No ai “premi” a manager sospesi o rinviati a giudizio

sanitàSe ai manager sospesi dal servizio o rinviati a giudizio vengono riconosciuti premi di risultato significa che qualcosa non funziona. È di ieri la notizia diffusa dal quotidiano La Repubblica in merito all’assegnazione dei premi ai vertici della sanità per il loro operato nel corso del 2013, e in particolare ai punteggi attribuiti ai direttori generali Mauro Lovisari (azienda ospedaliera di Lecco) e Paolo Moroni (azienda ospedaliera di Melegnano), sospesi dal servizio poiché inquisiti nell’inchiesta sulla cosiddetta cupola degli appalti, e a Luca Stucchi (azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova), rinviato a giudizio in un’inchiesta relativa ad appalti pilotati.
Non si tratta di anticipare giudizi rispetto alle sentenze della magistratura, ma è chiaro che i criteri su cui vengono effettuate le valutazioni devono tener conto anche dei comportamenti tenuti dai manager e della loro fedeltà all’amministrazione pubblica. I premi vanno comunque sospesi almeno fino a quando le posizioni dei singoli non saranno definitivamente chiarite. Rimane comunque la questione principale che è la modalità di selezione dei vertici della sanità: finché le nomine verranno fatte sulla base dell’appartenenza a partiti o correnti e non solo al merito dei singoli, questi problemi sono destinati a ripetersi.
Enrico Brambilla, capogruppo PD

 




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