Politiche abitative in Lombardia, le proposte del PD

casa1Il 28 giugno arriverà in Consiglio regionale il progetto di legge di riforma in materia di edilizia residenziale pubblica. Ad oggi sono stati depositati cinque progetti di legge [Giunta (1), Lega (3) ed NCD (1)] ed è stato istituito un gruppo di lavoro ad hoc per trovare una sintesi in un unico testo.
Il Partito democratico non ha presentato un proprio testo, ma ha predisposto una cinquanta emendamenti di modifica del testo della Giunta.

La prima parte della riforma (legge regionale n.17 in vigore dal 4 dicembre 2013)  ha previsto l’accorpamento delle ALER da 13 a 5 aziende: Milano; Lodi e Pavia; Brescia, Cremona e Mantova; Bergamo, Lecco e Sondrio; Varese, Busto Arsizio, Como, Monza-Brianza;

L’attuale legge 27, che verrà abrogata e sostituita dal provvedimento ora in discussione, si fonda sul presupposto dell’auto sostenibilità economica. Non c’è un’ idea di welfare ma l’idea di base è che il sistema si deve autofinanziare. Come? Con l’aumento dei canoni e con un piano consistente di dismissione del patrimonio.

I bilanci aziendali parlano chiaramente di un fallimento. Con la crisi economica il processo di impoverimento delle famiglie è cresciuto in modo esponenziale. Questo ha comportato un aumento del bisogno di alloggi pubblici, per chi è in graduatoria l’ impossibilità di pagare i canoni e le utenze, e comunque una scarsa redditività del patrimonio dal momento che la maggior parte dei nuclei sono collocati nella fascia di reddito più bassa. Ed infine il pano di vendita e di dismissione del patrimonio è fallito.
Ad oggi in Lombardia ci sono 50mila famiglie in lista d’attesa per l’assegnazione di una casa in Lombardia di cui il 50% solo a Milano e provincia. A fronte di questo numero di richieste annualmente vengono assegnati solo 3mila alloggi in Lombardia di cui il 50% a Milano (somma degli alloggi assegnati da Aler e dai comuni).
Solo una percentuale che oscilla tra il 5% e il 10% della platea degli aventi diritto ad una alloggio ERP riesce a vedere annualmente soddisfatto il suo bisogno.
Il Partito democratico dal 2013 chiede che ci sia una nuova legge sull’edilizia residenziale pubblica che prevede di inserire le politiche abitative all’interno del capitolo welfare. Così come per la sanità ci deve essere un finanziamento da parte del pubblico.

Il Partito democratico ha definito dei principi e li ha tradotti in circa 50 emendamenti: (SCARICA LE SLIDE)

  • La Regione deve individuare nel proprio bilancio annuale risorse da destinare al finanziamento delle politiche abitative (1% bilancio);
  • Ci deve essere compartecipazione tra Comuni e Regione per la presa in carico dei servizi sociali per la fascia di indigenza;
  • I criteri e i requisiti per definire i beneficiari devono essere approvati con trasparenza in Consiglio Regionale e non delegati alla Giunta con regolamento;
  • Il costo complessivo del canone deve ammontare complessivamente al 20% del reddito del nucleo familiare complessivo sulla base dell’ ISEE;
  • La percentuale massima di alloggi previsti nei piani di vendita deve essere al massimo del 10% e non può avvenire in deroga alla legge. I proventi devono essere destinati al 80% al recupero e al 20% alla riqualificazione degli alloggi. Infine l’acquisto da parte degli inquilini deve avvenire esclusivamente su base volontaria e non ci deve essere nessuna mobilità forzata.

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