La società cambia, gli strumenti per affrontare le nuove povertà vanno adeguati

soldi redditoUna legge che faccia da “quadro” e in cui collocare tutte le misure di sostegno al reddito e di reinserimento lavorativo. L’obiettivo è dare uno strumento unico e generale agli enti locali e nel quale concentrare le risorse. È la proposta cui sta lavorando anche il Gruppo regionale del Pd sul tema del sostegno al reddito e di cui si è discusso mercoledì durante un incontro intitolato “Lombardia: garantire un sostegno al reddito per uscire dalla povertà” e organizzato dalla Fondazione Anna Kuliscioff in collaborazione proprio con il Gruppo Pd.

Le prime misure sono già state avviate dalla Giunta Maroni, ma solo fra qualche mese potremo avere degli elementi utili per dare un primo giudizio. La nostra idea è che vadano superate da un legge che coordini tutti gli interventi per dare risposta alle famiglie in stato di povertà. Prima di tutto occorre scandagliare le caratteristiche di quelle famiglie per evidenziare alcune peculiarità e applicare più correttamente le misure. Basta pensare ai dati di Eupolis sulle nuove povertà che mostrano come i giovani, anche se lavorano, e soprattutto le coppie con figli minori, hanno superato in 10 anni i pensionati nella classifica di coloro che più soffrono l’indigenza.

Le politiche oggi in campo sono frammentate e differenziate in base ai soggetti attuatori. Manca, oltre tutto, una misura nazionale che parli di reddito minimo a carattere universale, ma in legge di stabilità il Governo sta inserendo 600 milioni per il 2016 e un miliardo per il 2017-18. Quindi, in attesa che arrivi la legge nazionale, le Regioni stanno cominciando a muoversi. Il Pd fa la sua parte in Lombardia portando al tavolo di lavoro alcune proposte che vanno nella direzione di un progetto a carattere universalistico, pur facendo i conti con la ristrettezza di risorse, con forti condizionalità e il coinvolgimento di enti locali, centri per l’impiego e terzo settore.

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