Obiezione di coscienza e interruzione volontaria di gravidanza: la Lombardia faccia come il lazio

Il 68,2 per cento dei ginecologi lombardi sono obiettori di coscienza e non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza negli ospedali pubblici. L’obiezione è una tutela per gli operatori, ma va garantita ai cittadini – alle donne – la libertà di scelta.

Per questo chiediamo che la Lombardia faccia come il Lazio: concorsi ad hoc per assumere ginecologi che decidono e dichiarano di non scegliere la strada dell’obiezione di coscienza.

I DATI: La legge 194RU486, obiettori e gettonistiObiezione di coscienzaPrevenzione IVG: boom EllaOneConfronto fra regioni

Obiezione
Sono a tutt’oggi 6 su 63 i presidi nei quali la totalità dei ginecologi è obiettore di coscienza (Iseo, Sondalo, Chiavenna, Gavardo, Gallarate, Oglio Po), in 16 è superiore all’80%. Solo in 5 strutture l’obiezione è inferiore al 50%.
Il dato lombardo dell’obiezione è del 68,2%. Per questo il PD chiede alla Regione di attuare la 194/78 in tutte le sue parti, a partire dall’articolo 9 che cita testualmente. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare gli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione . Questo obiettivo deve essere raggiunto anche con l’assunzione di medici ginecologi non obiettori tramite concorsi ad hoc, così come è stato fatto in Lazio dal Governatore Zingaretti.

Utilizzo dell’IVG farmacologica (RU486)
L’IVG farmacologica è un’alternativa, meno invasiva, a quella chirurgica, autorizzata in Italia dal 2009. L’applicazione è demandata alle Regioni. In Lombardia l’utilizzo della RU486 nel 2016 è al 6,6% (927 IVG con RU486 a fronte di un totale di 13.830 Ivg). L’ultimo confronto possibile tra Regioni è relativo ai dati 2015: la Lombardia è sestultima, molto lontana dalle percentuali raggiunte da Liguria (40,3%), Piemonte (32,5%), Emilia Romagna (25,8%) e Toscana (20,1%).
In Lombardia 33 strutture su 63, il 52%, non praticano Ivg farmacologiche; questo perchè passa troppo tempo tra la certificazione e l’esecuzione dell’ Ivg e spesso scadono i 49 giorni utili per effettuare l’ Ivg farmacologica. Inoltre, a differenza di altre regioni, per l’ Ivg farmacologica è previsto il ricovero obbligatorio di tre giorni, a fronte del day hospital per le Ivg chirurgiche.
Chiediamo che la Regione si impegni affinché le proprie strutture propongano l’ Ivg farmacologica a tutte le donne che sono nei tempi previsti, riveda la decisione di non somministrarla – su richiesta della donna – anche in day hospital e imponga alle aziende sanitarie l’obiettivo di aumentarne l’utilizzo così da arrivare al livello delle altre regioni.

Pillola EllaOne, contraccettivo d’emergenza
L’ulipristal acetato, nome commerciale EllaOne, è un contraccettivo d’emergenza (che non ha niente a che vedere con i “farmaci abortivi”) che se assunto fino a 5 giorni dopo il rapporto sessuale, ha la funzione di ritardare o inibire l’ovulazione, prevenendo così una maternità indesiderata. La sua diffusione è notevolmente aumentata dal maggio 20015, quando l’AIFA ha eliminato l’obbligo del test di gravidanza (che doveva essere negativo) e di prescrizione medica (per le maggiorenni, rimane per le minorenni) come precondizioni per la vendita.
In Italia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 237.846 a fronte delle 16.798 del 2014. Per analogia in Lombardia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 48.722 a fronte delle 3.871 del 2014. L’incremento è stato di oltre 12 volte. Le IVG sono diminuite nel 2015 del 10,5%. La correlazione tra riduzione delle IVG e la diffusione della EllaOne è affermata dallo stesso ministero della Salute nella relazione sull’applicazione della 194 del settembre 2016.

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