Vita indipendente: presentato il nostro progetto di legge

vita_indipendente_postUna legge cornice e di orientamento. È l’obiettivo del progetto di legge che abbiamo presentato sui programmi autogestiti di vita indipendente. Lo stesso tema sarà al centro di un convegno che si svolgerà venerdì 13 gennaio in Sala Pirelli (Pirellone, via fabio Filzi 22) alla presenza dei rappresentanti delle associazioni e degli amministratori locali e sarà l’occasione per fare il punto sulle nuove linee d’indirizzo a sostegno della disabilità.
IL PROGETTO DI LEGGE
C’è un piano nazionale sulla disabilità che sancisce il diritto alla vita indipendente. Il Governo Renzi, inoltre, ha stabilizzato il Fondo nazionale per la non autosufficienza. In Lombardia, tuttavia, manca ancora la cultura, per questo abbiamo portato avanti questo progetto di concerto e in coordinamento con le associazioni di rappresentanza nazionali e regionali, come il Comitato lombardo per la vita indipendente. Regione Toscana ci ha messo 9 milioni di euro; Regione Abruzzo ha appena raddoppiato i fondi per la vita indipendente. Anche Regione Lombardia deve riconoscere come unità di offerta sociosanitaria l’assistenza domiciliare autogestita, partendo, dall’esercizio 2015, con 10 milioni da sottrarre al referendum consultivo.
Mario Barboni, consigliere regionale Pd

La legge nel dettaglio
Le politiche pubbliche a favore delle persone con disabilità sono in Italia sotto-finanziate rispetto agli altri Paesi europei e l’erogazione dei servizi è sempre più carente.  L’offerta si è stabilizzata su servizi non personalizzabili e non esistono quasi soluzioni alternative, soprattutto per la disabilità intellettiva più grave.
Basti pensare che le soluzioni alternative, come le case famiglia o le piccole comunità alloggio, rappresentano soltanto il 3,7% del totale dei servizi residenziali che, tra l’altro, non consentono un sostegno intensivo e sono dunque accessibili prevalentemente alle presone con disabilità moderata.
Se questo è lo scenario italiano, in larga parte, si può applicare anche alla Regione Lombardia, dove un disabile in una RSD arriva a costare al sistema sanitario non meno di 16mila euro annui per i disabili meno gravi e 42mila euro annui per i disabili gravissimi a cui si aggiunge una retta media di circa 20mila euro annui a totale carico delle famiglie.

R.S.D.: CLASSIFICAZIONE OSPITE -TARIFFA GIORNALIERA /RIMBORSO REGIONALE
CLASSE 1     € 116,00
CLASSE 2     € 89,00
CLASSE 3     € 70,00
CLASSE 4     € 55,00
CLASSE 5     € 44,00

E’ partendo da questi dati che il Pd ha appena presentato un progetto di legge che delinea le nuove “Linee d’indirizzo per la promozione e il sostegno dei programmi autogestiti di vita indipendente per l’autonomia e l’autodeterminazione della persona in condizione di disabilità” e si propone  la finalità di individuare e attuare una misura tecnica, amministrativa ed organizzativa di natura intersettoriale ed interistituzionale per concertare, unificare e integrare le prestazioni dell’intero sistema di promozione e di protezione sociale della Regione Lombardia al fine di garantire alle persone con disabilità la piena attuazione, sull’intero territorio regionale, dei programmi autogestiti di vita indipendente, definendone gli standard.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso un parere favorevole sul “Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità” presentato ed approvato dal Governo formulando la raccomandazione di incrementare il finanziamento per le sperimentazioni regionali per le politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente.
Il Programma, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 dicembre 2013, di fatto, impegna per quanto di competenza anche le Regioni, prevede un cambiamento significativo nella definizione di persona con disabilità sulla base dei principi e dei criteri della Convenzione ONU.
Altre regioni si stanno già impegnando nella definizione di nuovi modelli.
A partire dall’Abruzzo che ha appena raddoppiato le risorse per finanziare la legge del 2013 “Interventi regionali per la vita indipendente”. E dalla Regione Toscana che ogni anno mette a disposizione 9 milioni di euro per la vita indipendente.

La presente proposta ricalca dunque, sostanzialmente, lo spirito del legislatore nazionale e i più importanti orientamenti dell’ Onu e della Commissione europea che recentemente ha adottato una STRATEGIA EUROPEA SULLA DISABILITÀ 2010-2020, nonché le richieste dai più autorevoli soggetti in materia del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, prevedendo di fissare i criteri guida per la concessione di contributi per la programmazione degli interventi e dei servizi e la redazione di progetti individualizzati. Questo servirebbe a favorire, anche in Lombardia, un processo di de-istituzionalizzazione e lo sviluppo di progetti dell’ “abitare in autonomia” che coinvolgono piccoli gruppi di persone dall’altro.

COME?
•    Supportando la DOMICILIARITA’ e la residenzialità e assumendo come criterio regolatore che le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri cittadini, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione determinata fortemente dai servizi e dalle istituzioni.
•    Non obbligando le persone con disabilità a vivere contro la loro volontà presso la famiglia di origine o presso centri residenziali che possono ridurre o inficiare i normali processi di inclusione sociale e proponendo PROGETTI INDIVIDUALIZZATI che riguardano vari aspetti della quotidianità negli ambiti dell’istruzione, del lavoro, della salute, della relazione e della genitorialità, dell’accesso alla cultura e alla mobilità.
•    Intervenendo con GRADUALITA’.
•    Individuando la platea dei beneficiari , attraverso una ricerca di natura demografica, sociale ed epidemiologica, di concerto e con la collaborazione dell’Osservatorio sulle persone con disabilità e lavoro, degli Ambiti Territoriali e delle ASL
•    Avviando una SPERIMENTAZIONE con un intervento a campione sull’intero territorio ragionale e con gradualità, realizzando almeno fino a 500 programmi autogestiti di vita indipendente, inglobando tra questi pure i progetti già in corso e già finanziati con risorse pubbliche, tra cui quelle del Fondo regionale per la non autosufficienza.

4 comments

  1. Tutto cio’ che amplia il diritto all’autodeterminazione dei disabili e’ positivo. In particolare trovo fondamentale il richiamo alla costruzione di una vita adulta al di fuori della famiglia e dei contesti altamente medicalizzati. Ma chi ha un minimo di esperienza sa che la disabilita’ intellettiva richiede mediazione nelle relazioni, e un contesto di reale accoglienza delle diversita’. Sostenete gli sforzi delle piccole comunita’ dove le persone disabili hanno reali ocasioni di incontro e condivisione, e dove e’ realmente posibile, se verranno sostenute dal punnto di vista economico, attuare progettualita’altamente individualizzate.

  2. Pingback: Vita indipendente: il convegno a Milano e in diretta web | BlogDem

  3. Condividiamo pienamente! Siamo una coop sociale A e B del FVG e, nel nostro piccolo, stiamo lavorando con progetti che vanno proprio in questa direzione. Questo link mi è stato girato da un nostro socio lavoratore, tetraplegico e afasico, che non vede l’ora di poter uscire dalla sua comunità residenziale. Crediamo che si possa fare molto, molto, molto…. con gradualità… ma …si può fare!!!

  4. Attenzione , ci vuole chiarezza

    Attento alle discriminazioni , la vita indipendente deve essere di tutti non solo di alcuni , non è legittimo mettere paletti … nessun limite di età ne condizione sanitaria e sociale
    In molti progetti di legge regionali ci sono diverse discriminazioni , tutto ciò è grave e va fermato sin dall’inizio …




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