Seveso, Maroni non cerchi alibi: i poteri per lavorare li ha già

sevesoQuella dei poteri straordinari sulla questione Seveso è un alibi: che altri poteri deve avere Maroni per cominciare a lavorare? I soldi ci sono, le funzioni anche. Qual è il problema del presidente di Regione Lombardia? Temiamo che non voglia assumersi la responsabilità della scelta di avviare gli interventi e di essere lui a dire ai territori che le vasche di laminazione devono essere realizzate. Ma c’è di più: viene da pensare che l’unico progetto davvero pronto sia quello di Senago, ma manchino quelli delle altre vasche. La Giunta Maroni a mettersi a lavorare perché “ha tutto ciò che le serve per farlo e non ha bisogno di altro. Anzi, adesso ci sono anche gli 86 milioni del Governo.
E per dimostrare che il presidente Maroni può dare avvio a qualunque intervento ritenga necessario anche subito riportiamo nel dettaglio gli articoli più significativi, il 5 e il 6, del decreto legge di giugno che attribuisce le funzioni di commissari straordinari delegati ai presidenti di Regione:

“5. Nell’esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il Presidente della regione è titolare dei procedimenti di approvazione e autorizzazione dei progetti e si avvale dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all’articolo 17 del decreto-legge 30 dicembre  2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26. A tal fine emana gli atti e i provvedimenti e cura tutte le attività di competenza delle amministrazioni pubbliche, necessari alla realizzazione degli interventi, nel rispetto degli obblighi internazionali e di quelli  derivanti dall’appartenenza all’Unione europea.
6. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 5 sostituisce tutti i visti, i pareri, le autorizzazioni, i nulla osta e ogni altro provvedimento abilitativo necessario per l’esecuzione dell’intervento, comporta dichiarazione di pubblica utilità e costituisce, ove occorra, variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, fatti salvi i pareri e gli atti di assenso comunque denominati, di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo previsti dal codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, da rilasciarsi entro il termine di trenta giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale l’autorità procedente provvede comunque alla conclusione  del  procedimento,  limitatamente agli interventi individuati negli accordi di programma di cui al comma 1. (Per le occupazioni di urgenza e per le eventuali espropriazioni delle aree occorrenti per l’esecuzione delle opere e degli interventi, i termini di legge previsti dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e successive modificazioni, sono ridotti alla metà”.

Questo dimostra che l’inattività di Maroni non ha nessuna giustificazione. E per quanto riguarda il Lambro, la consigliera Pd fa sapere che “noi siamo a conoscenza di un unico progetto già pronto e già finanziato, con il Contratto di fiume, da Regione Lombardia per 5 milioni di euro, non per 18. Temiamo che questa sia solo un’occasione per dire che il Governo non dà soldi alla Lombardia.




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