Immigrati, via presidio e scritte davanti al duomo

Il presidio sui gradini del Duomo è sospeso per due settimane «in attesa delle risposte di Maroni, che, se saranno negative, ci vedranno nuovamente qui»: Arun, uno dei leader della protesta dei migranti, ha aperto così l’assemblea di ieri pomeriggio indetta per decide come proseguire la lotta dopo la giornata campale di lunedì. Decisivo nella scelta della sospensione il documento sottoscritto dai capigruppo consiliari, da tutti i presidianti giudicato «una mossa importante, seppur non interamente positiva».
Fondamentale anche, in tutta la vicenda, la linea del vescovo, che tutti hanno ripetutamente elogiato. «Non abbiamo abbastanza parole per ringraziarlo» ha aggiunto Arun, lanciando subito un appello «affinché, se Maroni non ci risponderà, il vescovo sia nuovamente disponibile ad accoglierci».
I MIGRANTI hanno già annunciato la ripresa della protesta «se entro due settimane non ci saranno indicazioni da Roma». I manifestanti assicurano che «la mobilitazione non è finita, sono solo cambiate le forme». Tre gli appuntamenti già in programma. martedì alle 17.30 un presidio sotto il carcere «per portare solidarietà a Harjinder Singh, uno dei fratelli del presidio – ha detto Umberto Gobbi di “Diritti per tutti” – arrestato perché non ha il permesso ma il reato per il quale è in carcere non esiste più». La seconda mossa è quella di chiedere un incontro con la Procura di Brescia, per sapere «come intende procedere nei confronti delle denunce che abbiamo presentato dei datori di lavoro truffatori» ha continuato Gobbi.
Infine sarà chiesto un appuntamento al pm che si occupa del caso di Saidou Gadiaga, noto tra gli amici come El Haji, «che è morto dopo essere stato fermato dai carabinieri perché non aveva il permesso di soggiorno – ha detto Gobbi – un caso di sei mesi fa del quale ancora non sappiamo nemmeno i risultati dell’autopsia».
All’assemblea di ieri erano presenti anche il segretario della Cgil Damiano Galletti e padre Mario Toffari, mediatori impegnati in questi giorni, che giudicano positivamente la decisione di sospendere il presidio: «Una scelta di intelligenza e di grande forza – valuta Galletti – perché in tutti i conflitti bisogna mettere in campo un livello dello scontro adeguato al momento. Un altro elemento importante è stata l’unità di una serie di forze diverse che ha determinato questo risultato».
Anche padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio migranti della diocesi, definisce «intelligente» la sospensione e valuta in modo molto positivo il segno «dato unitariamente dal consiglio comunale, che chiede allo Stato di intervenire chiarendo una situazione che vede non rispettati alcuni diritti dei migranti».
Il problema sollevato dalla protesta dei migranti bresciani sta per diventare «caso» nazionale per effetto di un’interrogazione a risposta urgente presentata in commissione Affari costituzionali al ministro degli Interni dai deputati bresciani del Pd Paolo Corsini e Pierangelo Ferrari.
Corsini, fra l’altro, è stato l’altra notte al presidio, per confrontarsi con gli immigrati e con i loro portavoce. Il testo firmato dai due deputati del Pd ricorda la protesta bresciana volta a ottenere «il riconoscimento di un legittimo diritto al permesso di soggiorno»; sottolinea «le parole di comprensione e di solidarietà» pronunciate verso i manifestanti dal vescovo di Brescia mons. Luciano Monari.
IL TESTO prosegue ricordando le pronunce di Corte europea e Consiglio di Stato, «l’auspicio di una rapida soluzione della vicenda» formulato dal consiglio comunale di Brescia; la dichiarazione del prefetto «di non poter intervenire se non alla luce di un atto risolutorio del ministero degli Interni». Sullo sfondo c’è il rischio concreto che una serie di ricorsi al Tar, sicuramente vincenti da parte degli immigrati, comporterebbe «sovraccarico di costi e di lavoro per la pubblica amministrazione». Da qui la richiesta al ministro di «predisporre un provvedimento che consenta la soluzione del problema e il riconoscimento di un diritto sancito».
Del problema si è parlato anche ieri a Parma, a margine dell’incontro fra Maroni e le amministrazioni locali che (come Brescia) hanno sottoscritto il patto per la sicurezza. Il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi ha dichiarato: «Maroni ha ribadito la sua intenzione a riscrivere la norma sul reato di clandestinità alla stregua di quanto è previsto nell’ordinamento di altri Paesi. Il che risolverebbe in parte le questioni all’oggetto del presidio dei migranti che ha comunque ha trovato positiva soluzione».

Fonte: Irene Panighetti – BresciaOggi

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