Soppressione scuolabus: ora in campo Franchi Carducci, Virgilio

Non sono solo i genitori della media «Bettinzoli» a protestare per la «soppressione» degli scuolabus. Il gruppo consiliare Pd registra le proteste anche di famiglie della Virgilio, Carducci e Franchi, in pratica di tutte le scuole cittadine in cui il servizio è attivo. E annuncia un’interrogazione che sarà esaminata nel Consiglio comunale di lunedì, illustrata ieri da Alberto Martinuz e Giuseppe Ungari.
I consiglieri del Partito Democratico vogliono capire quali siano gli istituti interessati dal taglio e quanti gli alunni coinvolti, a quanto ammonti il costo del «prezioso» servizio sospeso, quali soluzioni alternative il Comune intenda mettere in campo per rendere agevole e sicuro il percorso casa-scuola e perchè anche a posti vuoti sugli scuolabus non vengano ammessi nuovi studenti che lo richiedano.
SU TUTTO, IL PD punta l’indice contro le promesse non mantenute. «In sede di approvazione del Bilancio in Consiglio comunale l’assessore Fausto Di Mezza aveva detto che non ci sarebbe stati tagli ai servizi – sottolinea Martinuz -. Dopo 45 giorni veniamo a sapere della soppressione degli scuolabus per gli studenti delle classi prime, ma quello non è un sussidio, bensì un servizio per portare i ragazzi a scuola in sicurezza e consentire spazi di autonomia a chi sceglie scuole di un bacino diverso da quello di appartenenza».
È il caso – cita Ungari – di una decina di alunni di via Crocifissa di Rosa che intendono frequentare la Virgilio di via Nikolajewka perchè ha una sezione musicale. «Se le famiglie hanno diritto di scegliere la scuola in base al Piano dell’offerta formativa – dice -, questo diritto deve essere garantito». Non necessariamente con lo scuolabus, ma quantomeno «concertando con le famiglie soluzioni alternative», dice Ungari. Il che è proprio quello che è mancato, «nonostante i genitori abbiano iscritto i loro figli in gennaio e siano stati informati dei tagli solo ai primi di maggio, con una lettera datata 21 aprile».
IN ALTERNATIVA allo scuolabus, se proprio non fosse possibile, il Pd chiede che l’assessorato di Andrea Arcai metta intorno a un tavolo famiglie e Brescia Trasporti per trovare soluzioni in grado di garantire la libera scelta. Si potrebbero studiare cambi di percorsi dei bus di linea – ipotizzano Martinuz e Ungari -, aggiungere fermate, attivare percorsi di pedibus per i tratti a piedi… e garantire il servizio almeno per l’anno prossimo andando a scorrimento.
Che il servizio sia considerato «prezioso», secondo Ungari, sta a dirlo pure la decisione dei genitori di via Crocifissa di rivolgersi a un’agenzia privata, che avrebbe chiesto 30 mila euro per un anno scolastico. «Sarebbero 350 euro a famiglia – calcola il consigliere Pd -, ma per evitare spese così alte non troverei affatto scandaloso il raddoppio della quota di 70 euro che si paga attualmente al Comune per lo scuolabus. Sarebbe sempre meno del prezzo richiesto dai privati e inferiore anche al costo di un abbonamento di Brescia Trasporti». Va bene tutto, insomma, purché si faccia qualcosa.

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