La lenta agonia della maggioranza non deve trascinare i cittadini

sfiducia maroniLa Lega e la maggioranza si chiudono in un bunker, in una difesa auto assolutoria, facendo finta che non sia successo nulla. A una settimana dall’arresto del vice presidente Mario Mantovani, l’incapacità politica di Maroni di rompere con il passato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal sistema dei controlli e dall’invadenza della politica nelle nomine dei direttori generali della sanità. Quest’ultimi, in alcuni casi, si sono dimostrati totalmente asserviti ai vertici regionali provocando storture e comportamenti illegittimi.

La commissione d’inchiesta interna che ha voluto lo stesso presidente, un anno fa, non ha portato ad alcun risultato: tutti i direttori generali coinvolti e giudicati inadeguati, ad oggi, sono tutti al loro posto. Non dimentichiamo la serie di inchieste che hanno coinvolto l’Istituzione regionale sotto l’era Maroni: ricordiamo i casi di Infrastrutture Lombarde, ancora senza guida dopo l’arresto di Rognoni, Ferrovie Nord, l’inchiesta della “cupola appalti” del marzo 2014 oltre a quella che ha coinvolto lo stesso presidente.

Oggi la maggioranza conferma fiducia a Maroni (la mozione delle opposizioni è stata bocciata con 47 no e 30 sì), ma proprio i lombardi rischiano di perdere la fiducia nella Regione come istituzione. Finiranno per arroccarsi nel “Palazzo”, ma questo atteggiamento li condannerà ad una lenta agonia come nella legislatura precedente con Formigoni. Nostro compito sarà vigilare e agire perché non trascinino con loro i cittadini lombardi.

 




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