Trasporti, quale futuro fra stato, regioni, province e comuni

foto 1 convegnoUna cura del ferro per la Lombardia”: questo il titolo del convegno tenutosi lunedì mattina a Palazzo Pirelli ed organizzato dal Gruppo Pd in Regione. E’ stata l’occasione per confrontarsi sul tema della mobilità regionale nel suo complesso e quindi sul sistema ferroviario, l’intermodalità ferro/gomma e il rapporto con il sistema metropolitano milanese con coloro che si occupano in prima persona della materia a vari livelli. Sono intervenuti infatti il presidente della Commissione trasporti alla Camera dei deputati Michele Meta, l’assessore alle infrastrutture e mobilità di Regione Lombardia Alberto Cavalli e l’assessore alla Mobilità del Comune di Milano Pierfrancesco Maran in un dibattito moderato dal consigliere regionale del Pd Raffaele Straniero. 
Molti i rappresentanti dei territori presenti, tra gli altri l’assessore ai trasporti del comune di Brescia Federico Manzoni, di Monza Paolo Confalonieri, il sindaco di Lecco Virginio Brivio, per la provincia di Varese Valerio Mariani, il presidente della provincia di Lodi Mauro Soldati, e i sindaci di Vanzago, Nerviano, Somma Lombardo e un delegato del comune di Sermide.

Partendo dall’attualità e dai numerosi disagi registrati in questi giorni per l’eccezionale piovosità, si è voluto fare il punto sullo stato dell’arte del trasporto regionale partendo da quello su cui  sta lavorando a Roma. “E’ in discussione alla Camera – ha spiegato nel suo intervento il presidente della Commissione trasporti alla Camera Michele Meta - una proposta di legge che eleva il diritto al trasporto a rango istituzionale al pari della salute e dell’ istruzione pubblica. Una piccola rivoluzione che si rende necessaria in un momento di crisi economica: la mobilità è un diritto fondamentale e pertanto serve garantire risorse adeguate per avere un sistema efficiente non solo su ferro ma anche sui diversi vettori. Inoltre a Roma si sta ragionando per una defiscalizzazione degli abbonamenti ferroviari che permetterà di poter scaricare la spesa dalla dichiarazione dei redditi”. Tutti concordi sulla necessità di investire sul mezzo pubblico, ma ognuno con una propria ricetta. Agostino Alloni, membro della Commissione.
Mobilità in Consiglio regionale e responsabile mobilità del Pd ha spiegato qual è la proposta del Gruppo pd al riguardo. “Negli ultimi due anni gli standard qualitativi del trasporto ferroviario regionale sono peggiorati – ha dichiarato pd_trenil’esponente democratico nel suo intervento – tutto scritto nero su bianco in una delibera di Giunta di ottobre scorso. Noi riteniamo non più rinviabile una cura del ferro per la Lombardia che non può prescindere dall’intermodalità con il trasporto su gomma fondamentale per realtà minori, come ad esempio quella cremonese, dove il servizio pullman è pari a quello ferroviario”.Il tema del giorno è sicuramente il black out della sala tecnologica di Melzo che ha mandato in tilt i treni in direzione di Brescia, Bergamo e Cremona verso Milano (GUARDA IL VIDEO: Treni: la situazione a Melzo). “Quello che è accaduto in questi ultimi giorni è il segno che qualcosa deve cambiare – continua Alloni –. Nonostante Trenord non abbia raggiunto standard di qualità del servizio accettabili e non abbia un solido piano industriale, la Giunta ha avviato la procedura per rinnovare il contratto di servizio a Trenord dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2020. La nostra proposta è quella di liberalizzare il mercato e quindi di indire una gara europea, così come ha fatto l’Emilia Romagna, sia per quanto riguarda gli investimenti per rimodernare il materiale rotabile sia per il servizio ferroviario. Nel bando di gara l’Emilia ha previsto la sostituzione in 30 mesi dell’80% della flotta verificando la disponibilità economica di banche e aziende che hanno partecipato al pre bando. Cambiano 75 treni con un piano industriale che prevede il rientro dell’investimento di 600 milioni di euro in 22 anni. Anche in Lombardia si dovrebbe seguire questa strada. Mettendo a gara il servizio noi proponiamo di predisporre un piano industriale con una previsione di rinnovo del 60% del parco rotabile (200 treni che si andrebbero ad aggiungere ai 62 nuovi treni annunciati dalla Giunta e ai 70 già adeguati) per un investimento di 1 miliardo e 600 milioni di euro da recuperare con un piano di ammortamento in 22 anni. Dal 1 gennaio 2016 sarebbe quindi possibile prevedere il rinnovo di 330 treni. Il percorso deve essere il medesimo”, conclude.




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