Intervista a Pietro Bisinella (PD): “Immigrazione? Un’opportunità”

La manovra correttiva sembra non piacere a nessuno e manco a dirlo si dirige dritta dritta su chi di problemi ne ha già tanti. Ne abbiamo parlato con Pietro Bisinella, segretario provinciale del Pd Brescia e sindaco di Leno: “Questa manovra presenta elementi evidenti di criticità, è una manovra classista (l’aggiunta dei ticket ne è esempio emblematico), non risolve i problemi di questo Paese, si dilata nel tempo e colpisce tra l’altro anche gli enti locali. Bisogna capire che gli enti locali sono i veri erogatori dei servizi: se si continuano a tagliare e a ridurre i trasferimenti dallo Stato significa che i soldi pagati dai cittadini a livello territoriale restano a Roma, e le municipalità non sono più in grado di offrire i servizi che hanno sempre offerto”. Il tutto in un panorama già teso, anzi tesissimo, in cui le tensioni sociali potrebbero presto sfociare in un movimento sul modello degli indignados spagnoli: “Questo Paese ha bisogno di risposte, dopo anni e anni di slogan e di proclami assolutamente inevasi abbiamo bisogno di risposte vere, risposte concrete”.
Da questo punto vista la buona gestione dei fenomeni migratori può diventare un punto di forza per un Paese come l’Italia che ha accumulato un ritardo storico sia nei flussi di migrazione che nelle modalità di interpretazione di tali flussi. “La parola magica è gestione – continua Bisinella – le questioni vanno gestite. La qualità di un’amministrazione si misura in base a come è in grado di gestire ogni tipo di questione. Brescia è una città che ha storicamente offerto lavoro e accoglienza, purtroppo negli ultimi anni con questa giunta il trend si è capovolto negativamente, non sono stati risolti i problemi!”. Brescia mantiene saldo il record di percentuale di immigrati: “E’ vero che avere il 17,5% di popolazione immigrata sul territorio può creare dei problemi, di convivenza, nella vita e nella quotidianità, ma bisogna capire che l’immigrazione deve diventare un’opportunità per il nostro Paese. Più ci chiudiamo, più ci isoliamo e più non capiamo che la strada da intraprendere per costruire il futuro è questa, dobbiamo imparare a confrontarci con i vari costumi, le tradizioni e ogni modalità, senza dimenticare le …nostre”.
In Italia infatti non è mai esistito un vero movimento razzista, né mai delle escalation di violenza etnica o razziali: “La nostra è una tradizione di grande accoglienza, siamo la patria del cattolicesimo democratico! Una delle prime istanze dei cattolici è di essere accoglienti, rispettare tu che sei mio fratello. Questo è il tratto della nostra tradizione: chi continua a urlare, chi continua a sventolare queste paure alla fine non ha a cuore il risolvere i problemi, creare un’armonia per poter vivere tutti meglio, in realtà pensa solo ad alimentare questo tipo di paure e di reazioni semplicemente perché funzionano a livello di bacino elettorale”. Ma la gente sta cambiando, la gente sta capendo: “Se prima c’era del timore, per il colore della pelle, il modo di vestire, ‘sono arrivati tutti insieme..’, oggi però siamo alla terza o quarta generazione di immigrati, le cose cono cambiate. Come per i bresciani vale la stessa regola: ci sono le persone in gamba, le persone intelligenti e ci sono i delinquenti. Non si devono penalizzare le etnie, si devono penalizzare i comportamenti”.
La ricetta è semplice, e forse anche efficace: “Non è che se uno è musulmano, cristiano, bianco o nero è bravo o meno bravo, lo è in base a come ci si comporta. A noi serve una nuova civiltà, non la barbarie!”.

Fonte: di Alessandro Gatta – BresciaToday.it

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