Centri antiviolenza, necessario tutelare la sicurezza delle donne e il lavoro degli operatori

donne-violenzaNo all’obbligo di denuncia, è necessario tutelare la sicurezza delle donne. Questa la parola d’ordine del Partito Democratico al presidio promosso dalla Rete lombarda dei centri antiviolenza davanti a Palazzo Lombardia per protestare contro la politica della giunta regionale in tema di violenza sulle donne. Al presidio erano presenti il segretario regionale Alessandro Alfieri, la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi, il capogruppo in consiglio regionale Enrico Brambilla, la consigliera regionale Laura Barzaghi, il segretario metropolitano milanese Pietro Bussolati, la consigliera comunale Diana De Marchi insieme ad altre consigliere regionali del centrosinistra.

La Regione, con un semplice decreto dirigenziale, ha equiparato i centri antiviolenza a un servizio pubblico, mentre anche nella legge regionale sono considerati soggetti distinti dalle unità di offerta. In questo modo ha imposto di fatto alle operatrici dei centri l’obbligo di denuncia, anche senza il consenso delle donne. Si tratta di un provvedimento inaccettabile, sia dal punto di vista formale che sostanziale. Formale perché per trasformare in incaricate di pubblico servizio, quindi equiparate a medici e forze dell’ordine, le operatrici di centri di natura privata non basta un decreto, anzi, la materia non è neppure di competenza regionale. Sostanziale perché l’obbligo di denuncia, oltre che violare la libertà di scelta delle donne, ne mette in serio pericolo la sicurezza.

La giunta regionale ha, inoltre, imposto la registrazione del codice fiscale delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, un provvedimento che potrebbe contrastare con la modalità di lavoro improntata alla riservatezza dei centri. La Regione ha chiuso ogni interlocuzione, non tenendo in alcun conto le loro richieste. Non è questo il modo di operare di un’istituzione che sarebbe invece tenuta a tenere in considerazione il lavoro di chi opera da più di 30 anni nel settore, sia pure conciliandole con le esigenze di monitoraggio costante dell’entità del fenomeno e di rendicontazione della spesa.

Per questo chiediamo sia riaperto al più presto un dialogo con i centri a partire dalla convocazione del tavolo antiviolenza.




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