico bresciano di più alto rilievo nella storia moderna insieme a Giuseppe Zanardelli».

Fonte: M.B. – BresciaOggi

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