Un mutuo per il referendum leghista sull’autonomia. Pagano i lombardi

Non basteranno i 30 milioni già previsti per il referendum consultivo sull’autonomia lombarda: la Regione si appresta a stanziare 19 milioni di euro in più solo per adeguare il sistema informatico alla consultazione elettronica.
La novità è contenuta in un emendamento all’assestamento al bilancio regionale presentato dall’assessore regionale Massimo Garavaglia. Le risorse non saranno prese da un altro capitolo, ma recuperate accendendo un mutuo. Così recita la spiegazione in calce all’emendamento: “le risorse sono necessarie ai fini dell’adeguamento del sistema informativo contabile regionale e delle procedure informatiche necessarie per lo svolgimento del referendum”.

Che questo referendum consultivo sia inutile e costoso lo diciamo da tempo, come abbiamo detto che la consultazione elettronica non avrebbe fatto risparmiare risorse. Oggi ne abbiamo la prova. E quel che è peggio che tutti questi soldi servono a chiedere ai lombardi una cosa inutile, perché il governo ha già dato la propria disponibilità ad aprire il tavolo con la Lombardia sul regionalismo differenziato, come già fece prima di lui il governo Prodi (leggi qui).

referendum_lombardia

Tra gli emendamenti sono contenute anche altre modifiche allo scopo di tentare di ridurre l’impatto economico del referendum elettronico, mentre una precedente modifica era stata introdotta nella legge di semplificazione: i voti “di controllo”, espressi sia in modalità elettronica che in modalità cartacea, passano dal 25% al 5% e questa modalità sarà espletata non più in tutti i comuni lombardi ma solo nelle sezioni sorteggiate. In questi casi sarà la stessa macchina per il voto elettronico a stampare la scheda cartacea di controllo e le macchine predisposte alla doppia modalità saranno solo quelle necessarie a raggiungere il 5% dei voti espressi. Sono tutti accorgimenti “rispondenti a ragioni di mera economicità”, e “consentono di realizzare un notevole risparmio in merito alle risorse necessarie”.

Evidentemente anche questi accorgimenti non sono sufficienti a rendere sostenibile l’introduzione da zero di un sistema di voto come quello elettronico.
(Enrico Brambilla, capogruppo PD)

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